Onorevole, quanto prende?

Sulla polemica riguardo la retribuzione dei nostri parlamentari la penso più o meno come Ivan Scalfarotto, non è un problema di quanto prendono, ma di cosa fanno per meritarsi quello che prendono.
Il fatto che invece mi pare debba scandalizzare di più è che non si riesce a deteminare una cifra esatta. Hanno messo in piedi un tale gioco delle tre carte, tra indennità, retribuzione vera e propria, diaria, rimborsi ed altre voci varie, che sembra quasi impossibile poter stabilire  quanto incassa al mese un parlamentare italiano. Alla faccia della trasparenza.
Che poi ci siano anche i parlamentari che si ostinano a sostenere che con tutte le spese che hanno i soldi che prendono sono pochi è addirittura un insulto alla decenza ed all’intelligenza di chi prende circa 1300 € al mese e si ritrova regolarmente alla terza settimana senza il becco di un quattrino. Ma questa è, come sempre, un altra storia.
Oltretutto i parlamentari sono tanti, quasi un migliaio, ma sono la punta dell’iceberg del costo della politica. Noi stiamo a fare le pulci alla punta, ma quello che rischia di affondare la baracca è il corpo, che sta sott’acqua e ci tiene a restarci, ed è fatto di quelle migliaia di politicanti e mezze tacche, amministratori di società ed enti pubblici, consorzi, municipalizzate  e chi più ne ha e più ne metta che vivono campando di politica e amministrando, a volte senza alcuna specifica competenza, beni pubblici.

Milano anno domini 1011

Succede che con cadenza quasi annuale mi tocca avere a che fare, per i motivi più svariati, con l’italica burocrazia ed i suoi apparati infernali. Ogni volta ne esco con la convinzione che il solo scopo della loro esistenza è riconfermare , se mai ce ne fosse bisogno, che sudditi siamo, sudditi resteremo e da sudditi moriremo, in coda ad uno sportello.
Questa volta tocca all’INPS e al Comune di Milano.
Ma quale sia l’ente o la struttura del momento e che cosa faccia non fa differenza, in fondo sono tutti uguali.
Bollatemi pure di qualunquismo, se credete. Nella mia esperienza personale però non ricordo una sola occasione in cui una qualsiasi pratica si sia risolta senza dover tornare almeno una volta allo stesso sportello,e senza aver fatto tappa da un’altra parte. Manca sempre qualcosa, che deve essere rilasciata da un altro ufficio e non esiste una volta che te lo dicano in anticipo, in modo da arrivare con tutto pronto.
Chi ha mai goduto degli assegni per il nucleo familiare (ANF, per gli amici) sa come funziona normalmente. La domanda per percepirli si consegna alla propria azienda, la quale paga e poi recupera dall’INPS.
Dato  però che vivo nel peccato c’è prima un ulteriore passaggio, la richiesta di autorizzazione all’inclusione di piccoletta nel mio nucleo familiare, che diversamente dalla richiesta di pagamento deve essere portata direttamente all’INPS. Oppure spedita per raccomandata, ma se poi manca qualcosa bisogna aspettare che la ricevano, che la guardino e che si degnino di comunicarlo. In ogni caso una coda ci scappa, se non è all’INPS è alle poste. Visto che con le poste ho già dato in passato, ho deciso di andare direttamente all’INPS. Non bisogna mai farsi mancare niente.
Pertanto, una volta scaricato il modulo, dopo aver letto varie volte le istruzioni (non so chi le ha scritte, ma il male che gli auguro non lo posso riportare qui per decenza), l’ho compilato e settimana scorsa sono andato allo sportello della sede INPS a consegnarlo.
Fatta la solita, immancabile, coda allo sportello mi segnalano che manca qualcosa (te pareva): oltre alla richiesta debitamente compilata e firmata, devo produrre una dichiarazione della S.S. firmata e accompagnata da copia del suo documento d’identità (il campione di DNA lo chiederanno la prossima volta)  attestante che lei non percepisce gli ANF, e uno stato di famiglia storico alla data di nascita della piccoletta, per dimostrare che quando è nata io ero residente nella stessa casa (non so cosa cambi, ma questa è la spiegazione che mi hanno dato)(adesso invece potrei anche essermi trasferito in Papuasia, o averci trasferito lei, non so)(ma che se ne andassero affanculo tutti).
Evidentemente il fatto che io sottoscriva nella richiesta esattamente le stesse informazioni, assumendone le responsabilità di fronte alla legge (e un po’ anche a dio e alla madonna, abbondantemente chiamati in causa all’uopo) non basta. Sono precisi questi dell’INPS. Peccato che nelle istruzioni del maledetto modulo tutto questo non ci sia. Precisi ma un po’ distratti. Birbantelli.
Pertanto stamattina sono passato in anagrafe per richiedere il certificato storico. Il quale è storico davvero, per cui non possono mica produrmelo al momento semplicemente ripescando i dato in un archivio informatico.
Altrimenti si chiamerebbe stato di famiglia moderno.
Eh no. E’ storico, cazzo, STORICO. Bisogna risalire fino al 2007. Mica pizza e fichi.
Pertanto stamattina mi hanno rilasciato soltanto una ricevuta, storica anch’essa. Una strisciolina di carta ingiallita e dotata del tipico odore della carta vecchia, quella che emana dai vecchi libri dimenticati in soffitta.
Ho chiesto quanto devo aspettare. La risposta è stata il classico “non so”.
Qualcuno (qualcuno chi? Gli gnomi degli archivi? Una squadra di speleologi archivisti?)(immagino i preparativi per la spedizione, roba che Indiana Jones è una bibliotecaria) dovrà andare fisicamente a ripescare in archivio la documentazione necessaria (così mi è stato detto), che a questo punto immagino essere stata vergata a mano su una preziosa pergamena filigranata con rarissimi peli pubici di vergine albina.
Dato che devono andare a cercare in questi fantomatici archivi (e soprattutto dato che siamo oltre metà luglio, ho pensato io, per cui prima di un mese e mezzo non se ne parla) l’unica cosa che posso fare è aspettare che il Comune mi richiami.  E cara grazia che mi richiameranno loro e non dovrò andare io più volte a vedere se hanno trovato qualcosa.
Quando ciò avverrà potrò finalmente andare a ritirare il mio certificato storico (ovviamente dopo aver fatto la solita coda) per poi rimettermi in coda all’INPS per completare la documentazione per la richiesta di autorizzazione. Che mi arriverà per posta, a questo punto non prima della pasqua del 2012, ovviamente tramite raccomandata. Quindi, dopo aver fatto la coda alla posta (il destino è cinico e baro, ‘sto bastardo) per ritirare la raccomandata dell’INPS, potrò finalmente presentare alla mia azienda la richiesta per gli ANF.
Non siamo mai usciti dal medioevo.  Luglio 2011, non 1011.
L’Italia non è mai uscita dal medioevo.
Ci sono due classi ben definite di persone, i privilegiati e i sudditi. Ciò che distingue i privilegiati non è solo la ricchezza economica, ma il potere che consiste nel fatto di non dover mai sottostare a queste vessazioni della burocrazia, al limite mandano qualcuno in loro vece ed a loro comunque arriva tutto subito.
Ecco, quando immagino una sorta di contrappasso per questa casta (termine che non mi piace molto, ma descrive la situazione meglio di tanti altri) non penso tanto di vederli lavorare 8 ore al giorno per uno stipendio che il mese dopo sarà già esaurito solo per acquistare beni essenziali (sarebbe comunque molto bello), ma li vedo mettersi in coda ad uno sportello, usando le proprie ore di lavoro e spendendo i loro soldi, costretti a passare da un ente all’altro per ottenere un certificato.
Li vedo sentirsi rispondere “no guardi, deve mettere un bollo da 11 centesimi, vada in posta dall’altra parte della strada e poi torni qui a rifare la coda. E mi raccomando, settimana prossima si ricordi di tornare per portare il modulo verde b32 in tre copie autenticate, necessario per ottenere il salvacondotto rosa d6 preliminare all’apertura della pratica per verificare se ci sono i requisiti per il conseguimento del certificato. E non si dimentichi il consenso dei parenti fino al terzo grado, con la delega del cane e la foto tessera del pesce rosso”.

(Nella foto la ricevuta storica. Ho cancellato solo il numero della pratica ed i nomi mio e del funzionario. Sì, avete letto bene, Parla ancora di Lire.)

Tornare è un po' morire 2011

Son stato via due settimane e non è cambiato il mondo, anche se un paio di cosette sono successe.
Dato che di quel che è successo nel mondo probabilmente ne sapete  più di me, non mi resta che un resoconto frettoloso di quel che è successo a me. Se l’argomento non interessa mi chiedo che ci venite a fare su questo blog (lasciate perdere, sono appena rientrato, magari poi il mio umore migliora).
Ho letto tutto “Presagi di tempesta” nei primi 4 giorni. Poi, siccome stupidamente non mi ero portato altri libri (pensavo che le oltre 800 pagine sarebbero bastate), mi sono dedicato alla quinta serie di supernatural. E a metà della sesta.
Alta cultura, come potete vedere.
A questo punto dovrebbero seguire una dotta recensione del libro, dettagliata anzichenò, e una recensione un po’ meno dotta del telefilm, ma francamente ho addosso uno spleen tale che proprio non mi passa manco per la capa.
Per cui vi basti sapere che mi sono piaciuti entrambi, che temevo che Brandon Sanderson non sarebbe stato così bravo a completare l’opera di Robert  Jordan e invece mi sono ricreduto.
Poi ho fatto altre cose, ho mangiato ottimi pesci ed ottimi pezzi di carne, ho bevuto un po’ di vino e un po’ di birra, ho sciacquettato le mie terga nell’acqua del mare, ho insegnato alla treenne a stare a galla nel periglioso mare, ho visto tramonti ed eclissi di luna, ho fatto 421 foto di cui almeno 300 alla piccoletta o a sua madre, ho seguito con apprensione prima e con gioia poi le sorti dei referendum, ho visto cose e fatto cose, ma poche, il meno possibile.
Ed alla fine son tornato, mannaggia a me e alle pessime idee.

 

Settimana durissima

Innanzitutto il mio macbook è ancora fermo ai box. Poi si sono fermate ai box (di nuovo!) pure le mie tonsille. Avete idea di cosa vuol dire restare due giorni a casa dal lavoro senza un computer funzionante?
Mi è toccato accendere la tv, mi è toccato.
In tutto questo , intorno a tutto questo, tutto intorno a noi direbbe qualcuno, c’è il ballottaggio a Milano. Che sta esplodendo più della primavera, in un crescendo di manifesti e balle che girano quasi Rossiniano (ci ho ragionato almeno un quarto d’ora per poter inserire questa frase nel post).
Innanzitutto, avete notato il primo, vero, grosso cambiamento? La scomparsa della Moratti dai manifesti.
Prima del primo turno la sua facciona da joker di plastica era dappertutto in città. Adesso è quasi del tutto sparita. Solo stamattina ho cominciato a vedere una foto in cui c’è lei, ma per sicurezza è in una foto di repertorio insieme al suo predecessore Albertini. Come per dire “su su, non spaventatevi, è addomesticata”.
Evidentemente qualcuno ha capito che, per tentare la rimonta, la prima cosa era spaventare i milanesi con la moschea, zingaropoli, i comunisti, le cavallette, etc, ma la seconda era evitare di spaventarli con la Moratti.
La quantità di balle che raccontano è direttamente proporzionale alla paura che hanno di perdere davvero.
Avevano tentato di trasformare il primo turno in un referendum pro-Berlusconi. È andata male.
Ora cercano di fare del ballottaggio un referendum anti-Pisapia.
La candidata del centrodestra in questo gioco quasi non è contemplata. Io credo che non sia una cosa da sottovalutare.
Sanno anche loro che una buona fetta di colpa per la sconfitta è dovuta al fatto che per  gran parte dei milanesi la signora Moratti è stata un pessimo sindaco. Poi molti l’hanno comunque votata per scongiurare il pericolo rosso, ma il tasso di turamento di naso è stato altissimo.
Tutto questo per dire che io da lunedì scorso indosso solo camicie o magliette arancioni. Sono fiducioso e terrorizzato nello stesso tempo. Ho pronta la bottiglia, per dimenticare o per festeggiare.  Non voglio sentir parlare di vittoria, per scaramanzia, ma neppure di sconfitta, per non continuare a tirarcela addosso.
Ma sono convinto che comunque vada da lunedì ci sarà un’aria diversa.
Questo è comunque l’inizio.
Però, se vogliamo farla breve, è necessario che voi, miei 5/6 lettori milanesi, domenica vi mettiate una mano sul cuore, ed un altra in testa dalle parti del cervello, e andiate a votare per Pisapia. E se conoscete qualcuno di quelli che “matantononcambianiente, sonotuttiuguali, dovevanofarelaleggesulconflittodiinteressiquandopotevano, iononvado” , prendetelo a mazzate sulla capa ragionate con lui finché non si decide a recuperare la tesserina elettorale e non va a votare. Anzi, per essere sicuri accompagnatelo fino al seggio.
Mi raccomando, PISAPIA LA BEFANA SI PORTA VIA
 

Un paio di cose sulla morte di Osama Bin Laden che credo di aver capito ed un altro paio che meglio di no. Ma ho deciso di non


Dunque,  morto è morto. Credo che uno come Obama non si sarebbe sbilanciato se non avesse avuto l’assoluta certezza. Se c’è un dubbio, o se è una balla, a quel livello non si espongono di persona. Mandano avanti qualcuno di più sacrificabile.
Come è morto forse non lo sapremo mai davvero, e neppure quando è morto.
Lo so, in questo momento mi sto immaginando anche io col cappuccio sulla testa, in un angolo, nella parte del complottista ossessionato e devo dire che mi stona. Ma penso che, se non ci possono essere ragionevoli dubbi sulla morte di Osama, ce ne possano essere molti di più sulle effettive circostanze in cui è avvenuta.
Mi spiego: se io fossi il presidente di [mettete voi il nome di una qualsiasi nazione democratica occidentale], una volta scoperto il covo in cui si nasconde l’arcinemico della mia democrazia illuminata non manderei qualcuno ad ucciderlo subito. Cercherei prima di capire se è ancora in grado di nuocere come un tempo, di scoprire se ha dei contatti o delle protezioni, magari lo farei catturare e tenterei di cavargli tutte le informazioni possibili.
Poi, una volta avute tutte le informazioni che mi servono, potrei anche dare la bestia in pasto alle masse.
Questo farei io, che non sono una cima ma neanche l’ultimo dei cretini, se fossi il presidente di quel paese lì. Questo credo che farebbe chiunque.
Per cui faccio fatica a pensare che Obama, che invece è una cima davvero, o qualcuno dei suoi tanti e preparati consiglieri, non abbiano pensato la stessa cosa.
Poi c’è questa cosa che, in my personal opinion, trovo comunque aberrante l’idea del capo di una odierna democrazia occidentale che, a sangue freddo, ordina l’uccisione di qualcuno.
Questo a prescindere da considerazioni religiose che, se devo dirla tutta, non mi interessano. Non sono io quello che cita dio anche nel discorso di insediamento. Anzi, io non cito dio e basta, almeno non in modo riferibile.
Una democrazia moderna ha un ordinamento giuridico, il quale normalmente prevede per l’imputato di qualsiasi crimine, anche il terrorismo, la celebrazione di un processo, l’emissione di una sentenza di condanna e poi, alla fine di tutto l’iter giudiziario, l’esecuzione della pena, fosse anche quella di morte.
Qui sono stati saltati almeno un paio di passaggi. Se devo dirla tutta ‘sta cosa non mi piace.
 

La grande regione moderna nel grande paese moderno


 
Stamattina appena  sveglio, dopo essermi reso conto di tutte le cose di cui è necessario rendersi conto dopo il risveglio, ho ben pensato di prendere delle decisioni. Non roba che cambia la storia di un paese, cose piccole, normali, un po’ fastidiose ma necessarie.
La prima è che, avendo oggi incassato lo stipendio, sarebbe stata una buona idea pagare la multa che ho ritirato in posta il mese scorso (quella per cui son dovuto andare due volte).
La seconda è che, avendo oggi incassato lo stipendio, sarebbe stata una buona cosa pagare il bollo auto che scade, giustappunto, a fine mese.
“Poco male – ho pensato – come l’ho incassato lo spendo, e non ci penso più”.
Siccome siamo un grande paese moderno, e mi pregio di vivere nella più moderna delle regioni del grande paese moderno, ho deciso di assolvere alle mie incombenze comodamente da casa, sfruttando le moderne tecnologie.
Ho acceso il macbook, sono entrato nel sito del mio moderno conto bancario on-line, ho preso la multa, ho compilato il form con i dati della multa, ho avviato l’operazione e, taaac.

[BESTEMMIA]

“Il conto corrente postale indicato non è abilitato alle operazioni on-line.”
Riprovo, che magari ho sbagliato a digitare qualcosa. Taaac.

[DOPPIA BESTEMMIA, CARPIATA]

“Il conto corrente postale indicato non è abilitato alle operazioni on-line.”
Insomma, il moderno Comune capoluogo della regione più moderna del paese moderno in cui mi tocca di vivere, si affida al BancoPosta per incassare le multe, e BancoPosta incassa le multe su un conto non abilitato alle operazioni on-line, in modo da essere certi che le commissioni non se le pappi qualche altra banca, immagino.
E in modo da essere certi che il povero suddito, pardòn cittadino, abbia la sua razione quotidiana di code e burocrazia.
“Vabbè – ho ingenuamente pensato – vediamo almeno di risolvere quell’altra cosa”.
Pagamenti. Taaac. Bollo auto. Taaac. Selezionare la Regione di pagamento. Taaac.

[TRIPLA BESTEMMIA CARPIATA CON AVVITAMENTO E SUPERCAZZOLA]

La regione più moderna del mio beato cazzo nel paese moderno della mia fava di minchia non è convenzionata per il pagamento del bollo con la mia banca. Bisogna passare o dalla sua banca, O DALLE FOTTUTISSIME POSTE DEL CAZZO, O DAL SITO DI QUELLA FOTTUTISSIMA MAFIA CHE È L’ACI.
TUTTO PER RENDERE COMODA LA VITA DEI SUDDITI.

[BESTEMMIE A DIO ALLA MADONNA E A TUTTI GLI ANGELI IN COLONNA]

Smettere di fumare è facile / 2

Son quasi tre settimane che non accendo un sigaro e ancora non ho ucciso nessuno.
Dopo la prima settimana ho anche smesso di pensarci continuamente (non proprio continuamente, a corrente alternata)(fumo-figa-fumo-figa-fumo-figa)(Adesso penso tre volte figa e una volta fumo, come prima di smettere)(Vabbé).
Ogni tanto ho voglia di fumare, esattamente come prima di smettere, solo che adesso invece che accendere un sigaro mi tengo la voglia.
Non ho notato particolari effetti sulla mia salute generale.
Non respiro meglio di prima, continuo a respirare l'aria di Milano.
Non faccio finalmente 5 piani ci scale senza il fiatone, prendo l'ascensore come prima.
Ho speso un po' meno soldi in sigari, ma non sono diventato ricco.
 

Abbracciatori di tubi di scappamento

Io quelli che mi stanno sul cazzo oggi sai chi sono?
Lo vuoi sapere?
Te lo dico, sono quelli che fanno tanto gli ecologici che "io non ho la macchina non ho neppure la patente io vivo bene nella natura, io" e poi a fare la spesa mica ci vanno a piedi, no, mica ci vanno in bici, no, loro ci vanno coll'autobus da 50 posti.
Svariate tonnellate di enorme coso arancione, pieno zeppo di gente, che brucia come un gran premio di Formula 3000, per una bottiglia di latte e quattro michette.
E poi gli inquinatori sono gli altri.

 

Ventuno uno undici

Oggi è il 21/01/2011. Una data che, dietro la sua apparenza quasi insignificante, non vuole dire assolutamente niente.
Domani sarà il 22/01/2011, e se non altro sarà il compleanno del fratellino. Fategli gli auguri, da bravi, anche se il suo blog è messo maluccio. Il blog, lui invece sta bene e sono certo che se fosse qui vi farebbe ciao ciao con la manina.
Il 21/21/2012 invece uguale, non vorrà dire niente.
Neppure io voglio dire niente, ma mi sto annoiando e ho deciso di scrivere un post, tanto per fare qualcosa e arrivare all'ora di uscita.
Lasciate perdere, passate oltre, ma se il 21/12/2012 succederà qualcosa di strano ricordatevi di me.