Onorevole, quanto prende?

Sulla polemica riguardo la retribuzione dei nostri parlamentari la penso più o meno come Ivan Scalfarotto, non è un problema di quanto prendono, ma di cosa fanno per meritarsi quello che prendono.
Il fatto che invece mi pare debba scandalizzare di più è che non si riesce a deteminare una cifra esatta. Hanno messo in piedi un tale gioco delle tre carte, tra indennità, retribuzione vera e propria, diaria, rimborsi ed altre voci varie, che sembra quasi impossibile poter stabilire  quanto incassa al mese un parlamentare italiano. Alla faccia della trasparenza.
Che poi ci siano anche i parlamentari che si ostinano a sostenere che con tutte le spese che hanno i soldi che prendono sono pochi è addirittura un insulto alla decenza ed all’intelligenza di chi prende circa 1300 € al mese e si ritrova regolarmente alla terza settimana senza il becco di un quattrino. Ma questa è, come sempre, un altra storia.
Oltretutto i parlamentari sono tanti, quasi un migliaio, ma sono la punta dell’iceberg del costo della politica. Noi stiamo a fare le pulci alla punta, ma quello che rischia di affondare la baracca è il corpo, che sta sott’acqua e ci tiene a restarci, ed è fatto di quelle migliaia di politicanti e mezze tacche, amministratori di società ed enti pubblici, consorzi, municipalizzate  e chi più ne ha e più ne metta che vivono campando di politica e amministrando, a volte senza alcuna specifica competenza, beni pubblici.

Caro leghista

Caro leghista che adesso ti senti all’opposizione e sbraiti concetti beceri e senza senso (esattamente come quando eri al governo, peraltro), mi ero preparato un discorsetto abbastanza lungo e dettagliato per te, ma poi ho pensato a quello che sei, a cosa voti e a cosa pensi producono i tuoi 2 neuroni attivi ed ho deciso di semplificare il concetto: vaffanculo.
Sul serio, pensavo di chiederti dov’eri e cosa pensavi quando i tuoi paladini, invece che ergersi a difensori della povera gente come fanno adesso, stavano in una maggioranza parlamentare che invece che occuparsi della crisi (che c’era già da prima, mica se l’è inventata adesso Monti) passava tutto il suo tempo a occuparsi delle intercettazioni di Silvio (quelle sì che erano un problema di tutti gli italiani) o depenalizzava il falso in bliancio, o votava per certificare che il parlamento era davvero convinto che berlusca credesse che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Però lo so dov’eri, caro leghista. Eri esattamente dove sei adesso, e pensavi le stesse cose sconclusionate che pensi adesso, che consistono più o meno in un “L’ha detto il Bossi”.
Quindi semplifico, caro leghista, vaffanculo.
Vaffanculo tu, la tua padania inesistente e vaffanculo anche al tuo Bossi, che nel frattempo ha piazzato il figlio genio (non voglio sapere com’è l’altro) nel Consiglio Regionale Lombardo, 15.000 € al mese presi anche dalle tue tasche, caro leghista.
Questo capisci, vaffanculo. Questo ti do.

Dopo Napoli – Milan

Per un attimo, ma solo per un attimo, avevo quasi pensato di titolare "vedi Napoli e poi muori", ma cè un limite all'uso di luoghi comuni oltre il quale questo blog potrebbe esplodere, per cui ho lasciato perdere. Siccome nulla deve restare impunito ho pensato di farvelo sapere comunque.
Dunque, dopo la partita col Barcellona ci siamo tutti gasati per la ritrovata solidità difensiva del Milan. Che poi uno dice, "solidità difensiva, ma se avete preso due pere?". Sì, solo due pere. Solidità difensiva. Catenaccio.
Ha funzionato. Almeno lì, una settimana fa.
Visto che tre giorni dopo per scrollarsi di dosso la frustrazione il Barça ne ha fatte 8 di pere, ai malcapitati dell'Osasuna, le nostre due sono da considerarsi al momento un ottimo risultato.
Di fatto col Napoli la solidità difensiva non s'è vista, per questo questo e quest'altro motivo. Che non starò ad elencare, perché siamo tutti allenatori nel profondo del nostro cuore e tutti abbiamo una ricetta diversa.
Di fatto la scelta di utilizzare i giocatori esperti (l'esperienza si accompagna all'età) per sostituire altri giocatori esperti e malconci non ha dato grandi frutti.
Forse, ma dico solo forse, l'idea di sfruttare questo momento per sperimentare qualche giovane non sarebbe poi così male.
Son due mesi che ci fracassano i testicoli con Al Sharawy, il campione del futuro, il ragazzino che ha portato il Padova ai playoff, la nuova speranza del calcio galattico; perché non farlo giocare dall'inizio contro l'Udinese, invece che buttarlo in mezzo al campo a partita ormai segnata come contro il Napoli?
E' un'idea, di quelle che vengono ai tifosi quando vedono la propria squadra perdere giocando con gente che passeggia sfiatata in mezzo al campo.
E' ovvio che culo di legno ha ancora un tocco di palla che lévati, ma non regge più di una partita al mese, figuriamoci due in 6 giorni.

 

Milano anno domini 1011

Succede che con cadenza quasi annuale mi tocca avere a che fare, per i motivi più svariati, con l’italica burocrazia ed i suoi apparati infernali. Ogni volta ne esco con la convinzione che il solo scopo della loro esistenza è riconfermare , se mai ce ne fosse bisogno, che sudditi siamo, sudditi resteremo e da sudditi moriremo, in coda ad uno sportello.
Questa volta tocca all’INPS e al Comune di Milano.
Ma quale sia l’ente o la struttura del momento e che cosa faccia non fa differenza, in fondo sono tutti uguali.
Bollatemi pure di qualunquismo, se credete. Nella mia esperienza personale però non ricordo una sola occasione in cui una qualsiasi pratica si sia risolta senza dover tornare almeno una volta allo stesso sportello,e senza aver fatto tappa da un’altra parte. Manca sempre qualcosa, che deve essere rilasciata da un altro ufficio e non esiste una volta che te lo dicano in anticipo, in modo da arrivare con tutto pronto.
Chi ha mai goduto degli assegni per il nucleo familiare (ANF, per gli amici) sa come funziona normalmente. La domanda per percepirli si consegna alla propria azienda, la quale paga e poi recupera dall’INPS.
Dato  però che vivo nel peccato c’è prima un ulteriore passaggio, la richiesta di autorizzazione all’inclusione di piccoletta nel mio nucleo familiare, che diversamente dalla richiesta di pagamento deve essere portata direttamente all’INPS. Oppure spedita per raccomandata, ma se poi manca qualcosa bisogna aspettare che la ricevano, che la guardino e che si degnino di comunicarlo. In ogni caso una coda ci scappa, se non è all’INPS è alle poste. Visto che con le poste ho già dato in passato, ho deciso di andare direttamente all’INPS. Non bisogna mai farsi mancare niente.
Pertanto, una volta scaricato il modulo, dopo aver letto varie volte le istruzioni (non so chi le ha scritte, ma il male che gli auguro non lo posso riportare qui per decenza), l’ho compilato e settimana scorsa sono andato allo sportello della sede INPS a consegnarlo.
Fatta la solita, immancabile, coda allo sportello mi segnalano che manca qualcosa (te pareva): oltre alla richiesta debitamente compilata e firmata, devo produrre una dichiarazione della S.S. firmata e accompagnata da copia del suo documento d’identità (il campione di DNA lo chiederanno la prossima volta)  attestante che lei non percepisce gli ANF, e uno stato di famiglia storico alla data di nascita della piccoletta, per dimostrare che quando è nata io ero residente nella stessa casa (non so cosa cambi, ma questa è la spiegazione che mi hanno dato)(adesso invece potrei anche essermi trasferito in Papuasia, o averci trasferito lei, non so)(ma che se ne andassero affanculo tutti).
Evidentemente il fatto che io sottoscriva nella richiesta esattamente le stesse informazioni, assumendone le responsabilità di fronte alla legge (e un po’ anche a dio e alla madonna, abbondantemente chiamati in causa all’uopo) non basta. Sono precisi questi dell’INPS. Peccato che nelle istruzioni del maledetto modulo tutto questo non ci sia. Precisi ma un po’ distratti. Birbantelli.
Pertanto stamattina sono passato in anagrafe per richiedere il certificato storico. Il quale è storico davvero, per cui non possono mica produrmelo al momento semplicemente ripescando i dato in un archivio informatico.
Altrimenti si chiamerebbe stato di famiglia moderno.
Eh no. E’ storico, cazzo, STORICO. Bisogna risalire fino al 2007. Mica pizza e fichi.
Pertanto stamattina mi hanno rilasciato soltanto una ricevuta, storica anch’essa. Una strisciolina di carta ingiallita e dotata del tipico odore della carta vecchia, quella che emana dai vecchi libri dimenticati in soffitta.
Ho chiesto quanto devo aspettare. La risposta è stata il classico “non so”.
Qualcuno (qualcuno chi? Gli gnomi degli archivi? Una squadra di speleologi archivisti?)(immagino i preparativi per la spedizione, roba che Indiana Jones è una bibliotecaria) dovrà andare fisicamente a ripescare in archivio la documentazione necessaria (così mi è stato detto), che a questo punto immagino essere stata vergata a mano su una preziosa pergamena filigranata con rarissimi peli pubici di vergine albina.
Dato che devono andare a cercare in questi fantomatici archivi (e soprattutto dato che siamo oltre metà luglio, ho pensato io, per cui prima di un mese e mezzo non se ne parla) l’unica cosa che posso fare è aspettare che il Comune mi richiami.  E cara grazia che mi richiameranno loro e non dovrò andare io più volte a vedere se hanno trovato qualcosa.
Quando ciò avverrà potrò finalmente andare a ritirare il mio certificato storico (ovviamente dopo aver fatto la solita coda) per poi rimettermi in coda all’INPS per completare la documentazione per la richiesta di autorizzazione. Che mi arriverà per posta, a questo punto non prima della pasqua del 2012, ovviamente tramite raccomandata. Quindi, dopo aver fatto la coda alla posta (il destino è cinico e baro, ‘sto bastardo) per ritirare la raccomandata dell’INPS, potrò finalmente presentare alla mia azienda la richiesta per gli ANF.
Non siamo mai usciti dal medioevo.  Luglio 2011, non 1011.
L’Italia non è mai uscita dal medioevo.
Ci sono due classi ben definite di persone, i privilegiati e i sudditi. Ciò che distingue i privilegiati non è solo la ricchezza economica, ma il potere che consiste nel fatto di non dover mai sottostare a queste vessazioni della burocrazia, al limite mandano qualcuno in loro vece ed a loro comunque arriva tutto subito.
Ecco, quando immagino una sorta di contrappasso per questa casta (termine che non mi piace molto, ma descrive la situazione meglio di tanti altri) non penso tanto di vederli lavorare 8 ore al giorno per uno stipendio che il mese dopo sarà già esaurito solo per acquistare beni essenziali (sarebbe comunque molto bello), ma li vedo mettersi in coda ad uno sportello, usando le proprie ore di lavoro e spendendo i loro soldi, costretti a passare da un ente all’altro per ottenere un certificato.
Li vedo sentirsi rispondere “no guardi, deve mettere un bollo da 11 centesimi, vada in posta dall’altra parte della strada e poi torni qui a rifare la coda. E mi raccomando, settimana prossima si ricordi di tornare per portare il modulo verde b32 in tre copie autenticate, necessario per ottenere il salvacondotto rosa d6 preliminare all’apertura della pratica per verificare se ci sono i requisiti per il conseguimento del certificato. E non si dimentichi il consenso dei parenti fino al terzo grado, con la delega del cane e la foto tessera del pesce rosso”.

(Nella foto la ricevuta storica. Ho cancellato solo il numero della pratica ed i nomi mio e del funzionario. Sì, avete letto bene, Parla ancora di Lire.)

È lunedì. Ieri ho avuto il primo assaggio di nulla della stagione ed ancora mi sento addosso il concentrato di noia cosmica universale totale globale. Roba che ti resta attaccata addosso per giorni, un grigiume persistente che farebbe sembrare allegro e interessante anche un reading di poesie di Sandro Bondi.

Approposito, Nina, lo sto scrivendo il post sul posto più noioso dell’universo. Manca poco. Dimmi quando sei pronta pure tu e facciamo scattare il contest.
Fine dell’approposito.

Milano si sta progressivamente svuotando. Saranno gli zingari che rapiscono i milanesi, come da programma elettorale. Ci pensavo stamattina mentre facevo il mio tortuoso percorso verso l’ufficio. Tortuoso perché tra cantieri per la M5 e cantieri per il teleriscaldamento hanno chiuso almeno una buona metà delle strade che faccio di solito. Per non parlare dei cantieri per le moschee di quartiere. Il fatto è che da un giorno all’altro riaprono dei pezzi e ne chiudono degli altri, per cui quando parto non so mai che giro mi toccherà fare. Si scoprono cose, è un po’ come fare il turista. Peccato che invece che metterci la metà del tempo, come dovrebbe essere visto che non c’è traffico, ce ne metto il doppio.
Milano è una città che trova sempre un modo creativo per farsi amare.

 

Tornare è un po' morire 2011

Son stato via due settimane e non è cambiato il mondo, anche se un paio di cosette sono successe.
Dato che di quel che è successo nel mondo probabilmente ne sapete  più di me, non mi resta che un resoconto frettoloso di quel che è successo a me. Se l’argomento non interessa mi chiedo che ci venite a fare su questo blog (lasciate perdere, sono appena rientrato, magari poi il mio umore migliora).
Ho letto tutto “Presagi di tempesta” nei primi 4 giorni. Poi, siccome stupidamente non mi ero portato altri libri (pensavo che le oltre 800 pagine sarebbero bastate), mi sono dedicato alla quinta serie di supernatural. E a metà della sesta.
Alta cultura, come potete vedere.
A questo punto dovrebbero seguire una dotta recensione del libro, dettagliata anzichenò, e una recensione un po’ meno dotta del telefilm, ma francamente ho addosso uno spleen tale che proprio non mi passa manco per la capa.
Per cui vi basti sapere che mi sono piaciuti entrambi, che temevo che Brandon Sanderson non sarebbe stato così bravo a completare l’opera di Robert  Jordan e invece mi sono ricreduto.
Poi ho fatto altre cose, ho mangiato ottimi pesci ed ottimi pezzi di carne, ho bevuto un po’ di vino e un po’ di birra, ho sciacquettato le mie terga nell’acqua del mare, ho insegnato alla treenne a stare a galla nel periglioso mare, ho visto tramonti ed eclissi di luna, ho fatto 421 foto di cui almeno 300 alla piccoletta o a sua madre, ho seguito con apprensione prima e con gioia poi le sorti dei referendum, ho visto cose e fatto cose, ma poche, il meno possibile.
Ed alla fine son tornato, mannaggia a me e alle pessime idee.

 

Un paio di cose sulla morte di Osama Bin Laden che credo di aver capito ed un altro paio che meglio di no. Ma ho deciso di non


Dunque,  morto è morto. Credo che uno come Obama non si sarebbe sbilanciato se non avesse avuto l’assoluta certezza. Se c’è un dubbio, o se è una balla, a quel livello non si espongono di persona. Mandano avanti qualcuno di più sacrificabile.
Come è morto forse non lo sapremo mai davvero, e neppure quando è morto.
Lo so, in questo momento mi sto immaginando anche io col cappuccio sulla testa, in un angolo, nella parte del complottista ossessionato e devo dire che mi stona. Ma penso che, se non ci possono essere ragionevoli dubbi sulla morte di Osama, ce ne possano essere molti di più sulle effettive circostanze in cui è avvenuta.
Mi spiego: se io fossi il presidente di [mettete voi il nome di una qualsiasi nazione democratica occidentale], una volta scoperto il covo in cui si nasconde l’arcinemico della mia democrazia illuminata non manderei qualcuno ad ucciderlo subito. Cercherei prima di capire se è ancora in grado di nuocere come un tempo, di scoprire se ha dei contatti o delle protezioni, magari lo farei catturare e tenterei di cavargli tutte le informazioni possibili.
Poi, una volta avute tutte le informazioni che mi servono, potrei anche dare la bestia in pasto alle masse.
Questo farei io, che non sono una cima ma neanche l’ultimo dei cretini, se fossi il presidente di quel paese lì. Questo credo che farebbe chiunque.
Per cui faccio fatica a pensare che Obama, che invece è una cima davvero, o qualcuno dei suoi tanti e preparati consiglieri, non abbiano pensato la stessa cosa.
Poi c’è questa cosa che, in my personal opinion, trovo comunque aberrante l’idea del capo di una odierna democrazia occidentale che, a sangue freddo, ordina l’uccisione di qualcuno.
Questo a prescindere da considerazioni religiose che, se devo dirla tutta, non mi interessano. Non sono io quello che cita dio anche nel discorso di insediamento. Anzi, io non cito dio e basta, almeno non in modo riferibile.
Una democrazia moderna ha un ordinamento giuridico, il quale normalmente prevede per l’imputato di qualsiasi crimine, anche il terrorismo, la celebrazione di un processo, l’emissione di una sentenza di condanna e poi, alla fine di tutto l’iter giudiziario, l’esecuzione della pena, fosse anche quella di morte.
Qui sono stati saltati almeno un paio di passaggi. Se devo dirla tutta ‘sta cosa non mi piace.
 

Obama Bum Bum

Mi chiedo come la morte di un uomo possa essere un evento da festeggiare. Alle volte, però, lo è.
Osama Bin Laden ha festeggiato, da vivo, innumerevoli morti di uomini che, sicuramente, erano molto più innocenti di lui. Ora mezzo mondo sta festeggiando la sua morte e io non faccio fatica a comprenderne il motivo.
Io non credo in quella storia che i morti meritano tutti rispetto. Anche da morto, quando non puoi più fare niente di male, ti porti dietro il peso di tutto quello che hai fatto in vita. Se uno da vivo era uno stronzo l’unico miglioramento che gli porta la morte è il fatto che, almeno direttamente, non può più nuocere.
Sperando di non dover iniziare presto il conto dei morti che verranno, adesso, in nome suo.