Missione compiuta

Atalanta – Milan: 0-2

Avete presente quando il cattivissimo del film, dopo aver messo in scacco l’eroe, invece che ammazzarlo si dilunga in chiacchiere fino a quando l’eroe in qualche modo si libera e vince?
Anche ieri stava per succedere. Noi eravamo quasi coll’acqua alla gola e sembrava che per il cattivo, che non a caso indossava delle orribili casacche a strisce nere e blu, sarebbe stato uno scherzo farci fuori definitivamente, quand’ecco che è arrivato il Presidente, a cavallo del suo #rigoreperilmilan, e ha risolto la situazione.
Che dire, missione compiuta e tutti, o quasi, felici e contenti. Spiace per Ringhio, che ancora una volta è arrivato a un solo passo dalla qualificazione, ma questa è un’altra storia.

Quella con la simpatica Atalanta non è stata una bella partita, va detto. ma è stata una partita giocata di squadra e da squadra, preparata e impostata perfettamente da Pioli, giocata col massimo impegno da tutti, con un Presidente monumentale a coronare una serata che noi vecchi cuori rossoneri meritavamo di vivere.
Temevo molto questa partita, ma i ragazzi, come già hanno fatto millemila volte in questa lunghissima stagione, si sono rialzati dopo un passo falso e sono riusciti a contenere la dinamicissima Atalanta che, per una volta, è riuscita a fare un solo vero tiro verso la nostra porta.

Certo, festeggiare così tanto un secondo posto sembrerebbe cosa da sfigati, ma considerando chi siamo e da dove veniamo, ci sta.
L’obiettivo stagionale era entrare in zona Champions ed è stato raggiunto, anche se all’ultimo, arrivando addirittura secondi.
Una squadra di ragazzini, la terza più giovane nei campionati europei, è riuscita nell’impresa di lasciarsi alle spalle quasi tutti, tranne l’Intermerda che oggettivamente era stata costruita per vincere tutto, portandosi a casa la bellezza di 24 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte (di cui almeno 3 evitabilissime), giocando per metà delle partite senza il suo giocatore più rappresentativo, che peraltro ha quasi il doppio dell’età degli altri ed è riuscito comunque a segnare 15 gol. Tutto questo giocando spessissimo con formazioni molto rimaneggiate e giocatori fuori ruolo.
Non so voi, ma io penso che ci sia molto da festeggiare.

Ora c’è un’estate per prepararsi alla prossima stagione, andando sul mercato per tappare qualche buco. Ci serve come il pane una prima punta da 15-20 gol. Gigio deve firmare subito il rinnovo. Serve almeno un rinforzo per reparto, anche perché non tutti potranno restare, ma questo è un altro discorso e non è il momento di fare liste di proscrizione.
Ma se Maldini e Massara sapranno muoversi bene, ed io ho molta fiducia in loro, con una base come questa ci sono davvero tanti margini di miglioramento.

Forza Milan, sempre.

Il dottor JacPiol e Mister HidePiol

Milan – Cagliari: 0-0

Siamo quelli dei 10 gol in due partite a Torino o quelli che ieri non avrebbero segnato neppure giocando 10 ore contro una squadra che aveva passato il pomeriggio a festeggiare la salvezza?
Volendo fare una citazione, ancorché abusata, ai posteri l’ardua sentenza. Solo che i posteri questa volta non dovranno aspettare molto prima di pronunciarsi.
Tra una settimana sapremo.

Il bello è che è tutto nelle nostre mani. Il brutto è che, ancora una volta, è tutto nelle nostre mani.

Milan-Sampdoria: 1-1

La prima cosa da dire è che non si è mai detto abbastanza quanto quello delle 12,30 sia un orario di merda per le partite.
Peggio anche di quelle alle 18,00.
Chi ha fatto questa pensata dovrebbe avere una scarica di diarrea al giorno, in orario sempre diverso, possibilmente quando si trova in pubblico.

La seconda cosa è che la squadra che segnava ogni partita, e che ne segnava due ogni partita, non c’è più, persa chi sa dove. Probabilmente appesantita nelle gambe e nella testa da troppe partite e aspettative che sono man mano cresciute oltre il lecito. Fortunatamente il rischio di vincere il campionato a questo punto è passato definitivamente, per cui magari qualcuno ricomincerà a giocare con la mente un po’ più libera.
Siamo ancora messi abbastanza bene per la qualificazione alla prossima Champions League, ma non ci possiamo permettere ulteriori rallentamenti.
Quindi sempre forza Milan.
E complimenti alla seconda squadra di Milano per lo scudetto.

Fiorentina-Milan: tutto quel che c’è da fare

E’ una cosa cui pensavo già da un po’,
La partita di ieri ne è la conferma.
La soluzione dei problemi del Milan, per arrivare felicemente all’obiettivo stagionale, è vincere tutte prossime partite.
Se le vinciamo tutte, nessuno potrà toglierci il secondo posto e la qualificazione alla prossima Champions league.

It’s easy, let’do it!

Milan – Napoli: 0-1 la ciambella senza buco

Sottotitolo: facciamo imprese, non miracoli.
Sotto-sottotitolo: roba di diavoli e pentole senza coperchi.

All’andata, a Napoli, con la formazione praticamente al completo, abbiamo portato a casa una vittoria convincente (1-3). Ma quella è stata forse l’unica partita del campionato in cui abbiamo giocato con tutti i titolari in campo e nel loro ruolo.

Domenica invece, giusto per non farci mancare niente, abbiamo provato a giocarcela senza 3 difensori titolari, senza tre centrocampisti titolari, senza Ibra, per non parlare di quelli che c’erano ma, per un motivo o per l’altro, non stavano in piedi, o giocavano fuori ruolo, o di quello che, per un motivo o per l’altro, sembrava non avere tutta questa voglia (ma ovviamente è solo una mia malignità).
Tutto questo per dire che quando, come a Manchester, riesci a giocartela in queste condizioni, si parla giustamente di impresa.
Ripetersi giocando ogni tre giorni diventa un miracolo, cosa che notoriamente non è la specialità del diavolo.

Il problema è che ci stiamo complicando la vita per l’obiettivo di rientrare nei primi 4 e sarebbe un peccato (ma questa invece è la specialità del diavolo) dopo tutta la fatica fatta negli ultimi 12 mesi.

moriremo tutti

Sono un vecchio milanista, non anziano, ma quasi.
Ho fatto in tempo a non vedere il Milan della stella, ero troppo piccolo e a quei tempi il calcio in TV era difficilissimo da vedere. però c’ero, e ero milanista, forse senza neanche sapere il perché.
Ho fatto anche in tempo a non vedere, per gli stessi motivi, il Milan due volte in B. Ma ero Milanista e sono rimasto milanista.
Quando il Milan è diventato la squadra più forte del mondo ed è rimasto tale, con alti e bassi, per oltre vent’anni, sono rimasto milanista. E quel Milan sono riuscito e vederlo, a San Siro e anche in TV.
Ne ho visti tanti di Milan, sia vincenti che perdenti.
Vorrei poter dire che ci sono già passato, che ho già visto tutto quello che sta succedendo negli ultimi anni, che passerà, come è già passato.
Ma alla fine moriremo tutti e nulla di tutto cò ha più senso. alla fine tutti quanti avremo un metro di terreno, e solo quello. Per cui è inutile angosciarsi, interrogarsi sul futuro, costruire false speranze. Morirò milanista.
E a culo tutto il resto.

Faccio come Giampaolo

Cambio idea, mi contraddico, me ne fotto e vado per la mia strada senza sapere quale sia, dove sto andando, cosa sto facendo.
La scorsa settimana ho scritto che era necessario stare dalla parte di Giampaolo. Oggi scrivo che spero che venga mandato via prima di fare ulteriori danni.
Domani forse potrei anche scrivere che bisogna dargli fiducia, non si butta il bambino insieme all’acqua sporca, è troppo presto per giudicare, etc.
Ma oggi, e ho lasciato passare 24 ore per sbollire, sono per la cacciata immediata.

Forza Milan. Sempre.

Non volendo aderire a assurde teorie complottiste, tocca ammettere che il Milan di quest’anno manca di fortuna, e questo è evidente, ma soprattutto che nel calcio italiano ormai conta meno di un due di bastoni in un mazzo di carte da poker.
La combinazione delle due cose, sfiga ai massimi e considerazione ai minimi, produce situazioni assurde come quella dell’espulsione di Paquetà.
Apprezzo il fatto che Gattuso si sia fatto diplomatico e di fronte alla stampa abbia parlato di ingenuità del giocatore, ma la verità è che quell’espulsione è una porcata da qualunque angolazione la si guardi e che toglierà alla squadra un giocatore fondamentale.
Per cui no, non voglio credere a assurde teorie complottiste, ma alla sfiga mi tocca crederci eccome.
Mettiamoci poi la squalifica per tre giornate ed il quadro è completo.
Resta il fatto che in una partita che a pathos ha avuto poco da invidiare a Avengers Endgame, un Milan raffazzonato come pochi è riuscito, comunque e non ostante tutto, a fare l’unica cosa che doveva fare, portare a casa i tre punti.
Io penso che in un momento come questo ci sia poco d’altro da fare. Portare a casa i tre punti, contro tutto e contro tutti. Tutto il resto in questo momento è accademia e non mi interessa.
Forza Milan. Sempre.

90 minuti di orgasmi

Generalmente non gioisco per le sconfitte altrui. Generalmente.
Nel caso della Juve è diverso. Faccio il tifo direttamente per l’altra squadra. Il che mi ha consentito, negli anni, di festeggiare vittorie di squadre bellissime, cosa che la Juve non è mai stato né mai sarà.
Loro sono quelli del “vincere è l’unica cosa che conta”, quelli del gol di Muntari, quelli che quando vincono alla Juve, ossia rubando anche se in Italia non ce n’è bisogno, pretendono pure che ti scusi se nel portafogli avevi pochi spicci.
Sono quelli che espongono come propri anche gli scudetti che gli sono stati tolti, perché sono quelli che se vengono beccati con le mani nel tuo portafogli pretendono di tenersi i soldi, dicendo che se li sono meritati sul campo.
Non è assolutamente possibile, per chi non è gobbo, tifare Juve. Mai.
Anzi, mi chiedo spesso come possano tifare Juve gli stessi juventini.
Ma poi penso che c’è gente che vota Salvini e tutto torna al suo posto.
E poi sappiamo come andrà a finire. Compreranno mezzo Ajax (per loro il Fair Play finanziario non vale), per poi tenere tutti in panchina e far giocare De Sciglio, perché la capra (l’allenatore più sopravvalutato del mondo) fa così.

Amare Rino Gattuso

Io Gennaro Gattuso lo amo.
Di un amore molto virile, ovviamente, assolutamente platonico e sportivo, un amore maschiale tutto pacche sulle spalle e gare di rutti, birra e partita, ma lo amo.
L’ho amato quando giocava, perché non si poteva non amare uno come lui.
Come allenatore l’amore se l’è dovuto sudare un po’, anche perché le recenti delusioni hanno indurito il cuore di molti tifosi. Ma sudare per lui non è mai stato un problema.
E’ arrivato quando ormai sembrava che non si potesse far niente, con quel fighetto da bar di Montella ad un passo dalle lacrime isteriche, ha studiato la situazione, ha detto “ci penso io” e da buon Gennaro Aggiustatutto ha preso gli attrezzi del mestiere ed ha effettivamente aggiustato tutto.
Ha preso una squadra senza capo né coda, ci ha infilato dentro il braccio fin quasi all’ascella e l’ha rivoltata come un calzino, dandole un senso.
Che in fondo è un po’ quello che faceva anche quando giocava.
Il centrocampo non girava? Lui apriva la valvola dei polmoni e cominciava a correre per tre.
Un attaccante avversario faceva lo screanzato e pensava di andare in porta con la palla? Una bella martellata ad altezza caviglia e via il problema alla radice.
Gattuso è nato per questo.
E’ l’eroe che non ti aspetti, quello che nei film di avventura alla fine risolve sempre tutti i problemi al protagonista (e nei porno gli tromba la moglie, ma questa è un’altra storia). Quello che all’inizio sembra un semplice comprimario, ma se ci pensi ti rendi conto che tiene insieme tutti i pezzi di una storia sgangherata.
Immaginate Star Wars senza R2-D2.
Ora immaginate il Milan degli ultimi 20 anni senza Gattuso.
(Non c’è bisogno di sforzarsi, basta pensare a cos’è successo negli ultimi anni).
Ecco.