Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette il server immemore
orbo di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al blogger sta,
muta pensando all’ultima
ora del feed fatale;
né sa quando una simile
orma di troll mortale
la sua cruenta polvere
a commentar verrà.
Lui folgorante in homepage
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai post
l’ardua sentenza.
Archiviazioni mensili: gennaio 2012
Splinder
Si sta come,
a gennaio,
su splinder,
i post.
C’è sempre di peggio, basta saper aspettare
Uno non fa in tempo ad indignarsi per le cretinate dette dal noto comico che salta fuori qualcuno a fare peggio, per quanto potesse sembrare incredibile. Che poi questo qualcuno sia un leghista è solo il naturale ordine delle cose.
Se supera quello che credevi essere il normale livello di cretineria non può che essere di origine leghista, è a quello che servono.
Il sindaco di Adro, per esempio. A parte che dopo la storia della scuola ricoperta di simboli di partito stai ancora a chiederti perché questo sia ancora sindaco, tanto per cominciare. Perché vabbé che la democrazia si basa sul consenso, ed essendo stato eletto è giusto che sia nominato sindaco, ma quando si assume una determinata carica si diventa comunque il rappresentante dello stato, ergo delle sue leggi, per cui se un sindaco si pone al di fuori delle leggi dello stato non vedo perché quest’ultimo non debba dargli un benedetto calcione sui suoi coglioni padani (che non sono i tuoi elettori anche se la definizione farebbe pensare).
Forse sarebbe ora di tornare a fare il comico
Ormai beppe Grillo pesta più o meno una merda al giorno. Dicono che porti fortuna, ma la verità è che porta solo cattivi odori. Col legittimo sospetto che non sia nemmeno lui a farlo consapevolmente, ma che si limiti a mattere una faccia molto nota davanti alle opinioni di qualcun altro.
Questa sullo Ius Soli non è più eclatante di altre, è semplicemente l’ultima in ordine di tempo. Sembra quasi che si senta in dovere di alzare il tiro ogni volta. Purtroppo ha un seguito nutrito e come sempre succede non mancano quelli che si bevono qualunque cosa come oro colato.
Peccato, perché all’inizio alcune delle sue premesse partivano da spunti interessanti, ma la lucidità è andata man mano diminuendo.
Non intendo giudicare la persona, non lo conosco e non mi interessa, ma quello che dice sì, soprattutto da quando quello che dice ha una rilevanza pubblica importante.
Sarebbe il caso che si prendesse una bella pausa di riflessione e tornasse a cercare solamente di far ridere, cosa che gli riusciva decisamente meglio.
Gallo, first blood part two
Son le storie che piacciono agli americani, ma mica solo a loro.
Quand’è arrivato nella grande mela il Gallo s’è beccato i fischi dei tifosi, gente che crede di capire tutto e ogni tanto piglia le peggiori cantonate. Ma c’è da dire che il Gallo ha un nome strano per loro, Danilo, e un cognome ancora più strano, Gallinari, e soprattutto è italiano e gli americani mi sa che mica ci credevano che un italiano sapesse giocare a basket.
E meno male che non sapevano che io l’ho personalmente soprannominato “il vulcaniano”, perché se avessero saputo che era un italiano vulcaniano chissà cosa altro avrebbero detto.
Beh, il Gallo era giovane quando è arrivato a nuova yorke, e loro non sapevano neppure che è uno dei più grandi talenti italiani della pallacanestro, forse il più grande. Per cui lo hanno fischiato. Poi però lo hanno visto giocare, anche se il primo anno il mal di schiena lo ha costretto a giocare poco, e ci hanno messo poco a ricredersi.
Il bello degli americani (non tutti, ma qualcuno sì) è che quando si accorgono di aver sbagliato un giudizio poi ce n’è sempre uno che si alza, da solo, e comincia ad applaudire, e poi alla fine sono tutti commosi e applaudono tutti fino a spellarsi le mani.
Anche se a Nuova Yorke gli chiedevano quasi solo di tirare da lontano, i tifosi lo hanno capito che il Gallo è bravo e gli hanno voluto bene. Ma poi la squadra ha voluto inserirlo in una complicata operazione commerciale per comprare uno di quei giocatoroni che fan girare i soldi e, secondo loro, fan vincere i campionati, e il Gallo lo hanno spedito a Denver. Non una grande idea secondo me.
A Denver però il Gallo ha trovato un allenatore che ha deciso che non lo si poteva sprecare solo a fare i tiri da lontano, e gli ha fatto fare un sacco di altre cose. Beh, mi sto dilungando, arriviamo al sodo.
Ieri sera il Gallo è tornato a Nuova Yorke con la sua nuova squadra, e si vede che aveva un paio di sassolini da levarsi, perché gli ha sbattuto sul muso una partitina da 37 punti e 11 rimbalzi, mica cotiche. La squadra di Nuova Yorke ha perso, la squadra di Denver ha vinto. E il Gallo ha fatto il suo record di punti.
E ora mi sa che qualcuno a Nuova Yorke si sta masticando i polpastrelli.
Resident evil liberalization – prossimamente nei migliori cinema
Esterno giorno.
Un ignaro commercialista di Cantù trova un taxi in piazza Cadorna, si china verso il conducente, domanda:
“Scusi, mi porta in Piazza CastAAAARGHHHH!“
Interno, farmacia al Giambellino, un’anziana signora ha appena ritirato la ricetta dal medico e si rivolge alla farmacista:
“Avrei bisogno di una confezione di nimesulAAAAAARGHHHHH!“
Così inizia il contagio. In un mondo ormai distrutto dal virus della liberalizzazione, chi ci potrà salvare?
Il mio pub è differente
Per dire, non c’è il rischio di essere importunati da un segretario del PD alticcio che vuole farti sentire il suo discorso.
Vieni avanti Schettino
«Non ci sto andando perché ci sta l’altra lancia che si è fermata…».
«Ma si rende conto che è buio e qui non vediamo nulla …».
«Comandà, io voglio salire a bordo, semplicemente che l’altra scialuppa qua… ci sono gli altri soccorritori, si è fermata e si è istallata lì, adesso ho chiamato altri soccorritori…».
«Non avevo alcuna intenzione di scappare, stavo aiutando alcuni passeggeri a mettere in mare una delle scialuppe. Ad un certo punto il meccanismo di discesa si è bloccato, abbiamo dovuto forzarlo. All’improvviso il sistema si è riattivato e io, dopo aver sbattuto, mi sono ritrovato dentro la barca di salvataggio insieme a numerosi passeggeri»
“Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”
Trovate le dieci piccole differenze
L’amore ai tempi dell’Area C
No niente, sull’Area C non ho ancora una mia opinione precisa, ma mi piaceva il titolo per cui ho deciso di fare comunque il post.
Anche perché sono un cittadino milanese da 8 anni, ho vissuto in provincia di Milano nei 32 anni precedenti, e non ho mai, sottolineo MAI, avuto la necessità di andare in macchina in quella parte della città. Anche quando ci lavoravo, anche quando partivo da fuori Milano, se dovevo andare da quelle parti ho sempre usato i mezzi pubblici.
Per cui, finché resta confinata alla cerchia dei bastioni, il provvedimento non mi tocca direttamente, cosa che rende difficile farsene un’opinione personale.
Se però i proventi dovessero davvero consentire di migliorare il trasporto pubblico, soprattutto nelle e tra le periferie, sarà solo una buona notizia per tutti.
E alla fine, magari, potrei anche riuscire a lasciare a casa la macchina e andare a lavoro coi mezzi.
Dice il saggio
Se quando giochi contro una squadra che gioca come una provinciale, tutti dietro la linea del pallone a guai a chi si muove da lì, il tuo migliore in campo è Mark Van Bommel, la sconfitta te la sei cercata. Punto.
Perché le squadre chiuse vanno aperte, ma se il tuo miglior giocatore della serata è uno che di mestiere fa il mazzolatore da mediana, è difficile che tu riesca ad aprire alcunché.
Poi faiuna cagata in difesa e loro, che giocano come una privinciale ma non sono una provinciale, ti puniscono.
Amen, fine del derby. Addio sogni di gloria.
Consoliamoci pensando che siamo ancora avanti e che le prossime provinciali che incontreremo non hanno là davanti un MIlito e lì dietro un Julio Cesar, per cui magari riusciamo anche a non farci risucchiare tutto il vantaggio.
Se poi Pato facesse la cortesia di ringraziare per la fiducia ricominciando a buttarne dentro qualcuna magari sarebbe meglio, come forse sarebbe meglio che il nostro grande allenatore si decidesse a far giocare un po’ più spesso El Sharawy e un po’ meno spesso Evanuelson.
P.S: sì sì, lo so, il gol di Thiago Motta era valido, lo so, chissenefrega. Il guardalinee ha visto mezza inter in fuorigioco e ha alzato la bandierina, è stato lui, non io. Amen.
Fossi stato io lo avrei anche espulso per via dei bruttissimi colori della maglia.