O carbonara, mia carbonara

Questo è un post sull’amore. Sulle cose che danno amore e che vengono fatte con amore. Come il cibo, quando c’è amore.

E dato che oggi qualcuno ha proclamato il #carbonaraday, rigorosamente coll’hashtag che non bisogna farsi mancare niente, ho pensato bene di proclamare tutto il mio amore per il piatto dei piatti. 

Innanzitutto una premessa, anzi tre:

Prima premessa: il carbonaraday è una cosa bella e, come tutte le cose belle, va adeguatamente onorato. Ma la carbonara non deve essere festeggiata un solo giorno all’anno. Tutti i giorni, domeniche e festivi compresi, possono essere il giorno della carbonara. Finché colesterolo non ci separi.

Seconda premessa: sotto l’etto e mezzo a testa non è vero amore.

Terza premessa: se ci metti la panna o la cipolla non sei amico mio.

Finito con le premesse, passiamo alle cose serie: la ricetta. Questo è il punto in cui in genere si rischia anche di disfare le amicizie. Ognuno ha la sua, e ognuno sostiene che la sua è la carbonara per eccellenza. Tolgo subito spazio ad ogni possibile dubbio: quella che andrò a descrivere tra poco è la mia ricetta, frutto di anni ed anni di esperimenti, ed è la migliore del mondo. Mettetevi l’anima in pace.

Qui ci sta una quarta premessa: la carbonara è un piatto semplice ed allo stesso tempo difficilissimo, perché basato su 5 ingredienti che devono essere utilizzati e dosati correttamente. Sugli ingredienti in questione si può ragionare, ma fino ad un certo punto. Sono, diciamo, accettabili, alcune varianti. Accettabili non significa consigliate, significa che alla bisogna si possono anche tollerare.

Gli ingredienti, come anticipato, sono sostanzialmente 5: pasta, uova, pecorino, guanciale e pepe. Poi ovviamente anche l’acqua e il sale per la pasta. Accettabili come varianti sono il parmigiano o il grana padano al posto del pecorino, o la pancetta (affumicata, non quella fresca, bestie senza dio) al posto del guanciale. C’è anche chi, per non sentire troppo il sapore del pecorino (ma cosa siete nati a fare, dico io) lo taglia in percentuali variabili col parmigiano. Vabbé, non ci curiam di loro.

Se ci mettete altro, dalle zucchine al tofu, dal prosciutto ai funghi, fate pure, nessuno ve lo può proibire, ma semplicemente non chiamatela carbonara. Anche io faccio la cacca tutte le mattine (sono un ragazzo regolare), ma non mi sognerei mai di chiamarla tiramisù.

Panna e cipolla semplicemente non le considero.  So che c’è chi le usa nella carbonara, ma anche per loro vale quanto sopra.

Le dosi: a casa mia, per mezzo chilo di pasta (tre-quattro persone, a seconda di chi sono le persone) uso 3 uova, un tocco di guanciale di almeno 7-8 cm di lunghezza, 4 cm di larghezza ed altrettanti di altezza (il guanciale non si pesa, si misura ad occhio) e circa 2 etti di pecorino. Sale e pepe q.b. (Era da una vita che volevo scriverlo in un post).

Prepariamoci ‘sta carbonara.

Innanzitutto mettiamo a scaldare l’acqua.

Nel frattempo tagliamo il guanciale a listarelle di dimensioni ragionevoli e mettiamolo a cuocere in un padellino. Senza olio, non serve. Ci pensa lui a rilasciare i suoi grassi. Io tengo la fiamma medio-bassa e lo lascio rosolare con calma.

Per dimensioni ragionevoli intendo poco meno di un centrimetro di spessore e non a cubetti. Tagliate il tocco di guanciale a fette di circa un cm e poi tagliate le fette a pezzetti più o meno dello stesso spessore. Ho già detto non a cubetti?

Nel mentre che l’acqua va ad ebollizione e il guanciale rosola, prendo una terrina capiente, ci rompo dentro le uova intere e le sbatto, poi aggiungo il pecorino grattugiato e continuo a sbattere con una forchetta fino a creare una crema. Sulla densità della crema ognuno, come su tutto il resto, ha la sua teoria. Quella giusta, cioè la mia, vuole una crema abbastanza densa, che alla fine andremo ad ammorbidire con un po’ di acqua di cottura della pasta. Un mio amico romano tanto tempo fa mi ha suggerito di aggiungere un pizzico di noce moscata. Giusto un pizzico. A me non dispiace.

Le uova. Già so che qualcuno si sarà scandalizzato perché le metto intere, mentre ormai da un po’ i gastrofighetti del quartierino tendono ad usare solo i tuorli, aggiungendo albume in percentuale variabile. Io la penso così: a prescindere dalla diatriba infinita su quale sia l’origine della ricetta, l’unica cosa indiscutibile è che si tratta, come per gran parte dei piatti tradizionali italiani, di cucina povera, nata per essere sostanziosa e nutriente. Non penso proprio che chi faceva, in origine, un piatto del genere, potesse permettersi di buttare via metà dell’uovo. Anzi, non ci pensavano nemmeno. Non vedo perché dovrei farlo io.

Quando l’acqua bolle ci butto un pugnetto di sale e, ripreso il bollore, la pasta. Spaghetti, secondo la tradizione, ma a me piacciono anche i fusilli, o i rigatoni, o i cellentani , o le penne rigate. In ogni caso non formati troppo piccoli. 

La pasta deve essere al dente. Non scotta, neppure croccante. Al dente. Che ve lo dico a fare. Leggete il tempo di cottura scritto sulla confezione, ricordando che è il tempo che occorre da quando l’acqua riprende a bollire e in ogni caso assaggiate. È il modo migliore per non sbagliare.

Il guanciale intanto s’è rosolato. Attenzione, non deve diventare croccante, ma non deve neppure restare mezzo crudo. Rosolato.

Se ha rilasciato troppo grasso se ne può eliminare un po’, ma non tutto, convincendosi che così il piatto resta più sano.

Quando la pasta è pronta la scolo nella terrina con la cremina, aggiungo mezza mestolata di acqua di cottura e poi mescolo bene il tutto. Poi ci vuoto sopra il guanciale, altra rugata, un po’ di pecorino per fare scena, pepe a piacimento et voilà, il miracolo è compiuto.

Pescara – Milan: il nulla farcito di niente condito di mestizia

La notizia del giorno non può essere che un ragazzino di 18 anni, seppur alla sua sessantesima presenza da titolare in serie A, ha commesso un errore, prendendo un gol evitabilissimo.
Errore peraltro causato da una cazzata colossale da parte di quello che dovrebbe essere un veterano.
Quello di Paletta è stato un vero e proprio tiro in porta, con l’aggravante che Gigione non poteva neppure prenderlo con le mani.
La notizia del giorno è che una squadra che vorrebbe andare in Europa non è riuscita a segnare più di un striminzito golletto al Pescara, con tutto il rispetto possibile per il Pescara.
Alla fine ce ne torniamo a casa con un pareggino pesante come una sconfitta dopo aver subito la bellezza di, forse, mezzo tiro in porta, ma dopo essere riusciti a farne forse uno in più.
Certo, possiamo magari recriminare per il palo di Romagnoli (che però non mi risulta essere un attaccante), sulla malasorte, sui rigori per la Juve, sui rientri dalla nazionale, sullo shampoo di Paletta o su tutto quel che vogliamo, ma quando non si riesce a costruire più di un paio di azioni decenti contro una squadra già praticamente retrocessa è evidente che il problema non è esterno, ma interno alla squadra. O meglio, il problema è la squadra.
Che è quella che è. Una roba buttata lì un po’ a caso, raccattando pezzi dove si riesce, con un allenatore che a tratti sembra quasi fare miracoli, salvo poi fare cose incomprensibili.
Mettiamoci poi quel poco di infortuni e il quadro è completo.
Sapevamo che sarebbe stato un anno difficile anche questo, credo che nessuno si facesse illusioni. Prendiamo quel che va e sommessamente ringraziamo i cuginastri, che fanno del loro meglio per lasciarci un briciolo di speranza.
Nulla è finito finché non è finito, noi che aspettiamo da tanto il famoso closing lo sappiamo più degli altri.

 

Juvemerda-Milan: che ve lo dico a fare

Ce cosa volete che dica? Loro sono più forti, più bravi, più belli, hanno più soldi, hanno lo stadio di proprietà, vinceranno la Champions, la coppa Italia e eccezionalmente quest’anno due scudetti al prezzo di uno.
Poi però alla fine di una partita con una squadra nettamente inferiore hanno avuto bisogno dell’ennesimo aiutino per vincere, e se glie lo fai notare con la consueta pacatezza (ladri), fanno gli offesi.
Ti stuprano e pretendono che tu gli dica che ti è piaciuto.
Su questa cosa non ho altro da dire, l’ennesima commemorazione del gol di Muntari celebrata degnamente.

Sogno di una partita di fine inverno. Milan – Chievo: 3 – 1

Alla fine quello che chiediamo noi milanisti molto poco evoluti è una partita tranquilla, almeno contro una squadra sulla carta meno forte.
Il 3-1 è, da questo punto di vista, un risultato bugiardo. Non perché non rispetti i valori in campo (il Chievo è riuscito a segnare solo su un rigore completamente inventato), ma perché fa pensare ad una partita controllata in scioltezza e senza particolari patemi. Cosa che invece non è assolutamente successa. Quello che è successo è che ancora una volta s’è visto un Milan capace di farsi del male da solo, giocando molle a centrocampo soprattutto nei primi 20-25 minuti e sprecando gol a ripetizione.
Comunque vediamo gli aspetti positivi.
Bacca sembra essersi sbloccato. Certo, ha sbagliato un rigore tirato normalmente e almeno un altro paio di gol, ma la doppietta su azione è un gran buon segno.
La terza vittoria consecutiva è un altro buon segno. Da quanto non capitava un filotto così?
Ha segnato pure Lapadula, che vogliamo di più?
Gigione continua col suo ritmo di almeno un miracolo a partita.
Locatelli è rientrato ed ha giocato un’ottima partita. Forse un po’ di riposo gli ha fatto bene.
Deulofeu migliora di partita in partita. Gli manca solo la parola, pardòn, il gol.
Unica nota negativa l’infortunio di Suso. Incrociamo le dita e speriamo che sia una cosa breve. Brevissima.

Cinquanta sfumature di Montella

C’è una profonda base di masochismo nel continuare imperterriti a seguire questo Milan partita dopo partita, settimana contro settimana. Non trovo altra risposta a chi mi chiede perché lo faccio. Mi piace soffrire, è evidente. Se il Milan l’anno prossimo mettesse in vendita una serie di magliette ufficiali in latex, con le borchie ed il collarino, le comprerei subito.

Domenica scorsa Montella aveva sparigliato le carte regalando alla Fiorentina il secondo tempo invece che il primo. Nessuno se lo aspettava e la mossa a sorpresa ha fruttato la vittoria, anche se non so quante volte questo trucco potrà essere ripetuto ancora. Un secondo tempo come quello  contro la Fiorentina, in cui sembrava che stessimo giocando in 9 contro 11 come col Bologna, è comunque un attentato alla pazienza anche del tifoso più accanito, oltre che alla sua salute. 

Ieri col Sassuolo l’ha fatta più semplice. Giocate come cacchio ve pare e sgonfiatevi quando volete. Il risultato è stato che a tratti il Sassuolo sembrava una squadra molto più forte di quello che è. Se solo avessero cercato di segnare, invece che cercare il rigore buttandosi a terra ogni volta che entravano in area, avrebbero portato a casa ben altro risultato.

Alle volte, si sa, ci vuole culo. E su quello in particolare sembra aver puntato ieri il nostro bravo allenatore. Non si spiega altrimenti il fatto di aver tenuto in campo l’anima de li mortacci di Bacca per tutto quel tempo, invece che sostituirlo subito dopo aver segnato un rigore sbagliandolo.

Detto questo toccherebbe anche parlare dell’arbitro, che in effetti ha fatto più danni di Trump ad un gay pride, ma non ne ho poi tutta questa voglia.

Per una volta pare che il Milan sia stato favorito dal susseguirsi degli errori arbitrali. Non che ci sia da festeggiare, ma non vedo perché dovrei lamentarmi. Sono certo che la classe arbitrale italiana troverà un modo per compensare.

Lazie-Milan: 1-1

Avessi un terapista, o un confessore, o un padre spirituale (fate voi), mi sconsiglierebbe di continuare a guardare le partite del Milan. Non fa bene al mio equilibrio psichico né alla mia anima. Ma non ho niente di tutto ciò, ho un blog, e il blog se ne fotte del mio equilibrio psichico e tanto meno della mia anima. Tanto poi scrivo un post e mi sfogo. Il fatto è che ormai anche il blog non basta come sfogatoio, perché santamadonna non si può arrivare sempre alla fine della partita con ‘sto scimmione sulle spalle. Qui non c’è da guardare al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Il bicchiere non esiste più, mi sono scolato il contenuto l’ho gettato contro il televisore urlando all’arbitro ‘Ti conosco per un furfante, una canaglia, un leccapiatti… per un fegato sbiancato… ti conosco per un manigoldo schizzinoso, per l’erede di un baule di stracci… composto d’una canaglia, d’uno straccione, d’un vigliacco, d’un tenutario di lupanare e d’un figlio ed erede d’una cagna bastarda.‘ quando ha fischiato il rigore inesistente a Donnarumma. Perché io sono uno sportivo prima che un tifoso, tranne quando si parla del Milan, ovviamente. Ma soprattutto perché quel rigore semplicemente non c’era. A meno che non abbiano recentemente modificato il regolamento prevedendo il rigore contro un portiere che stende in area un giocatore della sua stessa squadra. Fatto ciò e sbollita la furia, ho preso un altro bicchiere e l’ho riempito di nuovo, ma ha fatto la stessa fine quando l’arbitro non ha fischiato un rigore, secondo me abbastanza evidente, per fallo su Abate nel secondo tempo. Quindi sono passato direttamente al collo della bottiglia. Quella di ieri è stata a larghi tratti una partita tra due squadre con la consistenza offensiva della robiola Osella. Con in più l’aggiunta di una consistenza ancora più molliccia del centrocampo e della difesa milanista. Alla fine il pareggio sta un po’ stretto ai laziali, ma chissenefrega. Il rigore non c’era, ce n’era però uno per noi. Loro hanno tirato più di noi ma senza il rigore fasullo non sono riusciti a segnare, il problema è loro. Il problema nostro è che da un po’ di tempo a questa parte si fa una fatica boia anche a trovare un tiro, altro che segnare. Certo, avere là davanti una punta vera aiuterebbe, ma questi sono particolari. Fatto sta però che la situazione degli attaccanti milanisti non è particolarmente rosea, al momento. Il Bacca delle ultime partite è difficile da considerare come una punta, a volte anche come un giocatore. Deulofeu ha dimostrato di essere in grado di fare grandi partite, ma anche di fare partite un po’ meh. Ieri era nella fase meh. Ma oltretutto è appena arrivato e viene da un lungo periodo di attività molto ridotta, non si può pretendere che faccia sempre i miracoli. E comunque non è una punta. Ocampos è appena arrivato e ancora dobbiamo trovare una risposta alla domanda “chi è?”, per cui meglio non parlarne. E comunque non è una punta. Lapadula deve avere fatto un grosso sgarbo a Montella, visto che vede il campo solo quando non ci sono più alternative, e a volte neanche in quel caso. E comunque è una punta, ma non è certamente un campione di quelli che cambiano le sorti della squadra. Bonaventura ci ha lasciati. E comunque non è una punta. Per fortuna a settembre la premiata ditta non è riuscita a vendere Suso (ci hanno provato, ma poi grazie ad un provvidenziale infortunio di Honda hanno dovuto ripensarci) e adesso ce lo godiamo. E comunque non è una punta. Ciò detto i miei ringraziamenti vanno alla mamma di Gigione Donnarumma. Per par condicio anche al papà. Senza di lui in campo (Gigione, non il papà) adesso staremmo parlando di una sonora sconfitta del Milan, che a larghi tratti è semplicemente rimasto a guardare mentre la Lazie tirava in porta (in maniera spesso piuttosto loffa a dire il vero). Un punto è comunque meglio di zero punti. Attendendo l’arrivo dei cinesi col loro fugone carico di soldoni, temo che ci dobbiamo accontentare.

Aspettando la Lazie

Che dire dopo le partite con la Samp e col Bologna che non si sia già detto?
Credo nulla, motivo per cui non ho scritto nulla. Alla lunga scrivere sempre le stesse cose sulle stesse situazioni diventa un gioco stufoso sia per chi scrive che per chi legge.
Però dopo Bologna due cosette in più si possono anche dire.
La prima è che è chiaro che oltre al problema della squadra c’è anche un problema della società, che semplicemente non esiste. Per cui tutto può succedere, anche di finire una partita in nove grazie ad un arbitro affetto da cartellinite acuta (con ammonizioni date a cazzo ed una squadra penalizzata ancora una volta, ed ancora una volta quella squadra è il Milan), senza che nessuno faccia un sospiro.
Per quanto non li consideri un esempio da seguire, guardate che casino fanno i dirigenti della Juvemerda o dei cugini di campagna ogni volta che si sentono maltrattati dagli arbitri. Pensate poi a quello che è uscito dalla società Milan dopo le ultime partite.
Una squadra per vincere ha bisogno che tutte le sue componenti facciano la loro parte. Qui una semplicemente non esiste.
La seconda è che mercoledì sera sono passato in due minuti da uno stato di rassegnata apatia ad uno di tale euforia che l’adrenalina mi ha tolto il sonno. Questo Milan fa male alla salute, occorre porre un rimedio.
Detto questo, tra arbitri fantasiosi e sfiga ancora più fantasiosa, ci ritroveremo stasera a giocare contro la Lazie con una formazione che non farebbe neppure la parte del Milan B in una amichevole per provare gli schemi. Aggiungiamo anche la fantasia di Montella, che quando vuole ci si mette pure lui (ma che gli ha fatto Lapadula, gli ha rigato la macchina?), ed il quadro è ben poco ottimistico.
Infatti io non sono ottimista. Non molto.

P.S: spero ovviamente di sbagliarmi. E comunque forza Milan, sempre.