Ius soldi

Premesso che, ovviamente, anche io sono rimasto male per la scelta di Gigione Donnarumma, trovo la reazione di alcuni fratelli milanisti leggermente isterica. Gente che invoca un anno di tribuna e la vergine di Norimberga, altri che improvvisamente passano da “campione totale globale di fine di mondo” a “somaro sopravvalutato e pure brutto”, altri che partono con l’insultometro alla scala massima, gente che si strappa le vesti e ne esce una sorta di Hulk rossonero al grido di “Ultras spacca”.

Personalmente, tendo da sempre a non sopravvalutare l’intelligenza, ma soprattutto la cultura, di un calciatore. Tanto meno se ha da poco raggiunto quella che chiaman la maturità . Ma soprattutto trovo che sia un errore valutare le scelte degli altri col mio metro di giudizio. Sono convinto che, dal suo punto di vista, abbia deciso di fare la cosa giusta. Se la sua idea della cosa giusta non coincide con la mia significa che, semplicemente, io non sono lui e viceversa.

Non penso che alla fine ci si debba stupire troppo se un ragazzone di 18 anni appena compiuti preferisce la possibilità di andare a giocare in uno squadrone come il Real Madrid, piuttosto che restare in una squadra che negli ultimi sette anni non ha fatto altro che morire lentamente e sul cui futuro, non ostante l’acquisto da parte dei cinesi, pendono parecchie ipoteche, non solo metaforiche.

Detto questo è ovvio che io, al posto di Gigione, avrei firmato a vita per il Milan, a prescindere. Ma è altrettanto ovvio che lo posso dire perché non mi sono mai trovato a dover fare questo tipo di scelta.

Detto questo, caro Gigio, so che non leggerai mai queste righe, ma sappi che mi hai dato una delusione. Sono consapevole del fatto che, evidentemente, non te ne può fregare di meno. Bene, la cosa, a questo punto, è reciproca.

Diciamo però che se la nuova dirigenza del Milan trovasse il modo in questo ultimo anno di contratto di mandarti a “fare le ossa”, come si diceva una volta, in una squadra del livello della Marapollese, o di rimandarti a difendere i prestigiosi pali della squadra primavera, non ci troverei nulla di male. In fondo hai ancora solo 18 anni, devi crescere.

Sul ruolo di Raiola in tutto questo neppure mi soffermo. È ovvio che se da questa operazione riuscirà, come successo altre volte, a trarre un guadagno, dal suo punto di vista avrà avuto ragione. Certo, se poi il nuovo Milan dovesse smettere del tutto di fare affari con lui, non ci perderei il sonno.

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Non vendiamo la pelle dell’orso

Due vittorie consecutive, nell’arco di quattro giorni erano anni che. Aaaaanni.
Che poi magari no, ma la memoria è quella che è e spesso ci si ricorda le cose più per sensazioni che per come sono realmente. Per cui diciamo così: due vittorie ravvicinate come quelle del derby e di ieri sera non me le ricordo da anni. Non suona bene come la prima frase. Accontentiamoci.
Poi a voler essere onesti ieri sera nel secondo tempo si è fatto mediamente cagare. Anche seil risultato non è mai stato messo in discussione.
Diciamo che forse ma forse Mihajlovic sta cominciando a trovare una quadra, con la squadra compatta e cazzuta delle ultime due partite. Il problema è vedere se ce ne sarà una terza così, e poi magari una quarta, o se già da domenica ci ritroveremo a commentare la solita squadra molle e fastidiosa.

Il Derby

Se c’è un motivo per cui mi sta sui coglioni l’attuale dirigenza, tutta, del Milan, è perché hanno fatto di tutto per fare disamorare me, e molti altri tifosi, al punto di arrivare alla domenica del derby senza quasi mai pensarci durante la settimana, come se fosse una partita qualunque.
Poi però ti casca addosso la consapevolezza. Arriva all’improvviso, è un momento, in cui pensi che cazzo, stasera c’è il derby.
Quella partita lì, il derby. IL DERBY.
Porca puttana, il DERBY.
E adesso c’ho addosso una fregola che andrei a casa Milan a con una cintura esplosiva a urlare che se non mi restituiscono il mio Milan, quello per cui valeva la pena fare il tifo a prescindere dalla classifica o dalla competizione, spacco tutto e morite male maledetti cani.
Stasera c’è il derby, e fotte sega di tutto il resto, è il derby.
Porca puttana.

Con la dovuta calma (fai come il Milan)

Perché affannarsi?
Perché sbattersi?
Perché?
Fate come il Milan, con calma, rilassati, senza prendere le cose troppo a cuore.
Il campionato? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
La coppa Italia? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
IL derby? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.
Il mercato? E che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.

E allora, faccio come il Milan anche io, e scrivo i post prendendomi tutto il tempo possibile. Con la differenza che io per scrivere queste quattro stronzate non vengo pagato, anzi rubo il mio tempo a altre attività che magari potrebbero essere più fruttuose, e che, soprattutto, questo blog lo leggono in quattro e non chiedo soldi a nessuno, mentre per vedere il Milan giocare da schifo bisogna comunque pagare, o allo stadio o alle tv.
Ma che vuoi che sia, simm’o Milan paisa’, non corriamo troppo che si suda.

L’entusiasmo

Sarà, ma ieri sera per contenere tutto l’entusiasmo della partita con la Fiorentina e della sua abbacinante bellezza mi sono dovuto fare un paio di caffè extra. Poi sono andato a dormire senza seguire il consueto post partita, che le palpebre mi calavano un pochino.
Però per un pezzetto di partita il Milan formidabile ed eccezionale di questa stagione è stato al terzo posto. Roba che se un tornado pieno di squali giganti ed assassini avesse colpito in sequenza tutti gli stadi d’Italia portando alla irrevocabile fine del campionato l’anno prossimo saremmo tornati in Champions League di diritto.
Sfortunatamente gli squali nella realtà tendono a disinteressarsi delle sorti della serie A, per cui abbiamo ancora tutto un campionato da affrontare.
Vabbé, c’è il turno infrasettimanale. Possiamo sempre sperare nelle cavallette.

P.s: il mio primo nemico quest’anno è senza alcun dubbio Muntari.

P.p.s: chiamatemi scemo, ma io al momento continuo a rimpiangere Balotelli.

Colpa di Allegri

Ormai credo che sia chiaro che non amo particolarmente Allegri. Diciamo che nella mia personale classifica degli allenatori del Milan sta un pelino sotto Fatih Terim e un pelino sopra Tabarez, ma solo perché l’uruguagio non ha avuto il tempo di esprimersi al meglio.
Ci sono però alcune colpe specifiche che attribuisco ad Allegri e grazie alle quali avrei gioito sommessamente, col mio classico aplomb, se se ne fosse andato a Roma.
La prima, si sa, ha la faccia gioiosa e spensierata di Pirlo. Se ad un certo punto la società ha deciso che non serviva più c’è anche il suo zampino. Ma un allenatore che rinuncia consapevolmente a Pirlo pensando di poterlo sostituire con uno come Emanuelson, o come Boateng, fa una precisa autodenuncia sui propri valori calcistici.
La seconda è Ibra. Sono fortemente portato a credere alle voci che vogliono che Allegri sia stato il grande regista occulto della cessione di Ibra, e che abbia insistito a tal punto che Galliani non abbia potuto rifiutare, infilando nell’affare anche Thiago Silva pur di poterlo vendere.
Questo fa di Allegri il mio nemico numero uno, prima ancora dei giocatori con cui ha importunato il mio amore per il calcio in questi anni. Tipo l’inutile Evanuelson schierato trequartista, giusto per (ri)fare un esempio.
Adesso salta fuori questa storia di El Shaarawy, che sembra venga mandato in giro col cartello “SALDI” appeso al collo, e mi viene da pensare che un allenatore con le palle farebbe le barricate per evitare la sua cessione. A meno che… a meno che non fosse lo stesso allenatore a volerla.
Per cui delle due l’una: o Allegri non ha le palle, e quindi è meglio che se ne vada quanto prima, o è uno che ritiene che sia un buon affare cedere uno come il faraone per prendere Matri o i miseri resti di Kakà.
In ogni caso il mio giudizio non cambia: Allegri non è un allenatore da Milan.
Potrei ricredermi solo se l’anno prossimo riuscisse, oltre che a vincere qualcosa, a far giocare un calcio decente alla squadra per almeno un paio di partite consecutive.
Cosa che non si mai è vista negli ultimi 3 anni, a prescindere dai risultati, dovuti sia a meriti nostri che a demeriti altrui.