No green pass? No party.

Primo giorno di vacanza. Sardegna. Mezzogiorno e qualcosa. Decidiamo di andare al ristorante.

C’è la possibilità di mangiare fuori, all’aperto, ma dato il caldo subtropicale decidiamo che i posti all’interno, con aria condizionata, sono molto più allettanti.

All’ingresso ci chiedono il green pass. Ce l’abbiamo, lo mostriamo, tutto ok. La sala è praticamente vuota, comprensibile dato che a quest’ora la gente preferisce mangiare panini in spiaggia.

Ma noi siamo appena arrivati, dopo un viaggio abbastanza lungo. In spiaggia ci andremo nel pomeriggio, dopo aver digerito e riposato, per cui mettere le gambe sotto il tavolo è esattamente quello di cui abbiamo bisogno ora.

Poco dopo di noi arrivano, per conto loro, altre due coppiette. Hanno il green pass. si accomodano all’interno, in tavoli distanti tra loro (e da noi).

Nel frattempo arriva un altro gruppo piuttosto numeroso e rumoroso. Famiglie, tre, con ragazzini. Una tavolata da almeno 10 persone (non sono certo stato lì a contarli). Non hanno il green pass. Si accomodano fuori e pranzano anche loro, beati e contenti.

Morale della favola, il green pass funziona.

Certo, mi rendo conto che se un locale non ha la possibilità di allestire tavoli all’aperto, può trovarsi a dover rifiutare dei clienti.

Ma se penso all’alternativa, cioè a ritornare a chiudere i ristoranti e gli altri locali, lasciando solo la disponibilità dell’asporto, non vedo molte altre possibilità.

Ce n’è una sola, invero (era da un po’ che desideravo di scrivere invero): vaccinatevi tutti e non rompeteci il cazzo, oppure statevene alla casa.

Non ve l’ha detto il dottore di andare al bar o al ristorante.

Ma sono abbastanza sicuro che il dottore (a meno che non sia un ciarlatano, magari di quelli che millantano impossibili candidature al premio Nobel per vendervi cure alternative e inefficaci), vi direbbe la stessa cosa: vaccinatevi.

Cara bella semplicità

A volte ci perdiamo in tentativi e risposte articolati, dietro cui spendiamo un sacco di tempo ed energia, dimenticando che invece bastano tre semplici parole per chiudere definitivamente qualsiasi questione.
Le tre parole sono:

Ma sei scemo?

Faccio qualche esempio, senza fare nomi anche se, a volte, sono fin troppo noti:

Paola Egonu diventa portabandiera olimpica perché incarna un cliché e non per meriti sportivi, ci sono almeno 30 atleti nella delegazione italiana con un curriculum più valido della Egonu, ma con la colpa di essere bianchi o eterosessuali. Egonu è un triste inno al conformismo.
Ma sei scemo?
(Rapido, sintetico e pure tanto liberatorio)


Il Governo ha approvato l’obbligo del #greenpass, un lasciapassare che lede la libertà dei cittadini, devasta ulteriormente l’economia e di fatto impone l’obbligo vaccinale per accedere a molte attività. È l’ennesima vergogna che *** contrasterà con tutte le sue forze.
La strada della discriminazione e del conflitto tra cittadini è molto pericolosa e in contrasto con quanto stabilito dalla UE che chiedeva di evitare discriminazioni. È incredibile che la sinistra sia europeista solo quando da Bruxelles impongono lacrime e sangue per gli italiani.

Ma siete scemi?
(Funziona anche al plurale).

“#dittaturasanitaria
“#disobbedisco
Ma sei scemo?

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. La risposta è sempre la stessa.

Su ieri sera

Ieri sera sono successe due cose interessanti ed una storica. A voi la scelta su quale sia l’una e quali le altre. Insomma, ci siamo capiti.

In ordine di tempo, la prima è il pareggio del Milan in Europa league, contro una squadra di livello decisamente scarso, con due gol annullati, un gol preso al 93° alla fine di un azione il cui la quaterna arbitrale stava già pensando alla birrata post-partita, giocando in modo preoccupantemente insulso per qualità ed intensità.
Possiamo cercare scuse nel fatto che, per l’ennesima volta, la formazione era abbondantemente rimaneggiata, e che qualcuno avrà avuto ancora da smaltire le scorie mentali della figuraccia rimediata sabato contro lo Spezia, ma si tratta comunque di scuse.
La Stella Rossa vista ieri correva la metà dello Spezia di sabato, eppure siamo riusciti a segnare due gol solo grazie a un autogol e a un rigore. E a regalare loro la speranza di passare il turno con un pareggio nel finale che francamente non ci voleva.

La seconda, decisamente migliore, è l’ennesima vittoria in Euroleague dell’Olimpia Milano, che quest’anno sta facendo una stagione veramente straordinaria.
Lo so, negli ultimi anni sull’Olimpia ho scritto pochissimo rispetto al passato. Un po’ per scaramanzia, un po’ per pigrizia. Ma ho sempre e comunque seguito la squadra, andando spesso, quando si poteva, a vederla al Forum, e quella di quest’anno è veramente una corazzata.

La terza è l’atterraggio di Perseverance su Marte. E su questo, veramente, c’è poco da dire.
Ho una certa, molte cose che adesso sono comuni, fanno parte di quello che quando avevo l’età di mia figlia (primi anni ’80, per intendersi), si vedevano solo nei telefilm di fantascienza. Basti pensare a cosa si può fare oggi con uno smartphone.
Magari quando mia figlia avrà l’età che ho io adesso i viaggi spaziali saranno un’esperienza più comune. E se sarà così, un tassello del progresso che avrà portato a quel punto è stato piantato ieri sera.

Stanotte ho fatto un sogno strano.

Mi è apparso Salvini, avvolto a mo’ di tunica in una bandiera dell’Europa, sul capo una corona di Euro, in mano una effige del Sacro Cuore di Ursula von der Leyen.
Mi ha spiegato che i famosi 40 milioni di Euro non sono più nella disponibilità della lega perché li ha dati tutti in beneficienza a Emergency e Sea Watch.

Mi sa che ieri sera ho esagerato col cren.

Meno male che c’è Settore

Aspettavo il post di Settore, stimato blogger di fede ostinatamente sbagliata, perché come al solito si dimostra intelligente oltre lo standard del tifoso medio (a prescindere dalla squadra). Anche stavolta, sulla lite tra Ibrahimovic e Lukaku di ieri sera, non mi ha deluso, per cui adesso faccio una cosa che fa molto vecchia blogosfera: vi metto il link a un post di un altro blog, invitandovi a leggerlo.
Settore: lo zingaro e il ne**o.

(Avete notato che se scrivete zingaro, termine usato comunemente in senso molto dispregiativo, nessuno dice niente, mentre la parola con la n, anche se usata solo a scopo di riferimento, è diventata un tabù proprio perché usata generalmente in senso dispregiativo?
Ma questo, cari miei, è un altro discorso).

Capita però che anche ai migliori di debba, o si possa, fare un appunto. Trovo poco interessante, tra tutte le altre cose, il dibattito su chi ha iniziato. Se due bambini litigano, li si separa e li si mette in castigo entrambi, a prescindere da chi ha cominciato, e basta.
Ma se vogliamo entrare nello specifico, Ibra non ha iniziato, ha buttato (da stronzo, perché le cose ogni tanto vanno chiamate col loro nome) un secchio di benzina su un fuoco già acceso. E ovviamente l’incendio non ci ha messo molto a divampare.

Detto questo, caro Settore, ti copio pure il finale, a spregio, ma migliorandolo.
Ci stiamo preoccupando un po’ troppo di due energumeni senza problemi economici che si sono fatti una litigata tipo campetto, tirando in ballo madri e mogli (no dico, dov’è la novità?). Torniamo alle cose serie, forza Milan, Inter e Juve merda.

Pablito

(Momento vecchiaia) Per quelli della mia generazione, il mondiale del 1982 è stato quello della scoperta delle partite di calcio in TV.
Sembrerà strano ora, soprattutto per chi è cresciuto in un periodo in cui ci sono partite in TV praticamente tutti i giorni, ma ai tempi a parte i fortunati che venivano portati allo stadio dal padre, per tutti gli altri il poco calcio visibile era la sintesi di un tempo di una partita trasmessa in differita su Raidue la domenica. E novantesimo minuto su Raiuno. Basta.
Poi c’erano le radioline, ma questa è un’altra storia.

La parola tripletta l’ho imparata il giorno di Italia-Brasile nel 1982.
Avevo 11 anni e il giorno dopo la partita, vista in TV, sul prato dove giocavamo a pallone tutto il pomeriggio era tutto un fioccare di triplette e di PaoloRossiGol (tutto attaccato).
Il mondiale precedente, quello di Argentina ’78, non l’avevo visto per questione di età e di orari (le partite erano quasi tutte in notturna).
Per questo per me, che ho comunque avuto la fortuna di vedere due Mondiali vinti dall’Italia, il Mondiale vero, quello che non si può dimenticare, è quello di Spagna 1982.
Quello di Pablito, che avrà sempre un posto nel mio cuore.

Diego

Continueremo a chiederci chi è stato il più grande, e continueremo a non sapere come rispondere. Perché non sono i teofei che fanno il più grande, o le statistiche, o i tifosi.

L’ho amato, e l’ho odiato.

Ho odiato il fatto che non giocasse nel Milan, anche se sapevo e so che in Italia solo a Napoli avrebbe potuto giocare.

L’ho odiato per paura, e per la distanza tra lui e i miei campioni, Baresi, Maldini, Van Basten, solo per citare quelli che l’hanno affrontato.

Però lui era il calcio e non lo si poteva non amare, nonostante tutto.

Non so se è stato lui il più grande, non ci sará mai un più grande in assoluto.

Ma so che non ce ne sarà mai più uno grande come lui.

Mozione Biden

Ai compagni che festeggiano la vittoria elettorale di Joe Biden ricordo che per quanto rispetto ai canoni politici statunitensi lui possa essere catalogato a sinistra, in realtà rispetto ai nostri canoni sarebbe un po’ più a destra di un Ciriaco De Mita, per chi se lo ricorda.
Se non vi ricordate Ciriaco, o siete troppo giovani, studiate.

Poi non dite che nessuno vi ha avvisato.

E comunque sì, resta una gran bella notizia.