AbNOrmal boccaloni

Complottisti.
Ce n’è per tutti i gusti, a partire dagli sciachimisti fino ai rettilianisti, passando per i Qanon e i terrapiattisti.
Che poi, più che complottisti li chiamerei boccaloni, data la loro propensione a mandare giù come fosse caviale qualunque cagata.
Gente disposta a credere a qualunque puttanata ce n’è sempre stata, ma una volta, prima di internet e degli smartphone, la diffusione di certe strampalate teorie (all’epoca si chiamavano leggende metropolitane) era molto più lenta. Ora qualunque informazione, vera o falsa, viaggia a velocità della luce.

Mi sono sempre chiesto cosa portasse certa gente a credere a questo coacervo di idiozie, che spesso si sovrappongono, si intrecciano ed in alcuni casi si contraddicono.
Alla fine mi sono convinto che sia per la ricerca di una qualche forma di autogratificazione. L’idea di essere tra i pochi che conoscono la verità segreta (in cui di segreto non c’è niente, visto che basta una ricerca di poche parole per trovare di tutto e di più) in qualche modo ti fa pensare di essere superiore rispetto alla massa di pecoroni che non si informano e, soprattutto, non credono. Per alcuni è uno stimolo talmente forte che li porta a sospendere qualunque forma di giudizio critico.
Aggiungiamo anche una certa dose di analfabetismo funzionale, definizione che mi piace poco ma calza, ed il gioco è fatto.

Ben diverso è il discorso su chi queste teorie le inventa e le diffonde. Si parte da una buona base di mitomania, certamente, ma poi la storia (anch’essa ben documentata on-line) dimostra che spesso si tratta di veri e propri criminali che tentano di lucrare sulla dabbenaggine della gente. Sia in termini economici che di puro e semplice consenso, anche politico (non a caso c’è chi più o meno velatamente cavalca queste teorie).

Ci sono i complottismi (neologismo? ai posteri l’ardua sentenza) che sembrano tutto sommato innocui, rettiliani, sciachimisti, terrapiattisti. In apparenza quelli che ci credono possono fare del male solo alle proprie finanze ed alla propria immagine, e ci sono quelli, tipo i NO-Vax o i no_covid, che sono pericolosi anche per gli altri.
Se può sembrare folkloristica la teoria secondo cui da 40 anni una élite di illuminati cattivi (a seconda della versione possono essere i Bildemberg, i rettiliani o salcazzo) dediti alla conquista del mondo usa i voli di linea per spruzzare cose nel cielo per sterminare la popolazione mondiale, 40 anni in cui la popolazione mondiale è raddoppiata (ditemi voi se questo non è il piano di sterminio segreto peggio riuscito della storia), un po’ meno lo è diffondere storie che convincono la gente a tenere comportamenti che contribuiscono alla diffusione di una pandemia, o che possono istigare alla violenza.
Anche perché purtroppo chi comincia a credere ad una di queste teorie, molto spesso tende ad abboccare anche alle altre.
In realtà non esistono teorie del complotto del tutto innocue.

Un altro tratto comune a tutti ‘sti boccaloni è di essere impermeabili a qualunque tentativo di farli ragionare per farli smettere di leggere e diffondere cagate, per il bene loro e degli altri.
Ho detto cagate? Rincaro la dose: enormi, sesquipedali cagate.
Credere a certe stronzate non fa di loro degli illuminati (nel senso di gente che ha visto la luce) che si ergono sulla massa dei cretini. Fa di loro dei cretini che si ergono sulla massa della loro ignoranza.
Si sentono eroi, sono imbecilli suggestionabili, che di fronte a una realtà che con capiscono a pieno (è la vita, uguale per tutti), o che li spaventa, preferiscono costruirsi un film con una versione semplificata dei fatti, in cui fanno la parte dell’eroe.
Una volta che si comincia a nuotare nel mare delle cazzate, si rischia di annegarci.

Quindi, che facciamo?
Premesso che il TSO di massa è impraticabile, e dato che sappiamo che è quasi impossibile convincerli di essersi sbagliati, penso che la cosa migliore da fare con questi poveracci sia isolarli, dare loro la minore visibilità possibile, lasciarli nel loro brodo mettendoli nella condizione di nuocere il meno possibile. Applicare dunque il classico trattamento da scemo del villaggio.

Quei memini un po’ cretini

Tira aria di lockdown e puntuali come le invocazioni ai Santi quando suona la sveglia rispuntano le catene di Sant’Antonio (ma adesso si chiamano meme) che invitano a salvare i piccoli negozi e i produttori italiani boicottando Amazon (chissà perché invece Ebay è a posto), o i supermercati di proprietà francese, tedesca, slovacca (questo l’ho messo perché mi fa sorridere), o i prodotti di origine francese, cinese, tedesca, americana, slovacca (già sapete) etc.

A parte che questa idea vagamente fascistoide di ricreare l’autarchia è una cretinata fuori tempo, soprattutto in un periodo in cui con un semplice click su una app possiamo acquistare quasi qualunque cosa da quasi qualunque parte del mondo, e quasi sicuramente quello che acquisteremo non è stato prodotto interamente nello stesso posto da cui lo acquistate, o anche solo con materie prime tutte provenienti da lì.
Ci terrei però a fare qualche osservazione, ben sapendo che probabilmente cadrà nel vuoto mentale di chi abbocca a slogan come “prima gli italiani” e “non ce n’è coviddi”.

  1. I più grandi nemici dei piccoli negozietti non sono Amazon o Ebay, ma i centri commerciali e i supermercati, anche quelli italiani.
  2. Tutte, e sottolineo, tutte le grandi catene di supermercati in Italia fanno consegne a domicilio, come e più di Amazon.
  3. Amazon, in Italia, dà lavoro a tanti italiani (e non, ovviamente). Se dovesse andare in crisi, sarebbe un problema per molte famiglie italiane. Peraltro Amazon è utilizzato anche come canale di vendita da tanti commercianti, grandi e piccoli, italiani.
  4. La grande distribuzione idem. Che ve lo dico a fare.
  5. Per non parlare dei negozi, alcuni anche piccoli, che vendono prodotti non italiani.
  6. lo smartphone con cui vengono fatti girare questi meme è stato prodotto, molto probabilmente, in Cina.
  7. Vogliamo parlare della vostra prossima Playstation o Xbox?

Prof Bisax

Sono stato contattato da una ditta che fa e-learning.
Mi propongono di insegnare a fare il blogging.
Ho chiesto, “ma come ti permetting?” (questa ci mette un po’, ma quando arriva vi conviene essere seduti).
Dice, la ditta, che hanno anche previsto di pagarmi bene, per insegnare blogging in e-learning. Ma ho detto loro che non ho niente da insegnare, io, sul blogging.
Però se vogliono posso fare un e-learning su come si fa la carbonara.

La ggente, i commenti

Il post “i cretini dei socialini” è uno sfogo, buttato giù praticamente di getto con tutti i pregi ed i difetti del caso, epiteti compresi.
Un po’ come quando senti alla televisione una cosa che ti fa imbufalire e cominci ad insultare lo schermo, fino a quando tua moglie non viene a darti una ciabatta sulla testa.
E’ uno sfogo nato su un blog che, fino a ieri, contava si e no 10 visualizzazioni al giorno nei giorni migliori, quasi sempre delle stesse persone, più qualche sventurato capitato per caso.
Il problema è che improvvisamente quel post ha cominciato a girare ed essere condiviso, soprattutto su Facebook, ed è diventato, come dicono quelli che se ne intendono, virale.
60.000 visualizzazioni in due giorni per l’equivalente della reazione di uno che si è pestato un dito con il martello. Un post in cui inveisco contro l’universo mondo più che altro per sfogare un momento di frustrazione.
Devo dire la verità, questa cosa un po’ mi spaventa, perché temo che se avessi scritto le stesse cose in forma asettica e didascalica, senza sfottò ed insulti, l’attenzione per il post sarebbe stata quella solita. Una decina di visualizzazioni e poi l’oblio.
Mi spaventa perché mi rendo conto che è il segno di un imbarbarimento non solo del linguaggio, ma anche della società, dal quale ovviamente io stesso non posso chiamarmi fuori.
Per non parlare dei tanti commenti ricevuti dal post, sia tra quelli che approvano, sia tra quelli che disapprovano o si sentono chiamati in causa e quindi rispondono agli insulti (ho cominciato io, lo so).
Anzi, parliamone.
Verrebbe da dire che ho visto cose in quei commenti che voi non potete neanche immaginare. Il fatto che invece siano perfettamente immaginabili, perché alla fine ricalcano tutto il campionato già visto migliaia di altre volte, mi toglie anche la soddisfazione della battuta.
Ho pensato a lungo su cosa fare dei commenti. Inizialmente ero dell’idea di pubblicarli tutti, sia quelli positivi che quelli negativi.
Ora, dopo averci pensato un po’ su, ho cambiato idea, per cui ho tolto l’approvazione anche a quelli che già erano visibili.
Uno dei vantaggi di essere il padrone di casa.
Per prevenire quelli che fatalmente grideranno alla censura, la moderazione ai commenti, su questo blog, esiste dalla notte dei tempi. E’ il mio piccolo sfogatoio personale, non sono tenuto a consentire che anche tutti i vostri sfoghi vengano pubblicati. E soprattutto voglio evitare che si crei una guerra tra bande nei commenti ad un mio post.
Non impedisco a nessuno di esprimere le proprie idee o opinioni. Semplicemente non qui.
Non ho cancellato comunque nessun commento, sono ancora lì in attesa di approvazione.
Qualcuno dirà “ecco, hai cominciato tu, insultando metà dell’universo mondo, e adesso non consenti neppure di risponderti!”. Sì. Cioè, no. Semplicemente non qui.
Poi con più calma deciderò anche se vale la pena di mantenere il post o cancellarlo.
Io non guadagno niente col blog, ricevere 10 o 100.000 visite per me è esattamente la stessa cosa, dal punto di vista economico. Dal punto di vista dell’autostima pure, perché se anche dà soddisfazione sapere che tanti leggono una cosa che ho scritto, mi piace molto meno l’idea che sia un post in cui lancio improperi a destra e a manca invece dei tanti, tantissimi post ironici e illuminanti che ho scritto in 13 anni di blog.

P.S: stasera c’è Napoli-Milan, per cui salvo imprevisti dal prossimo post tornerò finalmente ad occuparmi di facezie calcistiche.

Splinder merda in saecula saeculorum

L’esportazione di un blog da splinder funziona sempre peggio man mano che ci si avvicina alla fatidica data. Questo non è bello ma temo che ci fosse da aspettarselo da una piattaforma che, pur avendo l’immenso merito di aver contribuito in maniera sostanziale alla nascita della blogopalla italiana, non ha mai brillato per la sapienza dei suoi aggiornamenti tecnici.
Di fatto se un paio di mesi fa ero riuscito ad esportare l’Interinale, e a trasformarlo nel gioiellino che adesso state vedendo, con relativa facilità, tutti i successivi tentativi di fare un’altra esportazione per Uolterueltroniisonmymind (il più grande caso di blog andato a puttane della storia) sono stati un fallimento. A dimostrazione che associare splinder e uolterueltroni non è stata una grande idea sin dall’inizio.
Comunque alla fine ce l’abbiamo fatta, Uolterueltroniisonmymind non morirà, non questa volta. Sono finalmente riuscito a trasferirlo qui, su wordpress, dove potrà continuare a mantenere il suo meritato stato semivegetativo.
Se la cosa è andata a buon fine devo solo ringraziare un gentilissimo utente di Friendfeed (alla faccia di chi lo considera il reietto tra i social network) che mi ha aiutato a trasformare il file cacca prodotto da splinder in un file accettabile da parte di wordpress.
Poi le cose sono andate ulteriormente per le lunghe a causa dei miei esperimenti da smanettone folle, ma questa è un’altra storia.
Ora posso finalmente mandare, definitivamente, affanculo splinder. Perdonate il francesismo.

Ma tu le lo ricordi il PSLA?

C’era una volta la blogopalla, ed era cosa buona e giusta che nella blogopalla, sotto l’alto patrocinato del Sir (se non sapete chi è il Sir non ci siete mai stati nella blogopalla) si facesse il Post Sotto L’Albero, che poi il Sir raccoglieva in un agile libercolo elettronico impaginato con uno stile unico e distribuiva a tutte le genti di buona volontà.
In realtà il PSLA nasceva ben prima del 25 dicembre. Il Sir (che è uomo previdente) cominciava a sollecitarne la produzione già dai primi giorni dell’autunno, in un crescendo rossiniano di solleciti, risposte, scuse fantasiose, ulteriori solleciti. “Hop hop hop, manca poco”, scriveva il Sir, e tutti rispondevano. Alle volte questi carteggi erano ancora meglio del PSLA che ne risultava (non sarebbe una brutta idea un ultimo libercolo celebrativo fatto proprio con queti scambi di corrispondenza), altre volte no, ché ci son PSLA che meritano di essere incorniciati e riletti alla bisogna.
E non è che fosse una cosa esclusiva, se uno aveva in mente un PSLA ma il Sir non lo aveva contattato bastava farglielo sapere, al Sir, e lui magnanimo e saggio non rifiutava niente e nessuno, che questo era lo spirito del PSLA, e poi si ricordava di tutti l’anno successivo.
Poi capitava anche che alcuni di quei blogger che avevano fatto il PSLA si incontravavo per bere qualcosa, chiacchierare un po’, vedersi finalmente di persona, ed era anche questa cosa buona e giusta (anche se io, da musone asociale qual sono, non ho mai partecipato).
Quest’anno il PSLA non si fa.
Il Sir, nella sua saggezza, ha deciso che il gioco è stato bello finché è durato, e forse ha ragione lui.
Ma a qualcuno mancherà, perché è l’ennesimo segno che il tempo passa e si porta via le cose, anche quelle belle, come quella blogopalla lì che forse ormai non c’è più.

P.s: colgo l’occasione per ringraziarlo, il Sir, perché dal 2003 al 2010 ci fa fatto proprio un bel regalo.