Milan-Sampdoria: 1-0

Ci sono partite e partite.
Quella con la Samp è stata una Partita. Con la P maiuscola, dopo tanto tempo.
Intendiamoci, siamo comunque ad abissi dal Milan degli invincibili, ma domenica sera il Milan è sembrato, finalmente, una squadra di calcio, con un gioco, un senso ed una sua logica. E tutto questo per 90 minuti, rintuzzando quando gli altri tentavano invano di fare qualcosa e ripartendo a modo suo, gestendo la palla, addirittura tirando in porta.
Mi sono quasi commosso vedendo giocatori del Milan fare lanci di 30 metri che finivano sul piede di altri giocatori del MIlan che stoppavano la palla e sapevano cosa farsene.
Roba che da anni non si vedeva dalle nostre parti e con le nostre maglie.
Ehi, ripeto, nulla di trascendentale. Non siamo il nuovo Barcellona e di cose da migliorare ce ne sono a bizzeffe. Ma che passi avanti rispetto a solo due mesi fa.

Firmato: un milanista abbastanza contento, per ora.

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Un paio di cose che ho visto ieri

La prima è una cosa che non si vedeva da tempo: ho visto il Milan vincere con un ampio risultato una partita che sulla carta avrebbe potuto vincere con un ampio risultato. Non è né una banalità, come potrebbe sembrare, né un gioco di parole, come sembra. E’ la constatazione di aver visto una squadra che, seppur con una parentesi nel primo tempo in cui la Spal ha tentato di spaventarci, finalmente sembra affrontare le partite con consapevolezza del proprio valore. Che non è quello di una squadra da scudetto, ma neppure quello di una squadra che deve tremare di fronte a qualunque avversario.
Un’altra cosa che ho visto è un attaccante che ha segnato due gol alla Inzaghi. Che, insomma, ora non montiamoci la testa né noi né lui, ma è sempre meglio avercelo.
Detto questo mi godo il momento.
Questa settimana torna l’Europa che conta. Stiamo a vedere se anche noi torneremo a contare in Europa.

Nulla da dichiarare

Sarei tentato di continuare questo silenzio stampa sul Milan, se non fosse che era dovuto più a pigrizia mancanza di tempo che a scaramantici a o altri motivi. Per cui mi faccio forza libero di un paio di impegni minori e butto giù due righe, giusto per dire che sì, sembra proprio che qualcosa stia cambiando, finalmente.
E’ presto per cantare vittoria, è presto per qualunque cosa, ma ci sono segnali positivi e, soprattutto, risultati positivi.
Vedremo, ma è bello poter affrontare qualche lunedì con la faccia di quelli che si sono portati a casa i 3 punti.

P.S: se per vedere che c’era un fallo di mano sono necessari 82 replay e un’inquadratura da sotto l’ascella del portiere, ma soprattutto se l’arbitro e il VAR hanno convalidato, è gol. Mettetevi l’anima in pace.

Fatal merdona

Una volta la fatal Verona era il posto in cui, grazie anche ad arbitraggi non proprio trasparenti, lasciavamo scudetti e sogni di gloria.
Una volta…
Ieri neanche la dignità, che la sensazione è che qualcuno proprio non se la sia portata da casa, magari per non sciuparla.

Il miracolo

Anche se è presto per gridare al miracolo di San Gennaro da San Siro, nonostante la ridondanza di santi, possiamo dire che qualcosa di nuovo, in fondo in fondo, sembra si sia visto ieri sera?
E non era solo la neve, che anche quella negli ultimi inverni a Milano s’è fatta desiderare.
Magari sono solo io, ma un po’ di Gattuso nel Milan di ieri m’è parso di vederlo. Soprattutto m’è piaciuta la formazione nel finale, molto simile a quella che mi piacerebbe vedere in campo sempre (da buon tifoso, come da statuto, devo avere una mia opinione su tutto, anche il look dell’allenatore) (e da buon blogger mi sento autorizzato a propinarvi la mia opinione su tutto, a proposito, la giacca di Gattuso non era poi così brutta, chissà quanto costa.

Lo sconforto

Non sono tra quelli che si sono illusi che tutti i milioni spesi quest’estate fossero stati utilizzati per prendere fior di campioni che ci avrebbero portati a vincere lo scudetto subito e la Champions tra due anni.

Era comunque evidente, aggiungerei tristemente evidente, che gli acquisti di quest’estate erano serviti più che altro per passare da una rosa di giocatori mediocri per la maggior parte, ad una rosa di giocatori un po’ meglio che mediocri, con alcuni prospetti di belle speranze ed un nome, uno solo, di spessore internazionale (ma da valutare in una squadra diversa da quella degli odiati pigiamati)(diciamo che per ora non sta andando affatto bene)(diciamo che forse parte della colpa è anche di chi si aspettava troppo).

Oltre che evidente è poi anche ovvio che una squadra così ampiamente rivoluzionata avesse bisogno di tempo.

Certo è che speravo che alcune delle sofferenze degli ultimi 4 anni, con questa rosa migliorata e il nuovo entusiasmo che sembrava aver preso un po’ tutti, mi sarebbero stati risparmiati.

Invece le sofferenze sono rimaste le stesse. La carenza di risultati è rimasta la stessa. La mancanza di un gioco riconoscibile pure.

Il tempo è passato e i miglioramenti non si sono visti.

Alla fine è stato quasi naturale pensare che il problema stesse nell’unico elemento che non era cambiato: l’allenatore.

O comunque è più facile, anche consolatorio, fingere che fosse così.

Diciamo poi che Montella non si è certo aiutato ed è riuscito a far pensare tutti, anche i suoi più fedeli sostenitori, di essere in totale confusione.

Questo almeno a giudicare dal continuo cambiamento di moduli, formazioni, atteggiamenti tattici.

23 formazioni diverse in 23 partite ufficiali. Se non è un segnale di confusione questo.

Sembrava uno che prova a fare una ricetta complicata tirando a indovinare sulle dosi e sugli ingredienti. Un giorno assomiglia a una torta, il giorno dopo ad un soufflè. Quello che non cambia è il gusto, e non è buono.

Lungi da me il pensiero di gioire per la sua cacciata, diciamo che non è mai comunque stato nel novero dei miei preferiti.

Ma questa, ormai, è un’altra storia. Una storia che vorremmo tutti poter considerare già vecchia.

Inizia ora una storia nuova. La storia di Rino Gattuso in panchina. Una storia che, per il bene che tutti noi gli abbiamo voluto da giocatore, speriamo sia lunga e piena di soddisfazioni.

Peccato che l’inizio sia stato sconfortante, e non tanto per il risultato.

In fondo un pareggio subito al 95° con gol del portiere, al di là degli inevitabili sfottò che per anni subiremo su questa cosa, è un evento talmente improbabile che non può e non deve fare testo nella valutazione di un allenatore appena arrivato.

Anche se essere noi quelli che concedono per primi un pareggio ad una squadra che finora ne aveva perse 14 di fila non è esattamente quel che si dice fare un figurone.

Quello che più mi ha sconfortato però è stato vedere, prima della partita, una formazione uguale, o molto simile, ad una di quelle che avrebbe messo in campo Montella, al punto da non sapere neppure se considerarla la prima di Gattuso o la sua ventiquattresima.

Mi si dirà che con soli quattro allenamenti alle spalle nessuno può fare miracoli. Concordo.

Ma è anche vero che per dare un segnale di discontinuità ci vuole comunque poco. Sarebbe bastato puntare dall’inizio su alcuni di quei giocatori che, inspiegabilmente visti i risultati di chi invece il campo lo ha calcato per quasi tutta la stagione, il campionato lo hanno visto finora dalla panchina.

Mica tutti, per carità. Solo alcuni, un paio sarebbero bastati, giusto per far vedere che si può provare, che anzi vale la pena tentare.

Poi vada come vada, ma se il risultato del cambio di allenatore è continuare a vedere in campo un Milan alla Montella, tanto valeva tenersi l’originale.