A cazzo di cane

Ovvero il modo tipico di fare le cose in Italia. Purtroppo.
Poi c’è ancora chi mi guarda storto quando dico che non mi dispiacerebbe se venissimo invasi dagli svizzeri.
Faccio due brevi esempi (il termine brevi prendetelo con le molle), uno che riguarda un ambito pubblico ed uno che riguarda un ambito privato, per non fare torto a nessuno.

L’esempio pubblico: le strisce blu in zona Bonola. Lo so, qualcuno può anche ritenere che ormai ho sfrangiato le gonadi con questa storia, ma è una di quelle vicende che non smettono mai di riservare sorprese.
Settimana scorsa ho scritto che sarebbero partite da lunedì 19 marzo, perché questa era l’informazione ufficiale che mi era stata data.
In effetti lunedì mattina la maggior parte dei cartelli in zona era stata scoperta e mi è stato assicurato che c’era anche un uomo con una giacchetta ATM che vendeva i gratta e minchia sosta nel parcheggio del mercato (semivuoto).
Ieri un collega è andato in edicola a fare una scorta dei maledetti grattini e l’edicolante, dopo averglieli comunque venduti, gli ha detto di non usarli subito perché sarebbe partito tutto dal 29 marzo. Apriti cielo.
M’è toccato rifare il solito giro di telefonate. In sintesi: il consiglio di zona non sa niente del 29, loro hanno in mano un volantino del Comune che parla del 19 ma oltre questo, dato che non è loro competenza, non sanno. Consigliano di chiamare l’anagrafe. Stessa medesima risposta dai vigili. L’anagrafe dice che loro sanno che la partenza è quella del 19, ma oltretutto non hanno ancora finito di distribuire tutti i pass ai residenti.
L’ATM mi dice che a loro risulta che la zona Bonola come sosta a pagamento non è ancora attiva. Ma, però, forse, invece, dipende dal Comune, non sanno. Ovviamente non sanno neppure dirmi da quando a loro risulterà attiva.
Oltre al danno (la tassa sul lavoro) la beffa: c’è chi sta già pagando 4 € al giorno di sosta, senza che nessuno sappia dire con certezza se lo deve fare o se sono soldi buttati (in realtà buttati non sono, ATM incassa comunque).
Fate voi le somme, intanto dico la mia: il Comune in uno slancio di ottimismo ha emesso l’ordinanza con inizio 19 marzo, poi si sono resi conto che non avrebbero distribuito tutti i pass residenti per tempo ed hanno chiesto all’ATM di aspettare a mandare i loro controllori della sosta (o come cazzo si chiamano adesso).

L’esempio privato: Banca Intesa San Paolo e Ac Milan unite nella vendita dei biglietti per Milan-Barcellona. I primi tre giorni della settimana sono stati dedicati alla vendita, solo presso gli sportelli della banca, a chi ha l’abbonamento in campionato.
Oggi era prevista la vendita, presso gli sportelli, on line sul sito acmilan.com, o presso i bancomat, a tutti i possessori di carta cuorerossonero. Da domani (ma mettetevi il cuore in pace), vendita libera a tutti.
Illudendomi che fossimo in un paese tipo chissacosa ho pensato che, se hanno detto che la vendita on line partiva oggi, alle zero e un minuto di oggi fosse possibile tentare l’acquisto. Niente da fare, in Italia l’internet fa orario d’ufficio, pause comprese.
Infatti ho atteso la mezzanotte per poi scoprire che la vendita sarebbe partita oggi alle 8,30. Alle 8,30 ero su un mezzo pubblico dell’ATM, per cui non ho potuto provare. Però arrivato in ufficio verso le 9,10 mi sono subito connesso al sito del Milan per tentare quella moderna diavoleria che è l’acquisto on line. Niente, bloccato, morto, fermo, piantato. Il sito è stato inutilizzabile praticamente tutta la mattina.
Ok, non demordo – mi son detto – ci lascerò una mezzoretta ma provo ad andare in banca, visto che è qua sotto.
Mi sono fatto mandare dal fratello copia dei suoi documenti e della sua cuorerossonero e ho preso un permesso.
Arrivato in banca ho trovato questo:
Ho aspettato una mezzoretta, poi ho mollato il colpo visto che non si muoveva niente. Son tornato in ufficio, dove periodicamente ho provato ad accedere al sito, sempre con lo stesso esito: più immobile di Seedorf in mezzo al campo.
Arrivata la pausa pranzo sono tornato in banca. Sorpresa, qualcosa si stava muovendo. Dopo un quarto d’ora d’attesa sono arrivato allo sportello, per scoprire che non c’è più un posto disponibile. Zero, niente, nulla, come i capelli di Galliani.
O come la capacità organizzativa applicata a questi eventi.

Onorevole, quanto prende?

Sulla polemica riguardo la retribuzione dei nostri parlamentari la penso più o meno come Ivan Scalfarotto, non è un problema di quanto prendono, ma di cosa fanno per meritarsi quello che prendono.
Il fatto che invece mi pare debba scandalizzare di più è che non si riesce a deteminare una cifra esatta. Hanno messo in piedi un tale gioco delle tre carte, tra indennità, retribuzione vera e propria, diaria, rimborsi ed altre voci varie, che sembra quasi impossibile poter stabilire  quanto incassa al mese un parlamentare italiano. Alla faccia della trasparenza.
Che poi ci siano anche i parlamentari che si ostinano a sostenere che con tutte le spese che hanno i soldi che prendono sono pochi è addirittura un insulto alla decenza ed all’intelligenza di chi prende circa 1300 € al mese e si ritrova regolarmente alla terza settimana senza il becco di un quattrino. Ma questa è, come sempre, un altra storia.
Oltretutto i parlamentari sono tanti, quasi un migliaio, ma sono la punta dell’iceberg del costo della politica. Noi stiamo a fare le pulci alla punta, ma quello che rischia di affondare la baracca è il corpo, che sta sott’acqua e ci tiene a restarci, ed è fatto di quelle migliaia di politicanti e mezze tacche, amministratori di società ed enti pubblici, consorzi, municipalizzate  e chi più ne ha e più ne metta che vivono campando di politica e amministrando, a volte senza alcuna specifica competenza, beni pubblici.

Il primo post del 2012

Gli anni non significano niente, se non il fatto che abbiamo compiuto un altro giro intorno al sole, per cui il fatto che abbia finito il 2011 bestemmiando e che inizi il 2012 cristando significa solo che c’è continuità nel flusso di propellente porcodioico che fa girare l’universo.
Non ringraziatemi, lo fo per piacer mio.

Il pacco natalizio aziendale

Anche quest’anno arriva il famoso pacco aziendale. Iooooh hoooo, non sto nella pelle dall’entusiasmo.
Comunque, lo apro, valuto il contenuto, lo richiudo.
Poi prendo il pacco dell’anno scorso, tiro fuori il contenuto, separo quello che si può salvare (bottiglia di vino, bottiglia di limoncello) da quello che non si può salvare (roba scaduta, robe che non mi interessano), metto le bottiglie nel pacco di quest’anno, butto via la roba scaduta, regalo ai colleghi che la vogliono la roba che non mi interessa (lenticchie sottovuoto dal chile, cotechini industriali da non so dove, torroni), a posto.
Ora devo solo fare in modo di non tenere qui anche questo pacco per un intero anno.

Averci un certo karma

Io per esempio stasera non ho cenato. Buono per la dieta, che devo predere un po’ di chili che avevo perso e ho ripreso. Ho anche fatto sport, ho preso a pugni un cazzo di citofono di merda e a calci un muro.
Poi mi sono fermato, per fare stretching.
Il citofono non l’ha presa bene, mai poi ho raccolto i pezzi e li ho rimessi insieme. Tanto funzionare non funzionava neppure prima.
Per la cena ho rimediato con un grappino, così magari non mi calmo ma non me ne frega un cazzo di niente, al terzo-quarto non sentirò neppure più la fame.
Ma anche da voi il lunedì sera i porconi fioccano come le nespole è foriero di maggiori tensioni, più che nelle altre serate, o è solo che io ho un karma di  merda?

Caro leghista

Caro leghista che adesso ti senti all’opposizione e sbraiti concetti beceri e senza senso (esattamente come quando eri al governo, peraltro), mi ero preparato un discorsetto abbastanza lungo e dettagliato per te, ma poi ho pensato a quello che sei, a cosa voti e a cosa pensi producono i tuoi 2 neuroni attivi ed ho deciso di semplificare il concetto: vaffanculo.
Sul serio, pensavo di chiederti dov’eri e cosa pensavi quando i tuoi paladini, invece che ergersi a difensori della povera gente come fanno adesso, stavano in una maggioranza parlamentare che invece che occuparsi della crisi (che c’era già da prima, mica se l’è inventata adesso Monti) passava tutto il suo tempo a occuparsi delle intercettazioni di Silvio (quelle sì che erano un problema di tutti gli italiani) o depenalizzava il falso in bliancio, o votava per certificare che il parlamento era davvero convinto che berlusca credesse che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Però lo so dov’eri, caro leghista. Eri esattamente dove sei adesso, e pensavi le stesse cose sconclusionate che pensi adesso, che consistono più o meno in un “L’ha detto il Bossi”.
Quindi semplifico, caro leghista, vaffanculo.
Vaffanculo tu, la tua padania inesistente e vaffanculo anche al tuo Bossi, che nel frattempo ha piazzato il figlio genio (non voglio sapere com’è l’altro) nel Consiglio Regionale Lombardo, 15.000 € al mese presi anche dalle tue tasche, caro leghista.
Questo capisci, vaffanculo. Questo ti do.

La svolta della serata

Stasera si torna finalmente a soffiare un po’ di aria nel tubo, dopo un paio di settimane di inattività. Già da sola questa è una buona notizia.
Non ho mai avuto, per ovvi motivi anche anagrafici (ho cominciato a suonare a 30 anni suonati e suono ormai solo una volta alla settimana col mio maestro di sax), l’ambizione di diventare un moderno Charlie Parker bianco (neppure un moderno Fausto Papetti, per dire), ma il settimanale appuntamento con queste lezioni di sax è diventata l’occasione per staccare da tutto il resto del mondo e godermi una meritata serata libera, per cui quando per qualsiasi motivo salto un turno il mio umore ne risente.
La parte migliore della notizia è che stasera ci sarà pure il mio buon vecchio amico pianista, per cui la serata si fa interessante sia sotto l’aspetto musicale (quasi mi vergogno un po’ a fingere di essere un musicista, ma questa è un’altra storia) che sotto l’aspetto della serata in sé.
La svolta definitiva della serata sarà dopo la lezione di sax, quando finalmente ci troveremo a scambiare un paio di chiacchiere in compagnia di una rossa.
Questa:

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Milano anno domini 1011

Succede che con cadenza quasi annuale mi tocca avere a che fare, per i motivi più svariati, con l’italica burocrazia ed i suoi apparati infernali. Ogni volta ne esco con la convinzione che il solo scopo della loro esistenza è riconfermare , se mai ce ne fosse bisogno, che sudditi siamo, sudditi resteremo e da sudditi moriremo, in coda ad uno sportello.
Questa volta tocca all’INPS e al Comune di Milano.
Ma quale sia l’ente o la struttura del momento e che cosa faccia non fa differenza, in fondo sono tutti uguali.
Bollatemi pure di qualunquismo, se credete. Nella mia esperienza personale però non ricordo una sola occasione in cui una qualsiasi pratica si sia risolta senza dover tornare almeno una volta allo stesso sportello,e senza aver fatto tappa da un’altra parte. Manca sempre qualcosa, che deve essere rilasciata da un altro ufficio e non esiste una volta che te lo dicano in anticipo, in modo da arrivare con tutto pronto.
Chi ha mai goduto degli assegni per il nucleo familiare (ANF, per gli amici) sa come funziona normalmente. La domanda per percepirli si consegna alla propria azienda, la quale paga e poi recupera dall’INPS.
Dato  però che vivo nel peccato c’è prima un ulteriore passaggio, la richiesta di autorizzazione all’inclusione di piccoletta nel mio nucleo familiare, che diversamente dalla richiesta di pagamento deve essere portata direttamente all’INPS. Oppure spedita per raccomandata, ma se poi manca qualcosa bisogna aspettare che la ricevano, che la guardino e che si degnino di comunicarlo. In ogni caso una coda ci scappa, se non è all’INPS è alle poste. Visto che con le poste ho già dato in passato, ho deciso di andare direttamente all’INPS. Non bisogna mai farsi mancare niente.
Pertanto, una volta scaricato il modulo, dopo aver letto varie volte le istruzioni (non so chi le ha scritte, ma il male che gli auguro non lo posso riportare qui per decenza), l’ho compilato e settimana scorsa sono andato allo sportello della sede INPS a consegnarlo.
Fatta la solita, immancabile, coda allo sportello mi segnalano che manca qualcosa (te pareva): oltre alla richiesta debitamente compilata e firmata, devo produrre una dichiarazione della S.S. firmata e accompagnata da copia del suo documento d’identità (il campione di DNA lo chiederanno la prossima volta)  attestante che lei non percepisce gli ANF, e uno stato di famiglia storico alla data di nascita della piccoletta, per dimostrare che quando è nata io ero residente nella stessa casa (non so cosa cambi, ma questa è la spiegazione che mi hanno dato)(adesso invece potrei anche essermi trasferito in Papuasia, o averci trasferito lei, non so)(ma che se ne andassero affanculo tutti).
Evidentemente il fatto che io sottoscriva nella richiesta esattamente le stesse informazioni, assumendone le responsabilità di fronte alla legge (e un po’ anche a dio e alla madonna, abbondantemente chiamati in causa all’uopo) non basta. Sono precisi questi dell’INPS. Peccato che nelle istruzioni del maledetto modulo tutto questo non ci sia. Precisi ma un po’ distratti. Birbantelli.
Pertanto stamattina sono passato in anagrafe per richiedere il certificato storico. Il quale è storico davvero, per cui non possono mica produrmelo al momento semplicemente ripescando i dato in un archivio informatico.
Altrimenti si chiamerebbe stato di famiglia moderno.
Eh no. E’ storico, cazzo, STORICO. Bisogna risalire fino al 2007. Mica pizza e fichi.
Pertanto stamattina mi hanno rilasciato soltanto una ricevuta, storica anch’essa. Una strisciolina di carta ingiallita e dotata del tipico odore della carta vecchia, quella che emana dai vecchi libri dimenticati in soffitta.
Ho chiesto quanto devo aspettare. La risposta è stata il classico “non so”.
Qualcuno (qualcuno chi? Gli gnomi degli archivi? Una squadra di speleologi archivisti?)(immagino i preparativi per la spedizione, roba che Indiana Jones è una bibliotecaria) dovrà andare fisicamente a ripescare in archivio la documentazione necessaria (così mi è stato detto), che a questo punto immagino essere stata vergata a mano su una preziosa pergamena filigranata con rarissimi peli pubici di vergine albina.
Dato che devono andare a cercare in questi fantomatici archivi (e soprattutto dato che siamo oltre metà luglio, ho pensato io, per cui prima di un mese e mezzo non se ne parla) l’unica cosa che posso fare è aspettare che il Comune mi richiami.  E cara grazia che mi richiameranno loro e non dovrò andare io più volte a vedere se hanno trovato qualcosa.
Quando ciò avverrà potrò finalmente andare a ritirare il mio certificato storico (ovviamente dopo aver fatto la solita coda) per poi rimettermi in coda all’INPS per completare la documentazione per la richiesta di autorizzazione. Che mi arriverà per posta, a questo punto non prima della pasqua del 2012, ovviamente tramite raccomandata. Quindi, dopo aver fatto la coda alla posta (il destino è cinico e baro, ‘sto bastardo) per ritirare la raccomandata dell’INPS, potrò finalmente presentare alla mia azienda la richiesta per gli ANF.
Non siamo mai usciti dal medioevo.  Luglio 2011, non 1011.
L’Italia non è mai uscita dal medioevo.
Ci sono due classi ben definite di persone, i privilegiati e i sudditi. Ciò che distingue i privilegiati non è solo la ricchezza economica, ma il potere che consiste nel fatto di non dover mai sottostare a queste vessazioni della burocrazia, al limite mandano qualcuno in loro vece ed a loro comunque arriva tutto subito.
Ecco, quando immagino una sorta di contrappasso per questa casta (termine che non mi piace molto, ma descrive la situazione meglio di tanti altri) non penso tanto di vederli lavorare 8 ore al giorno per uno stipendio che il mese dopo sarà già esaurito solo per acquistare beni essenziali (sarebbe comunque molto bello), ma li vedo mettersi in coda ad uno sportello, usando le proprie ore di lavoro e spendendo i loro soldi, costretti a passare da un ente all’altro per ottenere un certificato.
Li vedo sentirsi rispondere “no guardi, deve mettere un bollo da 11 centesimi, vada in posta dall’altra parte della strada e poi torni qui a rifare la coda. E mi raccomando, settimana prossima si ricordi di tornare per portare il modulo verde b32 in tre copie autenticate, necessario per ottenere il salvacondotto rosa d6 preliminare all’apertura della pratica per verificare se ci sono i requisiti per il conseguimento del certificato. E non si dimentichi il consenso dei parenti fino al terzo grado, con la delega del cane e la foto tessera del pesce rosso”.

(Nella foto la ricevuta storica. Ho cancellato solo il numero della pratica ed i nomi mio e del funzionario. Sì, avete letto bene, Parla ancora di Lire.)

Tornare è un po' morire 2011

Son stato via due settimane e non è cambiato il mondo, anche se un paio di cosette sono successe.
Dato che di quel che è successo nel mondo probabilmente ne sapete  più di me, non mi resta che un resoconto frettoloso di quel che è successo a me. Se l’argomento non interessa mi chiedo che ci venite a fare su questo blog (lasciate perdere, sono appena rientrato, magari poi il mio umore migliora).
Ho letto tutto “Presagi di tempesta” nei primi 4 giorni. Poi, siccome stupidamente non mi ero portato altri libri (pensavo che le oltre 800 pagine sarebbero bastate), mi sono dedicato alla quinta serie di supernatural. E a metà della sesta.
Alta cultura, come potete vedere.
A questo punto dovrebbero seguire una dotta recensione del libro, dettagliata anzichenò, e una recensione un po’ meno dotta del telefilm, ma francamente ho addosso uno spleen tale che proprio non mi passa manco per la capa.
Per cui vi basti sapere che mi sono piaciuti entrambi, che temevo che Brandon Sanderson non sarebbe stato così bravo a completare l’opera di Robert  Jordan e invece mi sono ricreduto.
Poi ho fatto altre cose, ho mangiato ottimi pesci ed ottimi pezzi di carne, ho bevuto un po’ di vino e un po’ di birra, ho sciacquettato le mie terga nell’acqua del mare, ho insegnato alla treenne a stare a galla nel periglioso mare, ho visto tramonti ed eclissi di luna, ho fatto 421 foto di cui almeno 300 alla piccoletta o a sua madre, ho seguito con apprensione prima e con gioia poi le sorti dei referendum, ho visto cose e fatto cose, ma poche, il meno possibile.
Ed alla fine son tornato, mannaggia a me e alle pessime idee.