Notizia di una certa utilità

Domani non lavorerò. Non sarò in ferie, sarò a riposo.
Visto che domenica mi sono fatto 14 ore in una sperduta Fiera di provincia, e che lunedì non ho potuto recuperare perché ero ad un corso, e ieri ed oggi avevo da fare, domani mi godrò il meritato riposo.
Venerdì invece sarò in ferie. E ci resterò fino al 15 giugno, in una amena località marittima di cui non svelo il nome, ma sappiate che, appunto, c’è il mare. Non so se si capisce: mare.
Mare. Mareeeeeeeee sapore di mareeeeeeeeeeeeeeee.
Tutti al mare, tutti al mareeeeeee, a mostrar le chiappe chiareeee.
Tutto ciò per significarvi che se per un paio di settimane non scriverò nulla su questo blog non è necessario che cominciate a cercarmi sui necrologi.

Lettera a Settore

Caro Settore,
Ho visto solo adesso che per l’ennesima volta mi citi in un tuo post con parole lusinghiere che, fammelo dire, esagerano di molto la realtà. Sarà l’effetto inebrante del cynar.
Comunque, mi hai tirato in ballo e non mi tiro indietro. Ti rispondo con una lettera aperta (vanno di moda adesso) sul mio blog.
Innanzitutto grazie per la bella presentazione. Anche se dire milanista di senno è gettarsi a volo d’angelo nel profondo mare dell’ossimoro. Come anche interista di senno o, in generale, tifoso di senno. Tranne juventino di senno (in questo caso si superano i confini del possibile e si rischia di creare una discontinuità spaziotemporale).
Il tifo e il senno si piazzano generalmente ai confini opposti dell’universo e parlano lingue diverse, un po’ come i padani e i neuroni. Non si spiegherebbe perché tante persone per altri aspetti normali (o di senno) possano sostenere con le parole, e spesso confermare nei fatti, concetti come quello che nella vita si può cambiare tutto o quasi tutto, tranne la squadra per cui si fa il tifo (ci sono le eccezioni certo, tipo Emilio Fede, ma guarda caso prima era juventino e questo chiude in qualche modo la questione). E’ una di quelle cose che impari sin da piccolo e ti resta appiccicato addosso come un imprinting, potrai cambiare tutto nella vita, ma non la squadra di calcio per cui fai il tifo.
Non che io voglia ribaltare il discorso su altri piani, lungi da me, ma c’è da dire che in generale (e con le solite eccezioni generalmente gobbe) la squadra per cui tifare viene scelta in età prescolare in base a motivi che col senno hanno poco a che fare;  simpatie personali (la stessa del migliore amico), imprinting di famiglia (la squadra del mio papà, dello zio, del nonno, etc.), imperscrutabili preferenze cromatiche (il rosso è più bello dell’azzurro), alle volte anche antipatie personali (Marco del terzo banco mi ha spinto e mi è antipatico, lui tiene all’inter e allora io tengo al Milan), oppure ragionamenti profondi (vivo a Milano per cui tengo al Milan, se vivessi a Intero allora terrei all’Inter), etc.Chi sia il presidente e cosa faccia non è, generalmente, uno degli motivi possibili, tenendo presente che oltretutto normalmente all’asilo il concetto di presidente è un po’ fuori range.
Di fatto l’irrazionalità di quella cosa che chiamiamo tifo nasce nello stesso momento in cui si decide per chi o cosa tifare, non se ne esce.
Comunque, ammettiamo che questa creatura impossibile, questo invisibile unicorno rosa, esista. Cosa pensa, come si sente, l’invisibile tifoso di senno, sapendo che il proprietario della squadra per cui fa il tifo “riempie regolarmente il lussuoso seminterrato nel suo arci-villone di amici eleganti e troie di propensione e, al colmo del climax, ne costringe una a mascherarsi da giocatore famoso“?.
Beh, cominciamo a dire che che si sente né meglio né peggio di come dovrebbe sentirsi il sostenitore della sua stessa parte politica, il quale per il comune sentire ha almeno il vantaggio che il partito politico si può cambiare nella vita, insieme all’aggravante di averlo votato e scelto in un’età in cui il raziocinio dovrebbe farla da padrone.
Da anche qui mi si potrebbe accusare di svicolare, per cui vado a bomba e dico come ho reagito io: spallucce.
Davvero, dopo tutto quello che è uscito sui giornali nell’ultimo anno, il pensiero che una di queste eleganti vestali del berlusconismo avesse addosso la maglia di Ronaldinho dovrebbe suscitarmi un pensiero particolare? E perché mai?
Ne ho (abbiamo) lette e sentite talmente tante sulle grottesche serate dell’uomo che ha governato questo paese per larga parte dell’ultimo ventennio che il particolare di una maglia di calcio indossata (e poi, immagino, tolta, insieme a tutto il resto) non aggiunge né toglie nulla.
Insomma, nella descrizione di quelle serate c’è tutto un repertorio che scava nell’immaginario del vecchio porco; la suora, la poliziotta, l’infermiera, la calciatrice, la ministra, la danzatrice del ventre, la nipote di Mubarak. Mancano solo la donna con tre tette e quella con due culi, ma potrebbe essere solo questione di tempo.
Era una gara, una competizione a scavare nello squallore per ottenere il premio di potersi sedere sulle sue ginocchia e poi magari andare oltre. Attirare la sua attenzione in quella massa di tette e cosce che si dimenavano, in modo da poter passare al livello successivo ed accedere a regali più ricchi, una comparsata in TV, una candidatura, etc.
Se fosse emerso qualche suo interesse per la pesca possiamo scommetere che qualcuna si sarebbe travestita da trota (non quel trota, voglio sperare). E adesso invece che il sottoscritto magari ti starebbe scrivendo il presidente dell’arcipesca di Salcazzo sul Membro.

Rettifica: fermate le macchine, erano gare di Burlesque.
Quante parole sprecate, quanti sopraccigli inarcati inutilmente. Erano semplici gare di Burlesque. Lo fanno tutti, dopo una cena tra amici, quando ci si è un po’ stufati della solta partita a Risiko.

Le pessime idee del lunedì mattina

Il lunedì è una fregatura, si sa. Le idee che ti vengono il lunedì mattina dovrebbero essere lasciate a decantare almeno fino al martedì sera. Poi le si ritira fuori e si valuta se sono ancora buone o se sono delle solenni minchiate.
Mea culpa, lunedì scorso non l’ho fatto. M’è venuta questa ideuzza, chiedere ai miei 3 commentatori di lasciarmi uno spunto per un post, visto che non me ne venivano. Invece che aspettare ho subito pubblicato la richiesta con l’entusiasmo di uno che si appresta a cagare in un bagno pubblico senza guardare prima se c’è la carta igienica.
Robe che dopo non ci si può poi lamentare del risultato.
Ed infatti è successo questo:

secondo te ci dovrei andare all’old trafford a vedere una partita di cui non me ne frega una sega, francamente, col solo scopo di vedere da lontano uno degli uomini della mia vita?
(forse non ne vale la pena, ma l’ormone e’ l’ormone).
a te lo svolgimento del tema.

Come si risponde ad una richiesta del genere, pervenuta evidentemente da una gentil fanciulla in crisi ormonale? NO WAIT, non sto chiedendo altri suggerimenti, dio me ne scampi.
Innanzitutto, se lo chiedi a me io all’old trafford ci andrei di corsa (nei limiti delle mie capacità fisiche), ma io sono un maschio malato appassionato di calcio, non una gentile fanciulla.
Per cui all’Old Trafford ci andrei a prescindere, per la partita, per vedere giocare dal vivo lo United, per lo stadio, non per l’ormone.
Detto questo ritengo che l’ormone abbia la sua importanza e vada assecondato quanto più si può, pertanto la mia risposta non può che essere: sì, vai, cosa fai ancora qui?
A questo punto ho però una curiosità, anzi due. Che partita è e chi è l’oggetto di cotanto scatenamento ormonale? Giusto per farmi un’idea.

Avere un blog è come avere un bambino, solo che non gli devi pulire il culo

Tipo che io adesso dovrei anche scrivere qualcosa.
Non che ci sia un obbligo in tal senso, solo che vorrei scrivere qualcosa, ma ci son poi quei giorni in cui è difficile trovare le parole, più difficile degli altri giorni, e spesso quei giorni cadono di lunedì.
Come oggi, per esempio.
Per noi blogger di una certa età scrivere qualcosa ogni tanto è necessario, ché il blog va mantenuto, curato, alimentato, educato, cresciuto e non lo si può abbandonare a sé stesso come un trovatello.
Però non mi viene in mente nulla da scrivere, per cui facciamo così, adesso se volete mi lasciate nei commenti un argomento, una traccia, come per i temi a scuola, e io se ho voglia ci faccio su un post.
Se volete sapere che ne penso della frutta fuori stagione, o del tempo, me lo mettete qua sotto.
Se non volete sapere niente vuol dire che è lunedì anche per voi. Lo capisco.

Cara/o wordpress

Lo so, forse è colpa mia che conosco ancora poco le cose del tuo mondo, ma se clicco in alto a destra su “new post” e poi comincio a scrivere, tu poi non puoi pubblicare un cazzo di nuovo post ogni maledetta volta che che ti gira in base salcazzo quale minchia di motivo o ogni volta che premo il fottuto tasto invio  per andare a capo, se no mi trovo la stramaledetta homepage del blog invasa da decine stramaledettissimi nuovi post tutti con lo stesso stramaledettissimissimo titolo e diversi l’uno dall’altro solo perché in ognuno c’è una cazzo di frase in più.
Altrimenti va a finire che magari un po’ mi girano anche i coglioni, puttana la tua mamma.

Anto’, fa freddo

Il giorno in cui splinder morse di morse morta finalmente staccammo il nostro sguardo dal monitor e lo rivolgemmo alla finestra. Con stupefatto stupore notammo che dal cielo cadevano delle cose bianche, in tutto somiglianti alla neve che avevamo visto cadere sulla homepage di tanti blog ma vere, e ci rendemmo conto che era giunto l’inverno.
Fu un attimo riporre le infradito, un po’ di più ci volle a trovare il vecchio paio di stivali e dei vestiti adeguati. Quindi uscimmo e ci tuffammo nella neve. Morbida e fredda, come la ricordavamo.
Poi cominciammo a costruire un omino di neve. Le dita ben presto diventarono dei tozzi cilindretti di ghiaccio. Curiosamente, bruciavano.
Decidemmo quindi di rientrare e scrivere un post sul nuovo blog su wordpress.
Un post sulle dita congelate dalla neve.

Il 31 gennaio (ode a Splinder)

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette il server immemore
orbo di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al blogger sta,
muta pensando all’ultima
ora del feed fatale;
né sa quando una simile
orma di troll mortale
la sua cruenta polvere
a commentar verrà.
Lui folgorante in homepage
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.
Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai post
l’ardua sentenza.

Go fato un’intervista

Un grazie a settore, che alla quasi vigilia del derby ha pensato di intervistare il sottoscritto in qualità di rossonero sul suo blog esclusivamente nerazzurro.
Io ho fatto del mio meglio e lui è stato bravissimo a rendere comprensibili le mie risposte sconclusionate.
Buon derby a tutti e che vinca il migliore (stavolta, sperém).

P.S: e Grazie anche a Igor per le belle parole.

Splinder merda in saecula saeculorum

L’esportazione di un blog da splinder funziona sempre peggio man mano che ci si avvicina alla fatidica data. Questo non è bello ma temo che ci fosse da aspettarselo da una piattaforma che, pur avendo l’immenso merito di aver contribuito in maniera sostanziale alla nascita della blogopalla italiana, non ha mai brillato per la sapienza dei suoi aggiornamenti tecnici.
Di fatto se un paio di mesi fa ero riuscito ad esportare l’Interinale, e a trasformarlo nel gioiellino che adesso state vedendo, con relativa facilità, tutti i successivi tentativi di fare un’altra esportazione per Uolterueltroniisonmymind (il più grande caso di blog andato a puttane della storia) sono stati un fallimento. A dimostrazione che associare splinder e uolterueltroni non è stata una grande idea sin dall’inizio.
Comunque alla fine ce l’abbiamo fatta, Uolterueltroniisonmymind non morirà, non questa volta. Sono finalmente riuscito a trasferirlo qui, su wordpress, dove potrà continuare a mantenere il suo meritato stato semivegetativo.
Se la cosa è andata a buon fine devo solo ringraziare un gentilissimo utente di Friendfeed (alla faccia di chi lo considera il reietto tra i social network) che mi ha aiutato a trasformare il file cacca prodotto da splinder in un file accettabile da parte di wordpress.
Poi le cose sono andate ulteriormente per le lunghe a causa dei miei esperimenti da smanettone folle, ma questa è un’altra storia.
Ora posso finalmente mandare, definitivamente, affanculo splinder. Perdonate il francesismo.