Amare Rino Gattuso

Io Gennaro Gattuso lo amo.
Di un amore molto virile, ovviamente, assolutamente platonico e sportivo, un amore maschiale tutto pacche sulle spalle e gare di rutti, birra e partita, ma lo amo.
L’ho amato quando giocava, perché non si poteva non amare uno come lui.
Come allenatore l’amore se l’è dovuto sudare un po’, anche perché le recenti delusioni hanno indurito il cuore di molti tifosi. Ma sudare per lui non è mai stato un problema.
E’ arrivato quando ormai sembrava che non si potesse far niente, con quel fighetto da bar di Montella ad un passo dalle lacrime isteriche, ha studiato la situazione, ha detto “ci penso io” e da buon Gennaro Aggiustatutto ha preso gli attrezzi del mestiere ed ha effettivamente aggiustato tutto.
Ha preso una squadra senza capo né coda, ci ha infilato dentro il braccio fin quasi all’ascella e l’ha rivoltata come un calzino, dandole un senso.
Che in fondo è un po’ quello che faceva anche quando giocava.
Il centrocampo non girava? Lui apriva la valvola dei polmoni e cominciava a correre per tre.
Un attaccante avversario faceva lo screanzato e pensava di andare in porta con la palla? Una bella martellata ad altezza caviglia e via il problema alla radice.
Gattuso è nato per questo.
E’ l’eroe che non ti aspetti, quello che nei film di avventura alla fine risolve sempre tutti i problemi al protagonista (e nei porno gli tromba la moglie, ma questa è un’altra storia). Quello che all’inizio sembra un semplice comprimario, ma se ci pensi ti rendi conto che tiene insieme tutti i pezzi di una storia sgangherata.
Immaginate Star Wars senza R2-D2.
Ora immaginate il Milan degli ultimi 20 anni senza Gattuso.
(Non c’è bisogno di sforzarsi, basta pensare a cos’è successo negli ultimi anni).
Ecco.

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Non vendiamo la pelle dell’orso

Due vittorie consecutive, nell’arco di quattro giorni erano anni che. Aaaaanni.
Che poi magari no, ma la memoria è quella che è e spesso ci si ricorda le cose più per sensazioni che per come sono realmente. Per cui diciamo così: due vittorie ravvicinate come quelle del derby e di ieri sera non me le ricordo da anni. Non suona bene come la prima frase. Accontentiamoci.
Poi a voler essere onesti ieri sera nel secondo tempo si è fatto mediamente cagare. Anche seil risultato non è mai stato messo in discussione.
Diciamo che forse ma forse Mihajlovic sta cominciando a trovare una quadra, con la squadra compatta e cazzuta delle ultime due partite. Il problema è vedere se ce ne sarà una terza così, e poi magari una quarta, o se già da domenica ci ritroveremo a commentare la solita squadra molle e fastidiosa.

L’entusiasmo

Sarà, ma ieri sera per contenere tutto l’entusiasmo della partita con la Fiorentina e della sua abbacinante bellezza mi sono dovuto fare un paio di caffè extra. Poi sono andato a dormire senza seguire il consueto post partita, che le palpebre mi calavano un pochino.
Però per un pezzetto di partita il Milan formidabile ed eccezionale di questa stagione è stato al terzo posto. Roba che se un tornado pieno di squali giganti ed assassini avesse colpito in sequenza tutti gli stadi d’Italia portando alla irrevocabile fine del campionato l’anno prossimo saremmo tornati in Champions League di diritto.
Sfortunatamente gli squali nella realtà tendono a disinteressarsi delle sorti della serie A, per cui abbiamo ancora tutto un campionato da affrontare.
Vabbé, c’è il turno infrasettimanale. Possiamo sempre sperare nelle cavallette.

P.s: il mio primo nemico quest’anno è senza alcun dubbio Muntari.

P.p.s: chiamatemi scemo, ma io al momento continuo a rimpiangere Balotelli.

Le cinque giornate di Milan

Approfitto del fatto che quest’anno non si gioca in Champions League per prendermi nel bel mezzo della settimana un po’ di tempo, il necessario, per snocciolare qualche numero.
Sarà pur vero che cinque giornate non sono poi così tante per fare delle statistiche credibili, ma i numeri cominciano già a farsi interessanti.
Vediamo dunque cos’è successo: in queste prime 5 giornate di campionato il Milan ha fatto 8 punti. 2 vittorie, 1 sconfitta, 2 pareggi. Il Milan, in queste 5 giornate, ha perso 7 punti dalle prime. 1,2 punti a giornata. Fate voi il conto di quale sarà la distanza dalle prime se questo andamento non dovesse cambiare.
In queste prime 5 giornate il Milan ha segnato 11 gol, e ne ha presi 9.
In media invece che fare 3 punti a partita ne ha fatti molti meno (1,8 di media).
La Juve, per dire, ha fatto 15 punti, e ha preso 0 gol. La Roma ha fatto 15 punti, anche lei, ed ha preso 1 solo gol.
Noi di goal ne abbiamo presi quasi 2 a partita e abbiamo fatto come media meno di 2 punti a partita.
Sarà che forse quella cosa che noi tifosi poco evoluti diciamo da tempo, cioè che il primo reparto su cui bisogna intervenire è la difesa, non è poi questa gran sciocchezza?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Dato per assodato che una squadra che prende 9 gol in 5 partite non può fare chissà quanta strada, se non te ne frega niente di difendere, puoi prendere tutti i gol che vuoi, ma devi segnarne di più.
Se invece punti su una squadra che non segna tantissimo ma prende pochi gol, devi prendere molti meno gol di quelli che segni.
In ogni caso una squadra che prende quasi gli stessi gol di quelli che segna, punta a una media di un punto a partita. Cioè al pareggio. Che va bene quando si parla di bilanci. Un po’ meno quando si cerca di fare un campionato dignitoso.
Cosa voglio dire?
Non lo so, ma i fatti mi cosano come diceva quello là.
E i fatti adesso sono questi: non siamo ancora condannati, perché il campionato è lungo, ma siamo sulla buona strada.
Cosa serve per recuperare?
Magari basta solo un po’ di culo in più, ma non penso. La sensazione, e qui spero di sbagliarmi, è che paghiamo il fatto di essere una squadra costruita senza uno straccio di programmazione.
Le prime due giornate avevano forse fatto pensare che un mercato fatto di improvvisazioni, parametri zero, botte di culo, saldi e occasioni dell’ultimo minuto, fosse qualcosa di diverso da quello che era in effetti. Invece sarà una banalità, ma le cose spesso tendono a essere quello che sembrano essere, semplicemente perché sono quello che sono.

Milan-Atleticomerda: 0-1

Perdere così, non dovremmo farne un dramma.
Eppure forse fa più male che se avessimo perso male, dominati da una squadra che tutti sanno essere, al momento, molto più forte.
Invece no, nel primo tempo questa squadra molto più forte quasi non s’è vista, e nel secondo non è che abbia fatto chissà che per vincere.
Abbiamo preso il solito gol da pirla. Ancora più da pirla del solito, perché se nel primo tempo collezioni un palo, una traversa, un altro paio di tiri fuori di un soffio e un rigore negato (dov’è il vostro #rigoreperilmilan adesso?), perdere è proprio una roba da pirla.
Ma se questa squadra in fondo non fosse una massa di pirla, non sarebbe dov’è adesso.

Kaká vuol dire fiducia

Questo post viene scritto seduto sulla tazza perché ieri sera sono uscito a cena e temo di aver esagerato con un vinaccio di pessima qualità. Era una cena organizzata da un gruppo di papà della scuola di piccoletta, per cui non ho potuto evitare di andare.
Comunque credo di essermi giocato l’invito per la prossima cena quando a due papà che si dicevano preoccupati che i loro figli potessero usare Internet per cercare siti sconci e magari lasciare anche qualche dato personale nei form di registrazione, ho spiegato che il compito di noi papà è proprio quello di insegnar loro quali sono i siti porno che non richiedono alcuna registrazione.
Ma veniamo alla partita. Non l’ho vista.
O meglio, l’ho vista, ma dopo essere tornato dalla cena di ieri sera e facendo un larghissimo uso dello scorrimento veloce. Potenza del my sky; me la sono registrata e poi ho visto 90 minuti di partita più intervallo in poco meno di un quarto d’ora. Quindi non c’ho capito un cazzo, ma ho visto che abbiamo fatto tre gol. Almeno per questa metà settimana la panchina di Allegri è al sicuro. Oh gioia, oh tripudio.
Ha segnato anche Balotelli, tra l’altro anche un bel gol, mi si passi l’immodestia. Quindi magari per un quarto d’ora oggi forse c’è speranza che qualcuno lo lasci un po’ in pace. Poi da domani tornerà a essere la più grande testa di cazzo del pianeta, ma ogni tanto bisogna anche sapersi accontentare.

Milan-Barça: 1-1 Le pagelle

Amelia: compitino semplice: fare meno peggio di Abbiati. Ci riesce anche perché per una volta non viene messo in grande difficoltà, se non in una occasione in cui si fa trovare pronto. Però sul gol di Messi era anche lui in mezzo alla terra di nessuno, per cui si becca un 5,5.
Abate: compito non semplice, limitare Neymar. Tutto sommato se la cava abbastanza bene nella fase difensiva. Nella fase offensiva c’è questo problema che il suo bonus di un cross venuto bene a stagione se l’è già giocato nel preliminare, per cui lui corre, spinge, si impegna, ma tutta questa fatica produce solo una gran quantità di sudore. Voto 6.
Zapata: quando si ha a che fare con gente come Messi, Iniesta, Xavi, Sanchez, Neymar e compagnia bella bisogna essere concentrati al 150%. Non ci si può permettere cazzate come quella che ha combinato lui. Purtroppo di questo genere di cazzate lui se ne concede più o meno una a partita, a prescindere dall’avversario. In questo caso bisogna riconoscere una certa coerenza, che però non serve ad alzare il voto, che è un 4.
Mexes: 5,5, sarebbe stato un 6 se non avessimo preso un gol.
Costant: dinamico e motivato in fase di spinta, colabrodo in fase difensiva, che per essere uno che gioca da terzino non è il massimo. Voto 4,5.
Birsa: tanta corsa, poche luci. Quando finisce la bombola dell’ossigeno finisce anche la sua partita, ma la sufficienza c’è tutta. Voto 6+. (Poli: un po’ di passerella a partita quasi finita, si mette a far legna e dà una mano. Voto 6).
De Jong: una diga, sopra alla diga c’è un cartello, dice di qui non si passa. Davanti alla diga c’è un fossato. Davanti al fossato c’è un cancello, con un cartello su cui c’è scritto accesso vietato. Davanti al cancello c’è De Jong. Per cui cancello fossato e diga sono quasi inutili. Voto 7.
Montolivo: è in forma e si vede. Gli rimbalza addosso la palla del gol di Messi, ma non è colpa sua. Però è in forma e si vede. Voto 6,5.
Muntari: in una partita in cui lo scopo del centrocampo è soprattutto quello di fungere da campo minato per gli avversari la sua presenza in campo trova finalmente una ragione d’essere. Riesce anche rendersi utile davanti. Peccato che nel finale, esaurite le scorte d’energia, abbia fatto tutto il possibile per farsi espellere. Sbaglia anche lui un’occasione nel finale, non è chiaro se per umiltè o perché è uno scarpone. Voto 6.
Kakà: che bello rivederlo in campo con quella maglia lì. Che bello rivederlo distribuire sapienza calcistica a quei ferri da stiro di cui ama circondarsi Allegri. Purtroppo ha un’autonomia limitata, ma c’è un tale bisogno dei suoi piedi buoni lì in mezzo che io lo avrei tenuto in campo fino alla fine. Voto 7,5. (Emanuelson: far entrare lui dopo Kakà è un po come andare da Cracco e ordinare un panino alla merda. Si applica in difesa, ma non sempre con grandi risultati. Voto 5 per la buona volontà).
Robinho: rischiava di passare come l’eroe di giornata, grazie al gol ad inizio partita, ma tutti sappiamo che il vero campione è anche un campione di umilté, per cui per pareggiare il suo tabellino ha fatto un liscio sanguinoso nel finale sulla palla che avrebbe potuto regalarci la vittoria. Voto 6 di umiltè. ( Balotelli: entra ormai a giochi praticamente fatti, col Milan spompo e chiuso in difesa. Prova a dare una mano e a vivacizzare un po’ il gioco dvanti, ma sembra l’ultimo dei mohicani. Voto 6 sulla fiducia).
Allegri: La matematica insegna che 1-1=0. Nel calcio invece fa 1, che sono i punticini che ci portiamo a casa noi, ma fa anche -2, che sono i punti che non porta a casa il Barça e che tutti prima della partita davano quasi per certi.
Tra i tanti demeriti che spesso attribuisco a Allegri, c’è almeno un merito che bisogna onestamente riconoscergli: quello di riuscire ogni anno a impostare una buona partita contro il Barcellona. L’anno scorso è andata addirittura di lusso, con quel 2-0 casalingo agli ottavi, cui purtroppo è seguito un ritorno catastrofico. Questa volta ci dobbiamo accontentare di un pareggio frutto anche dei nostri errori, sia quelli difensivi che quelli sottoporta. A lui il merito di puntare sui piedi buoni di Kakà e Robinho invece che sul cartonato di Matri. Per una volta la sufficienza è piena. 6,5

Ajax – Milan: napartitemmerda

Si potrà discutere quanto volete sul fatto che il rigore ci fosse oppure no (no, ma qui lo dico e qui lo nego), però alla fine il pareggio dopo una partitaccia così alla fine ci sta anche.
Poi ci sta cacciare a calci in culo un allenatore che dopo un primo tempo così indecoroso dice che la squadra ha fatto quello che lui ha detto loro di fare.
Migliore in campo per il Milan ancora una volta De Jong, subito dopo Balotelli, che se fosse un altro (che so, Toni) verrebbe esaltato per aver procurato un rigore frutto dell’esperienza, ma siccome è lui ha rubato. In compenso ha anche preso un sacco di botte, ha beccato una traversa da capogiro, ed è l’unico che non ha mai smesso di lottare. Eroe. Avercene.
Per il resto, non vorrei essere al posto dell’arbitro domenica sera.
Ma questa è un’altra storia.