2021

Credo di aver già scritto quello che sto per scrivere.
Anzi, sono quasi certo di aver scritto più o meno la stessa cosa anche l’anno scorso, e forse pure quello prima (lo so, basterebbe dare un’occhiata negli archivi del blog per scoprirlo, ma sono pigro).
Non credo che il semplice passaggio dal un numero all’altro abbia chissà quali effetti. Si tratta solo di una convenzione per contare il tempo che passa, lo chiamiamo 2021, potremmo chiamarlo 31037. Potremmo far iniziare l’anno in un qualunque altro giorno, potremmo cambiare i nomi ai mesi e ai giorni, non cambierebbe molto.
Ci piace contare e rendere riconoscibili le rotazioni del nostro pianeta intorno al proprio asse, e i giri che compie intorno al suo sole. Che poi chiamiamo tutti questi giri in un modo o nell’altro non fa differenza su quello che ci capita mentre ci viviamo sopra.
Detto questo, dato che è comunque una convenzione socialmente non disdicevole quella di cogliere questa occasione per fare auguri e buoni propositi, ecco qua:
Auguro a tutti un prossimo giro intorno al sole migliore di quello passato.
Per conto mio, faccio il buon proposito di riavere i capelli lunghi biondi e folti come quando avevo 20 anni.

Su Coviddu

Lo scorso agosto sono andato in Sardegna.
Sono stato 19 giorni in Sardegna.
Sono tornato, vivo, dalla Sardegna per raccontarlo.

In questo periodo la Sardegna è stata descritta in continente come una specie di zombieland del virus.
Mi sento di commentare soavemente che sono state dette e scritte un mare di cazzate.

Non esiste un‘emergenza Sardegna. Non esiste semplicemente perché il problema non è localizzato in un luogo specifico, è dentro di voi. Voi che pensate che non c’è più alcun rischio, voi che vi credete al sicuro perché il peggio è passato, voi che semplicemente non sapete indossare una mascherina.

Sono stato in posto bellissimi, in cui mi sono rifatto gli occhi e i polmoni (sa com’è, signora mia, l’aria di Milano è quella che è).
Ho trovato gente che sapeva come si usa una mascherina e gente che non lo sapeva. Dai secondi mi sono tenuto a distanza.
Immagino che in questo sia stato facilitato dal fatto che non frequento una discoteca dagli anni ‘90, e che neppure allora fossi un grande appassionato.
Ho frequentato spiagge e posti bellissimi, in cui c’era spazio a sufficienza per mantenere il distanziamento (agevolo foto illustrativa), ed ho evitato spiagge e altri posti altrettanto belli in cui c’era troppa gente tutta ammassata. It’s easy, if you want you can.

Spiaggia bellissima con distanziamento garantito

Detto questo, beccatevi l’ennesimo spiegone sulle mascherine, a cosa servono e come si usano.
Se siete di quelli che credono che il Covid-19 sia un complotto, le mascherine una museruola, il 5G un arma di distruzione di massa, e via dicendo in un abisso di cazzate da cui non posso e non voglio tentare di salvarvi, smettete pure di leggere. Questo post non fa per voi. Non siete abbastanza intelligenti.
È una cosa con cui dovrete imparare a convivere.

Dicevamo, le mascherine.
Le ormai note FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa. Se usate correttamente.
Le FFP3 più delle FFP2.
Ma sono dei DPI, Dispositivi di Protezione Individuali, ossia strumenti certificati per proteggere i lavoratori. Fanno parte di quelli che il testo unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (il famoso Dlgs 81\08) definisce DPI di III categoria, quelli che più semplicisticamente vengono chiamati DPI salvavita.
Il loro utilizzo sul lavoro richiede specifica formazione e addestramento. Se no, non ci puoi lavorare.
Lo stesso vale per le KN95, che anche se non sono certificate secondo le norme europee, funzionano allo stesso modo.
L’uso di questi strumenti senza la corretta formazione e il corretto addestramento può renderli non solo inutili, ma anche dannosi.
Per questo, oltre al fatto che se ne trovano poche, sarebbe meglio lasciare che le utilizzino soprattutto il lavoratori che più ne hanno bisogno, in particolare gli operatori sanitari.
Un’altra cosa: in commercio si trovano mascherine con la valvola e mascherine senza la valvola. Se indossate correttamente, (devono aderire perfettamente al volto, per cui se avete la barba scordatevele) proteggono chi le indossa allo stesso modo, ma quelle con la valvola facilitano la respirazione, perché la valvola filtra l’aria in entrata e non quella in uscita. Morale, riducono la probabilità che vi prendiate il virus, ma non fanno nulla per impedire che voi spargiate il vostri sputazzi ovunque. Non a caso vengono definite maschere egoiste.

Passiamo alle altre mascherine. Quelle che dovremmo indossare tutti quando necessario (quando si entra in un ambiente chiuso, affollato, e comunque in ogni situazione in cui non è possibile mantenere il distanziamento).
Avete presente quali sono?
Le mascherine chirurgiche, quelle azzurrine, ma ci sono anche altre varianti di colore, e vanno bene anche quelle d’artista (come quella della foto sotto), coi disegnini, lo stemma della vostra squadra del cuore, i colori della bandiera, etc. (Purché non siano fatte all’uncinetto dalla nonna con tutti i buchini larghi per respirare meglio).
Non vi proteggono dal virus, ma se usate correttamente evitano che voi spargiate i vostri sputazzi.
E quindi aiutano ad impedire la diffusione del virus.
Ecco, queste sono definite mascherine altruiste.

Nessun blogger molto fashion è stato maltrattato per scattare questa foto.

Le mascherine altruiste funzionano così: se ci troviamo in uno spazio chiuso, a meno di un metro di distanza, o anche all’aperto, in condizione di possibile assembramento, e entrambi possediamo la mascherina, entrambi evitiamo di sputazzarci a vicenda.
Io in qualche modo proteggo te e tu in qualche modo proteggi me.
Si potrebbe quasi dire che siamo amici. Anche se non ci conosciamo.
Se invece nelle condizioni di cui sopra io indosso correttamente la mascherina (coprendo anche il naso, cazzo!) e tu no, non siamo più tanto amici, perché io sto proteggendo te e tu invece te ne sbatti e mi sputi addosso tutto quello che hai dentro.

Concludendo: se ci incrociamo e tu non hai la mascherina, o hai la mascherina ma lasci fuori il naso, o la tieni sotto il mento, o appesa a un orecchio, al gomito, in tasca, nel budello di tu ma’ (Cit.), io potrei sentirmi autorizzato a invitarti, anche se non ti conosco, a mantenere la giusta distanza da me.
Magari con l’ausilio di un bastone nodoso.

Maledetto benedetto lunedì

Sono reduce da un week end di influenza. Un week end complicato, ma questo lunedì porta con sé un po’ di notizie che meritano, se non di essere commentate (cosa potrebbe cambiare la mia opinione?), di essere almeno ricordate.
La prima, importante soprattutto per me, è che nonostante gli innumerevoli tentativi, sono riuscito a trattenere i polmoni nella cassa toracica. Ok, vista la qualità dell’aria di Milano, non è che me ne faccia poi molto. Ma ho la sensazione che senza sarebbe comunque peggio.
La seconda è che il Milan ha vinto una partita brutta. L’ha vinta giocando male, con Gigio ancora una volta migliore in campo, ma l’ha vinta. Da quando è tornato Zlatan sono 4 di fila (e un pareggio). Non male.
mi piace anche citare la vittoria del Napoli di Ringhio Gattuso sull’impero del male rubentino. Sì, mi piace molto.
Poi c’è Kobe. E qui son solo lacrime. Per chi ama il basket è una botta enorme. Non ho parole.
Poi c’è l’Emilia Romagna, che ha ricacciato la bestia. Non tutto è perduto in questo paese.
La notizia però dovrebbe essere il fatto che il tam tam mediatico della sua macchina da guerra ci abbia fatto credere che c’era davvero la possibilità di una sua vittoria.
Comunque è lunedì. S’è fatta una certa.
BUONGIORNISSIMO,KAFFEEEE’?

La banalità del banale

Contro la Juve forse non meritavamo di perdere, ma abbiamo perso lo stesso. Cose che succedono se non la butti dentro neanche spingendo.
Col Napoli non meritavamo di perdere, e infatti abbiamo pareggiato.
Miglioriamo, a quanto pare. Poco, poco alla volta, ma miglioriamo. In questo un po’ ci vedo la mano di Pioli, che se non altro non si inventa di far giocare i nostri ragazzini fuori ruolo.
La differenza più grossa, rispetto alla partita con la Juvemerda, è che abbiamo segnato.
Viene più semplice segnare, se in campo hai giocatori bravi e giustamente motivati, come Jack Bonaventura.
Essere giovani e saper fare le mossette non serve a niente se non la butti dentro o se alla prima difficoltà ti deprimi come un bambino cui hanno appena detto che Babbo Natale non esiste.
Non che io non creda nel progetto giovani, ma se in mezzo ai quei giovani non c’è uno capace di essere un leader, bisogna rimediare. Jack è un buono rimedio, ma non basta.
Abbiamo visto che razza di debosciati senza spina dorsale siano i nostri eroi. L’anno scorso c’era Rino.
Quest’anno, secondo me, non potendo richiamare Rino, ci vuole Zlatan. Non mi aspetto miracoli, ma sicuramente lui è un leader, in campo e fuori.

Non dobbiamo vergognarci.

Ammettiamolo tutti insieme, che dopo il gol di Suso ci siamo un po’ commossi.
Come nel finale di certi film americani, in cui lo sfigato di turno vince e si mette a condividere sette etti di lingua con la ragazza bruttina che quando si toglie gli occhiali si rivela una figa spaziale.
E c’è uno che si alza in piedi nel silenzio più nero e comincia ad applaudire, e un po’ alla volta si alzano e applaudono tutti.
Quello che si alza in piedi e applaude per primo sono io, siete voi, siamo tutti noi.
Forza Milan, viva le false cesse con gli occhiali, viva i sette etti di lingua.

Ma chi ha sbagliato, Giampaolo?

Ora, capiamoci.
Giovedì sera, dopo la partita, sarei andato personalmente da Giampaolo ad aiutarlo a fare le valigie.
Però è anche vero che per un’ora quasi abbiamo visto un Milan quasi bello. E se non era proprio bello bello, se non altro per un po’ s’è fatto piacere.
Nel primo tempo non si può dire che abbiamo dominato, un po’ per meriti nostri e un po’ per demeriti del Torino, ma se fossimo arrivati all’intervallo con un bel 3-0 per noi si sarebbero stupiti in pochi.
Però è bastato un gol nel secondo, preso in modalità un po’ alla cazzo, con una ripartenza dopo un fallo e un tiro un po’ alla speraindio, per assistere ad un crollo psicologico prima e fisico poi.
Fatto sta che siamo una squadra che in 5 giornate ha preso 5 gol (non ce ne sono molte che ne hanno presi meno) ma ne ha segnati solo 3, di cui due su rigore.
I numeri sono chiari, se non la butti dentro non vinci, anche se è difficile segnarti.
Quindi? Non so più bene dove volevo arrivare.
Stasera c’è una partita che, anche se siamo solo alla fine di settembre, è già fondamentale per la stagione e io non so bene cosa pensare e cosa desiderare.
Una frittata definitiva potrebbe fa cacciare Giampaolo, che al momento non è nei primi dieci posti della mia classifica degli allenatori che vorrei al Milan. Ma sono ben consapevole che:

  1. Fosse anche per far cacciare il peggiore dei peggiori, non potrei mai desiderare una sconfitta del Milan. Mai e poi mai.
  2. Anche se se ne andasse Giampaolo, non c’è in giro qualcuno in grado di fare chissà quali miracoli, per cui tanto vale tenersi lui e tenere duro.

Per cui anche stasera soffrirò davanti allo schermo.
E alla fine so anche che cosa desiderare: uscire dal tunnel delle partite fondamentali e cominciare, prima o poi, a giocarne anche qualcheduna tranquilla.

La crisi spiegata ai gattini

Ho visto l’apertura del PD ad una ipotesi di governo coi cinquestelle come un male necessario.
Ho detto necessario, non piacevole. E Soprattutto non credo che si debba andare fino in fondo a tutti i costi. Anzi.
E’ stato un male necessario, perché bisognava disinnescare le assurde pretese di Salvini di avere “pieni poteri”, chiarendo (evidentemente ce n’è bisogno) che siamo in una Repubblica parlamentare e che i Governi si fanno in Parlamento, non in spiaggia.
Per cui se cade un Governo non si va automaticamente al voto solo perché lo chiede chi l’ha fatto cadere.
Se cade un Governo se ne fa un altro, e se questo ottiene la fiducia in Parlamento, il 50% dei parlamentari + 1, governa.
Si va a elezioni anticipate se il Parlamento non è in grado di dare la fiducia ad un Governo.
E’ stato necessario, ma secondo me è comunque un male. Perché per quanto mi sforzi, non riesco a trovare punti in comune tra il PD e quelli che fino alla scorsa settimana lo definivano “il partito di Bibbiano”, tra il PD e quelli che definiscono i suoi elettori “Pidioti”, tra il PD e chi per 14 mesi ha accettato e sostenuto tutto quello che ha fatto Salvini, pur di tenere il proprio sedere sulla poltrona, e si è accorto delle sue malefatte solo quando Salvini ha minacciato di sfilargliela da sotto le chiappe.
Esistono motivi politici di opportunità per cui sarebbe forse meglio mollare il colpo e lasciare, come si dice, il cerino in mano a Di Maio e co.
Anzi, verrebbe da chiedersi chi glie lo fa fare di sforzarsi tanto per tentare di togliere le castagne dal fuoco a questa banda di incompetenti.
Ma esistono motivi politici e di opportunità per cui sarebbe meglio non farlo. Tipo che alla fine chi ci va di mezzo siamo sempre e comunque noi.
In questo momento il PD è quello che ha meno da perdere. Era già all’opposizione e tutto sommato ha consolidato un suo zoccolo duro di elettori.
Ma confido che all’interno del partito ci sia già chi lavora per riuscire a mandare in vacca tutto e peggiorare le situazione.
Per cui non me ne occupo in questo post. Ce ne vorrebbe un altro molto lungo, dal quale forse non riuscirei mai a uscire.
In tutto questo, purtroppo, l’ago della bilancia resta in mano ai 5stelle, dei quali mi fido quanto mi fiderei di un tassista cieco.
Se vogliono riprovarci con Salvini, facciano pure.
Si troveranno a dover scegliere tra un bis di quanto già visto negli ultimi mesi – ma dovranno fare i conti con la propria inadeguatezza e con un alleato ancora più arrogante e bizzoso di quanto non sia stato finora – o il voto subito. Per poi ritrovarsi probabilmente tra qualche mese fuori da ogni possibilità di governo. Altro che cambiamento.
Potrebbe anche essere un passaggio salutare per loro. Potrebbe essere la volta buona che tentano di pescare al loro interno, se c’è, qualcuno che sappia almeno fare un cerchio col bicchiere.
Ma non penso che l’Italia possa aspettare i loro comodi, né lo farà.
Poi magari mi sbaglio (non sarebbe la prima volta), ma credo che a questo punto anche lo stesso Salvini non abbia tutta questa voglia di rimettere in piedi un Governo coi 5stelle, sia che si tratti di un Conte-bis che di qualsiasi altro governo.
Gli toccherebbe fare quello da cui ha cercato di scappare aprendo la crisi, cioè una legge di bilancio che tenti di raddrizzare la rotta per evitare l’aumento dell’IVA.
Oltretutto dovrebbe farlo ingoiando il rospo di tutti gli insulti che gli sono arrivati dai suoi alleati in questa fase di crisi. Difficile da spiegare ai suoi elettori duri e puri.
Oppure dovrebbe riaprire una crisi subito dopo aver tentato di chiudere quella precedente, sapendo che i 5stelle hanno comunque un tavolo aperto col PD. Anche questa mossa, a occhio, mi sembra un po’ difficile da spiegare.
Però a questo punto si trova in mezzo al guado. Non può sfiduciare di nuovo il governo di cui fa parte (governo dimissionario). Non può trattare per cercare di mettere in piedi un governo in cui non ci siano i 5stelle. Non può, in questo momento, trattare per un nuovo governo coi 5stelle.
Può solo mettersi ad aspettare per decidere contro cosa o contro chi sbraitare.
Cosa succedera?
Spero proprio che nessuno dei miei sette lettori si aspetti che io sia in grado di fare previsioni in questa situazione.
Mi sono limitato a riassumere quel che penso di avere capito. Con la consapevolezza che potrei anche non averci capito una mazza (non sarei in nessun caso l’unico).

La ricetta

Quindi facciamola anche noi sta battuta, che se ne sente la necessità: Acerbi è uno di quelli che hanno ricevuto la ricetta per marcare Piatek. La differenza rispetto ad altri è che l’ha pure letta.
Ok, sta benedetta ricetta a dire il vero mi sembra un filino datata, diciamo che ha la stessa età del giuoco del calcio: marcatura a uomo e appena si avvicina il pallone, stendilo (non il pallone, l’uomo). Se l’arbitro non ha nulla da obiettare, vai avanti così tutta la partita.
L’arbitro non ha avuto nulla da obiettare.
Acerbi è andato avanti tutta la partita.
I suo compagni di squadra pure, nella più classica delle loro interpretazioni del calci:, mena come un fabbro e buttati come un angelo del proscenio.
Il Milan ha comunque aiutato parecchio l’impresa di Acerbi, facendo di tutto per non dare a Piatek un pallone decente che fosse uno. Forse perché preoccupati della sua incolumità.
Cose che capitano quando entri in campo con la sola preoccupazione di non prenderle. C’è di buono che fino a un paio di mesi fa le avremmo prese, invece ieri la Lazio è stata più pericolosa coi gomiti che coi piedi e lo 0-0, anche se non bello, ci sta.