Approposito di Pato.

Innanzitutto va detto che io sono uno dei pochi milanisti che Pato non lo avrebbe lasciato andare via, o che lo avrebbe fatto ma solo a condizione che si trattasse di un prestito (non una cessione definitiva) presso una squadra che non è una concorrente diretta del Milan in qualche competizione. Una delle due condizioni c’è. L’altra no.
Ma non è questo il problema. Hanno deciso di fare così, chi sono io per contestare questa decisione, che peraltro porta nelle casse della squadra anche un po’ di pecunia (meno di metà di quella che sarebbe entrata dal PSG un anno fa, giusto per fare i puntacazzisti).
Quello che però mi dà fastidio è il tentativo di prendermi per il culo.
Quando hanno deciso di vendere Ibra mi sono incazzato con la società, per quel che può valere, ma non col giocatore. Lui aveva dichiarato più e più volte la sua volontà di restare al Milan.
Ora il caso è diverso, il Milan è ben lieto di liberarsi (secondo me compiendo un errore) di un giocatore che non è riuscito a far rendere quanto dovrebbe. Pato pare essere ben lieto di andarsene dal Milan.
Fin qui nulla di strano, è successo altre volte e succederà ancora.
Ma se poi mi condisci questa decisione dichiarando: “Vado in Brasile, al Corinthians, per avere la possibilità di giocare con continuità.” allora mi scatta il vaffanculo.
Eh no caro papero, il fatto che sia un tifoso non fa automaticamente di me un cretino (chi ha da obiettare esca da questo blog).
Uno come Pato la possibilità di giocare con continuità non ha bisogno di cercarsela cambiando squadra. Gli basta giocare come sa.
Se negli ultimi anni non ha giocato con continuità non è perché era nella squadra sbagliata, ma perché quando non si infortunava infilandosi i calzettoni entrava in campo con la stessa voglia di correre di un bradipo. Steso sull’asfalto. Morto. Stirato da un camion.
Per cui almeno evitiamo di raccontare balle.
Pato se n’è voluto andare perché era forse ormai giusto così, o perché non ha il coraggio di scaricare direttamente la figlia del capo e allora ci prova mettendo in mezzo qualche migliario di kilometri, o perché si è accorto che gli sta scadendo la tessera punti della versione brasiliana dell’esselunga e non vuole perdere la promozione, non lo so. Ma non mi venga a raccontare la panzana del desiderio di giocare con continuità.
Detto questo faccio a Pato tutti gli auguri di circostanza e lo saluto, freddamente, con la manina.

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