Astenersi perdigiorno

50 anni compiuti.
Bella presenza, ma senza esagerare.
Vaccinato.
Incensurato.

Direi che se siete alla ricerca di qualcuno da candidare alla Presidenza della Repubblica, potrei seriamente considerare la cosa.

Astenersi perditempo, perdigiorno, fessisti* fascisti e leghisti, non faccio proprio al vostro caso.

*=i fessisti sono tutti quei politici, partiti, movimenti e salcazzi vari che ammiccano ai vari complottismi antiscientifici per tentare di raccattare voti.

Zin Zun Zan

Sul DDL Zan non ho particolari opinioni.
Concordo sul principio, ma ammetto che non ho mai letto il testo del DDL (dubito che lo avrei capito del tutto). Quindi non sono in grado di dire se era legge perfetta o se aveva anche dei difetti.
Diciamo che una norma in grado di fare incazzare contemporaneamente tutti gli omofobi fascioleghisti, cattoleghisti, forzanuovisti, e chi più ne ha più ne metta, doveva per forza avere anche qualcosa di buono.

Abbiamo perso l’occasione di essere un paese più civile?
Domanda difficile, bisognerebbe prima definire meglio cosa significa il termine civile, e come sappiamo non è facile anche perché il concetto di civiltà si evolve nel corso del tempo.
Ai tempi di Roma Caput Mundi era considerato civile avere degli schiavi (peraltro questa cosa degli schiavi è durata fino a non molto tempo fa. L’ultimo paese ad aver abolito la schiavitù ufficialmente è stata la Mauritania, nel 1980.*)
Questo tipo di evoluzione avviene innanzitutto attraverso un cambiamento culturale, non legislativo.
Una norma che rafforza un diritto è cosa buona e giusta.
Ma le norme seguono la cultura, e non il contrario.
Non penso che si possa imporre a un paese una certa forma di cultura per legge.
E l’occasione non l’abbiamo persa, semplicemente perché non l’abbiamo mai avuta.
Abbiamo perso l’occasione per sembrare un paese più civile, almeno secondo quelli che sono i canoni di una civiltà moderna, ma evidentemente ancora non siamo quel tipo di paese civile. Se lo fossimo avremmo eletto un parlamento diverso, che avrebbe fatto cose diverse.

L’Italia sarà un paese più civile quando nessuno si sentirà in diritto di poter discriminare qualcuno perché considerato diverso, che sia per via delle sue abitudini sessuali, o del colore della pelle, a prescindere dal fatto che ci sia una legge che lo impone.

Un merito indiscutibile comunque il DDl Zan ce l’ha, a prescindere dal fatto di non essere stato votato, ed è quello di aver fatto discutere di questo problema in tutte le sedi. Chissà che non sia servito comunque a introdurre il tarlo del pensiero in qualche testone.

Se poi vogliamo parlare dell’indegno spettacolo di senatori che esultano come invasati per l’affossamento di una legge, c’è poco da dire. Questa gente è stata eletta. Rappresenta i suoi elettori e non solo. Una volta eletto rappresenti, nel bene e nel male, tutti.
E’ passato da mo’ il tempo in cui si credeva che ci ci rappresenta dovesse essere migliore di noi.

* Fonte Wiikipedia

In cerca di visibilità.

Quanto è ridicolo un paese in cui una politica in eterna cerca di credibilità può affermare una roba del genere:

«Quanto è credibile una Nazione nella quale si consente a un attore in cerca di visibilità di testimoniare contro un ex ministro della Repubblica deridendo le nostre istituzioni?»

senza essere sbertucciata sulla pubblica piazza da chiunque, compresi i suoi elettori?
Per capirsi, ecco l’attore in cerca di visibilità.

In effetti questa faccia non mi è nuova.

Me lo immagino il dialogo con il suo agente a Hollywood:
– “Richard, abbiamo un problema. La gente si sta dimenticando di te. Ci vuole un grande film.”
– “Ma no, non ti preoccupare, ho già la soluzione: vado in Italia a testimoniare contro Salvini”.
– “GENIO!”

Direi che piuttosto è vero il contrario. La scelta di chiamare Richard Gere a testimoniare ha lo scopo di dare visibilità internazionale al processo.
Ma questo, forse, la signora Meloni l’ha anche capito. E non avendo niente di credibile da dire, come suo solito la butta in caciara.

Massimo Livore l’ipocrita (e noi no)

Faccio un esempio.
Personalmente di quello che fa Luca Morisi nel suo privato, che abbia rapporti intimi le papere (purché consenzienti) o che decida di inalare anche le ceneri di sua nonna, non me ne potrebbe fregar de meno.
Fintanto che quello che fa non è illegale – e questo nel caso lo decide la magistratura, non io o qualche giornalista – ma soprattutto fintanto che non fa del male agli altri, per me chiunque può fare quello che vuole.
Diciamo però che se fino al giorno prima di essere beccato hai tirato a campare gettando palate di escrementi mediatici e esponendo alla gogna chi osava criticare il tuo padroncino, se hai sommerso per anni i social media con immagini del tuo padroncino con il rosario in mano, di slogan sulla difesa della famiglia tradizionale, contro la droga, contro le unioni civili, e chi più ne ha più ne metta, forse non sarai un criminale (questo, s’è detto, lo deciderà la magistratura), ma sicuramente sei una colossale merda ipocrita.

Ora, giusto per restare in tema, qualcuno s’è improvvisamente accorto che all’interno di associazioni di chiaro stampo nostalgico del fascismo c’è un pienone di fascisti.
Son quelli che da anni vanno in giro a celebrare i fasti del fascismo.
Son quelli che da anni impestano il web di bufale sui meriti del duce (no, non ha inventato lui le pensioni, fatevene una ragione).
Son quelli che per anni hanno votato la Lega di Salvini, a patto che ogni tanto dicesse o facesse qualcosa di abbastanza fascista (cosa che lui non ha avuto problemi a fare).
Son quelli che adesso votano Fratelli d’Italia e la Meloni, cui non è neppure necessario chiedere di fare o dire qualcosa di fascista.
Son quelli che si tatuano simboli fascisti, si incontrano tra fascisti e improvvisamente hanno come un tic e gli si alza il braccino a fare il saluto romano.
Son quelli che negli ultimi anni, quando sentivano i soliti soloni (di destra e di sinistra) sostenere che in Italia non c’è un problema di fascismo se la ridevano, perché per loro essere fascisti è tutto tranne che un problema.
Ma adesso ci si accorge che, ahinoi, ci sono dei fascisti in Italia?
Ben svegliati fiorellini.

Gino

Se c’è uno cui andrebbero subito dedicate strade, piazze, statue, ma soprattutto ospedali, di quelli in cui si curano tutti, gratis, senza badare a niente che non sia la necessità, quello è Gino Strada, medico, uomo di pace, estremista della pace.

Ma andrebbe fatto non per onorarlo, che da quel che ho capito a lui di quel genere di onori non sia mai fregato niente.

Andrebbe fatto per far capire a tutti che non abbiamo bisogno di eroi., ma di tanti uomini come lui.

Non scherziamo

Ogni mattina Capitan Sciacallo si sveglia e cerca un modo per restare in prima pagina, facendo finta di non fare parte del governo di cui fa parte, o cercando di attribuirsi i meriti di qualcosa.
Quando non trova un argomento nuovo, ha comunque tutto un suo repertorio di sicuro successo.
In genere il tema buono per tutte le stagioni è quello dei migranti e degli sbarchi.
L’importante è dire qualcosa. Se poi fa schifo, meglio. Piace di più al suo pubblico e scatena più polemiche.

Ora ha deciso di salvare le vacanze degli italiani non vaccinati dalle grinfie del governo di cui lui stesso fa parte e la cosa alla fine non mi stupisce più di tanto.
Insomma, ci vuole talento a fare sempre la scelta più becera in qualsiasi situazione (ricordiamo che in questo c’entra parecchio il suo social media manager, il mago della merda) e questo va riconosciuto.
Ricorderei però che quando ti erigi a difensore dei diritti dei No-Vax, e lo fai senza neppure dichiararlo apertamente (che non si sa mai), stai altrettanto implicitamente dicendo che dei diritti di chi ha fatto il suo dovere e si è vaccinato te ne frega il giusto, cioè poco più di niente.
Stiamo parlando di uno che forse alla fine si è pure vaccinato, ma di nascosto, lasciando intendere che forse, ma anche no, non si sa.
Tutto ovviamente al fine di raccattare qualche voto in più. Ma soprattutto di raccattare voti da un certo tipo di elettori. Quello del NO.

In politica è molto più semplice dire NO a qualcosa, che proporre qualcosa di nuovo. E sappiamo che si troveranno sempre dei sostenitori.

Periferie (poco) elettriche

Ovvero: quando non conti un cazzo.

Da qualche tempo, nella zona molto periferica della ridente città di Milano (capitale europea di quassicosa) in cui vivo, fa caldo. Mica solo qui, ovviamente.
Per essere tassonomici e non nozionistici, preciso che sto parlando del profondo Giambellino, e per profondo intendo che sono più vicino a Corsico e Buccinasco che alla prima macelleria non islamica in zona (eccetto i reparti di macelleria dei tanti supermercati della zona).

Il caldo porta con se molte conseguenze, alcune piacevoli, alcune spiacevoli, alcune ovvie ed altre inspiegabili.
Tra le conseguenze inspiegabili ci sono i blackout, dovuti ai maggiori consumi di energia elettrica.
Lei obietterà, signora mia: “l’hai spiegato, quindi non è inspiegabile“.
La cosa inspiegabile è che questo succede da sempre, tutte le estati. O almeno da quando ho cominciato a frequentare la formidabile capitale europea di quassicosa per lavoro, e poi a viverci. Cioè da almeno 20 anni, minuto più minuto meno.
E se da 20 anni almeno tutti i sindaci che si sono succeduti hanno promesso che avrebbero risolto il problema, senza riuscirci, le cose sono due: o non ci hanno veramente provato, o ci hanno provato male.

Questa era una premessa, veniamo al nocciolo.
I blackout sono abbastanza democratici, capitano una volta qua e una volta là, ma questa è una consolazione da poco.
Da circa due settimane, nel ridente quartiere molto periferico dove vivo e, attualmente, lavoro (vi ricordate lo smart working, vero?), di blackout ne abbiamo una media di due al giorno, con la sola eccezione dello scorso week end.
La spiegazione per l’assenza di blackout nel week end è apparentemente semplice: uffici chiusi, niente aria condizionata, più corrente per tutti. Ma non regge di fronte a due evidenze: la prima è che nel week end precedente il nostro blackout quotidiano ce lo siamo beccato, la seconda è che se la discriminante è l’apertura degli uffici, dovrebbero avvenire solo in orario lavorativo, mentre (giusto per fare un esempio) nella notte tra il 14 e il 15 giugno siamo rimasti senza corrente dalle 21,30 circa alle 5,45.
E poi ci sarebbe anche quella cosina da poco dello smart working, per cui la maggior parte degli uffici sono desolatamente vuoti. I conti, signora mia, non tornano.
Ma anche qui si rischia di divagare.

Per tornare in argomento, si diceva che da circa due settimane in questa fortunata zona profondamente periferica della città capita, a orari variabili e con durate variabili, di dover passare del tempo senza corrente elettrica.
Solo stamattina è successo due volte, fortunatamente in entrambi i casi per non più di 5 minuti.
Altre volte la durata è stata maggiore, una, due ore. Una volta, come ho già detto, tutta la notte.
Tutte le volte, siccome sono curioso, sono andato sulle pagine locali dei giornali se compariva la notizia. Neanche una virgola.
Poi nei giorni scorsi c’è stata qualche mancanza di corrente anche nelle zone centrali della città. E qui, signora mia, il trattamento della notizia è stato leggermente diverso. Titoli, interviste al sindaco, dichiarazioni roboanti. Allarme blackou! Moriremo tutti!.

Tutto questo per dire che, evidentemente, sulle periferie l’attenzione cade solo quando ci scappa il morto. Quando si tratta di comuni e frequenti disagi che colpiscono i cittadini, non ce n’è notizzie, non ce n’è!

Liberi e divisivi

Il 25 aprile è il giorno giusto per ricordarci che sì, va bene quasi tutto, ma non proprio tutto tutto. E che il problema di fare di tutta l’erba un fascio non è l’erba, ma il fascio.

Il 25 aprile è quel giorno che se per te non è un giorno da celebrare, sotto sotto sei un po’ fascista. E se sotto sotto sei un po’ fascista, ricordati che è molto più facile essere un po’ fascisti sotto una democrazia (anche se è sbagliato, ma se non l’hai ancora capito non c’è speranza per te) che essere qualunque altra cosa sotto il fascismo. Ed è per questo che celebriamo il 25 aprile.

Il 25 aprile è una giornata divisiva. Serve a separare chi è fascista e chi non lo è. E per ricordarci che non si può essere non fascisti senza essere antifascisti.


Colors

La zona arancione rafforzata mi fa pensare al caffè corretto.
Io capisco che c’è sempre qualcuno cui bisogna lisciare il pelo, ma se sono stati definiti 3 colori, a prescindere da quanto siano fondati i meno i criteri di scelta, a cosa serve poi andare a cercare 50 sfumature di arancione per non passare in zona rossa?
(Per i meno acuti, è una domanda retorica).
Sei in zona gialla? Bene.
Le cose peggiorano? Zona arancione.
Peggiorano ancora? Rossa.
Non che questo mi piaccia, ovvio.
Ma non ne usciremo inventando ogni volta un nuovo modo per piegare le regole che ci siamo appena dati.

Ne usciremo quando saremo riusciti a vaccinare abbastanza persone da creare la famosa immunità di gregge, questo lo sanno ormai tutti.

E’ un bel governo! Un santo! Un apostolo!

Chi si aspettava un governo tecnico, un governo del presidente, un chiamatelo come vi pare, se l’è bellamente presa in quel posto. E devo dire che non è una gran sorpresa.
Personalmente non avevo grandi aspettative, che è un modo per diminuire il rischio di rimanere delusi.
Però.

Però.

Questo sembra davvero un pateracchio senza forma né sostanza frutto di un’applicazione pedissequa del manuale Cencelli.
C’è dentro di tutto, qualche tecnico per fare presenza, vecchi arnesi della politica che fu ripescati da chissà quale sgabuzzino, giovani arnesi inservibili della politica che non sarà mai, uomini e donne di partito con varie sfumature di impresentabilità e per finire in bellezza qualche caso umano che aiuta a tenere su l’audience.

Ora vedremo se Draghi, incassata la fiducia che dovrebbe essere piuttosto ampia, riuscirà a imporre una sua linea o se dovrà chiedere il parere di tutti i partiti anche per scegliere che calzini mettersi la mattina.