Dialogo intorno ai minimi sistemi

  • mi sa che non mi vaccino
  • “Ho sempre pensato che sei scemo”
  • no, davvero, chissà cosa c’è dentro
  • “E chissà cosa c’è dentro la birra che stai bevendo, la sigaretta che hai fumato prima, la finta bistecca vegana che ai mangiato ieri, la fessa di mammta”
  • no, no, sul serio, se ne sentono troppe in giro, meglio non fidarsi
  • “Il bello è che tra una comunità scientifica mondiale compatta e alcuni sparuti ciarlatani che cantano fuori dal coro, tu, dall’alto delle tue competenze fuori misura, hai deciso di credere ai ciarlatani. Questo conferma la mia teoria”
  • Quale teoria?
  • “Che sei scemo”

Martedì prossimo ho il vaccino e non so cosa mettermi

Ho prenotato quasi un mese fa.
Non pensavo che avrei atteso come se fosse un nuovo natale l’arrivo del giorno in cui avrei fatto un vaccino, ma è così e me ne farò una ragione.
Qui ora dovrei fare una battuta sulla mia nuova connettività, o sul fatto che mi si “enlargerà” il pene.
Qui una battuta su quelli che non si vogliono vaccinare perché (aggiungere motivazione idiota a caso).

Ho prenotato quasi un mese fa e finalmente martedì prossimo andrò a fare la prima dose di vaccino.

Non so voi, ma io lo trovo un post bellissimo, pieno di speranza e buoni sentimenti.

Apri tutto, smarmella

Oggi la piccola di casa è rientrata a scuola.
Non vi dico l’entusiasmo.
Ma non è questo il problema.
Il problema è se ce lo possiamo permettere.
Il problema è quanto durerà.

Capisco le esigenze economiche e familiari che portano a richiedere le aperture, ma mi restano sempre i dubbi su quanto questo possa essere sicuro.
Il caso della Sardegna, passata in poche settimane da una inedita zona bianca al rosso di oggi dovrebbe fare riflettere.

Purtroppo dovrebbe essere ben chiaro a tutti che l’unica speranza per poter davvero tornare a riaprire tutto è la vaccinazione di massa (per la quale, purtroppo, non ci sono stati significativi cambi di passo).
E’ cambiato il governo, ma mi sembra che non sia cambiata la strategia (se la si può chiamare così) che è quella di navigare a vista sperando nella buona sorte.

Nel frattempo, e temo che stia succedendo questo, possiamo solo contare che la bella stagione rallenti i contagi, come l’anno scorso.
Ma l’anno scorso venivamo da un lockdown, che peraltro si è concluso il 3 maggio, molto più rigido delle attuali zone rosse.
Siamo ancora a metà aprile, manca un po’ alla vera bella stagione e intanto qui piove e fa freddo.
Il rischio è che tra due settimane ci ritroviamo di nuovo a dover chiudere tutto, per poi sperare di poter riaprire confidando nell’estate.

La scuola A, la scuola B

ATTENZIONE: POST AD ALTA CONCENTRAZIONE DI OPINIONI PERSONALI . SE NON SIETE D’ACCORDO FATEVENE UNA RAGIONE, O SPIEGATE CIVILMENTE NEI COMMENTI LE VOSTRE OPINIONI.

Innanzitutto una premessa: con la didattica a distanza le scuole non sono chiuse. Questa non è un opinione.
Con la didattica a distanza, la famosa DAD, le scuole sono aperte e funzionano, ma in maniera diversa.
Se la DAD è fatta bene, sia da parte della scuola che da parte degli studenti, non ci sono problemi e non c’è nulla da recuperare.
Se è fatta male, da parte della scuola e/o da parte degli studenti, allora il problema è un altro e mi viene da pensare che tornare alle lezioni in presenza cambierebbe poco. Certo, in presenza lo studente non può fingere di avere problemi di connessione, ed è più difficile copiare (cosa che non ha mai impedito a nessuno, noi compresi, di farlo, o almeno di provarci). Ma un pessimo insegnante o un pessimo studente restano tali sia in presenza che in DAD.

Insomma, il problema non è la DAD in sé, ma il fatto che ci sono scuole in cui viene fatta bene e altre in cui viene fatta male, a volte malissimo.
A questo punto la domanda è, cosa ha fatto lo Stato Italiano per mettere tutte le scuole e tutti gli studenti nella condizione di farla bene?
Per Stato Italiano intendo ovviamente non solo il Governo, ma anche le Regioni, le Provincie, i Comuni, le ASL, ATS, AST, etc. ciascuno per le proprie competenze.
Qui casca l’asino, bello grosso. Secondo me, è stato fatto poco o niente. E ho anche il dubbio che ci si sia veramente posto il problema.

La conclusione, una delle tante, è che a parer mio la proposta di prolungare le scuole fino a luglio per recuperare il tempo perso è una sesquipedale cazzata. Per chi ha lavorato bene in DAD sarebbe un provvedimento inutile e punitivo, mentre per chi ha lavorato male sarebbe un provvedimento punitivo e, indovinate un po’, inutile.
Per non parlare del fatto non trascurabile che ci sarebbero anche gli esami da fare, per le medie e per le superiori (mi rifiuto di utilizzare l’aberrante nomenclatura introdotta dalla riforma Moratti). Che fanno, spostano gli esami a luglio inoltrato, facendo finire le maturità a ridosso del ferragosto? O fanno gli esami in contemporanea con le lezioni delle altre classi, con enormi problemi organizzativi (si pensi solo ai docenti coinvolti contemporaneamente nelle lezioni e negli esami)?

C’è poi l’annosa questione del ritorno alle lezioni in presenza, tra una, due tre settimane, quando sarà. Premesso che prima o poi si dovrà per forza fare, e tutti ci auguriamo che avvenga molto presto, è ovvio che debba avvenire con la massima sicurezza possibile. E qui casca un altro asino.
L’argomento è dibattuto e, come si dice, ci sono due scuole: quella secondo cui le scuole sono sicure e quella secondo cui no. Tertium non datur (giusto per far capire che ci sono andato anche io, ai tempi).
Secondo me (altra opinione personale) chi al momento giura e spergiura che le scuole sono sicure lo fa più per convinzione ideologica, o per sostenere l’argomento un po’ demagogico secondo cui le scuole vanno riaperte (come se fossero chiuse).
Sempre secondo me, garantire la sicurezza nelle scuole, pur con l’osservazione pedissequa dei più rigidi protocolli immaginabili, è una pia illusione. Mettere 25-26 ragazzi nella stessa stanza per ore, anche con l’obbligo delle mascherine e tenendo le finestre aperte (quando il clima lo consentirà) è comunque come andare a dare una strizzatina ai testicoli di Ibrahimovic per vedere l’effetto che fa. Non so voi, ma io non lo farei, non senza indossare l’armatura di Iron man, per lo meno (si capisce che nella mia arguta metafora l’armatura è il vaccino?).
Anche perché la scuola non è fatta soltanto di lezioni, ma di cambi dell’ora, di intervalli, per chi fa il tempo pieno c’è anche il pranzo, momenti vari in cui i protocolli son più difficili da rispettare, a meno che non si imponga ai ragazzi di restare sempre inchiodati al banco e sempre con la mascherina (ma almeno per mangiare uno la mascherina se la deve togliere).
Per non parlare degli inevitabili momenti di socializzazione prima dell’ingresso o appena usciti da scuola. E dei viaggi, che per i ragazzi soprattutto delle superiori vengono fatti sui soliti carri bestiame mezzi pubblici.

Qui scatta un’altra domanda: cosa ha fatto lo Stato Italiano per mettere in sicurezza le scuole?
(Sì, vabbè, vogliamo parlare dei banchi a rotelle?).
(E ve lo ricordate il tracciamento? Ah, Signora mia! Si ricorda quando c’era Immuni?)
La verità è che stiamo facendo una strage di asini, porelli.
Ancora una volta la mia risposta è poco o niente.

Ma davvero davvero ve la sentite di dire che le scuole, in questo momento, sono sicure?
Ci scommettereste la salute, non quella dei vostri figli, ma la vostra?

Perché si sa, loro nella maggior parte dei casi se anche beccano ‘sto maledetto virus ne escono indenni (la maggior parte non significa tutti), ma poi lo attaccano agli altri, genitori, nonni, zii, tutta gente che in media ha qualche anno in più e rischia parecchio di più.
Io non ci scommetterei un ghello, anche perché ci sono già passato.
Sono bastati 10 giorni di scuola in presenza a dicembre per avere più di metà della classe della tredicenne di casa contagiata e lei, oltre che positiva, priva di olfatto e gusto per quasi un mese. Per fortuna io e la SS non abbiamo manifestato alcun sintomo, ma mi è bastata la preoccupazione di quei giorni.
Quindi no, non mi fido di chi dice che le scuole sono sicure.

Se almeno fossimo a buon punto con le vaccinazioni, potremmo guardare alla riapertura (ci siamo capiti) delle scuole, e dei bar, e dei ristoranti, e dei negozi, e dei cinema, e dei teatri, e degli stadi, e dei palazzetti, e delle chiese (ah no, quelle sono già aperte), con fiducia ed ottimismo.

Io mi sforzo di capire quelli che vorrebbero che si tornasse subito alla scuola in presenza, ma spesso ho la sensazione che per molti il vero problema non sia il benessere psicofisico dei pargoli, né il loro apprendimento, ma il fatto di riuscire a parcheggiarli da qualche parte.
Per molti non sarà così, e se non si ha la fortuna di poter fare lo smart working (che, ricordo, per alcuni non è un lavoro come la DAD non è scuola), capisco che sia un grosso problema di difficile soluzione.
Capisco anche che pure lo smart working spesso serve a poco, soprattutto per chi ha figli piccoli, perchéi richiedono attenzioni che rendono quasi impossibile lavorare.
Capisco tutto, o almeno ci provo. Tranne gli sciacalli che insistono solo per tigna politica, con la sola motivazione di contestare tutto per partito preso, ignorando volutamente le possibili conseguenze.
Ma ritornare alle lezioni in presenza, senza aver fatto nulla per mettere in sicurezza la scuole e senza aver raggiunto una copertura vaccinale sufficiente, significa rischiare di ritrovarsi punto e a capo tra un mese. E per punto e a capo, intendo nella merda. Again.

Per Astra ad Zeneca

Io sono uno di quelli che aspettano di essere vaccinati. Già sapevo prima che mi sarei dovuto mettere comodo ed armarmi di santa pazienza.
Non sono un esperto, per cui non ho certezze sulla faccenda del vaccino AstraZeneca, se non una: ci sarà un effetto domino, che mi porterà a dover aspettare ancora più a lungo di quanto avevo preventivato. E questo, signora mia, mi fa girare non poco i maroni.

Perché se vogliamo tornare a una parvenza di normalità l’unica soluzione è il vaccino.

L’anniversario

Ufficio domestico con sedia milanista

Oggi, un anno fa, facevo il primo giorno di smart working della mia vita. 
Avrebbe dovuto essere essere una sorta di sperimentazione, avrei dovuto lavorare da casa per due giorni a settimana, non di più. 
Non sono più tornato in ufficio, se non per qualche gita estemporanea.
E’ stato un anno vissuto pericolosamente, in cui ho dovuto costruire una nuova normalità.
Ho lavorato forse con meno stress (non sempre), ma anche con orari meno definiti. Prima, finito il mio orario, timbravo e tornavo a casa, e non se ne parlava più fino al giorno dopo. Ora gli orari dovrebbero essere più o meno gli stessi, ma non c’è un cartellino da timbrare e la giornata finisce quando riesco a chiudere il portatile, cosa che spesso capita più tardi rispetto all’orario esatto.
Mi è capitato, per fortuna poche volte, di chiudere il computer, andare a prendere la ragazzina di casa all’uscita da scuola, e poi riaccendere tutto al ritorno a casa per finire qualche lavoro urgente (cosa che lavorando in ufficio sarebbe stata impensabile).
Certe pause che lavorando in ufficio erano considerate quasi ineluttabili, tipo il caffé coi colleghi alla macchinetta a metà mattina, sono semplicemente sparite, diluite in una giornata lavorativa con ritmi completamente diversi.
Per alcuni aspetti, tipo la linea internet, ero già pronto essendo un nerd di vecchia data.
Per altri un po’ meno. Per dire, ho dovuto comprare una sedia da ufficio per casa (ovviamente ho preso una sedia da gamer milanista, ma questa è un’altra storia), e ho dovuto inventare una postazione di lavoro che da provvisoria è diventata permanente.
Per altri problemi una soluzione vera non è ancora arrivata, tipo il fatto che continuo a ricevere buoni pasto elettronici che, da casa, fatico ad utilizzare.
Le prospettive future sono di continuare così ancora almeno per il 2021, e poi non si sa (qui subentrano anche molte scelte aziendali, al momento imperscrutabili).

Penso che oggi, per festeggiare, in pausa pranzo farò un’eccezione alla regola e mi berrò una birretta.

Colors

La zona arancione rafforzata mi fa pensare al caffè corretto.
Io capisco che c’è sempre qualcuno cui bisogna lisciare il pelo, ma se sono stati definiti 3 colori, a prescindere da quanto siano fondati i meno i criteri di scelta, a cosa serve poi andare a cercare 50 sfumature di arancione per non passare in zona rossa?
(Per i meno acuti, è una domanda retorica).
Sei in zona gialla? Bene.
Le cose peggiorano? Zona arancione.
Peggiorano ancora? Rossa.
Non che questo mi piaccia, ovvio.
Ma non ne usciremo inventando ogni volta un nuovo modo per piegare le regole che ci siamo appena dati.

Ne usciremo quando saremo riusciti a vaccinare abbastanza persone da creare la famosa immunità di gregge, questo lo sanno ormai tutti.