Mah.
Boh.
Alla fine noi blogger siam gente strana. Un po’, immagino, come certa gente che scrive canzoni (in questo senza nemmeno pensare di volermi paragonare, sia ben inteso). Sentiamo una notizia triste, ci scappa quasi la lacrimuccia e poi, appena becchiamo una tastiera, giù a buttare parole sullo schermo bianco, pensando magari di fare chissà quale capolavoro.
Comunque oggi è morto Lucio Dalla, ed io da ascoltatore distratto – alcuni suoi dischi li avrò quasi consumati, ma a differenza di quanto succede con Guccini fatico quasi a ricordarmi i titoli delle canzoni – ho sentito alla notizia quella tristezza che ti viene quando ti dicono che se ne è andata una persona cui sai che avresti dovuto volere più bene.
Ci sono momenti in cui probabilmente Dalla è stato il più grande di tutti, ma non ce ne siamo resi conto noi e forse neppure lui. Ripensandoci probabilmente è pure giusto e bello che sia stato così.
Personaggio strano, ma sempre e profondamente, almeno a quanto ne posso sapere io, coerente con se stasso e con l’immagine di se stesso, roba mica da poco di questi tempi.
Autore di canzoni che continueremo ad ascoltare tra qualche decina di anni come se fossero appena uscite, e di altre che magari scopriremo più avanti, dopo averle tremendamente sottovalutate.
Non so come la prenderebbe Dalla, ma per salutarlo mi viene da citare una canzone proprio di Guccini:
“se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.
E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma in questo mondo ci ha schiaffato Lui.
E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni… “


