Su Coviddu

Lo scorso agosto sono andato in Sardegna.
Sono stato 19 giorni in Sardegna.
Sono tornato, vivo, dalla Sardegna per raccontarlo.

In questo periodo la Sardegna è stata descritta in continente come una specie di zombieland del virus.
Mi sento di commentare soavemente che sono state dette e scritte un mare di cazzate.

Non esiste un‘emergenza Sardegna. Non esiste semplicemente perché il problema non è localizzato in un luogo specifico, è dentro di voi. Voi che pensate che non c’è più alcun rischio, voi che vi credete al sicuro perché il peggio è passato, voi che semplicemente non sapete indossare una mascherina.

Sono stato in posto bellissimi, in cui mi sono rifatto gli occhi e i polmoni (sa com’è, signora mia, l’aria di Milano è quella che è).
Ho trovato gente che sapeva come si usa una mascherina e gente che non lo sapeva. Dai secondi mi sono tenuto a distanza.
Immagino che in questo sia stato facilitato dal fatto che non frequento una discoteca dagli anni ‘90, e che neppure allora fossi un grande appassionato.
Ho frequentato spiagge e posti bellissimi, in cui c’era spazio a sufficienza per mantenere il distanziamento (agevolo foto illustrativa), ed ho evitato spiagge e altri posti altrettanto belli in cui c’era troppa gente tutta ammassata. It’s easy, if you want you can.

Spiaggia bellissima con distanziamento garantito

Detto questo, beccatevi l’ennesimo spiegone sulle mascherine, a cosa servono e come si usano.
Se siete di quelli che credono che il Covid-19 sia un complotto, le mascherine una museruola, il 5G un arma di distruzione di massa, e via dicendo in un abisso di cazzate da cui non posso e non voglio tentare di salvarvi, smettete pure di leggere. Questo post non fa per voi. Non siete abbastanza intelligenti.
È una cosa con cui dovrete imparare a convivere.

Dicevamo, le mascherine.
Le ormai note FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa. Se usate correttamente.
Le FFP3 più delle FFP2.
Ma sono dei DPI, Dispositivi di Protezione Individuali, ossia strumenti certificati per proteggere i lavoratori. Fanno parte di quelli che il testo unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (il famoso Dlgs 81\08) definisce DPI di III categoria, quelli che più semplicisticamente vengono chiamati DPI salvavita.
Il loro utilizzo sul lavoro richiede specifica formazione e addestramento. Se no, non ci puoi lavorare.
Lo stesso vale per le KN95, che anche se non sono certificate secondo le norme europee, funzionano allo stesso modo.
L’uso di questi strumenti senza la corretta formazione e il corretto addestramento può renderli non solo inutili, ma anche dannosi.
Per questo, oltre al fatto che se ne trovano poche, sarebbe meglio lasciare che le utilizzino soprattutto il lavoratori che più ne hanno bisogno, in particolare gli operatori sanitari.
Un’altra cosa: in commercio si trovano mascherine con la valvola e mascherine senza la valvola. Se indossate correttamente, (devono aderire perfettamente al volto, per cui se avete la barba scordatevele) proteggono chi le indossa allo stesso modo, ma quelle con la valvola facilitano la respirazione, perché la valvola filtra l’aria in entrata e non quella in uscita. Morale, riducono la probabilità che vi prendiate il virus, ma non fanno nulla per impedire che voi spargiate il vostri sputazzi ovunque. Non a caso vengono definite maschere egoiste.

Passiamo alle altre mascherine. Quelle che dovremmo indossare tutti quando necessario (quando si entra in un ambiente chiuso, affollato, e comunque in ogni situazione in cui non è possibile mantenere il distanziamento).
Avete presente quali sono?
Le mascherine chirurgiche, quelle azzurrine, ma ci sono anche altre varianti di colore, e vanno bene anche quelle d’artista (come quella della foto sotto), coi disegnini, lo stemma della vostra squadra del cuore, i colori della bandiera, etc. (Purché non siano fatte all’uncinetto dalla nonna con tutti i buchini larghi per respirare meglio).
Non vi proteggono dal virus, ma se usate correttamente evitano che voi spargiate i vostri sputazzi.
E quindi aiutano ad impedire la diffusione del virus.
Ecco, queste sono definite mascherine altruiste.

Nessun blogger molto fashion è stato maltrattato per scattare questa foto.

Le mascherine altruiste funzionano così: se ci troviamo in uno spazio chiuso, a meno di un metro di distanza, o anche all’aperto, in condizione di possibile assembramento, e entrambi possediamo la mascherina, entrambi evitiamo di sputazzarci a vicenda.
Io in qualche modo proteggo te e tu in qualche modo proteggi me.
Si potrebbe quasi dire che siamo amici. Anche se non ci conosciamo.
Se invece nelle condizioni di cui sopra io indosso correttamente la mascherina (coprendo anche il naso, cazzo!) e tu no, non siamo più tanto amici, perché io sto proteggendo te e tu invece te ne sbatti e mi sputi addosso tutto quello che hai dentro.

Concludendo: se ci incrociamo e tu non hai la mascherina, o hai la mascherina ma lasci fuori il naso, o la tieni sotto il mento, o appesa a un orecchio, al gomito, in tasca, nel budello di tu ma’ (Cit.), io potrei sentirmi autorizzato a invitarti, anche se non ti conosco, a mantenere la giusta distanza da me.
Magari con l’ausilio di un bastone nodoso.

Riassumendo

Il Governo dà delle indicazioni, poi sta alla responsabilità ed al senso civico dei cittadini.

La Regione dà delle indicazioni, poi sta alla responsabilità ed al senso civico dei cittadini.

La ASL/ATS/AST dà delle indicazioni, poi sta alla responsabilità ed al senso civico dei cittadini.

L’INAIL dà delle indicazioni, poi sta alla responsabilità ed al senso civico dei cittadini.

L’unico che si prende le sue responsabilità è il VIRUS.

Lo sprezzo del ridicolo e l’italica scarpa

Se non ti rendi conto che quella che tu vai dipingendo come una fragorosa azione di protesta in realtà è una roba talmente scema che fa il giro ed è ancora più scema, allora sei pronto per andare a fare l’europarlamentare leghista.
Purtroppo i riferimenti di questo post non sono casuali né frutto di fantasia.
Altro che aver abolito la povertà, finora l’unica cosa che hanno abolito è il senso del ridicolo.

Salve Salvini

Ingenuamente alle volte mi chiedo se il baldo Salvini sia veramente così come si dipinge o se semplicemente si è fatto prendere troppo dalla parte che recita.
Ingenuamente ed anche inutilmente, perché la quantità (e la qualità) delle enormità che dice e scrive tutti i giorni non cambia se le pensa davvero o se finge. Come non cambia la bava alla bocca che puntualmente si scatena tra i suoi seguaci nei confronti del nemico di turno.
Mi stupisce poi questa capacità di riuscire ogni giorno che passa ad alzare l’asticella. Se ci pensate non è facile. Anche perché davvero ci sono volte in cui penso che peggio non si potrebbe fare neanche scavando.
Eppure il giorno dopo lui ce la fa.
Bisogna riconoscere che dai e dai una cosa l’ha imparata bene: tirare fuori il peggio da sé stesso e dai suoi seguaci. Quelli che “non sono razzista ma”, “aiutiamoli a casa loro”, “35 euro, hotel 5 stelle iPhone e Wi-Fi gratis”.
Anche loro, la sera, prima di addormentarsi, dopo aver detto le loro preghierine, un po’ di vergogna la proveranno?
Odio e razzismo. Razzismo e odio. Aggiungi un po’ di sana ignoranza ed avrai una miscela esplosiva. Fatico a immaginare una combinazione peggiore.
Signori leghisti, sappiate però che io non vi odio.
Mi fate schifo, mi fa schifo la vostra mancanza di umanità, ma non vi odio.
E se proprio devo augurarvi qualcosa, vi auguro tutto quello che voi augurate ogni giorno agli altri.

Con la dovuta calma (fai come il Milan)

Perché affannarsi?
Perché sbattersi?
Perché?
Fate come il Milan, con calma, rilassati, senza prendere le cose troppo a cuore.
Il campionato? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
La coppa Italia? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
IL derby? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
Il mercato? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.

E allora, faccio come il Milan anche io, e scrivo i post prendendomi tutto il tempo possibile. Con la differenza che io per scrivere queste quattro stronzate non vengo pagato, anzi rubo il mio tempo a altre attività che magari potrebbero essere più fruttuose, e che, soprattutto, questo blog lo leggono in quattro e non chiedo soldi a nessuno, mentre per vedere il Milan giocare da schifo bisogna comunque pagare, o allo stadio o alle tv.
Ma che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.

Tutto è bene ciò che finisce in merda

WARNING: questo post potrebbe contenere contumelie, ironia, sarcasmo, madonne maltrattate e santi vilipesi, ma soprattutto maledizioni nei confronti delle compagnie telefoniche. Se siete particolarmente sensibili a questo tipo di contenuto non proseguite nella lettura. Se invece siete una compagnia telefonica leggete tutto fino in fondo e poi andate affanculo.

Aggiornamento del post precedente.
Alla fine, dopo aver inviato un’altra segnalazione scritta e dopo svariati tentativi di parlare con qualcuno del numero dell’assistenza clienti, martedì 18 agosto sono riuscito a parlare con l’ennesima operatrice gentile, che mi ha spiegato che c’è stato un problema tecnico (maddai, incredibile). Probabilmente il topino delle variazioni tariffarie ha passato una notte di bagordi con la fatina delle tariffe ricaricabili  tra il 31 luglio e l’1 agosto ed il giorno dopo erano entrambi troppo sfatti per lavorare. Il topino s’è inculato la fatina, e poi tutti insieme si sono inculati me.
Comunque la gentile operatrice avrebbe proceduto immediatamente a sbloccare la mia richiesta.
Nel tardo pomeriggio di martedì quindi ho ricevuto un sms della compagnia telefonica, in cui con solerzia mi avvertivano del completamento del passaggio ad offerta ricaricabile, precisando che dalla mezzanotte sarebbe stata attiva la tariffa da me scelta. Eureka.
Subito dopo un altro messaggio, e poi un altro ancora, per dirmi dell’attivazione della navigazione su rete veloce.
Ooooh, tutto è bene quel che finisce bene.
Sì. Certo.
Qui ci si mette di mezzo forse anche un mio breve momento di stordimento. Preso dall’entusiasmo, ho pensato che dato che la nuova tariffa sarebbe stata attivata dalla mezzanotte, avrei potuto tranquillamente caricare un po’ di euri la mattina successiva, anche perché ritenevo che non fosse possibile comunque farlo prima.
Mercoledì mattina quindi mi sono svegliato pensando che andasse tutto bene, me meschino. La prima cosa che ho fatto è stata entrare nella app del mio conto in banca ed ordinare una ricarica di 50 €, giusto per stare tranquillo.
La seconda è stata sedermi sulla tazza per espletare quello che normalmente si aspleta a quell’ora.
La terza è stata controllare se c’erano nuovi messaggi.
La quarta è stata tirate giù una scarica di santi e madonne sufficiente per almeno tre settimane. C’era un messaggio della gentile e solerte compagnia telefonica, inviato alle 5,06 del mattino, che mi informava che l’opzione tariffaria da me scelta non era stata rinnovata (rinnovata? rinnovata una tariffa che non è mai stata realmente attivata?) per credito insufficiente.
E’ seguita un’altra illuminante telefonata con l’ennesimo (stavolta un maschio) gentilissimo operatore, che con estrema cortesia e gentilezza mi ha spiegato tutto, senza però risolvere niente. Il tutto era sostanzialmente che sì, c’era stato un loro “problema tecnico”, ma poi forse le sue colleghe con cui avevo parlato in precedenza non mi avevano spiegato tutto tutto per bene (modo soft e gentile da parte sua per dire e non dire che ero io a non aver capito un cazzo).
Di fatto, dato che c’era stato questo “problema tecnico”, la mia prima richiesta era rimasta bloccata, per cui l’operatrice che ha “risolto” il problema ha ricaricato tutto dall’inizio. Per cui pur avendo richiesto un cambio del piano tariffario che avrebbe dovuto essere attivo dall’1 agosto, fino al 18 pagherò la bolletta secondo il piano precedente. Alle mie rimostranze su questo punto la risposta, sempre molto gentile ed educata, è stata che comunque si trattava di una tariffa che io avevo scelto in precedenza (o gentile testa di merda, il fatto che sia anche la tariffa che ho scelto di cambiare non ti dice niente, sublime minchietto da call center?).
Inoltre, dato che non c’era credito sulla mia nuova tariffa ricaricabile (e come poteva esserci, dato che prima dell’attivazione non era possibile fare ricariche?), per un giorno avrei dovuto scegliere se pagare la navigazione a consumo. Avete un’idea di quanto costa la navigazione a consumo?
Morale, mercoledì ho fatto tutta la giornata con la navigazione dati disattivata.
Stamattina ho riattivato tutto ed ho scoperto che l’opzione che mi hanno attivato non è esattamente quella che avevo richiesto. In particolare, la soglia di navigazione dati è di 2 Giga al mese e non di 4 (che è invece il motivo per cui mi ero deciso a cambiare tariffa) ed il costo è maggiore del 20%.
Ora, a parte le madonne volanti che sono scappate a nascondersi per la vergogna, il sospetto che dietro non ci sia solo la ormai acclarata incompetenza di qualche deficiente che dovrebbe passare le giornate a raccogliere patate invece che fare quello che fa, ma anche un po’ di malafede, si sta facendo strada dentro me.
Per cui si aprono le scommesse: secondo voi quanto tempo passerà tra il momento della mia uscita dall’ufficio oggi pomeriggio ed il momento del mio ingresso nel negozio di un altro operatore di telefonia?
Non che mi faccia chissà quali strane illusioni. Mai come in questo caso lo slogan universale del qualunquismo moderno, sono tutti uguali, trova la sua esatta applicazione.
Ma temo che ci resti solo questo di reale diritto, ancora per un po’: quello di scegliere da chi farci derubare e, ogni tanto, cambiare.

 

Le compagnie telefoniche sono Il Male

La premessa:

Nel 2013, mese più mese meno, dovendo sostituire il mio vecchio iPhone 3gs ormai agonizzante, ho attivato con una compagnia telefonica un contratto di quelli in abbonamento, in cui a fronte del pagamento di un canone mensile fisso ti danno uno smartphone nuovo, che paghi in ventordici comode rate comprese nel canone. Il canone fisso mensile era, ed è, comprensivo anche di un tot di minuti di chiamate, un tot di SMS ed un tot di Giga di navigazione in mobilità al mese.
Già sapevo che tutti quei minuti di chiamate e quegli SMS per me erano decisamente eccessivi, dato l’uso che faccio del telefono, ma quello che mi interessava era la possibilità di avere un nuovissimo iPhone 5 a rate ed avevo calcolato anche che alla fine, sul lungo periodo, l’operazione era conveniente.
Ovviamente il contratto prevedeva un vincolo temporale minimo, corrispondente al numero delle rate fissate per l’acquisto dell’aggeggio.

La storia recente:

Recentemente il vincolo sul contratto con la compagnia telefonica è venuto meno (anche l’iPhone 5 è venuto meno, ma questa è un’altra storia), avendo io pagato tutte le ventordici rate, per cui mi sono guardato intorno alla ricerca di un piano tariffario che più si adattasse alle mie esigenze: meno minuti di chiamate, meno SMS e più giga, e magari anche un costo inferiore.
L’ho trovato, ed è della stessa compagnia telefonica.
Ho trovato un piano, questa volta ricaricabile e non in abbonamento, che mi dà la metà dei minuti, la metà degli SMS e il doppio dei giga, ad un costo di circa un terzo di quanto pago adesso. Inoltre è della stessa compagnia telefonica, per cui non sono previsti costi di subentro, solo una piccola quota per il cambio di piano.
Sembra un miracolo nevvero?
Anche io stentavo a crederci (e forse avrei fatto bene).
Il 31 luglio, dopo aver vanamente tentato di attivare il cambio di piano tramite il loro coloratissimo sito web, ho chiamato il numero del servizio clienti. Dopo solo mezz’ora di attesa (che volete che sia, mezza Italia probabilmente stava chiamando l’assistenza clienti della compagnia telefonica la sera del 31 luglio), mi ha finalmente risposto una cortesissima operatrice, che dopo aver verificato, ed avermi confermato che era possibile, ha attivato per me il nuovo piano tariffario. Ovviamente c’è voluta un’altra mezzoretta, perché lei ha dovuto leggermi tutte le condizioni del nuovo piano, e l’informativa sulla privacy, e la conferma dei miei dati, e la rava la fava e la Berta filava, poi ha registrato il mio consenso a tutto quanto. Alla fine mi ha confermato che il nuovo piano tariffario sarebbe stato attivo dal giorno successivo, 1 agosto 2015.
Bello, mi son detto. Sono proprio efficienti. Mica come quella volta che mi hanno bloccato tutto perché avevano recepito il mio nuovo numero di carta di credito ma avevano mandato una fattura addebitata su quello vecchio.
Visto che ci sono cose che migliorano ogni tanto?
Il giorno successivo, al risveglio ho provato bel bello a caricare, tramite carta di credito, la mia nuova lucente splendente e sorridente tariffa ricaricabile, ma ahimè non è successo niente. Ho controllato sul sito ed ho visto che secondo loro il mio piano attivo era ancora quello vecchio.
Vabbè, mi son detto senza perdere il mio buon umore, è sabato 1 agosto, magari ci vuole un po’ di più.
Ho lasciato passare il fine settimana e quindi lunedì 3 agosto ho ricontrollato, ma nulla era cambiato. Imperturbabile ho aspettato ancora, finché martedì 4 agosto ho mandato una richiesta di chiarimenti. In serata (efficienti) sono stato rassicurato sul fatto che la mia richiesta era “in attivazione e in attesa di essere espletata”. Efficienti e forbiti.
Buon segno.
Armato di santa pazienza mi sono messo in attesa dell’espletamento della mia richiesta.
Inutile dire che ad oggi, martedì 18 agosto, l’espletamento è ancora lontano dal farsi vedere. Quindi oggi ho mandato una nuova richiesta di notizie sulla mia pratica, attivata ma ancora non espletata.
Però ieri mi hanno mandato la fattura per il bimestre agosto-settembre, secondo il vecchio piano, quello che avrebbe dovuto essere disattivato il 31 luglio. Quello molto più costoso.
E non so, ma la mia fiducia comincia un po’ a vacillare, il buon umore pure, la pazienza non ne parliamo.

Onorevole, quanto prende?

Sulla polemica riguardo la retribuzione dei nostri parlamentari la penso più o meno come Ivan Scalfarotto, non è un problema di quanto prendono, ma di cosa fanno per meritarsi quello che prendono.
Il fatto che invece mi pare debba scandalizzare di più è che non si riesce a deteminare una cifra esatta. Hanno messo in piedi un tale gioco delle tre carte, tra indennità, retribuzione vera e propria, diaria, rimborsi ed altre voci varie, che sembra quasi impossibile poter stabilire  quanto incassa al mese un parlamentare italiano. Alla faccia della trasparenza.
Che poi ci siano anche i parlamentari che si ostinano a sostenere che con tutte le spese che hanno i soldi che prendono sono pochi è addirittura un insulto alla decenza ed all’intelligenza di chi prende circa 1300 € al mese e si ritrova regolarmente alla terza settimana senza il becco di un quattrino. Ma questa è, come sempre, un altra storia.
Oltretutto i parlamentari sono tanti, quasi un migliaio, ma sono la punta dell’iceberg del costo della politica. Noi stiamo a fare le pulci alla punta, ma quello che rischia di affondare la baracca è il corpo, che sta sott’acqua e ci tiene a restarci, ed è fatto di quelle migliaia di politicanti e mezze tacche, amministratori di società ed enti pubblici, consorzi, municipalizzate  e chi più ne ha e più ne metta che vivono campando di politica e amministrando, a volte senza alcuna specifica competenza, beni pubblici.