Ciao Lucio

Mah.
Boh.
Alla fine noi blogger siam gente strana. Un po’, immagino, come certa gente che scrive canzoni (in questo senza nemmeno pensare di volermi paragonare, sia ben inteso). Sentiamo una notizia triste, ci scappa quasi la lacrimuccia e poi, appena becchiamo una tastiera, giù a buttare parole sullo schermo bianco, pensando magari di fare chissà quale capolavoro.
Comunque oggi è morto Lucio Dalla, ed io da ascoltatore distratto – alcuni suoi dischi li avrò quasi consumati, ma a differenza di quanto succede con Guccini fatico quasi a ricordarmi i titoli delle canzoni – ho sentito alla notizia quella tristezza che ti viene quando ti dicono che se ne è andata una persona cui sai che avresti dovuto volere più bene.
Ci sono momenti in cui probabilmente Dalla è stato il più grande di tutti, ma non ce ne siamo resi conto noi e forse neppure lui. Ripensandoci probabilmente è pure giusto e bello che sia stato così.
Personaggio strano, ma sempre e profondamente, almeno a quanto ne posso sapere io, coerente con se stasso e con l’immagine di se stesso, roba mica da poco di questi tempi.
Autore di canzoni che continueremo ad ascoltare tra qualche decina di anni come se fossero appena uscite, e di altre che magari scopriremo più avanti, dopo averle tremendamente sottovalutate.

Non so come la prenderebbe Dalla, ma per salutarlo mi viene da citare una canzone proprio di Guccini:

se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma in questo mondo ci  ha schiaffato Lui.

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni…

La svolta della serata

Stasera si torna finalmente a soffiare un po’ di aria nel tubo, dopo un paio di settimane di inattività. Già da sola questa è una buona notizia.
Non ho mai avuto, per ovvi motivi anche anagrafici (ho cominciato a suonare a 30 anni suonati e suono ormai solo una volta alla settimana col mio maestro di sax), l’ambizione di diventare un moderno Charlie Parker bianco (neppure un moderno Fausto Papetti, per dire), ma il settimanale appuntamento con queste lezioni di sax è diventata l’occasione per staccare da tutto il resto del mondo e godermi una meritata serata libera, per cui quando per qualsiasi motivo salto un turno il mio umore ne risente.
La parte migliore della notizia è che stasera ci sarà pure il mio buon vecchio amico pianista, per cui la serata si fa interessante sia sotto l’aspetto musicale (quasi mi vergogno un po’ a fingere di essere un musicista, ma questa è un’altra storia) che sotto l’aspetto della serata in sé.
La svolta definitiva della serata sarà dopo la lezione di sax, quando finalmente ci troveremo a scambiare un paio di chiacchiere in compagnia di una rossa.
Questa:

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I 10 dischi del 2010 secondo Bisax

Ogni anno, ormai da un po’, mi diverto a fare la stessa classifica dei dischi dell’anno.  Sta diventando una tradizione e non intendo interromperla quest'anno, anche se devo confessare che ho avuto poco tempo per ascoltare musica nuova.
Non troverete pezzi mainstream, niente roba che gira in televisione o sui grandi circuiti radiofonici. Non ho la pretesa di fare una classifica definitiva né risolutiva, ma spero che qualche spunto rimanga.
Ecco i dieci dischi del 2010 in my humble opinion.

  • Canzoni strabiche – Lello Montagard – Folk etnico -Una sorpresa, questo cantautore lucano va giù come un piacevole amaro dopo una cena pesante, e non lascia postumi fastidiosi;
  • Oooops, I Lost My Pooh – Jamie Lihn Polpson – Pop & Roll -Certo, il genere è quello che è, non entra certo nella storia della musica, ma l'ascolto è piacevole e lei ha due grandi tette;
  • Me le suono e me le canto - I farlocchi's – Ethnic gossip -Nulla di ciò che fanno e cantano è vero, a cominciare dagli strumenti che usano, tutti in cartongesso, ma sono stilosissimi;
  • Seven years in Burma – The Fassins – Politically correct -Dopo il disco dell'anno scorso una conferma, i The Fassins sfornano un capolavoro dietro l'altro;
  • Ogni tanto mi organizzo per tempo – I Geometri – Disco dance -inizia il disco e tu inizi a battere il piedino;
  • Jump – Tennessee Bartender – Ipnothic Blues -Poi dicono che la musica del diavolo non è capace di rinnovarsi;
  • La Segretaria di Direzione ha le gambe storte – CGIL – Folk Denigratorio-Il pezzo migliore della trilogia sulla segretaria di direzione, il più ironico e tagliente, dopo "la segretaria di direzione lecca il culo al capo", un po' troppo crudo, e "La segretaria di direzione a me non me la da", un po' troppo autoreferenziale;
  • Kill the Devil and drink his blood – The lullabies of violence – Sentimetal -Ritmo, rumore, un pizzico di poesia ed un packaging delizioso;
  • Where is the ball? – Dida – Disaster pop -Disarticolato, fuori tempo, fuori luogo;
  • I can't smile anymore, but I love you however – The president of bananas – Absolution pop– Sound dolce e musica di prescrizione.

 

I funerali di Michael Jackson

Sarà un evento storico, il più grandioso funerale della storia, il primo a pagamento.

E’ già partita l’asta per i biglietti, c’è chi è arrivato a pagare fino ad 8mila dollari. Però i bambini sotto i 12 anni entrano gratis.

E’ già stata programmato un tour mondiale con oltre 50 date.
Per quella di Memphis si vocifera di una partecipazine straordinaria dell’ex suocero di MJ, la salma di Elvis Presley.

I fans non stanno, letteralmente, nella pelle. Come MJ, da anni.
Secondo i rumors la cerimonia sarà molto toccante. Il momento clou sarà l’esposizione delle bare, bianchissime, una più grande per il corpo dell’artista ed una più piccola per il naso.

QUANDO I FINOCCHI FANNO AAAARGH

 

Mi scuso o non mi scuso per il titolo poco politically correct? Non mi scuso.

Questo post serve solo per precisare, nel caso non fosse già abbastanza chiaro, che della prossima canzone di Povia me ne frega esattamente quanto delle altre, cioè meno di zero. Esattamente come del suo autore.

E’ che spesso a prendere una posizione contro qualcosa di sgradevole, soprattutto se il suo effettivo peso specifico gira intorno allo zero, si rischia di dargli molta pià importanza di quella che merita. Rischio che corro anche con questo post, per cui non mi dilungo olt…