Allegri, sull’orlo di una crisi di nervi

L’importante era qualificarsi. Il 3-0, oltre ad essere un risultato un po’ bugiardo, è grasso che cola. Ma ben venga.
La palma del migliore in campo la do senza ombra di dubbio a Supermario. Non solo per come ha giocato ieri, ma perché lo è a prescindere.
Visto da vicino, e ieri sera mi son concesso il lusso di vederlo dal primo anello arancio, più vicino c’è solo il guardalinee, si apprezza di più il fatto che il suo controllo di palla pare non aver nulla da invidiare a quello di Ibrahimovic. E soprattutto si apprezza molto di più la sua partecipazione al gioco della squadra. Se qualcuno lo descrive come un giocatore che sta fermo in area ad aspettare palloni piovuti da cielo o mente o ha visto un’altra partita.
Certo, non arretra fino a fare quasi il terzino come El Shaarawy, ma spazia su tutto il fronte offensivo e spesso arretra quanto basta per trovare più spazio per se e cercare l’assist o fare partire l’azione.
Detto questo, dalla posizione privilegiata di ieri ho visto un Milan discreto, non buono né spettacolare. Ma sufficiente a superare il turno, complice anche qualche imprecisione di troppo degli attaccanti del PSV e grazie anche a Abbiati, che per una sera ci ha risparmiato papere e altri pennuti.
Chi non ci ha risparmiato nulla del suo campionario peggiore sono stati Zapata ed un po’ anche Muntari (molto meglio Poli, che però è entrato a partita quasi finita, anche se è stato fondamentale per il terzo gol.).
Nella lista dei migliori metto anche De Jong, De Sciglio, El Shaarawy e Boateng, ma più per i due gol che per come ha giocato.
Montolivo altalenante e nervoso. Continuo a pensare che non sia del tutto all’altezza delle aspettative, ma staremo a vedere.
Se ho dimenticato qualcuno si vede che era dimenticabile.
La partita di ieri non mi fa certo cambiare idea su Allegri, che continuo a ritenere un allenatore non da Milan. Anzi in un certo modo le conferma, perché ancora una volta si passa da un Milan fiacco e inguardabile come quello di Verona ad un Milan determinato, anche se magari non bellissimo, in pochi giorni e senza soluzione di continuità (era da tempo che volevo usare questa espressione) ed entrambi sono “il Milan di Allegri”, per il semplice motivo che non esiste un vero e proprio “Milan di Allegri”. In tre anni l’unica costante è stata questa incostanza, dovuta al fatto che non c’è un vero e proprio gioco della squadra.
Oltre a questo ci sono le questioni di mercato. É apparso ancora una volta evidente che quello che serve come l’ossigeno è un buon difensore centrale, oltre ad un centrocampista, per cui fatico a spiegarmi la sua insistenza su Matri, che oltre a non essere né un difensore né un centrocampista, non è neppure un attaccante in grado di spostare gli equilibri di un campionato e, coi suoi 29 anni suonati, fatica anche ad essere inserito nel fantomatico “progetto giovani”.
Per il resto non ho visto nulla del dopopartita, per cui non commento le dichiarazioni di Allegri sulle sue presunta dimissioni.
Battuta o non battuta, ho sempre pensato che le dimissioni sono una cosa seria, per cui o si danno o non si danno. Punto.