Eurobasket 2015 Italia-Germania 4-3

Serviva una conferma, serviva la dimostrazione che questa nazionale ha le palle. E’ arrivata alla grande.
Se quella con la Spagna è stata una battaglia spettacolare, combattuta e vinta a viso aperto, quello con la Germania è stato un assedio, con i tedeschi perennemente in vantaggio tranne nei momenti che contavano davvero.
Inutile negarlo, se martedì ho goduto, ed ho goduto , ieri di più. Perché era difficile confermarsi, ma soprattutto era difficile affrontare una partita così diversa e vincerla il giorno dopo un impresa come quella con la Spagna.
I nostri ce l’hanno fatta, tenendo duro per tutta la partita senza mai consentire ai tedeschi di allungare troppo il loro vantaggio, Impresa non da poco in una sera in cui la palla fa una fatica boia ad entrare e, diciamolo, gli arbitri decidono di fischiarti pure gli sbadigli.
Ancora una volta pare brutto parlare dei singoli, ma un accenno al Gallo devo farlo: FENOMENALE E DETERMINANTE. Se continua così (e non vedo perché non dovrebbe), non possono negargli il titolo di MVP del torneo (e, nel mio cuore di tifoso, della galassia).
Lo dicevo quasi 10 anni fa (vedere per credere), non posso fare altro che ripetermi: come lui, in Italia, non c’è mai stato nessuno. Mi viene solo un po’ di malinconia a pensare a cosa sarebbe stato della sua carriera, e del suo talento, se non avesse avuto tutti i problemi fisici e la sfortuna che ha avuto da quando è andato in NBA (praticamente ha perso gli ultimi due anni per un ginocchio operato male).
La sera, prima di coricarmi, prego che tra qualche anno decida di tornare alla casa, a finire la carriera all’Olimpia.

P.s: oggi pomeriggio c’è la Serbia. Partita determinante solo per la classifica finale, non per il passaggio del turno. Sarebbe comunque un bel segnale portarsi a casa anche questa.

Neurobasket 2015 Italia -Spagna

Che notte, Che botte quella notte!
Mi ricordo di sei mascelle rotte:
ho un sinistro da un quintale,
ed il destro, vi dirò,
solo un altro ce l’ha eguale
ma l’ho messo KO

E’ da un po’ che non scrivo di basket da queste parti. E forse potrei risparmiarmelo anche stavolta, potreste commentare voi.  Ma ieri sera è successa una cosa che, agli impallinati della palla a spicchi, resterà appiccicata alla memoria per un bel pezzo.
Ma facciamo un piccolo passo indietro, a favore di chi invece ci capisce poco e segue solo gli interregionali di uncinetto.
Sono in corso i campionati europei di basket, in Germania. Quest’anno partecipa anche l’Italia, evento non scontato dato il rendimento “altalenante” (in realtà tra lo scarso e il pessimo, con punte di decenza appena sfiorate) della nostra nazionale degli ultimi anni:
ottavi agli europei del 2013, diciassettesimi a quelli del 2011, neanche qualificati per quelli del 2009, non qualificati alle olimpiadi del 2008 e del 2012, non qualificati ai mondiali del 2010 e a quelli del 2014
Gli europei sono importanti già di per se, ma poi valgono anche per la qualificazione alle prossime olimpiadi, per cui non sono un torneino da sottovalutare.
Dicevamo che c’è anche l’Italia. Non solo; non è tra le favorite in assoluto, ma neppure è considerata una squadra materasso. Diciamo che, sulla carta, è data tra le possibili piazzate, a scanso di sorprese, e che dà finalmente la sensazione di potersela giocare, dopo anni di magre figure.
I giocatori ci sono. C’è un bel mix di giovani talenti e giocatori di esperienza. Ci sono tre giocatori NBA (il Gallo, il Mago e il Beli) (sta cosa dei soprannomi alle volte…) e altri che in NBA ci sono passati (Datome) o quasi certamente ci passeranno in futuro (Gentile, magari anche Della Valle). Soprattutto è una squadra che, come dicono gli intenditori, ha tanti punti nelle mani.
Però, prima della partita di ieri sera contro la Spagna (mica pizza e fichi), non è che avessero impressionato.
Sconfitti, anche se di misura e in rimonta dopo un primo tempo inguardabile, dalla Turchia. Vincenti, ma soffrendo francamente ben oltre il lecito, contro l’Islanda. L’Islanda, l’equivalente cestistico di Malta o San Marino, senza voler mancare di rispetto a nessuno.
Il problema, al di là dei risultati, era quello della sensazione che dava vedere giocare la squadra.
La sensazione era quella di vedere una squadra non squadra, che si basava in attacco sulla vena dei singoli ed in difesa sulla vena dell’attacco. Della serie “che difendiamo a fare, tanto segniamo quando vogliamo”.
Ieri, alla prima vera partita importante, ho visto qualcosa di molto diverso.
Non sono in grado e non voglio neppure tentare di approfondire gli aspetti tecnici della partita di ieri. Né ho voglia di parlare dei singoli, anche se posso dire che mi sono venuti i lucciconi a vedere finalmente il vulcaniano così in forma e determinante.
Ho visto finalmente difendere con intensità. Ho visto tutti i giocatori in campo fare o tentare di fare tutto quello che potevano a favore della squadra.
Ho visto soprattutto l’Italia vincere contro una squadra più forte (ma ieri non è bastato). Di più, ho visto la squadra, che temevo di vedere in campo con la paura di essere schiacciata, giocare con una forza mentale e fisica che veramente fa ben sperare. E soprattutto li ho visti giocare così per tutta la partita.
Adesso però c’è la Germania. Quella di oggi è diventata, dopo ieri, la partita fondamentale per il passaggio del turno. Oggi sapremo se la vera Italia è quella di ieri o quella delle prime due partite.

Mamma butta la pasta

L'Olimpia aveva bisogno di una scossa, devo dire che ieri c'è stata.
Via il parrucchiere Bucchi, arriva finalmente un allenatore vincente. C'è da capire quanto l'età e i tanti anni lontano dalla panchina si faranno sentire, ma d'acchito mi viene da pensare che se c'è un uomo in grado di gettare le fondamenta per un progetto vincente quello è lui.
Dan Peterson è la storia del basket milanese, non so se riuscirà a recuperare una stagione che stava inesorabilmente finendo alle ortiche, ma se i giocatori dovessero avere dopo questa notizia anche un solo quarto dell'entusiasmo che stanno avendo i tifosi, possiamo almeno sperare di vederli, finalmente, sputare sangue sul parquet.

"Non avrei fatto questa scelta per un’altra squadra, ma solo per l’Olimpia: farò questo passo con grande cuore."

ADDENDUM: per i non tifosi, questo entusiasmo non è facilmente comprensibile. Ma essere tifoso significa abbandonare la propria razionalità per sostituirla con un paio di colori, quelli della maglia (in questo caso la canotta).
Il tifoso non vede quello che vedono tutti gli altri, cioè la scelta di scaricare un allenatore (secondo me pessimo, per la scarsa qualità del gioco data alla squadra e per i risultati nelle partite che contano veramente) in un momento in cui comunque siamo secondi in campionato. Il tifoso vede il ritorno in panchina di un uomo che è stato leggenda.
E' come il ritorno di Goldrake.
E' come rivedere il capitano in mezzo alla difesa (questa è per i fratelli milanisti).
E' una di quelle cose che tutti, nei momenti di crisi, hanno certamente sognato, pur sapendo che fosse impossibile. In questo caso sta succedendo, lasciatemi nel sogno, sperando che il risveglio non sia troppo brusco.

 

Vuvuzela la la la

Lasciamo perdere. Lasciamo perdere.
Tornare in ufficio non è difficile. Il difficile è restarci.
Ma che ce frega, stasera giuoca la fantastica compagine italiana e ci sarà da divertirsi.
Sto già trattenendo gli sbadigli.

Intanto va avanti anche il resto del mondo. Per dire, l’Olimpia Milano è riuscita a raggiungere la finale dei playoff per la seconda volta consecutiva, e per la seconda volta consecutiva perderà 4 a 0 contro Siena. Ma è bello esserci.