Quelli che il derby

Quelli che il derby non è una partita come tutte le altre;
Quelli che il derby in fondo è solo una partita di calcio;
Quelli che hanno l’ansia da derby già dalla fine del derby precedente;
Quelli che non hanno cugini;
Quelli che il derby è un succo di frutta;
Quelli che il derby più bello è quello vinto con un rigore fasullo al novantesimo;
Quelli che l’importante è che sia una bella partita, ma se vincono i cugini piangono in bagno di nascosto;
Quelli che “ma te li ricordi gli anni ’60 (’70, ’80, ’90)? quelli sì che erano derby”;
Quelli che fanno il gesto dell’ombrello al derby, ma sono dei gran signori dentro;
Quelli che l’11 maggio 2001 se lo ricorderanno per sempre e ancora sorridono;
Quelli che qualunque cosa succeda io domenica sera non ci sono per nessuno, c’è il derby.

(Liberamente ispirato alla canzone di Enzo Jannacci e Beppe Viola)

L’invidia del Tevez

Sembra solo ieri che Tevez era dato per sicuro al Milan. Vedi tu a distrarti come cambiano le cose in questo rutilante mondo moderno.
Un giorno Tevez è del Milan, il giorno dopo Moratti, stufo di sentire Galliani vantarsi di fare le nozze coi fichi secchi, si mette in mezzo con una controofferta al City, e adesso eccoci qua, tutti col fiato sospeso, tutti in spasmodica attesa.
Dove andrà Tevez? Chi riuscirà a comprarlo?
Son domande su cui l’italiano medio non dorme la notte, soprattutto alla vigilia di un derby. Anche perché chi dorme non piglia Tevez, è risaputo.
La prossima mossa di Moratti sarà quella di anticipare il Governo Monti ed annunciare, il 19 gennaio, un suo piano di liberalizzazioni. Il contenuto non è ancora noto, ma è certo che sarà, come al solito, un piano signorile ed elegante. In puro stile Moratti.

Salvate il soldato Pato

La questione Pato sta diventando fastidiosa. Lui poi ci mette del suo, con quel suo atteggiamento che a volte sembra quello di chi si appresta a fare la pennica del pomeriggio. Però pur avendo quell’atteggiamento lì ieri s’è procurato un rigore, ha preso un palo ed a tratti ha fatto vedere i sorci verdi ai difensori dell’Atalanta.
Poi ha anche perso qualche pallone tentando dribbling fuori area, ha passeggiato un po’, ha atteso invano che Ibra gli passasse una palla comoda da buttare dentro in un contropiede, cose così.
Nel complesso non una partita scoppiettante, ma comunque utile al raggiungimento del risultato.
Tenendo conto del fatto che secondo me aspettarsi che lui si sfianchi inseguendo la palla come fa Robinho è sbagliato (i due hanno anche una struttura fisica molto diversa) le molte critiche che leggo in giro nei suoi confronti mi sembrano, stavolta, ingiustificate. Si è aperta la stagione della caccia al papero?

Pato al PSG

Lo dico subito così mi tolgo il pensiero: se è vero, ed al momento è solo una voce, è una boiata pazzesca, pari a far andare Pirlo gratis da una diretta concorrente per il campionato.
Anche per la cifra ventilata di 50 milioni di euro, secondo me uno come Pato non si vende.
Piuttosto sarebbe ora di cominciare a sfruttare le sue capacità come si deve, facendolo giocare da prima punta (alla Inzaghi, per capirsi) invece che costringerlo a stancarsi a caccia del pallone come Robinho. Questa ovviamente è l’opinione di un tifoso, vale quel che vale, ma il bello di avere un blog è che ci puoi scrivere quel che pensi.
Poi se dovesse andarsene ce ne faremmo comunque una ragione.
Ce la siamo fatta per Shevchenko e per Kaka, ce la possiamo fare anche per lui, ma con una differenza: in questo caso se ne andrebbe un 22enne che a oggi nel Milan ha realizzato 60 gol in 137 presenze (fonte Wikipedia) e che ha comunque davanti a sé la prospettiva di un’altra decina di anni di carriera. Non si sa quindi dove può arrivare.
Kaka e Sceva al Milan invece avevano già dato quanto avrebbero potuto dare.

Prandelli, metti a Farina

L’umile tenutario di questo piccolo blog, dopo una profonda riflessione (il tempo di leggere il post), ha deciso di sposare la causa proposta da Settore e di rilanciare, se possibile, sui tempi: perché solo 1 minuto? Facciamolo partire da titolare. Si tratta di un’amichevole, partita utile per fare sì esperimenti, ma anche per fare da vetrina al meglio (così dovrebbe essere) del nostro calcio. Ecco, Simone Farina i meriti sportivi per partire da titolare con la maglia della nazionale ce li ha tutti, facciamogli questo regalo e ringraziamo come si deve uno sportivo onesto, ma soprattutto una persona onesta.

Vuvuzela la la la

Lasciamo perdere. Lasciamo perdere.
Tornare in ufficio non è difficile. Il difficile è restarci.
Ma che ce frega, stasera giuoca la fantastica compagine italiana e ci sarà da divertirsi.
Sto già trattenendo gli sbadigli.

Intanto va avanti anche il resto del mondo. Per dire, l’Olimpia Milano è riuscita a raggiungere la finale dei playoff per la seconda volta consecutiva, e per la seconda volta consecutiva perderà 4 a 0 contro Siena. Ma è bello esserci.

Dalla prima lettera ai settoriani

Cari cricetini ammaestrati, ve lo devo proprio dire, complimenti vivissimi per la vittoria della ciempions lig. Dopo 60 anni è il meritato traguardo di una vita, e fa niente se gli spagnoli si incazzano per un rigore che avrebbe fischiato anche un arbitro chiuso nello spogliatoio da Moggi, o perché i vostri centrocampisti picchiavano come fabbri senza che l’arbitro (che era impegnato a scassinare la serratura) si degnasse di fischiare a Thiago Motta (giusto per fare un nome, mica ce l’ho solo con lui) un fallo che fosse uno.
Complimenti anche per Supermario, che magari l’anno prossimo viene a giocare da noi, ma adesso è uno dei vostri e vi dà, finalmente, la grande soddisfazione di poter fischiare e insultare un negro senza essere tacciati di razzismo.
Erano anni che aspettavate soddisfazioni così, ammettetelo.

Gli uomini che fecero l'impresa

La partita dei cugini l’ho vista distrattamente, facendo zapping incrociato con l’eurolega tra l’Olimpia sciagurata di questo inizio stagione (no comment, va’ là che è meglio) e l’invincibile Siena.
Diciamolo, alla fine già pregustavo gli sfottò ai cugini per essere stati buttati fuori nuovamente dalla ciempions, ma stavolta addirittura con un gol del nostro Sheva. Ma occorre fare tanto di cappello ad una squadra che nel secondo tempo ha sfoderato due palle d’acciaio e non ha smesso mai di provarci, aiutata ma non più di tanto da una Dinamo che, ad un certo punto, aveva parecchi giocatori in debito di ossigeno.
Hanno trovato il gol, con quel tanto di culo che ogni tanto ci vuole, dopo averne sprecati per sfiga e per affanno una caterva, per cui alla fine il risultato è giusto e lo sfottò è rimandato, mi auguro, alla prossima volta.