Lettera a Settore

Caro Settore,
Ho visto solo adesso che per l’ennesima volta mi citi in un tuo post con parole lusinghiere che, fammelo dire, esagerano di molto la realtà. Sarà l’effetto inebrante del cynar.
Comunque, mi hai tirato in ballo e non mi tiro indietro. Ti rispondo con una lettera aperta (vanno di moda adesso) sul mio blog.
Innanzitutto grazie per la bella presentazione. Anche se dire milanista di senno è gettarsi a volo d’angelo nel profondo mare dell’ossimoro. Come anche interista di senno o, in generale, tifoso di senno. Tranne juventino di senno (in questo caso si superano i confini del possibile e si rischia di creare una discontinuità spaziotemporale).
Il tifo e il senno si piazzano generalmente ai confini opposti dell’universo e parlano lingue diverse, un po’ come i padani e i neuroni. Non si spiegherebbe perché tante persone per altri aspetti normali (o di senno) possano sostenere con le parole, e spesso confermare nei fatti, concetti come quello che nella vita si può cambiare tutto o quasi tutto, tranne la squadra per cui si fa il tifo (ci sono le eccezioni certo, tipo Emilio Fede, ma guarda caso prima era juventino e questo chiude in qualche modo la questione). E’ una di quelle cose che impari sin da piccolo e ti resta appiccicato addosso come un imprinting, potrai cambiare tutto nella vita, ma non la squadra di calcio per cui fai il tifo.
Non che io voglia ribaltare il discorso su altri piani, lungi da me, ma c’è da dire che in generale (e con le solite eccezioni generalmente gobbe) la squadra per cui tifare viene scelta in età prescolare in base a motivi che col senno hanno poco a che fare;  simpatie personali (la stessa del migliore amico), imprinting di famiglia (la squadra del mio papà, dello zio, del nonno, etc.), imperscrutabili preferenze cromatiche (il rosso è più bello dell’azzurro), alle volte anche antipatie personali (Marco del terzo banco mi ha spinto e mi è antipatico, lui tiene all’inter e allora io tengo al Milan), oppure ragionamenti profondi (vivo a Milano per cui tengo al Milan, se vivessi a Intero allora terrei all’Inter), etc.Chi sia il presidente e cosa faccia non è, generalmente, uno degli motivi possibili, tenendo presente che oltretutto normalmente all’asilo il concetto di presidente è un po’ fuori range.
Di fatto l’irrazionalità di quella cosa che chiamiamo tifo nasce nello stesso momento in cui si decide per chi o cosa tifare, non se ne esce.
Comunque, ammettiamo che questa creatura impossibile, questo invisibile unicorno rosa, esista. Cosa pensa, come si sente, l’invisibile tifoso di senno, sapendo che il proprietario della squadra per cui fa il tifo “riempie regolarmente il lussuoso seminterrato nel suo arci-villone di amici eleganti e troie di propensione e, al colmo del climax, ne costringe una a mascherarsi da giocatore famoso“?.
Beh, cominciamo a dire che che si sente né meglio né peggio di come dovrebbe sentirsi il sostenitore della sua stessa parte politica, il quale per il comune sentire ha almeno il vantaggio che il partito politico si può cambiare nella vita, insieme all’aggravante di averlo votato e scelto in un’età in cui il raziocinio dovrebbe farla da padrone.
Da anche qui mi si potrebbe accusare di svicolare, per cui vado a bomba e dico come ho reagito io: spallucce.
Davvero, dopo tutto quello che è uscito sui giornali nell’ultimo anno, il pensiero che una di queste eleganti vestali del berlusconismo avesse addosso la maglia di Ronaldinho dovrebbe suscitarmi un pensiero particolare? E perché mai?
Ne ho (abbiamo) lette e sentite talmente tante sulle grottesche serate dell’uomo che ha governato questo paese per larga parte dell’ultimo ventennio che il particolare di una maglia di calcio indossata (e poi, immagino, tolta, insieme a tutto il resto) non aggiunge né toglie nulla.
Insomma, nella descrizione di quelle serate c’è tutto un repertorio che scava nell’immaginario del vecchio porco; la suora, la poliziotta, l’infermiera, la calciatrice, la ministra, la danzatrice del ventre, la nipote di Mubarak. Mancano solo la donna con tre tette e quella con due culi, ma potrebbe essere solo questione di tempo.
Era una gara, una competizione a scavare nello squallore per ottenere il premio di potersi sedere sulle sue ginocchia e poi magari andare oltre. Attirare la sua attenzione in quella massa di tette e cosce che si dimenavano, in modo da poter passare al livello successivo ed accedere a regali più ricchi, una comparsata in TV, una candidatura, etc.
Se fosse emerso qualche suo interesse per la pesca possiamo scommetere che qualcuna si sarebbe travestita da trota (non quel trota, voglio sperare). E adesso invece che il sottoscritto magari ti starebbe scrivendo il presidente dell’arcipesca di Salcazzo sul Membro.

Rettifica: fermate le macchine, erano gare di Burlesque.
Quante parole sprecate, quanti sopraccigli inarcati inutilmente. Erano semplici gare di Burlesque. Lo fanno tutti, dopo una cena tra amici, quando ci si è un po’ stufati della solta partita a Risiko.

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3 thoughts on “Lettera a Settore

  1. Senno o non senno, il militante di rifondazione milanista (cit.) si sente come dovrebbe sentirsi l’interista di senno quando va a far 20 Euro di benzina, accende il quadro e vede che il livello è salito solo di una tacca. O come l’interista di senno quando legge delle condizioni in cui si trovano a lavorare (e morire) i dipendenti della Saras. O come l’interista di senno che ha un presidente petroliere che paga la campagna elettorale alla moglie ambientalista.
    Sugli aspetti “sportivi” tipo passaporti o giocatori pedinati lasciamo perdere. Anche se devo concoradare sul sex-appeal del dentone.

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