Le pessime idee del lunedì mattina

Il lunedì è una fregatura, si sa. Le idee che ti vengono il lunedì mattina dovrebbero essere lasciate a decantare almeno fino al martedì sera. Poi le si ritira fuori e si valuta se sono ancora buone o se sono delle solenni minchiate.
Mea culpa, lunedì scorso non l’ho fatto. M’è venuta questa ideuzza, chiedere ai miei 3 commentatori di lasciarmi uno spunto per un post, visto che non me ne venivano. Invece che aspettare ho subito pubblicato la richiesta con l’entusiasmo di uno che si appresta a cagare in un bagno pubblico senza guardare prima se c’è la carta igienica.
Robe che dopo non ci si può poi lamentare del risultato.
Ed infatti è successo questo:

secondo te ci dovrei andare all’old trafford a vedere una partita di cui non me ne frega una sega, francamente, col solo scopo di vedere da lontano uno degli uomini della mia vita?
(forse non ne vale la pena, ma l’ormone e’ l’ormone).
a te lo svolgimento del tema.

Come si risponde ad una richiesta del genere, pervenuta evidentemente da una gentil fanciulla in crisi ormonale? NO WAIT, non sto chiedendo altri suggerimenti, dio me ne scampi.
Innanzitutto, se lo chiedi a me io all’old trafford ci andrei di corsa (nei limiti delle mie capacità fisiche), ma io sono un maschio malato appassionato di calcio, non una gentile fanciulla.
Per cui all’Old Trafford ci andrei a prescindere, per la partita, per vedere giocare dal vivo lo United, per lo stadio, non per l’ormone.
Detto questo ritengo che l’ormone abbia la sua importanza e vada assecondato quanto più si può, pertanto la mia risposta non può che essere: sì, vai, cosa fai ancora qui?
A questo punto ho però una curiosità, anzi due. Che partita è e chi è l’oggetto di cotanto scatenamento ormonale? Giusto per farmi un’idea.

A cazzo di cane

Ovvero il modo tipico di fare le cose in Italia. Purtroppo.
Poi c’è ancora chi mi guarda storto quando dico che non mi dispiacerebbe se venissimo invasi dagli svizzeri.
Faccio due brevi esempi (il termine brevi prendetelo con le molle), uno che riguarda un ambito pubblico ed uno che riguarda un ambito privato, per non fare torto a nessuno.

L’esempio pubblico: le strisce blu in zona Bonola. Lo so, qualcuno può anche ritenere che ormai ho sfrangiato le gonadi con questa storia, ma è una di quelle vicende che non smettono mai di riservare sorprese.
Settimana scorsa ho scritto che sarebbero partite da lunedì 19 marzo, perché questa era l’informazione ufficiale che mi era stata data.
In effetti lunedì mattina la maggior parte dei cartelli in zona era stata scoperta e mi è stato assicurato che c’era anche un uomo con una giacchetta ATM che vendeva i gratta e minchia sosta nel parcheggio del mercato (semivuoto).
Ieri un collega è andato in edicola a fare una scorta dei maledetti grattini e l’edicolante, dopo averglieli comunque venduti, gli ha detto di non usarli subito perché sarebbe partito tutto dal 29 marzo. Apriti cielo.
M’è toccato rifare il solito giro di telefonate. In sintesi: il consiglio di zona non sa niente del 29, loro hanno in mano un volantino del Comune che parla del 19 ma oltre questo, dato che non è loro competenza, non sanno. Consigliano di chiamare l’anagrafe. Stessa medesima risposta dai vigili. L’anagrafe dice che loro sanno che la partenza è quella del 19, ma oltretutto non hanno ancora finito di distribuire tutti i pass ai residenti.
L’ATM mi dice che a loro risulta che la zona Bonola come sosta a pagamento non è ancora attiva. Ma, però, forse, invece, dipende dal Comune, non sanno. Ovviamente non sanno neppure dirmi da quando a loro risulterà attiva.
Oltre al danno (la tassa sul lavoro) la beffa: c’è chi sta già pagando 4 € al giorno di sosta, senza che nessuno sappia dire con certezza se lo deve fare o se sono soldi buttati (in realtà buttati non sono, ATM incassa comunque).
Fate voi le somme, intanto dico la mia: il Comune in uno slancio di ottimismo ha emesso l’ordinanza con inizio 19 marzo, poi si sono resi conto che non avrebbero distribuito tutti i pass residenti per tempo ed hanno chiesto all’ATM di aspettare a mandare i loro controllori della sosta (o come cazzo si chiamano adesso).

L’esempio privato: Banca Intesa San Paolo e Ac Milan unite nella vendita dei biglietti per Milan-Barcellona. I primi tre giorni della settimana sono stati dedicati alla vendita, solo presso gli sportelli della banca, a chi ha l’abbonamento in campionato.
Oggi era prevista la vendita, presso gli sportelli, on line sul sito acmilan.com, o presso i bancomat, a tutti i possessori di carta cuorerossonero. Da domani (ma mettetevi il cuore in pace), vendita libera a tutti.
Illudendomi che fossimo in un paese tipo chissacosa ho pensato che, se hanno detto che la vendita on line partiva oggi, alle zero e un minuto di oggi fosse possibile tentare l’acquisto. Niente da fare, in Italia l’internet fa orario d’ufficio, pause comprese.
Infatti ho atteso la mezzanotte per poi scoprire che la vendita sarebbe partita oggi alle 8,30. Alle 8,30 ero su un mezzo pubblico dell’ATM, per cui non ho potuto provare. Però arrivato in ufficio verso le 9,10 mi sono subito connesso al sito del Milan per tentare quella moderna diavoleria che è l’acquisto on line. Niente, bloccato, morto, fermo, piantato. Il sito è stato inutilizzabile praticamente tutta la mattina.
Ok, non demordo – mi son detto – ci lascerò una mezzoretta ma provo ad andare in banca, visto che è qua sotto.
Mi sono fatto mandare dal fratello copia dei suoi documenti e della sua cuorerossonero e ho preso un permesso.
Arrivato in banca ho trovato questo:
Ho aspettato una mezzoretta, poi ho mollato il colpo visto che non si muoveva niente. Son tornato in ufficio, dove periodicamente ho provato ad accedere al sito, sempre con lo stesso esito: più immobile di Seedorf in mezzo al campo.
Arrivata la pausa pranzo sono tornato in banca. Sorpresa, qualcosa si stava muovendo. Dopo un quarto d’ora d’attesa sono arrivato allo sportello, per scoprire che non c’è più un posto disponibile. Zero, niente, nulla, come i capelli di Galliani.
O come la capacità organizzativa applicata a questi eventi.

Splinder merda in saecula saeculorum

L’esportazione di un blog da splinder funziona sempre peggio man mano che ci si avvicina alla fatidica data. Questo non è bello ma temo che ci fosse da aspettarselo da una piattaforma che, pur avendo l’immenso merito di aver contribuito in maniera sostanziale alla nascita della blogopalla italiana, non ha mai brillato per la sapienza dei suoi aggiornamenti tecnici.
Di fatto se un paio di mesi fa ero riuscito ad esportare l’Interinale, e a trasformarlo nel gioiellino che adesso state vedendo, con relativa facilità, tutti i successivi tentativi di fare un’altra esportazione per Uolterueltroniisonmymind (il più grande caso di blog andato a puttane della storia) sono stati un fallimento. A dimostrazione che associare splinder e uolterueltroni non è stata una grande idea sin dall’inizio.
Comunque alla fine ce l’abbiamo fatta, Uolterueltroniisonmymind non morirà, non questa volta. Sono finalmente riuscito a trasferirlo qui, su wordpress, dove potrà continuare a mantenere il suo meritato stato semivegetativo.
Se la cosa è andata a buon fine devo solo ringraziare un gentilissimo utente di Friendfeed (alla faccia di chi lo considera il reietto tra i social network) che mi ha aiutato a trasformare il file cacca prodotto da splinder in un file accettabile da parte di wordpress.
Poi le cose sono andate ulteriormente per le lunghe a causa dei miei esperimenti da smanettone folle, ma questa è un’altra storia.
Ora posso finalmente mandare, definitivamente, affanculo splinder. Perdonate il francesismo.

Il primo post del 2012

Gli anni non significano niente, se non il fatto che abbiamo compiuto un altro giro intorno al sole, per cui il fatto che abbia finito il 2011 bestemmiando e che inizi il 2012 cristando significa solo che c’è continuità nel flusso di propellente porcodioico che fa girare l’universo.
Non ringraziatemi, lo fo per piacer mio.

Prandelli, metti a Farina

L’umile tenutario di questo piccolo blog, dopo una profonda riflessione (il tempo di leggere il post), ha deciso di sposare la causa proposta da Settore e di rilanciare, se possibile, sui tempi: perché solo 1 minuto? Facciamolo partire da titolare. Si tratta di un’amichevole, partita utile per fare sì esperimenti, ma anche per fare da vetrina al meglio (così dovrebbe essere) del nostro calcio. Ecco, Simone Farina i meriti sportivi per partire da titolare con la maglia della nazionale ce li ha tutti, facciamogli questo regalo e ringraziamo come si deve uno sportivo onesto, ma soprattutto una persona onesta.

Il pacco natalizio aziendale

Anche quest’anno arriva il famoso pacco aziendale. Iooooh hoooo, non sto nella pelle dall’entusiasmo.
Comunque, lo apro, valuto il contenuto, lo richiudo.
Poi prendo il pacco dell’anno scorso, tiro fuori il contenuto, separo quello che si può salvare (bottiglia di vino, bottiglia di limoncello) da quello che non si può salvare (roba scaduta, robe che non mi interessano), metto le bottiglie nel pacco di quest’anno, butto via la roba scaduta, regalo ai colleghi che la vogliono la roba che non mi interessa (lenticchie sottovuoto dal chile, cotechini industriali da non so dove, torroni), a posto.
Ora devo solo fare in modo di non tenere qui anche questo pacco per un intero anno.

Essere fessi oggi


Da qualche giorno, nei tempi consentiti dall’intreccio di lavoro, cose di casa, piccoletta ed altri cazzi (cioè di notte dopo ‘na certa) mi sono impegnato nella scrittura di un post.  Non è una cosa che faccio spesso, in genere scrivo abbastanza di getto ed è raro che la gestazione di un post richieda più di un paio d’ore in tutto.
Ma in questo caso si tratta di un post, ancorché non fondamentale per le sorti della galassia, su cui lavorare con una certa attenzione, perché non solo deve descrivere in maniera convincente il posto più noioso dell’universo, ma lo deve fare in modo da rendere in maniera inoppugnabile l’idea  di quanto quel posto sia effettivamente il più noioso dell’universo, a differenza del posto che Nina indica come tale in un suo analogo post sul suo blog.
Una specie di sfida tra gente che ha abbastanza tempo libero da poterne buttare via un po’ stando dietro a queste cose.
Pertanto stamattina, garrulo e fiero del risultato, ho inserito la chiavetta nel Macbook ed ho copiato il file.
Arrivato in ufficio ho aperto il file per dare un’ultima occhiata, non si sa mai, una limatina qui, un errore di digitazione lì, meglio controllare sempre. Ho cominciato a leggere e, arrivato ad un certo punto, il post è finito.
Il problema è che è finito prima.
Prima di tutte le cose che ho scritto negli ultimi giorni.
Ci ho messo un po’ a capire l’inghippo: dato che a casa scrivo con openoffice e in ufficio con word un paio di giorni fa ho salvato una copia del file in formato .doc, in modo da non perdere le formattazioni, e poi sono andato avanti a scrivere.
Solo che stamattina ho salvato nella chiavetta il primo file, non quello su cui avevo lavorato ultimamente.
Ed è così che sono arrivato all’appuntamento con la sfida impreparato.
Come quello cui il cane ha mangiato il compito.
O quello che ieri gli è morta la nonna, per la quinta volta, e non ha potuto studiare perché ha dovuto organizzare il funerale, dato che i genitori erano andati al pronto soccorso ad accompagnare il fratello che si era seduto senza guardare su un cesto di frutta e si era ritrovato una carota su per il culo.

Tornare è un po' morire 2011

Son stato via due settimane e non è cambiato il mondo, anche se un paio di cosette sono successe.
Dato che di quel che è successo nel mondo probabilmente ne sapete  più di me, non mi resta che un resoconto frettoloso di quel che è successo a me. Se l’argomento non interessa mi chiedo che ci venite a fare su questo blog (lasciate perdere, sono appena rientrato, magari poi il mio umore migliora).
Ho letto tutto “Presagi di tempesta” nei primi 4 giorni. Poi, siccome stupidamente non mi ero portato altri libri (pensavo che le oltre 800 pagine sarebbero bastate), mi sono dedicato alla quinta serie di supernatural. E a metà della sesta.
Alta cultura, come potete vedere.
A questo punto dovrebbero seguire una dotta recensione del libro, dettagliata anzichenò, e una recensione un po’ meno dotta del telefilm, ma francamente ho addosso uno spleen tale che proprio non mi passa manco per la capa.
Per cui vi basti sapere che mi sono piaciuti entrambi, che temevo che Brandon Sanderson non sarebbe stato così bravo a completare l’opera di Robert  Jordan e invece mi sono ricreduto.
Poi ho fatto altre cose, ho mangiato ottimi pesci ed ottimi pezzi di carne, ho bevuto un po’ di vino e un po’ di birra, ho sciacquettato le mie terga nell’acqua del mare, ho insegnato alla treenne a stare a galla nel periglioso mare, ho visto tramonti ed eclissi di luna, ho fatto 421 foto di cui almeno 300 alla piccoletta o a sua madre, ho seguito con apprensione prima e con gioia poi le sorti dei referendum, ho visto cose e fatto cose, ma poche, il meno possibile.
Ed alla fine son tornato, mannaggia a me e alle pessime idee.

 

Smettere di fumare è facile / 2

Son quasi tre settimane che non accendo un sigaro e ancora non ho ucciso nessuno.
Dopo la prima settimana ho anche smesso di pensarci continuamente (non proprio continuamente, a corrente alternata)(fumo-figa-fumo-figa-fumo-figa)(Adesso penso tre volte figa e una volta fumo, come prima di smettere)(Vabbé).
Ogni tanto ho voglia di fumare, esattamente come prima di smettere, solo che adesso invece che accendere un sigaro mi tengo la voglia.
Non ho notato particolari effetti sulla mia salute generale.
Non respiro meglio di prima, continuo a respirare l'aria di Milano.
Non faccio finalmente 5 piani ci scale senza il fiatone, prendo l'ascensore come prima.
Ho speso un po' meno soldi in sigari, ma non sono diventato ricco.