Milano anno domini 1011

Succede che con cadenza quasi annuale mi tocca avere a che fare, per i motivi più svariati, con l’italica burocrazia ed i suoi apparati infernali. Ogni volta ne esco con la convinzione che il solo scopo della loro esistenza è riconfermare , se mai ce ne fosse bisogno, che sudditi siamo, sudditi resteremo e da sudditi moriremo, in coda ad uno sportello.
Questa volta tocca all’INPS e al Comune di Milano.
Ma quale sia l’ente o la struttura del momento e che cosa faccia non fa differenza, in fondo sono tutti uguali.
Bollatemi pure di qualunquismo, se credete. Nella mia esperienza personale però non ricordo una sola occasione in cui una qualsiasi pratica si sia risolta senza dover tornare almeno una volta allo stesso sportello,e senza aver fatto tappa da un’altra parte. Manca sempre qualcosa, che deve essere rilasciata da un altro ufficio e non esiste una volta che te lo dicano in anticipo, in modo da arrivare con tutto pronto.
Chi ha mai goduto degli assegni per il nucleo familiare (ANF, per gli amici) sa come funziona normalmente. La domanda per percepirli si consegna alla propria azienda, la quale paga e poi recupera dall’INPS.
Dato  però che vivo nel peccato c’è prima un ulteriore passaggio, la richiesta di autorizzazione all’inclusione di piccoletta nel mio nucleo familiare, che diversamente dalla richiesta di pagamento deve essere portata direttamente all’INPS. Oppure spedita per raccomandata, ma se poi manca qualcosa bisogna aspettare che la ricevano, che la guardino e che si degnino di comunicarlo. In ogni caso una coda ci scappa, se non è all’INPS è alle poste. Visto che con le poste ho già dato in passato, ho deciso di andare direttamente all’INPS. Non bisogna mai farsi mancare niente.
Pertanto, una volta scaricato il modulo, dopo aver letto varie volte le istruzioni (non so chi le ha scritte, ma il male che gli auguro non lo posso riportare qui per decenza), l’ho compilato e settimana scorsa sono andato allo sportello della sede INPS a consegnarlo.
Fatta la solita, immancabile, coda allo sportello mi segnalano che manca qualcosa (te pareva): oltre alla richiesta debitamente compilata e firmata, devo produrre una dichiarazione della S.S. firmata e accompagnata da copia del suo documento d’identità (il campione di DNA lo chiederanno la prossima volta)  attestante che lei non percepisce gli ANF, e uno stato di famiglia storico alla data di nascita della piccoletta, per dimostrare che quando è nata io ero residente nella stessa casa (non so cosa cambi, ma questa è la spiegazione che mi hanno dato)(adesso invece potrei anche essermi trasferito in Papuasia, o averci trasferito lei, non so)(ma che se ne andassero affanculo tutti).
Evidentemente il fatto che io sottoscriva nella richiesta esattamente le stesse informazioni, assumendone le responsabilità di fronte alla legge (e un po’ anche a dio e alla madonna, abbondantemente chiamati in causa all’uopo) non basta. Sono precisi questi dell’INPS. Peccato che nelle istruzioni del maledetto modulo tutto questo non ci sia. Precisi ma un po’ distratti. Birbantelli.
Pertanto stamattina sono passato in anagrafe per richiedere il certificato storico. Il quale è storico davvero, per cui non possono mica produrmelo al momento semplicemente ripescando i dato in un archivio informatico.
Altrimenti si chiamerebbe stato di famiglia moderno.
Eh no. E’ storico, cazzo, STORICO. Bisogna risalire fino al 2007. Mica pizza e fichi.
Pertanto stamattina mi hanno rilasciato soltanto una ricevuta, storica anch’essa. Una strisciolina di carta ingiallita e dotata del tipico odore della carta vecchia, quella che emana dai vecchi libri dimenticati in soffitta.
Ho chiesto quanto devo aspettare. La risposta è stata il classico “non so”.
Qualcuno (qualcuno chi? Gli gnomi degli archivi? Una squadra di speleologi archivisti?)(immagino i preparativi per la spedizione, roba che Indiana Jones è una bibliotecaria) dovrà andare fisicamente a ripescare in archivio la documentazione necessaria (così mi è stato detto), che a questo punto immagino essere stata vergata a mano su una preziosa pergamena filigranata con rarissimi peli pubici di vergine albina.
Dato che devono andare a cercare in questi fantomatici archivi (e soprattutto dato che siamo oltre metà luglio, ho pensato io, per cui prima di un mese e mezzo non se ne parla) l’unica cosa che posso fare è aspettare che il Comune mi richiami.  E cara grazia che mi richiameranno loro e non dovrò andare io più volte a vedere se hanno trovato qualcosa.
Quando ciò avverrà potrò finalmente andare a ritirare il mio certificato storico (ovviamente dopo aver fatto la solita coda) per poi rimettermi in coda all’INPS per completare la documentazione per la richiesta di autorizzazione. Che mi arriverà per posta, a questo punto non prima della pasqua del 2012, ovviamente tramite raccomandata. Quindi, dopo aver fatto la coda alla posta (il destino è cinico e baro, ‘sto bastardo) per ritirare la raccomandata dell’INPS, potrò finalmente presentare alla mia azienda la richiesta per gli ANF.
Non siamo mai usciti dal medioevo.  Luglio 2011, non 1011.
L’Italia non è mai uscita dal medioevo.
Ci sono due classi ben definite di persone, i privilegiati e i sudditi. Ciò che distingue i privilegiati non è solo la ricchezza economica, ma il potere che consiste nel fatto di non dover mai sottostare a queste vessazioni della burocrazia, al limite mandano qualcuno in loro vece ed a loro comunque arriva tutto subito.
Ecco, quando immagino una sorta di contrappasso per questa casta (termine che non mi piace molto, ma descrive la situazione meglio di tanti altri) non penso tanto di vederli lavorare 8 ore al giorno per uno stipendio che il mese dopo sarà già esaurito solo per acquistare beni essenziali (sarebbe comunque molto bello), ma li vedo mettersi in coda ad uno sportello, usando le proprie ore di lavoro e spendendo i loro soldi, costretti a passare da un ente all’altro per ottenere un certificato.
Li vedo sentirsi rispondere “no guardi, deve mettere un bollo da 11 centesimi, vada in posta dall’altra parte della strada e poi torni qui a rifare la coda. E mi raccomando, settimana prossima si ricordi di tornare per portare il modulo verde b32 in tre copie autenticate, necessario per ottenere il salvacondotto rosa d6 preliminare all’apertura della pratica per verificare se ci sono i requisiti per il conseguimento del certificato. E non si dimentichi il consenso dei parenti fino al terzo grado, con la delega del cane e la foto tessera del pesce rosso”.

(Nella foto la ricevuta storica. Ho cancellato solo il numero della pratica ed i nomi mio e del funzionario. Sì, avete letto bene, Parla ancora di Lire.)

Un paio di cose sulla morte di Osama Bin Laden che credo di aver capito ed un altro paio che meglio di no. Ma ho deciso di non


Dunque,  morto è morto. Credo che uno come Obama non si sarebbe sbilanciato se non avesse avuto l’assoluta certezza. Se c’è un dubbio, o se è una balla, a quel livello non si espongono di persona. Mandano avanti qualcuno di più sacrificabile.
Come è morto forse non lo sapremo mai davvero, e neppure quando è morto.
Lo so, in questo momento mi sto immaginando anche io col cappuccio sulla testa, in un angolo, nella parte del complottista ossessionato e devo dire che mi stona. Ma penso che, se non ci possono essere ragionevoli dubbi sulla morte di Osama, ce ne possano essere molti di più sulle effettive circostanze in cui è avvenuta.
Mi spiego: se io fossi il presidente di [mettete voi il nome di una qualsiasi nazione democratica occidentale], una volta scoperto il covo in cui si nasconde l’arcinemico della mia democrazia illuminata non manderei qualcuno ad ucciderlo subito. Cercherei prima di capire se è ancora in grado di nuocere come un tempo, di scoprire se ha dei contatti o delle protezioni, magari lo farei catturare e tenterei di cavargli tutte le informazioni possibili.
Poi, una volta avute tutte le informazioni che mi servono, potrei anche dare la bestia in pasto alle masse.
Questo farei io, che non sono una cima ma neanche l’ultimo dei cretini, se fossi il presidente di quel paese lì. Questo credo che farebbe chiunque.
Per cui faccio fatica a pensare che Obama, che invece è una cima davvero, o qualcuno dei suoi tanti e preparati consiglieri, non abbiano pensato la stessa cosa.
Poi c’è questa cosa che, in my personal opinion, trovo comunque aberrante l’idea del capo di una odierna democrazia occidentale che, a sangue freddo, ordina l’uccisione di qualcuno.
Questo a prescindere da considerazioni religiose che, se devo dirla tutta, non mi interessano. Non sono io quello che cita dio anche nel discorso di insediamento. Anzi, io non cito dio e basta, almeno non in modo riferibile.
Una democrazia moderna ha un ordinamento giuridico, il quale normalmente prevede per l’imputato di qualsiasi crimine, anche il terrorismo, la celebrazione di un processo, l’emissione di una sentenza di condanna e poi, alla fine di tutto l’iter giudiziario, l’esecuzione della pena, fosse anche quella di morte.
Qui sono stati saltati almeno un paio di passaggi. Se devo dirla tutta ‘sta cosa non mi piace.
 

Obama Bum Bum

Mi chiedo come la morte di un uomo possa essere un evento da festeggiare. Alle volte, però, lo è.
Osama Bin Laden ha festeggiato, da vivo, innumerevoli morti di uomini che, sicuramente, erano molto più innocenti di lui. Ora mezzo mondo sta festeggiando la sua morte e io non faccio fatica a comprenderne il motivo.
Io non credo in quella storia che i morti meritano tutti rispetto. Anche da morto, quando non puoi più fare niente di male, ti porti dietro il peso di tutto quello che hai fatto in vita. Se uno da vivo era uno stronzo l’unico miglioramento che gli porta la morte è il fatto che, almeno direttamente, non può più nuocere.
Sperando di non dover iniziare presto il conto dei morti che verranno, adesso, in nome suo.

Consiglio per la lettura

Oggi avrei voluto scrivere un post allegro e divertente sul Milan e uno sferzante e incazzato su una cosa seria. Però prima di cominciare ho fatto quello che faccio sempre, un giro sui miei blog di riferimento.
Magari il post sul Milan lo scrivo, ma quell'altro sulla cosa seria no. Lo ha già scritto Settore ed è, come al solito, condivisibile fino all'ultima riga, comprese le pause e la punteggiatura. Per cui cliccate sul link e buona indignazione a tutti (tanto è comunque lunedì).

Link :"I nuovi barbari"

"Il giorno in cui qualcuno fa stampare e poi affigge un certo tipo di manifesti, la democrazia dimostra tutti i suoi limiti. Ci sono troppi coglioni in giro. C'è troppa gente ignorante. C'è troppa approssimazione. C'è la diffusa sensazione che sia permesso dire e fare tutto quello che si vuole. E' questo che rimprovero a Berlusconi e a quelli che lo votano: perchè ci si dovrebbe fermare entro un certo limite, e invece no, ogni giorno è peggio, ogni giorno è un gradino sceso verso il baratro."

 

Farsi le seghe col preservativo

Secondo il berlusca, preoccupato evidentemente di non turbare troppo il suo ex-amico e (forse) ex-socio Gheddafi,  nell'ipotesi assai improbabile che la sfangasse, gli aerei italiani partono verso la Libia, fanno un giretto per accontentare gli alleati, ma poi non sparano un colpo.
Certifica il miglior statista degli ultimi 150 anni.
 

Strisce blu – a volte ritornano

Dice che adesso lo spiegano per tempo che è un provvedimento a favore dei residenti.
Già, certo, io sono residente a Milano, e lavoro a Milano, ma in un altro quartiere, e adesso dovrò decidere se farmi salassare dall'ATM per raddoppiare (quando va bene) la percorrenza casa-ufficio, o farmi salassare dal comune per andare a lavorare (non a divertirmi) con la macchina.
Da fine gennaio, in merdavisione, le strisce blu per chi lavora a Milano.
In pratica, per spostarsi da un quartiere all'altro della città bisognerà pagare un dazio, roba che neanche nel peggior incubo medievale.
Pendolari, dai, ringraziate. E mi raccomando, cittadini milanesi, rivotateli, che son tanto bravi.
Ah, dimenticavo, ci sono anche gli aumenti dei treni, per chi viene da fuori.
Grazie mille eh!