La crisi spiegata ai gattini

Ho visto l’apertura del PD ad una ipotesi di governo coi cinquestelle come un male necessario.
Ho detto necessario, non piacevole. E Soprattutto non credo che si debba andare fino in fondo a tutti i costi. Anzi.
E’ stato un male necessario, perché bisognava disinnescare le assurde pretese di Salvini di avere “pieni poteri”, chiarendo (evidentemente ce n’è bisogno) che siamo in una Repubblica parlamentare e che i Governi si fanno in Parlamento, non in spiaggia.
Per cui se cade un Governo non si va automaticamente al voto solo perché lo chiede chi l’ha fatto cadere.
Se cade un Governo se ne fa un altro, e se questo ottiene la fiducia in Parlamento, il 50% dei parlamentari + 1, governa.
Si va a elezioni anticipate se il Parlamento non è in grado di dare la fiducia ad un Governo.
E’ stato necessario, ma secondo me è comunque un male. Perché per quanto mi sforzi, non riesco a trovare punti in comune tra il PD e quelli che fino alla scorsa settimana lo definivano “il partito di Bibbiano”, tra il PD e quelli che definiscono i suoi elettori “Pidioti”, tra il PD e chi per 14 mesi ha accettato e sostenuto tutto quello che ha fatto Salvini, pur di tenere il proprio sedere sulla poltrona, e si è accorto delle sue malefatte solo quando Salvini ha minacciato di sfilargliela da sotto le chiappe.
Esistono motivi politici di opportunità per cui sarebbe forse meglio mollare il colpo e lasciare, come si dice, il cerino in mano a Di Maio e co.
Anzi, verrebbe da chiedersi chi glie lo fa fare di sforzarsi tanto per tentare di togliere le castagne dal fuoco a questa banda di incompetenti.
Ma esistono motivi politici e di opportunità per cui sarebbe meglio non farlo. Tipo che alla fine chi ci va di mezzo siamo sempre e comunque noi.
In questo momento il PD è quello che ha meno da perdere. Era già all’opposizione e tutto sommato ha consolidato un suo zoccolo duro di elettori.
Ma confido che all’interno del partito ci sia già chi lavora per riuscire a mandare in vacca tutto e peggiorare le situazione.
Per cui non me ne occupo in questo post. Ce ne vorrebbe un altro molto lungo, dal quale forse non riuscirei mai a uscire.
In tutto questo, purtroppo, l’ago della bilancia resta in mano ai 5stelle, dei quali mi fido quanto mi fiderei di un tassista cieco.
Se vogliono riprovarci con Salvini, facciano pure.
Si troveranno a dover scegliere tra un bis di quanto già visto negli ultimi mesi – ma dovranno fare i conti con la propria inadeguatezza e con un alleato ancora più arrogante e bizzoso di quanto non sia stato finora – o il voto subito. Per poi ritrovarsi probabilmente tra qualche mese fuori da ogni possibilità di governo. Altro che cambiamento.
Potrebbe anche essere un passaggio salutare per loro. Potrebbe essere la volta buona che tentano di pescare al loro interno, se c’è, qualcuno che sappia almeno fare un cerchio col bicchiere.
Ma non penso che l’Italia possa aspettare i loro comodi, né lo farà.
Poi magari mi sbaglio (non sarebbe la prima volta), ma credo che a questo punto anche lo stesso Salvini non abbia tutta questa voglia di rimettere in piedi un Governo coi 5stelle, sia che si tratti di un Conte-bis che di qualsiasi altro governo.
Gli toccherebbe fare quello da cui ha cercato di scappare aprendo la crisi, cioè una legge di bilancio che tenti di raddrizzare la rotta per evitare l’aumento dell’IVA.
Oltretutto dovrebbe farlo ingoiando il rospo di tutti gli insulti che gli sono arrivati dai suoi alleati in questa fase di crisi. Difficile da spiegare ai suoi elettori duri e puri.
Oppure dovrebbe riaprire una crisi subito dopo aver tentato di chiudere quella precedente, sapendo che i 5stelle hanno comunque un tavolo aperto col PD. Anche questa mossa, a occhio, mi sembra un po’ difficile da spiegare.
Però a questo punto si trova in mezzo al guado. Non può sfiduciare di nuovo il governo di cui fa parte (governo dimissionario). Non può trattare per cercare di mettere in piedi un governo in cui non ci siano i 5stelle. Non può, in questo momento, trattare per un nuovo governo coi 5stelle.
Può solo mettersi ad aspettare per decidere contro cosa o contro chi sbraitare.
Cosa succedera?
Spero proprio che nessuno dei miei sette lettori si aspetti che io sia in grado di fare previsioni in questa situazione.
Mi sono limitato a riassumere quel che penso di avere capito. Con la consapevolezza che potrei anche non averci capito una mazza (non sarei in nessun caso l’unico).

Fosse solo Salvini

Il problema non è solo Salvini.
Il problema non è che Salvini fa quello che dice (ahahahahah).
Il problema è quello che dice Salvini.
Soprattutto il problema siete voi, che vi bevete tutto quello che dice Salvini senza riflettere su quanto sia aberrante e inumano.
Voi che vi bagnate nelle mutande ogni volta che un ministro fa il bullo su un social media.
Voi che vi siete fatti convincere da questa gente qua. Quelli che dieci anni fa dicevano che il problema dell’Italia erano i terroni e che la soluzione era una fantomatica nazione delle patatine con un nome da formaggio (Padania is not Italy, do you remember?), e che ora difendono l’Italia (terroni compresi) dall’invasione nera di una massa di poveracci che ha contemporaneamente la colpa di rubarci il lavoro (già sentita questa, cari terroni?) e di non fare un cazzo tutto il giorno (anche questa non mi è nuova).
Voi che a chi scappa dalla guerra vi arrogate il diritto di dire che avrebbero dovuto restare dov’erano a combattere e morire. Eroi col culo degli altri.
Voi che a chi scappa dalla fame vi arrogate il diritto di dire che siccome non scappano da una guerra devono tornare a morire di fame.
Voi, seduti sul divano, di fronte a uno schermo, che sicuramente commenterete dandomi del buonista, del Piddino, che mi direte “portateli a casa tua”, voi siete il problema.
Verrà un giorno in cui la maggior parte di voi si vergognerà di quello che dice in questi giorni, ma non potrà negare niente, perché internet non cancella niente.

Il certificato

⁃ “Oh, è iniziato, datti una mossa.”
⁃ “E’ iniziato cosa? Cosa dovrei fare?”
⁃ “L’anno nuovo, il 2019. E’ iniziato da un pezzo, una settimana, e tu non hai ancora scritto niente.”
⁃ “ E quindi?”
⁃ “Eh oh, devi scrivere. A quest’ora il ministro dell’intestino ha già 458 stati di facebook, 350 tweet e 257 post su instagram (uno a pasto), e tu niente. E il 2019 è già iniziato da una settimana. UNA SETTIMANA!”
⁃ “A parte che del ministro intestinale non me ne potrebbe fregare di meno se neanche me ne fregasse qualcosa, quelli che mi preoccupano sono i suoi fan, al limite, e la pochezza del loro pensiero. A parte questo, dicevo, che cosa vuol dire che è finito il 2018? Cosa vuol dire che è iniziato il 2019?”
⁃ “Eh, è l’anno nuovo, quello vecchio è finito e tu non hai ancora scritto niente. Una volta qui era tutto un fiorire di classifiche e buoni propositi. Adesso il nulla, il deserto, il vuoto, la calotta cranica di Di Maio…”
⁃ “Ha fatto la battutona, ha fatto! Ma non ti vergogni? Comunque non è questo il problema. Il problema è: chi ti dice che ci sia qualcosa di diverso? Dove è scritto che siccome siamo nel 2019 e non più nel 2018 le cose andranno meglio? Chi ti certifica che adesso vale la pena di scrivere, sforzarsi, spremersi, perché finalmente il 2018 è finito? Voglio un certificato. Un pezzo di carta, anzi di pergamena, in cui si attesta che sì, è il 2019, è tutto diverso. Come abbiamo sconfitto la povertà e la vergogna, abbiamo sconfitto anche il 2018.”
⁃ “Ma che ca…”
⁃ “IL CERTIFICATO! VOLUTO DAL POPOLO. 2019, ANNO BELLO. 2018 FINITO! CER-TI-FI-CA-TO.”
⁃ …

Stare con Mimmo Lucano

Il problema non è il Sindaco di Riace, né la magistratura. Fino a prova contraria entrambi hanno fatto e stanno facendo con piena coscienza il loro dovere.

Il problema è un paese il cui per salvare delle vite ti ritrovi a dover violare delle Leggi.

Il problema sono quelle Leggi, chi le ha scritte, chi le ha votate e chi non le abroga o comunque le tollera.

Il problema è chi dà del buonista, considerandolo un insulto.

Il problema è quello che sta diventando l’Italia.

Brutti tempi per il buon senso

Quello che segue è un ragionamento che so già che potrebbe risultare impopolare.

Generalmente prima di cominciare a individuare responsabili, per qualunque cosa, sarebbe il caso di capire responsabili di cosa.
Lo dico sapendo di stare facendo conto su una risorsa ormai molto rara, il buon senso.
Nel caso specifico del crollo del ponte Morandi, prima cercherei di capire perché il ponte è crollato, perché quel tratto specifico e non un altro, cosa ha causato il crollo, poi solo alla fine di questo processo potrò individuare i responsabili attribuendo a ciascuno la propria responsabilità.
Perché è ovvio che ci possono essere responsabilità diverse.
Dovrebbe funzionare così.
Ma evidentemente si fa molta più scena partendo dalla seconda fase, come certi sceriffi cattivi dei film western: prima sparo, poi faccio le domande.
Brutti tempi per il buon senso.

Massimo Livore.

Dunque, l’uomo che produce quotidianamente nefandezze sui social a nome di Salvini ha un volto e un nome.
Dal volto verrebbe quasi da considerarlo l’anello di congiunzione tra il leghista medio e il cugino scemo di Rovazzi (detto con tanta stima per Rovazzi, cui per altro ho appena dato del cugino intelligente di qualcun altro).
Il nome è un nome come tanti, è il suo e se lo tiene. Non è neppure un nome segreto, anzi è noto e temo che nei prossimi tempi acquisirà sempre maggiore notorietà, ma io preferisco riferirmi lui con uno pseudonimo che mi sembra più adatto a quello che fa quotidianamente: MASSIMO LIVORE.
Se una mattina vi alzate e leggete l’ennesima sparata salviniana sui social, di quelle che fanno accapponare la pelle alla gente che ancora ha un cuore o un cervello, molto probabilmente la sparata non è stata prodotta nella scatola cranica di Salvini stesso. È farina del sacco di Massimo Livore.
È lui che ha trasformato Salvini da quello che era prima (aiutatemi a trovare le parole) all’attuale misto tra un BuongornoKafféééé e un bimbominkia dell’odio.
Salvini ci mette la faccia e l’arroganza e, ovviamente ne condivide il contenuto. Ma dietro ai tweet odiosi e a tutto il resto c’è Massimo Livore o qualcuno del suo staff.
Questo non rende Salvini meno responsabile, ma serve forse per capire che dietro a tutto quello che viene condiviso sui social di Salvini c’è, purtroppo, uno studio e una ragione.
È tutto frutto di una approfondita e, ahinoi, efficace analisi di marketing.
Lo staff di Massimo Livore ha individuato un target e a quello si sta rivolgendo.
Per cui Salvini non è il problema (un po’ lo è, ma capiamoci).
Il problema è che in Italia c’è un sacco di gente che aveva bisogno di quel linguaggio e di quei discorsi (chiamarli concetti o ragionamenti mi viene male, anche se mi rendo conto che questo fa di me uno snob).
Sono tanti, sono in mezzo a noi e non vedevano l’ora che arrivasse qualcuno a dir loro che hanno ragione. Che quei loro pensieri che noi snob bolliamo per razzisti non lo sono. Anzi, i razzisti siamo noi, all’incontrario.
Che se si sentono poveri e neri (Cit.) è colpa di quelli che realmente sono più poveri e più neri di loro.
Questo è il problema.
Per la soluzione, non so. Se la avessi forse non sarei qui, in balcone, con 35 gradi, a scrivere un post che leggeranno se va bene 35 persone (storicamente i mie post vengono letti in massa solo quando insulto a sangue qualcuno).
Rimane il fatto che una volta, nel paese in cui sono cresciuto io, dare a qualcuno del razzista o del fascista era un modo di insultarlo. Oggi c’è il rischio che ti ringrazino.

Origini (siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro).

Mio padre è nato in provincia di Milano, a Seveso (ora è provincia di Monza e Brianza, qualunque cosa voglia dire, ma questa è un’altra storia).
Ma era veneto.
Suo padre era vicentino.
Sua madre, credo, fosse nata e vissuta a Seveso o da quelle parti, ma non ne so molto. È morta dopo il parto, mio padre non l’ha mai conosciuta ed è cresciuto a Vicenza, con i suoi nonni paterni. Perché nel frattempo suo padre era in guerra, come ufficiale de genio (penso ce si dica così), ed è rimasto sotto un bombardamento a Napoli. L’hanno ripescato dal mucchio dei cadaveri perché qualcuno s’è accorto che era ancora vivo e ne è uscito, dopo anni di ospedale e non so quante operazioni, con le gambe malconce, una sola mano ed un solo occhio.
Mio nonno, il padre di mio padre, s’è ricostruito una vita, trovando anche il tempo di sposare un’altra donna, di origini forlivesi, e di avere da lei una seconda figlia.
A 17 anni o giù di lì, non ho dati precisi su questo, mio padre si è dovuto trasferire a Limbiate, provincia di Milano allora e adesso di Monza e Brianza, per iniziare a lavorare e contribuire a mantenere la nuova famiglia.
Lì ha conosciuto mia madre, veneta anche lei, trasferita anche lei in provincia di Milano dalla provincia di Padova, dove era nata e cresciuta.
Anche lei è nata in piena seconda guerra mondiale, ma i suoi genitori si sono potuti sposare solo nel dopoguerra, perché nel frattempo suo padre ha avuto il tempo di farsi un giro sui monti (credo che si capisca il motivo).
Famiglie contadine, di quelle che hanno girato buona parte del veneto per trovare dei campi da coltivare ed un posto in cui fermarsi.
Su tutti questi spostamenti ho poche notizie e molto vaghe, per via di una sorta di timidezza che ha sempre impedito a noi di chiedere troppo ed a loro di raccontare tutto.
Poi, sempre nel dopoguerra, la sua famiglia si è spostata a Limbiate. E lì ha conosciuto mio padre.
Io sono nato in Lombardia, a Cuggiono, insieme al mio gemello, ma mi sento veneto.
Il nostro fratello minore è nato anche lui in Lombardia, ma a Desio, e se glie lo si chiede probabilmente anche lui si sente più veneto che lombardo.
Però, in base alle attuali suddivisioni amministrative, noi saremmo milanesi e lui brianzolo. Lasciamo perdere.
Sono cresciuto, coi miei fratelli, a Limbiate.
Ora vivo a Milano, zona Giambellino.
La mia compagna ha genitori milanesi, ma sua madre è nata in provincia di Como, perché in tempo di guerra i suoi genitori sono sfollati lì da Milano per sfuggire alle bombe.
Mia figlia è nata ed è cresciuta a Milano, ma le sue radici come si vede sono ben ramificate e coprono ampia parte del lombardo-veneto.
Tutto questo senza voler tornare indietro di troppe generazioni (il mio cognome denuncia chiare origine, prima che venete, austro-ungariche).
Grazie a Facebook (qualcosa di buono l’ha fatta anche Mr. Zuckerberg) ho rintracciato persone col mio stesso cognome negli U.S.A. In Brasile, in Argentina, in Venezuela ed in svariate altre parti del mondo. Parenti, magari da perte di Adamo, ma sicuramente tutti partiti più o meno dalla stessa zona nel Veneto. Altri ne ho trovati in varie regioni dell’Italia.
Per non parlare dei miei amici storici: il napoletano con madre pugliese nato e cresciuto in provincia di Milano, il siciliano, il mezzo marchigiano, etc.
Tutti abbiamo alle spalle, nelle generazioni appena precedenti alle nostre, migrazioni di vario tipo.
Siamo tutti figli o nipoti o parenti di migranti.
Ci manca la roulotte, ma siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro.
E questo non credo che valga solo per me. Tutti o quasi tutti in Italia hanno storie simili alle spalle.
Per questo penso che chi si esalta a certe sparate di Salvini dovrebbe pensarci un attimo e poi vergognarsi.
Su Salvini stesso invece non ho più parole, non ripetibili, per lo meno.

Addendum: ho un cugino pugliese (anche se mezzo veneto) che vive a Copenhagen e tifa Juventus. Vedete un po’ voi.

Salve Salvini

Ingenuamente alle volte mi chiedo se il baldo Salvini sia veramente così come si dipinge o se semplicemente si è fatto prendere troppo dalla parte che recita.
Ingenuamente ed anche inutilmente, perché la quantità (e la qualità) delle enormità che dice e scrive tutti i giorni non cambia se le pensa davvero o se finge. Come non cambia la bava alla bocca che puntualmente si scatena tra i suoi seguaci nei confronti del nemico di turno.
Mi stupisce poi questa capacità di riuscire ogni giorno che passa ad alzare l’asticella. Se ci pensate non è facile. Anche perché davvero ci sono volte in cui penso che peggio non si potrebbe fare neanche scavando.
Eppure il giorno dopo lui ce la fa.
Bisogna riconoscere che dai e dai una cosa l’ha imparata bene: tirare fuori il peggio da sé stesso e dai suoi seguaci. Quelli che “non sono razzista ma”, “aiutiamoli a casa loro”, “35 euro, hotel 5 stelle iPhone e Wi-Fi gratis”.
Anche loro, la sera, prima di addormentarsi, dopo aver detto le loro preghierine, un po’ di vergogna la proveranno?
Odio e razzismo. Razzismo e odio. Aggiungi un po’ di sana ignoranza ed avrai una miscela esplosiva. Fatico a immaginare una combinazione peggiore.
Signori leghisti, sappiate però che io non vi odio.
Mi fate schifo, mi fa schifo la vostra mancanza di umanità, ma non vi odio.
E se proprio devo augurarvi qualcosa, vi auguro tutto quello che voi augurate ogni giorno agli altri.

Il governo dei miracolati.

Quindi l’onda di rinnovamento che doveva travolgerci e produrre il favoloso governo del cambiamento si è risolta in un’accozzaglia di vecchi arnesi della politica (di quelli che però hanno avuto l’accortezza di rendersi poco visibili negli anni scorsi) e scappati di casa miracolati. Oltre a qualche nostalgico di una dittatura che per sua fortuna non ha mai vissuto sulla sua pelle.
Bene ma non benissimo, verrebbe da dire tra una lacrima e l’altra.
C’è solo da sperare che vengano travolti dalla loro incompetenza prima che questa travolga noi, ma la paura è per quello che potrebbe succedere dopo.
Il mio innato ottimismo è fortemente tentato di arrendersi e scappare in Papuasia.
Anche perché trovo che sia molto più probabile una vincita al Superenalotto piuttosto che questo governo riesca davvero a migliorare qualcosa, qualsiasi cosa, in questo paese. A parte la posizione sociale ed economica dei suoi stessi componenti.
Come passare da nullatenente mantenuto a Ministro della Repubblica in pochi anni.
In questi giorni poi ho letto di tutto, per cui non c’è molto che potrei aggiungere, soprattutto un lunedì mattina.
Noto solo che un tratto che sembra accomunare gli elettori di entrambi i partiti del nuovo Governo è l’odio verso qualcuno o qualcosa.
Odio alimentato ad arte sia dai 5S che dalla Lega.
Questo è quello che mi spaventa di più, perché sia che il governo resti in piedi sia che fallisca tutto questo odio in qualche modo si scaricherà da qualche parte. E io non auguro (quasi) a nessuno di essere lì in mezzo quando succederà.