Tutto quello che penso sul referendum e sul cazzo che ve ne dovrebbe fregare

E’ molto probabile che anche questo post sia destinato a essere sostituito da foto di gattini pucciosi, prima o poi. però intanto ho un paio di vaccate da dire e le dirò adesso, subito.
Preparatevi:

No, meglio di no.

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Non vi pago

Ci mancava il video del berlusca che minaccia i giocatori del Milan di non pagarli perché gli sponsor non sono contenti.
Lasciamo perdere il fatto che si tratta di un video di qualche mese fa e, se fossi un filo più paranoico, troverei quantomeno sospetto il fatto che salti fuori solo adesso, alla vigilia di una finale contro la Juve.
Lasciamo perdere anche il fatto che la maggior parte di loro forse se lo meriterebbe di non essere pagato, vista la stagione di merda che hanno fatto.
Quello che però mi lascia basito è il fatto che nessuno abbia sottolineato la gravità di un ex presidente del consiglio dei ministri (minuscole volute) che minaccia alcuni suoi dipendenti di non pagarli brandendo come metaforica arma la lunghezza dei processi nel paese che lui stesso ha governato per anni.
Lunghezza dei processi che, peraltro, lui stesso ha spesso sfruttato a suo favore per godere della prescrizione.
Lo so, ormai lo danno tutti per bollito al punto che anche queste cose non vengono più considerate. Ma a me fa schifo lo stesso.

Compagno non temere, ho fatto il mio dovere

Su questo referendum, e sulle trivelle in generale, ho sentito e letto di tutto negli ultimi giorni, sia da parte dei fautori del sì che da quelli del no, o del non voto. Cose vere, cose importanti, cose serie, anche. Ma soprattutto una marea di cazzate, teorie campate in aria, a volte anche vere e proprie bufale.
Alla fine comunque ho deciso.
Da bravo cittadino ho preso la mia tessera elettorale e sono andato al seggio a mettere la mia crocetta. Lasciando perdere tutti i motivi contingenti, la possibilità di fare una cosa così semplice, ma così importante, è costata tanto a tanta gente e non mi va di svaccarla restandomene sul divano.
Poi sul referendum in sè, e sui suoi risultati, e sulle conseguenze, potremmo parlarne ancora per settimane. Ma oggi credo che quella mezzoretta scarsa che ci ho messo ad andare a votare sia stata la più importante in assoluto della giornata.

Unioni incivili

Personalmente la cosiddetta Legge Cirinnà non mi tocca.
I miei 12 lettori di vecchia data sanno che sono un vecchio porco che ha concupito una fanciulla e l’ha portata a vivere nel peccato, condizione dalla quale al momento non abbiamo intenzione di uscire.
Però capisco le esigenze di chi vorrebbe regolarizzare la sua unione con un’altra persona, anche dello stesso sesso, godendo di diritti (e avendo i doveri) che dovrebbero essere normali in un paese civile. Secondo quelli che riteniamo essere i canoni di civiltà nella parte occidentale di questo mondo ed in questo tempo, ovviamente.
Per cui non riesco neppure sforzandomi a concepire chi ritiene che ci debbano essere, nel suo stesso paese, persone che hanno meno diritti. Soprattutto se questo avviene in nome del Grande Amico Immaginario.
Tutta questa cosa della Cirinnà è ridicola. Per quanto riguarda me basterebbe una norma di una riga che estende il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali. Con tutti i diritti ed i doveri che ne conseguono.
Senza dover stare qui a inventarsi qualcosa di nuovo che assomiglia al matrimonio ma non lo è e passare settimane a limare, togliere, aggiungere, correggere, cassare.
Poi chi vuole regolarizzare la sua unione lo fa, sposandosi. Chi non vuole, come il sottoscritto e la Signorina Stakanova, convive e basta.

L’aria di Milano

L’aria di Milano è come il panettone. Ci sono pure i canditi. Ci devono essere, altrimenti è una roba posticcia.
Il problema dell’aria di Milano è che d’inverno deve piovere almeno due volte a settimana per contratto, altrimenti si impesta di schifezze a non si respira. L’aria di Milano se non piove diventa croccante, come la pizza che piace ai milanesi che non capiscono un cazzo di pizza.
D’estate questo problema non c’è, perché d’estate succedono diverse cose che rendono l’aria un po’ migliore. Innanzitutto fa caldo, per cui i milanesi non accendono le loro belle caldaie dell’ottocento, nei loro bei palazzi del seicento. Poi, dato che fa caldo, i milanesi vanno a cercare un po’ di fresco altrove, per cui Milano si svuota. E l’aria di Milano, quando Milano si svuota, migliora.
Perché il milanese c’ha questa cosa che se deve andare a prendere il pane sotto casa tira fuori il suv dal box  e poi parcheggia in doppia fila davanti al prestinaio.
Però d’estate ci sono meno milanesi e le caldaie sono spente, per cui l’aria di Milano un po’ migliora.
D’inverno invece ci sono i milanesi che vanno a prendere il pane col suv, lasciando la caldaia ottocentesca accesa a casa, e sono tanti, e l’aria fa schifo.
A meno che non piova. Ma qui sono un paio di mesi che non piove.
Quindi cosa fa il Comune? Blocca il traffico. Giustamente. Mica si possono bloccare le caldaie.
Blocchiamo il traffico così il milanese il pane se lo va a prendere a piedi.
Tutto giusto, sulla carta. Se non fosse che in questi giorni il milanese non sta a Milano, che le scuole sono chiuse e c’è il ponte e ci sono le feste e magari da qualche parte il vero milanese riesce pure a sciare un po’.
Quindi il blocco del traffico a cosa serve, in questi tre giorni?
A cosa serve questo blocco del traffico, se il traffico non viene bloccato anche dai comuni intorno a Milano?
A poco. A poter dire che qualcosa si sta facendo. Ma in realtà servono interventi strutturali di ben altro livello.
La soluzione definitiva la conoscono tutti, solo che i poter forti non vogliono che venga attuata perché hanno altri, oscuri, interessi: spostare Milano e la pianura padana in una zona più ventilata.

Il nome, fuori il nome

Contro la piaga dilagante del magallismo che sta imperversando sulla rete a proposito del nuovo ipotetico presidente della Repubblica faccio anche io il mio nome. Una scelta diversa e di rottura:

Zdenek Zeman.

Per una nazione basata sul’antijuventinità.
Basta dargli la nazionalità italiana e il gioco è fatto.