La mi porti un bacione a Firenze

Il Milan di quest’anno soffre contro le squadre che giocano a calcio. La soluzione, se non si vuole procedere in altri modi (tipo trovare un allenatore che dia un gioco alla squadra) potrebbe essere quella di portare i ragazzi al bar a giocare a scopone invece che allo stadio.
Avevo pensato anche al biliardo, ma metter in mano a Balotelli oggetti contundenti come una stecca mi pare un azzardo.
Poi il biliardo generalmente ha il panno verde e non vorrei che questo me li facesse intristire.
Le carte sono una buona alternativa.
Oppure ci si arrende all’evidenza che un allenatore già sfiduciato nei fatti, col contratto in scadenza che non verrà rinnovato, e che in quattro anni non è riuscito a dare un gioco alla squadra, è un lusso che non ci si può permettere di mantenere.
Meglio a questo punto qualcuno che arrivi col solo mandato di salvare il salvabile tentando di dare nuove motivazioni (ma ce n’è davvero bisogno? Quando uno è nella merda, la voglia di uscire dalla merda non dovrebbe averla già da solo?) ma soprattutto un paio di schemi e istruzioni semplici, applicabili e coerenti. Un gioco di base, un paio di regole di base (tipo che chi è in barriera deve restare in barriera, cazzo!), un modulo che sia lo stesso per almeno tre partite di fila. E magari una bozza di progetto e di gerarchia in squadra. Ma questo richiede uno sforzo della società che al momento mi pare fuori prospettiva.
Sia chiaro, non penso che Allegri sia la causa dei problemi della squadra. Allegri è una delle conseguenze. Allegri è la febbre, il sintomo, l’infezione è altrove. Ma nell’attesa che il dottor House capisca se la causa è il Lupus o la puntura di una rara zanzara artica, una tachipirina può essere utile; se non altro abbassa la febbre e il paziente riesce a reggersi in piedi.
Certo è che non è che comunque ci siano in giro tutti questi fenomeni della panchina e soprattutto anche quei pochi che sarebbero disponibili a salire in corsa su un treno che sembra stia per deragliare non lo faranno gratis. Ma qualcosa a questo punto va fatto e a meno che la società non decida di aprire il portafogli e comprare a gennaio i difensori e il centrocampista di alto livello che mancano, la soluzione più a basso costo è quella di cambiare allenatore.
Poi magari si interviene sull’infezione, che a mio avviso è la guerra in famiglia tra Galliani e Barbara Berlusconi. Ma qui la metafora diventa difficile da gestire, come la situazione. Perché è evidente che il problema non è neppure tanto quello di capire se il Berlusca prima o poi deciderà di seguire una linea oppure l’altra (ammesso che dietro ci siano davvero due linee diverse e che non sia solo una lotta di potere fine a se stessa), ma se e fino a che punto al Berlusca interessi ancora il Milan, tranne che durante le campagne elettorali.
E qui casca l’asino.
Barbararella e Galliani possono avere tutte le divergenze del mondo sul nome dell’allenatore o su come impostare un progetto o una campagna acquisti, ma sia per l’uno che per l’altro non esiste progetto attuabile a costo zero. I progetti di entrambi dipendono, per ora, dai soldi del Berlusca. I momenti di crisi ci sono sempre stati, anche negli ultimi 25 anni. Ma sono sempre stati superati grazie ad una società che aveva le idee chiare su dove voleva arrivare, ma soprattutto le risorse per arrivarci. I vari Nesta, Thiago Silva, Ibrahimovic, non arrivano gratis e non restano se non sei in grado di pagarli.
Si dice che Berlusca starebbe cercando un acquirente per il Milan già da un paio di anni. Io non mi scandalizzo. Trovo che sia l’evoluzione necessaria delle cose. O ricomincia a spendere, se ne ha, o vende. È chiaro che una squadra, se vuole essere grande, deve contare su grandi risorse economiche.
Altrimenti dovremo accontentarci di vedere il Milan tornare ad essere quello piccolo degli anni ottanta. Senza troppe pretese ma, si spera, almeno con una sua dignità.

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2 thoughts on “La mi porti un bacione a Firenze

    • In effetti sarebbe divertente, potrebbe comprargli il Milan con i soldi che gli ha dovuto dare per la sentenza sul lodo Mondadori.
      Non male, ogni tanto viene fuori una buona idea pure a te.

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