Udinese-Milan: 2-3. Perché TANTO DOLORE?

La sindrome di Istanbul è una malattia nota solo dal 2005 che colpisce tutti i milanisti che all’epoca erano in grado di intendere e di volere, qual ora la loro squadra del cuore si trovi ad avere, all’intervallo, un considerevole vantaggio sugli avversari.
I sintomi più ricorrenti sono ansia, secchezza delle fauci, voglia di morire, voglia di uccidere, sbiancamento anale, prurito vaginale (anche per gli uomini), santi e madonne.
Purtroppo la stessa sindrome pare colpire alle volte anche i giocatori, o l’allenatore.
Questo forse spiega il fatto che la squadra di pimpanti omaccioni che nel primo tempo maramaldeggiava per il campo vincendo e convincendo al rientro dopo aver bevuto il solito the si è trasformata un una compagine di umarelli che guardavano il cantiere per la curva mancante dello stadio di Udine, mentre i giocatori dell’Udinese si davano da fare per tentare (e quasi raggiungere) il pareggio.
Temo che ci abbia messo del suo anche il nostro gioviale allenatore, il quale avvedutosi del cambio tattico effettuato dagli avversari, che nel secondo tempo hanno messo in campo una formazione decisamente più offensiva e, diciamolo, disperata, ha tolto dal campo Calabria (che nel primo tempo aveva fatto vedere molte belle cose, anche in fase di spinta sulla fascia), per sostituirlo con il roccioso (nel senso più che altro di pesante, inamovibile) Alex.
Se il segnale doveva essere di starsene ben chiusi dietro è stato recepito. Almeno per la parte del chiusi, visto che raramente il Milan ha superato la metà campo. Sul ben avrei da ridire, visti i due gol presi quasi al volo e l’istantanea chiusura di tutti gli orifizi di noi poveri tifosi, cui la scritta “Istanbul” è ormai impressa a caldo in qualche parte del cervello.
Fortunatamente i tre punti sono arrivati lo stesso e quindi possiamo guardare al futuro con rinnovata speranza e gioia di vivere. Ma tanta sofferenza ha un prezzo, che si sappia.
Ciò detto mi prendo qualche riga per bearmi della partita di Supermario Balotelli. Il gol, una vera saetta, è solo la punte dell’iceberg. L’iceberg è invece fatto di tanto movimento, tanti falli subiti senza colpo ferire, tanto gioco a favore della squadra ed una stupida ammonizione per un fallo che, se l’avesse commesso chiunque altro in serie A, non sarebbe mai stata comminata. Ma è Balotelli.

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