2021

Credo di aver già scritto quello che sto per scrivere.
Anzi, sono quasi certo di aver scritto più o meno la stessa cosa anche l’anno scorso, e forse pure quello prima (lo so, basterebbe dare un’occhiata negli archivi del blog per scoprirlo, ma sono pigro).
Non credo che il semplice passaggio dal un numero all’altro abbia chissà quali effetti. Si tratta solo di una convenzione per contare il tempo che passa, lo chiamiamo 2021, potremmo chiamarlo 31037. Potremmo far iniziare l’anno in un qualunque altro giorno, potremmo cambiare i nomi ai mesi e ai giorni, non cambierebbe molto.
Ci piace contare e rendere riconoscibili le rotazioni del nostro pianeta intorno al proprio asse, e i giri che compie intorno al suo sole. Che poi chiamiamo tutti questi giri in un modo o nell’altro non fa differenza su quello che ci capita mentre ci viviamo sopra.
Detto questo, dato che è comunque una convenzione socialmente non disdicevole quella di cogliere questa occasione per fare auguri e buoni propositi, ecco qua:
Auguro a tutti un prossimo giro intorno al sole migliore di quello passato.
Per conto mio, faccio il buon proposito di riavere i capelli lunghi biondi e folti come quando avevo 20 anni.

La cura SilvioB

Avete sentito? Ha dato della culona inchiavabile alla Merkel, orrore, orrore!
Avete visto? Ha dato dell’abbronzato a Obama, orrore, orrore!

Avete visto? Salvini mangiava ciliegie mentre Zaia parlava dei bambini morti di COVID-19!
Brivido, terrore, raccapriccio!

Abbiamo visto quanto è servito con Berlusconi. Il risultato è e sarà lo stesso con Salvini.
Perché se tanta gente è riuscita a passare un colpo di straccio su 20 anni di insulti vari (ogni riferimento ai salviniani a sud del Po è voluto), non cambierà idea per l’ennesima cafonata. Non cambierà idea e basta, a meno che non la cambi per motivi suoi (che in genere, l’abbiamo capito, partono dal portafogli più che dal cuore).

Che poi, se vogliamo dirla tutta, a me quello delle ciliegie sembrava, oltre che una cafonata, un messaggio interno un po’ mafioso a Zaia, che alcuni danno come possibile successore di Salvini a capo della Lega. Una roba tipo “sì, sì, parla parla, intanto io mi faccio i fatti miei”, o, se vogliamo usare una citazione un po’ più nota, “io sono io e voi non siete un cazzo”.

Non so se sia la soluzione, ma penso che sia meglio farlo sparire nel suo mondo di seguaci (veri e fasulli) sui social, invece che continuare a parlarne.

Sì, adesso lo sto facendo anche io, in qualche modo. Ma in realtà non sto parlando di lui, ma di chi (e a chi) gli si oppone. e non riesce a fare a meno di gridare ogni volta la sua sacrosanta indignazione.

La bestia si nutre di questo. E’ un troll. Lui lancia l’esca e voi puntualmente ci cascate. Così poi lui fa la vittima, “ecco, io cerco di salvare il paese dall’invasione dei tedeschi ne**i d’europa, e loro si attaccano alle mie ciliege”, e voi di nuovo a protestare indignati, e via così.

Una volta, agli albori dell’internet, agli albori dei forum e dei blog, si diceva “don’t feed the troll”.

Ecco, fate come agli albori dell’internet, don’t feed the troll.

Prof Bisax

Sono stato contattato da una ditta che fa e-learning.
Mi propongono di insegnare a fare il blogging.
Ho chiesto, “ma come ti permetting?” (questa ci mette un po’, ma quando arriva vi conviene essere seduti).
Dice, la ditta, che hanno anche previsto di pagarmi bene, per insegnare blogging in e-learning. Ma ho detto loro che non ho niente da insegnare, io, sul blogging.
Però se vogliono posso fare un e-learning su come si fa la carbonara.

Nuovo cinema giapponese

Ieri sera, per non aver niente di meglio da fare, mi son dedicato alla visione di un mattone di Anime giapponese tristissimo come sanno essere certi mattoni giapponesi scritti dal campione del mondo giapponese di tristezza Ishigawa Kagamedosso.
Beh, mi è anche piaciuto, e questo forse dovrebbe dirmi qualcosa. Ma preferisco ignorare le vocine nella testa e andare avanti con un paio di riflessioni acute che mi sono venute dopo la visione del film:
In Giappone, a giudicare dagli anime, non esistono i padri, a meno che non siano degli emeriti stronzi o dei poveri cretini che al confronto Toninelli è Archimede PItagorico.
Le madri ci sono un po’ più spesso, ma senza esagerare, e quando ci sono spesso sono l’unico genitore, per cui sono costrette a lavorare come un Toninelli 27 ore al giorno 8 giorni alla settimana e alla fine è come se non ci fossero.
Noi qui a farci le grosse pippe sul fatto che i bambini avrebbero bisogno di una mamma e un papà e in Giappone sti ragazzini vengono tirati su per la maggior parte da nonni che sono già morti da un anno ma ancora non lo sanno, tant’è che spesso se ne accorgono nel corso del film e ci lasciano; tutori autonominatisi al solo scopo di trasformare il protagonista in campione del mondo di una qualche disciplina che va dal calcio all’interpretazione veritiera dei discorsi di Di Maio; animali domestici parlanti o altri animali da compagnia, non necessariamente di questo pianeta; fratelli o sorelle, a seconda dei casi; robot da cucina dotati di anima; pupazzi finto simpatici; vicini di casa alcolizzati.
Poi c’è il sistema scolastico, basato su tre essenziali caratteristiche: un milione di materie con professori severissimi, i club scolastici che diventano man mano più importanti della scuola stessa e le possibilità di fare milionate di assenze senza che nessuno, tra professori e famiglie (se esistessero) abbiano nulla da dire.
Detto tutto ciò, non ho ancora provveduto a dire il titolo del film: la forma della voce. Su Netflix, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita.
È un film che ti getta addosso la tristezza a badilate. Ma se vi capita la serata giusta, guardatelo. Merita.

La ggente, i commenti

Il post “i cretini dei socialini” è uno sfogo, buttato giù praticamente di getto con tutti i pregi ed i difetti del caso, epiteti compresi.
Un po’ come quando senti alla televisione una cosa che ti fa imbufalire e cominci ad insultare lo schermo, fino a quando tua moglie non viene a darti una ciabatta sulla testa.
E’ uno sfogo nato su un blog che, fino a ieri, contava si e no 10 visualizzazioni al giorno nei giorni migliori, quasi sempre delle stesse persone, più qualche sventurato capitato per caso.
Il problema è che improvvisamente quel post ha cominciato a girare ed essere condiviso, soprattutto su Facebook, ed è diventato, come dicono quelli che se ne intendono, virale.
60.000 visualizzazioni in due giorni per l’equivalente della reazione di uno che si è pestato un dito con il martello. Un post in cui inveisco contro l’universo mondo più che altro per sfogare un momento di frustrazione.
Devo dire la verità, questa cosa un po’ mi spaventa, perché temo che se avessi scritto le stesse cose in forma asettica e didascalica, senza sfottò ed insulti, l’attenzione per il post sarebbe stata quella solita. Una decina di visualizzazioni e poi l’oblio.
Mi spaventa perché mi rendo conto che è il segno di un imbarbarimento non solo del linguaggio, ma anche della società, dal quale ovviamente io stesso non posso chiamarmi fuori.
Per non parlare dei tanti commenti ricevuti dal post, sia tra quelli che approvano, sia tra quelli che disapprovano o si sentono chiamati in causa e quindi rispondono agli insulti (ho cominciato io, lo so).
Anzi, parliamone.
Verrebbe da dire che ho visto cose in quei commenti che voi non potete neanche immaginare. Il fatto che invece siano perfettamente immaginabili, perché alla fine ricalcano tutto il campionato già visto migliaia di altre volte, mi toglie anche la soddisfazione della battuta.
Ho pensato a lungo su cosa fare dei commenti. Inizialmente ero dell’idea di pubblicarli tutti, sia quelli positivi che quelli negativi.
Ora, dopo averci pensato un po’ su, ho cambiato idea, per cui ho tolto l’approvazione anche a quelli che già erano visibili.
Uno dei vantaggi di essere il padrone di casa.
Per prevenire quelli che fatalmente grideranno alla censura, la moderazione ai commenti, su questo blog, esiste dalla notte dei tempi. E’ il mio piccolo sfogatoio personale, non sono tenuto a consentire che anche tutti i vostri sfoghi vengano pubblicati. E soprattutto voglio evitare che si crei una guerra tra bande nei commenti ad un mio post.
Non impedisco a nessuno di esprimere le proprie idee o opinioni. Semplicemente non qui.
Non ho cancellato comunque nessun commento, sono ancora lì in attesa di approvazione.
Qualcuno dirà “ecco, hai cominciato tu, insultando metà dell’universo mondo, e adesso non consenti neppure di risponderti!”. Sì. Cioè, no. Semplicemente non qui.
Poi con più calma deciderò anche se vale la pena di mantenere il post o cancellarlo.
Io non guadagno niente col blog, ricevere 10 o 100.000 visite per me è esattamente la stessa cosa, dal punto di vista economico. Dal punto di vista dell’autostima pure, perché se anche dà soddisfazione sapere che tanti leggono una cosa che ho scritto, mi piace molto meno l’idea che sia un post in cui lancio improperi a destra e a manca invece dei tanti, tantissimi post ironici e illuminanti che ho scritto in 13 anni di blog.

P.S: stasera c’è Napoli-Milan, per cui salvo imprevisti dal prossimo post tornerò finalmente ad occuparmi di facezie calcistiche.

Pulizie di primavera

Ammisci, lettori, passanti, casuali, quel che vi pare, facciamo che ho deciso di saltare indietro nel tempo di quanto, 10 anni? 15?, ai tempi in cui linkare e essere linkati era questione di vita o di morte nella blogopalla.
Facciamo che ho visto che nella barra laterale ci sono link a blog che sembrano morti e sepolti da secoli, non mi pare bello, per cui vorrei dare una rinfrescata. Per cui se avete segnalazioni da fare di blog interessanti me le mettete qui nei commenti, io intanto comincio a eliminare un po’ di cadaveri.
E se passate di qui per caso e volete avere il privilegio di essere linkati me lo scrivete nei commenti. Io poi faccio un giro dalle vostre parti e decido, a mio insindacabile giudizio, se aggiungervi.

Un post di merda

Ci sono poi quei pomeriggi come questi che aspetti aspetti aspetti e l’unico evento che accade è quando vai in bagno a fare la cacca. Che uno dice che non c’è nulla di straordinario neppure in questo, tutti la fanno prima o poi. E’ vero, ma avreste dovuto vederla.

Notizia di una certa utilità

Domani non lavorerò. Non sarò in ferie, sarò a riposo.
Visto che domenica mi sono fatto 14 ore in una sperduta Fiera di provincia, e che lunedì non ho potuto recuperare perché ero ad un corso, e ieri ed oggi avevo da fare, domani mi godrò il meritato riposo.
Venerdì invece sarò in ferie. E ci resterò fino al 15 giugno, in una amena località marittima di cui non svelo il nome, ma sappiate che, appunto, c’è il mare. Non so se si capisce: mare.
Mare. Mareeeeeeeee sapore di mareeeeeeeeeeeeeeee.
Tutti al mare, tutti al mareeeeeee, a mostrar le chiappe chiareeee.
Tutto ciò per significarvi che se per un paio di settimane non scriverò nulla su questo blog non è necessario che cominciate a cercarmi sui necrologi.