Donne che andate al mare col vostro vecchio costumino sgualcito e poi lo gettate tra le onde, sappiate che il vostro consunto reggipetto del bikini è statisticamente la prima causa di morte tra i delfini femmina in età tardo adolescenziale.
Infatti le delfinette trovano il vostro costume e se lo provano, rendendosi conto di essere piatte come il culo di una razza. In preda ad una nera depressione decidono di suicidarsi spiaggiandosi dove capita e ivi, sulla asciutta sabbia, deperiscono.
Nessuno racconta questa storia perchè la lobby dei produttori di bikini non vuole che gettiate il vostro vecchio reggimammelle per comprarne uno nuovo e soprattutto la lobbi dei guardoni non vuole che smettiate di aggirarvi per la spiaggia a bocce di fuori alla ricerca di un bikini nuovo, ma è una strage silenziosa e segreta che deve essere interrotta, se non vogliamo incappare nell’estinzione totale delle delfine adolescenti.
Fate girare questa notizia se avete a cuore il destino del mondo.
Archivio delle Categorie: Cose così
Grazie Grande Casa Editrice di cui non faccio il nome per potervi meglio mandare affanculo
Dunque la storia è questa (non farò nomi per evitare conseguenze legali ma chi vuole capire capisca quel che vuole):
C’è questa famosissima saga di libri fantasy iniziata un trilione di anni fa, pubblicata e letta in tutto il mondo. Una roba talmente famosa che ci stanno anche facendo un telefilm.
In Italia è stata pubblicata da una Grande Casa Editrice.
L’autore di questa saga è uno che ogni tanto si prende delle pause, il maledetto. L’ultima è durata 6 anni, se non sbaglio.
I primi 4 volumi della saga, che inizialmente era nata come una trilogia poi l’affare s’è ingrossato ed ha cambiato forma, sono stati pubblicati diversi anni fa. Anche in Italia, ma siccome noi siamo un paese speciale invece che 4 i libri sono diventati 9.
L’anno scorso è uscito quello che per il resto del mondo è il 5° volume. Tutto intero. In un colpo solo.
Per noi fortunati lettori italiani invece è uscito solo 1/3 del libro (che che per noi fortunelli è il decimo e non il quinto), perché Grande Casa Editrice ha deciso che anche questo doveva essere diviso in 3.
La logica, se per caso fosse sfuggita, non è quella di risparmiare carta, o venire incontro ai lettori per qualche astruso motivo partorito dalla mente malata di qualche editor che si ritiene un genio.
La logica, pura semplice e bastarda, è che se io prendo un libro che nel resto del mondo costa 20 o anche 30 euro, per 1.200 pagine circa, e lo spezzo in 3 volumi da 400 pagine, vendendo ogni pezzo a 20 euro, ci guadagno il triplo.
Poco male se questo significa metterlo in culo ai lettori italiani.
In questi giorni è uscito il 2° pezzo del 5° libro, sempre a 20 euro, e tanto per aggiungere un tocco di classe è uscito solo in versione cartacea.
Per cui chi come me è diventato un beato utente di lettore di ebook ha sostanzialmente tre scelte:
- comprare a prezzo pieno (o con uno sconto minimo) il libro cartaceo, leggerselo sapendo che si dovrà aspettare un altro anno per sapere come prosegue e mandare affanculo Grande Casa Editrice;
- aspettare che prima o poi esca l’ebook, sperando che esca a breve e che non costi quanto il libro cartaceo, poi acquistarlo e procedere come sopra, ossia mandare affanculo Grande Casa Editrice;
- non comprare un beato cazzo di niente, farsi prestare il libro cartaceo da qualche pirla che l’ha comprato o da una biblioteca e mandare affanculo Grande Casa Editrice.
Ci sarebbe anche una quarta possibilità, ma non la consiglio perché è illegale: cercare nell’internet una copia piratata del pdf. Ma, ripeto, è illegale. Non lo fate, non si fa.
E non dimenticatevi di mandare affanculo Grande Casa Editrice.
Lettera a Settore
Caro Settore,
Ho visto solo adesso che per l’ennesima volta mi citi in un tuo post con parole lusinghiere che, fammelo dire, esagerano di molto la realtà. Sarà l’effetto inebrante del cynar.
Comunque, mi hai tirato in ballo e non mi tiro indietro. Ti rispondo con una lettera aperta (vanno di moda adesso) sul mio blog.
Innanzitutto grazie per la bella presentazione. Anche se dire milanista di senno è gettarsi a volo d’angelo nel profondo mare dell’ossimoro. Come anche interista di senno o, in generale, tifoso di senno. Tranne juventino di senno (in questo caso si superano i confini del possibile e si rischia di creare una discontinuità spaziotemporale).
Il tifo e il senno si piazzano generalmente ai confini opposti dell’universo e parlano lingue diverse, un po’ come i padani e i neuroni. Non si spiegherebbe perché tante persone per altri aspetti normali (o di senno) possano sostenere con le parole, e spesso confermare nei fatti, concetti come quello che nella vita si può cambiare tutto o quasi tutto, tranne la squadra per cui si fa il tifo (ci sono le eccezioni certo, tipo Emilio Fede, ma guarda caso prima era juventino e questo chiude in qualche modo la questione). E’ una di quelle cose che impari sin da piccolo e ti resta appiccicato addosso come un imprinting, potrai cambiare tutto nella vita, ma non la squadra di calcio per cui fai il tifo.
Non che io voglia ribaltare il discorso su altri piani, lungi da me, ma c’è da dire che in generale (e con le solite eccezioni generalmente gobbe) la squadra per cui tifare viene scelta in età prescolare in base a motivi che col senno hanno poco a che fare; simpatie personali (la stessa del migliore amico), imprinting di famiglia (la squadra del mio papà, dello zio, del nonno, etc.), imperscrutabili preferenze cromatiche (il rosso è più bello dell’azzurro), alle volte anche antipatie personali (Marco del terzo banco mi ha spinto e mi è antipatico, lui tiene all’inter e allora io tengo al Milan), oppure ragionamenti profondi (vivo a Milano per cui tengo al Milan, se vivessi a Intero allora terrei all’Inter), etc.Chi sia il presidente e cosa faccia non è, generalmente, uno degli motivi possibili, tenendo presente che oltretutto normalmente all’asilo il concetto di presidente è un po’ fuori range.
Di fatto l’irrazionalità di quella cosa che chiamiamo tifo nasce nello stesso momento in cui si decide per chi o cosa tifare, non se ne esce.
Comunque, ammettiamo che questa creatura impossibile, questo invisibile unicorno rosa, esista. Cosa pensa, come si sente, l’invisibile tifoso di senno, sapendo che il proprietario della squadra per cui fa il tifo “riempie regolarmente il lussuoso seminterrato nel suo arci-villone di amici eleganti e troie di propensione e, al colmo del climax, ne costringe una a mascherarsi da giocatore famoso“?.
Beh, cominciamo a dire che che si sente né meglio né peggio di come dovrebbe sentirsi il sostenitore della sua stessa parte politica, il quale per il comune sentire ha almeno il vantaggio che il partito politico si può cambiare nella vita, insieme all’aggravante di averlo votato e scelto in un’età in cui il raziocinio dovrebbe farla da padrone.
Da anche qui mi si potrebbe accusare di svicolare, per cui vado a bomba e dico come ho reagito io: spallucce.
Davvero, dopo tutto quello che è uscito sui giornali nell’ultimo anno, il pensiero che una di queste eleganti vestali del berlusconismo avesse addosso la maglia di Ronaldinho dovrebbe suscitarmi un pensiero particolare? E perché mai?
Ne ho (abbiamo) lette e sentite talmente tante sulle grottesche serate dell’uomo che ha governato questo paese per larga parte dell’ultimo ventennio che il particolare di una maglia di calcio indossata (e poi, immagino, tolta, insieme a tutto il resto) non aggiunge né toglie nulla.
Insomma, nella descrizione di quelle serate c’è tutto un repertorio che scava nell’immaginario del vecchio porco; la suora, la poliziotta, l’infermiera, la calciatrice, la ministra, la danzatrice del ventre, la nipote di Mubarak. Mancano solo la donna con tre tette e quella con due culi, ma potrebbe essere solo questione di tempo.
Era una gara, una competizione a scavare nello squallore per ottenere il premio di potersi sedere sulle sue ginocchia e poi magari andare oltre. Attirare la sua attenzione in quella massa di tette e cosce che si dimenavano, in modo da poter passare al livello successivo ed accedere a regali più ricchi, una comparsata in TV, una candidatura, etc.
Se fosse emerso qualche suo interesse per la pesca possiamo scommetere che qualcuna si sarebbe travestita da trota (non quel trota, voglio sperare). E adesso invece che il sottoscritto magari ti starebbe scrivendo il presidente dell’arcipesca di Salcazzo sul Membro.
Rettifica: fermate le macchine, erano gare di Burlesque.
Quante parole sprecate, quanti sopraccigli inarcati inutilmente. Erano semplici gare di Burlesque. Lo fanno tutti, dopo una cena tra amici, quando ci si è un po’ stufati della solta partita a Risiko.
Avere un blog è come avere un bambino, solo che non gli devi pulire il culo
Tipo che io adesso dovrei anche scrivere qualcosa.
Non che ci sia un obbligo in tal senso, solo che vorrei scrivere qualcosa, ma ci son poi quei giorni in cui è difficile trovare le parole, più difficile degli altri giorni, e spesso quei giorni cadono di lunedì.
Come oggi, per esempio.
Per noi blogger di una certa età scrivere qualcosa ogni tanto è necessario, ché il blog va mantenuto, curato, alimentato, educato, cresciuto e non lo si può abbandonare a sé stesso come un trovatello.
Però non mi viene in mente nulla da scrivere, per cui facciamo così, adesso se volete mi lasciate nei commenti un argomento, una traccia, come per i temi a scuola, e io se ho voglia ci faccio su un post.
Se volete sapere che ne penso della frutta fuori stagione, o del tempo, me lo mettete qua sotto.
Se non volete sapere niente vuol dire che è lunedì anche per voi. Lo capisco.
Carne al fuoco
Bon, di roba ne è successa parecchia, ma talmente tanta che non saprei da dove cominciare, per cui ho deciso che distribuirò al popolino una varia seria di perle lasciando che sia lui poi a gestirle come crede.
(Ad essere onesti con la primavera incipiente m’è calata addosso una tale pigrizia che non ho voglia di approfondire nessun argomento, per cui vedo di cavarmela così).
In ordine sparso:
- Se i no-tav sono questa roba qui, viene voglia di fargli passare un treno veloce anche nel cesso di casa, con loro seduti sulla tazza.
- Facciamo così, le modifiche all’articolo 18 passano solo se contemporanreamente trovate il modo di aumentare le retribuzioni almeno dell’80%. Se dobbiamo fare come i tedeschi, vediamo di farlo fino in fondo, che qui di soldi per la vaselina non ce ne sono più.
- Domani c’è Milan-Barcellona. Se le cose dovessero andare secondo gli attuali valori calcistici ci dovrebbero ridurre come degli straccetti, vista anche la composizione probabile della nostra difesa e la forma di Lionello messi. Però per contratto devo scrivere che la palla è rotonda e non si sa mai che il calcio è bello proprio per questo e bisogna crederci fino alla fine perché non è finita fino al triplice fischio etc. etc. Visto che me la guarderò da casa se non altro potrò anestetizzarmi coi grappini.
- L’Inter ahahaha ha cambiato di nuovo ahahahallenatore ahahahah. Non ho altro da dire su qeuesta faccenda.
A cazzo di cane
Ovvero il modo tipico di fare le cose in Italia. Purtroppo.
Poi c’è ancora chi mi guarda storto quando dico che non mi dispiacerebbe se venissimo invasi dagli svizzeri.
Faccio due brevi esempi (il termine brevi prendetelo con le molle), uno che riguarda un ambito pubblico ed uno che riguarda un ambito privato, per non fare torto a nessuno.
L’esempio pubblico: le strisce blu in zona Bonola. Lo so, qualcuno può anche ritenere che ormai ho sfrangiato le gonadi con questa storia, ma è una di quelle vicende che non smettono mai di riservare sorprese.
Settimana scorsa ho scritto che sarebbero partite da lunedì 19 marzo, perché questa era l’informazione ufficiale che mi era stata data.
In effetti lunedì mattina la maggior parte dei cartelli in zona era stata scoperta e mi è stato assicurato che c’era anche un uomo con una giacchetta ATM che vendeva i gratta e minchia sosta nel parcheggio del mercato (semivuoto).
Ieri un collega è andato in edicola a fare una scorta dei maledetti grattini e l’edicolante, dopo averglieli comunque venduti, gli ha detto di non usarli subito perché sarebbe partito tutto dal 29 marzo. Apriti cielo.
M’è toccato rifare il solito giro di telefonate. In sintesi: il consiglio di zona non sa niente del 29, loro hanno in mano un volantino del Comune che parla del 19 ma oltre questo, dato che non è loro competenza, non sanno. Consigliano di chiamare l’anagrafe. Stessa medesima risposta dai vigili. L’anagrafe dice che loro sanno che la partenza è quella del 19, ma oltretutto non hanno ancora finito di distribuire tutti i pass ai residenti.
L’ATM mi dice che a loro risulta che la zona Bonola come sosta a pagamento non è ancora attiva. Ma, però, forse, invece, dipende dal Comune, non sanno. Ovviamente non sanno neppure dirmi da quando a loro risulterà attiva.
Oltre al danno (la tassa sul lavoro) la beffa: c’è chi sta già pagando 4 € al giorno di sosta, senza che nessuno sappia dire con certezza se lo deve fare o se sono soldi buttati (in realtà buttati non sono, ATM incassa comunque).
Fate voi le somme, intanto dico la mia: il Comune in uno slancio di ottimismo ha emesso l’ordinanza con inizio 19 marzo, poi si sono resi conto che non avrebbero distribuito tutti i pass residenti per tempo ed hanno chiesto all’ATM di aspettare a mandare i loro controllori della sosta (o come cazzo si chiamano adesso).
L’esempio privato: Banca Intesa San Paolo e Ac Milan unite nella vendita dei biglietti per Milan-Barcellona. I primi tre giorni della settimana sono stati dedicati alla vendita, solo presso gli sportelli della banca, a chi ha l’abbonamento in campionato.
Oggi era prevista la vendita, presso gli sportelli, on line sul sito acmilan.com, o presso i bancomat, a tutti i possessori di carta cuorerossonero. Da domani (ma mettetevi il cuore in pace), vendita libera a tutti.
Illudendomi che fossimo in un paese tipo chissacosa ho pensato che, se hanno detto che la vendita on line partiva oggi, alle zero e un minuto di oggi fosse possibile tentare l’acquisto. Niente da fare, in Italia l’internet fa orario d’ufficio, pause comprese.
Infatti ho atteso la mezzanotte per poi scoprire che la vendita sarebbe partita oggi alle 8,30. Alle 8,30 ero su un mezzo pubblico dell’ATM, per cui non ho potuto provare. Però arrivato in ufficio verso le 9,10 mi sono subito connesso al sito del Milan per tentare quella moderna diavoleria che è l’acquisto on line. Niente, bloccato, morto, fermo, piantato. Il sito è stato inutilizzabile praticamente tutta la mattina.
Ok, non demordo – mi son detto – ci lascerò una mezzoretta ma provo ad andare in banca, visto che è qua sotto.
Mi sono fatto mandare dal fratello copia dei suoi documenti e della sua cuorerossonero e ho preso un permesso.
Arrivato in banca ho trovato questo:
Ho aspettato una mezzoretta, poi ho mollato il colpo visto che non si muoveva niente. Son tornato in ufficio, dove periodicamente ho provato ad accedere al sito, sempre con lo stesso esito: più immobile di Seedorf in mezzo al campo.
Arrivata la pausa pranzo sono tornato in banca. Sorpresa, qualcosa si stava muovendo. Dopo un quarto d’ora d’attesa sono arrivato allo sportello, per scoprire che non c’è più un posto disponibile. Zero, niente, nulla, come i capelli di Galliani.
O come la capacità organizzativa applicata a questi eventi.
L’annosa questione della tavoletta del cesso:
Ma io mi domando e dico, che cazzo di fatica fate a tirarla giu quando la usate e basta, senza stare sempre lì a romperci i coglioni a noi?
Noi mica ve li rompiamo tutte le volte che la troviamo giù e ci tocca tirarla su. Lo facciamo, oppure ci pisciamo sopra, ma mica ve lo raccontiamo e veniamo a fare la solita polemica ogni volta.
Ecco, ho finito.
Strisce blu a Bonola, la ricerca delle informazioni perdute
Dato che ormai tutta la zona è stata attrezzata con la segnaletica verticale, e che in alcuni punti i cartelli sono addirittura scoperti, diciamo con un eufemismo che si sta creando un po’ di agitazione.
Più che altro perché non sapendo quando effettivamente partirà la sosta regolamentata (chi dice il 12, chi il 16, chi il 20 marzo), c’è il timore non del tutto infondato di trovarsi una sorpresina sul cruscotto.
Per cui, per lavoro ma anche per interesse personale, ho provato a cercare informazioni per lo meno sulla effettiva data di inizio.
Ho provato a chiedere agli edicolanti in zona, che dovrebbero saperne qualcosa se non altro perché si presume che saranno loro a vendere i gratta e sosta. Non sanno nulla e al momento non hanno ricevuto nulla.
Ho ripescato degli appunti dell’anno scorso in cui avevo annotato due numeri del Settore mobilità e trasporti, servizio parcheggio e sosta del Comune di Milano.
Appunti che l’anno scorso avevo preso perché sembrava che la cosa fosse imminente, salvo poi sfumare per via delle elezioni.
Dunque, lunedì scorso comincio a chiamare alternativamente i due numeri. La cosa va avanti più o meno per tutta la mattinata, ma nessuno risponde. Nel pomeriggio lascio perdere, perché avevo annotato che l’orario di sportello (quello in cui rispondono)(quando rispondono) è solo al mattino.
Ieri riparto con le chiamate. Al primo numero non risponde mai nessuno. Al secondo, verso metà mattinata, mi risponde un tizio, però mi dice che quello è il numero di un deposito delle auto in rimozione. Poi mi passa il numero verde della polizia municipale.
Cambio approccio, chiamo il call center del comune allo 020202. Dopo un paio di tentativi e la consueta snervante attesa mi risponde una gentile signorina, che mi dice che la sosta regolamentata partirà quando verranno scoperti i cartelli e che verranno comunque messi gli avvisi nei condomini. Non che questa sia una risposta molto chiara. Una data, comunque, non c’è. Obietto che alcuni cartelli sono già scoperti, ma che di avvisi non c’è neppure l’ombra e, oltretutto, ho provato a informarmi ma al momento nelle edicole in zona non solo non sanno niente, ma nessuno ha a disposizione i gratta e sosta.
La signorina mi lascia in linea per informarsi meglio e alla fine della chiamata mi dà il numero del comando dei vigili di zona.
Chiamo il comando dei vigili. Mi risponde un vigile molto gentile che mi dice che non ne sanno nulla, non hanno ricevuto ordinanze né niente e oltretutto non saranno comunque loro ad occuparsi della sosta regolamentata, ma l’ATM. Poi mi suggerisce di provare a sentire i vigili di via Quarenghi, o l’anagrafe visto che si occupa di rilasciare i pass ai residenti. “magari loro sanno qualcosa di più”.
Visto che lavoro a due passi, decido di andarci di persona.
Trovo un vigile, anche lui molto gentile, che mi ripete di non sapere nulla, che loro non hanno ricevuto ordinanze anche perché non saranno loro a gestire i parcheggi ma l’ATM. Mi suggerisce anche lui di provare all’anagrafe. Vado.
Se volete ripeto la solita solfa, ma direi che si può tranquillamente andare al passo successivo. Mi suggeriscono di provare al Consiglio di Zona.
Ci vado direttamente, ma ormai siamo poco dopo mezzogiorno e sono quasi tutti in pausa. C’è solo una signora molto gentile allo sportello informazioni che, molto gentilmente, mi ripete le stesse gentili risposte che ricevo ormai da tutta la mattinata.
Poi mi lascia l’unica cosa che ha, l’elenco delle vie interessate (praticamente tutte) e mi suggerisce di riprovare a chiamare nel pomeriggio e chiedere del referente.
Torno in ufficio. Nel pomeriggio provo a cercare questo misterioso referente, ma non risponde nessuno.
Veniamo ad oggi. Riprovo a chiamare il Consiglio di Zona. Risponde una gentile segretaria, non mi passa il referente, non ce n’è bisogno. La risposta alla mia domanda è sempre la stessa: non sanno quando parte, non sanno se sono previste eventuali agevolazioni o abbonamenti per le aziende, non hanno ancora ricevuto una ordinanza in merito (eppure mi risulta che qualcosa ci sia, ma magari me lo sto sognando).
A questo punto mi viene da chiedere, se non c’è ancora nessuna ordinanza e né i vigili, né l’anagrafe, né il Consiglio di Zona sa nulla, chi ha deciso di mettere i cartelli della sosta a pagamento?
Risposta, uscita tra le righe durante la ricerca di informazioni: l’ATM.
Con buona pace degli slogan degli abbracciatori di alberi, pare che tutta l’operazione sia partita su pressioni dell’ATM, che ha il problema dei parcheggi di interscambio sottoutilizzati ed ha la necessità di aumentare gli introiti. Tant’è che la gestione dei parcheggi a pagamento contrassegnati con le strisce blu è assegnata all’ATM, non ai vigili. Cioè, detto in parole povere, non saranno i vigili a mettere le multe se qualcuno parcheggia senza pagare la sosta, ma gli ausiliari della sosta dell’ATM. E ad incassare i proventi delle contravvenzioni non sarà il comune, ma l’ATM. Che a questo punto avrà raggiunto il suo scopo, incassare, o dai parcheggi di interscambio o dai parcheggi con le strisce blu, o dalle contravvenzioni.
L’ambiente, in tutto questo, è secondario. I residenti pure.
Per cui cosa faccio adesso? Chiamo ‘sta benedetta ATM.
Prima vado sul sito per cercare riferimenti. Trovo un numero verde. Amo i numeri verdi. Quasi quanto amo Mourinho, per dire. Ve lo riporto anche, non è un numero segreto: 800808181.
Secondo quello che riporta la stessa ATM sul suo sito, “Presso il Numero Verde puoi:
- richiedere informazioni di carattere generale sul nostro servizio, sulle nostre attività e sulle nostre iniziative
- richiedere informazioni sulla presenza e sul funzionamento di scale mobili, ascensori e montascale nelle stazioni della metropolitana
- sporgere un reclamo o fornire un suggerimento per il miglioramento del nostro servizio
- richiedere informazioni generali sul servizio Radiobus
- richiedere informazioni sui parcheggi di interscambio e sulle aree di sosta su strada delimitate dalla strisce blu
- attivare il servizio SostaMilanoSMS
- richiedere informazioni e prenotare il tram ristorante ATMosfera
- richiedere informazioni e attivare l’abbonamento al servizio BikeMi“
Siccome sono un inguaribile ottimista penso che finalmente la svolta sta per arrivare. C’è scritto sul sito: “richiedere informazioni sui parcheggi di interscambio e sulle aree di sosta su strada delimitate dalla strisce blu“, stavolta riuscirò a sapere almeno da quando verrà attivata la sosta regolamentata.
Vai, numero verde (ti amo). Ottocento… ottanta… ottantuno… ottantuno.
“Siete in linea con il numero verde BLA BLA BLA BLA… premere 1 per informazioni sul trasporto pubblico, 2 per informazioni su AreaC, 3 per BikeMi, 4 per abbonamenti GuidaMi, 5 per ATMosfera, 6 for english.”
Attendo invano il 7, che immagino sia quello sulle aree di sosta. Invece il 7 non c’è.
Cosa si fa in questo caso? Li si prova tutti fino a quando non si riesce a parlare con un operatore.
G E N T I L I S S I M O. Inutile dirlo. Quasi empatico. Però anche lui non sa niente. Dice che ci vuole un’ordinanza che al momento non hanno. Si informa di nuovo, poi torna, no non sanno nulla.
Torniamo al punto di prima, se l’ordinanza non c’è, chi e perché ha fatto mettere la segnaletica verticale?
Morale: se ci si vuole informare su queste cose si ottiene il pregevole risultato di parlare con tante persone molto gentili, la gentilezza è la norma assoluta per tutti.
Le risposte invece no. Quelle se non sono dentro di noi, semplicemente non esistono.
em a irugua itnat
Niente, 41 e non sentirli, o quasi.
A parte il fatto che mi scricchiolano le ginocchia, ho perso forse il 60% dell’udito dall’orecchio destro, senza occhiali riesco a leggere solo caratteri oltre i 5 cm, i miei capelli mi stanno lentamente ma inesorabilmente abbandonando e ormai i peli bianchi nella barba stanno diventando il partito di maggioranza (dei chili di troppo non parlo ebbasta).
Però riesco ancora a bere tre birre medie senza avere postumi significativi, posso sentire gli ac/dc in cuffia al massimo del volume e l’unico effetto secondario è che mi viene voglia di saltare come un gibbone, continuo a tenere un blog e a perdere tempo con un sacco di cazzatine inutili ma soddisfacenti, riesco ancora a trovare un po’ di tempo per soffiare nel tubo che fa i suoni, ho esteso la gamma dei miei apprezzamenti femminili alla vasta categoria delle MILF, direi che non mi posso proprio lamentare.
Per non parlare della piccoletta che mi ritrovo per casa tutte le sere.
C’è quel piccolo particolare che non sono ancora diventato schifosamente ricco e quindi mi tocca ancora venire al lavoro tutti i giorni, ma ormai non me ne preoccupo più molto, tanto mi mancano solo 30 anni alla pensione.
La svolta della serata
Stasera si torna finalmente a soffiare un po’ di aria nel tubo, dopo un paio di settimane di inattività. Già da sola questa è una buona notizia.
Non ho mai avuto, per ovvi motivi anche anagrafici (ho cominciato a suonare a 30 anni suonati e suono ormai solo una volta alla settimana col mio maestro di sax), l’ambizione di diventare un moderno Charlie Parker bianco (neppure un moderno Fausto Papetti, per dire), ma il settimanale appuntamento con queste lezioni di sax è diventata l’occasione per staccare da tutto il resto del mondo e godermi una meritata serata libera, per cui quando per qualsiasi motivo salto un turno il mio umore ne risente.
La parte migliore della notizia è che stasera ci sarà pure il mio buon vecchio amico pianista, per cui la serata si fa interessante sia sotto l’aspetto musicale (quasi mi vergogno un po’ a fingere di essere un musicista, ma questa è un’altra storia) che sotto l’aspetto della serata in sé.
La svolta definitiva della serata sarà dopo la lezione di sax, quando finalmente ci troveremo a scambiare un paio di chiacchiere in compagnia di una rossa.
Questa:
