Liberi e divisivi

Il 25 aprile è il giorno giusto per ricordarci che sì, va bene quasi tutto, ma non proprio tutto tutto. E che il problema di fare di tutta l’erba un fascio non è l’erba, ma il fascio.

Il 25 aprile è quel giorno che se per te non è un giorno da celebrare, sotto sotto sei un po’ fascista. E se sotto sotto sei un po’ fascista, ricordati che è molto più facile essere un po’ fascisti sotto una democrazia (anche se è sbagliato, ma se non l’hai ancora capito non c’è speranza per te) che essere qualunque altra cosa sotto il fascismo. Ed è per questo che celebriamo il 25 aprile.

Il 25 aprile è una giornata divisiva. Serve a separare chi è fascista e chi non lo è. E per ricordarci che non si può essere non fascisti senza essere antifascisti.


Quei memini un po’ cretini

Tira aria di lockdown e puntuali come le invocazioni ai Santi quando suona la sveglia rispuntano le catene di Sant’Antonio (ma adesso si chiamano meme) che invitano a salvare i piccoli negozi e i produttori italiani boicottando Amazon (chissà perché invece Ebay è a posto), o i supermercati di proprietà francese, tedesca, slovacca (questo l’ho messo perché mi fa sorridere), o i prodotti di origine francese, cinese, tedesca, americana, slovacca (già sapete) etc.

A parte che questa idea vagamente fascistoide di ricreare l’autarchia è una cretinata fuori tempo, soprattutto in un periodo in cui con un semplice click su una app possiamo acquistare quasi qualunque cosa da quasi qualunque parte del mondo, e quasi sicuramente quello che acquisteremo non è stato prodotto interamente nello stesso posto da cui lo acquistate, o anche solo con materie prime tutte provenienti da lì.
Ci terrei però a fare qualche osservazione, ben sapendo che probabilmente cadrà nel vuoto mentale di chi abbocca a slogan come “prima gli italiani” e “non ce n’è coviddi”.

  1. I più grandi nemici dei piccoli negozietti non sono Amazon o Ebay, ma i centri commerciali e i supermercati, anche quelli italiani.
  2. Tutte, e sottolineo, tutte le grandi catene di supermercati in Italia fanno consegne a domicilio, come e più di Amazon.
  3. Amazon, in Italia, dà lavoro a tanti italiani (e non, ovviamente). Se dovesse andare in crisi, sarebbe un problema per molte famiglie italiane. Peraltro Amazon è utilizzato anche come canale di vendita da tanti commercianti, grandi e piccoli, italiani.
  4. La grande distribuzione idem. Che ve lo dico a fare.
  5. Per non parlare dei negozi, alcuni anche piccoli, che vendono prodotti non italiani.
  6. lo smartphone con cui vengono fatti girare questi meme è stato prodotto, molto probabilmente, in Cina.
  7. Vogliamo parlare della vostra prossima Playstation o Xbox?

Il 25 aprile deve essere divisivo

Divisivo tra noi e quelli che non lo festeggio perché è divisivo (nessuno ti ha invitato);

Divisivo tra noi e quelli che in fondo ha fatto anche cose buone (tipo morire);

Divisivo tra noi e quelli che ci vorrebbe il duce (sì, certo, abbiamo già dato);

Divisivo tra noi e quelli che non c’è un problema di fascismo in Italia (ma infatti, c’è un problema di fascisti);

Divisivo tra noi e quelli che non sono fascista ma… (segue una stronzata che non è fascista, ma…);

Divisivo tra noi e quelli che bella ciao è una canzone comunista (si, beh, le sai proprio tutte tu);

Divisivo tra noi e quelli che non ci hanno liberati i partigiani, ma gli angloamericani (di certo non ci hanno pensato i tuoi camerati);

Divisivo tra noi e quelli che hanno deciso che farsi chiamare sovranisti sia un buon modo di mascherare il loro fascismo (la merda resta merda, in qualunque modo la chiami);

Divisivo tra noi e quelli che se sei antifascista sei comunista (e tu sei scemo, ma si sapeva);

Divisivo tra noi e quelli che l’olocausto è un invenzione (non so che dire, muori male);

Divisivo tra noi e quelli che ci sono cose più importanti cui pensare in questo momento (ci sono sempre altre cose, ma non più importanti);

Divisivo tra noi e quelli che non ci sono negri italiani (razzista e fascista, una faccia una razza);

Divisivo tra noi e quelli che non si rendono conto che il 25 aprile si festeggia la liberazione di tutti, anche la loro (e ciò che consente loro di dire le loro stronzate fasciste, la democrazia).

Una serie di proposte serie per uscire da qualunque crisi

Warinig: questo post potrebbe venire aggiornato man mano che mi vengono in mente nuove geniali soluzioni. Oppure no.

(La Russa)
In cambio della trasformazione del 25 aprile in una festa del cazzo che non offenda i poveri fascisti (che, porelli, ci rimangono male ogni anno a vedere un’intera nazione che festeggia la liberazione dai loro idoli e ideali), trasformiamo anche il 25 dicembre in una festa di tutte le religioni e anche di quelli che non credono in nessuna religione.

(Immuni)
Invece che limitare la mobilità di chi non usa la app su base volontaria, incentiviamone l’uso trasformandola in Immuni-go. Attribuiamo punteggi positivi per ogni contatto con una persona sana e ovviamente punteggi negativi (a scalare) se si entra in contatto con un contagiato, o un malato, o addirittura un morto.
A fine anno premi in mascherine.

(La fase 2)
La fase 2 scatterà nella notte tra il 3 e il 4 maggio, esattamente alle 2,22.
Ci si potrà spostare ovunque, indossando mascherina, guanti e preservativo, solo se muniti di giustificativo firmato dai genitori.
So già cosa state per chiedere: le donne a casa, a fare il pane. Rimettiamo le cose al loro posto.

(La serie A, la serie B)
Riapriamo i campionati, ma rigorosamente a porte chiuse e con marcature a distanza di sicurezza (2 metri, che non si sa mai).
Chi infrange la distanza minima sarà espulso immediatamente e messo in quarantena.
Rimane per i giocatori l’obbligo di indossare mascherina, guanti e preservativo.

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata) #5

Siamo a fine marzo e sembra di essere a novembre. Ma non uno di quei giorni di novembre in cui sembra di essere in una seconda primavera.
Un giorno di novembre di quelli brutti, neri, grigi, tristi, umidi.
Siamo a fine marzo e fuori ci sono 8 gradi centigradi. Alle due del pomeriggio.


(Fascistelli da riporto)
Credo di aver già manifestato la mia idiosincrasia per i vari slogan di impostazione autarchico-fascistoide sul tema del io compro italiano, etc. etc.
Adesso gira un elenco di catene di supermercati, in cui vengono distinti quelli di proprietà italiana da quelli tedeschi e francesi (con un errore, una delle catene di supermercati francesi è stata recentemente acquistata una catena italiana, ma da gente che inneggia a quello là che è stato appeso in piazzale Loreto non si può chiedere di distinguere il passato dal presente). Non può mancare il solito slogan “io compro italiano”.
La risposta dovrebbe essere il solito, liberatorio, eterno sticazzi.
Ma non è così. C’è gente, purtroppo anche gente che normalmente non dà segnali di demenza fascistoide, che trova degne di essere diffuse questa cavolate.
E allora io chiedo: ma in questi supermercati non italiani, in Italia, vengono venduti prodotti italiani? Sì, direi di sì. Per cui di cosa state parlando?
Esattamente come nei supermercati di proprietà italiana vengono venduti tanti prodotti non italiani. Quindi, ma di cosa cazzo state parlando?
Per questi fenomeni, se io compro una birra belga in un supermercato italiano, sto comprando italiano, mentre se compro un pacco di pasta in un supermercato francese, no?
O a breve arriverà una seconda lista con l’elenco dei prodotti che possono essere acquistati per sentirsi veramente e fieramente camerati italiani?
E poi, nelle filiali di questi supermercati, in Italia, lavorano anche dipendenti italiani? Sì, direi di sì. Anzi, soprattutto italiani. E sono tanti.
E se i dipendenti italiani di questi supermercati dovessero perdere il lavoro per colpa di questi quattro fascistelli da social network, che pensano solo a creare un facile nemico cui dare la colpa di tutto, sarebbero autorizzati poi ad andare a cercarli uno a uno per appenderli per i piedi?
(Come si dice, chiedo per un amico. Io non ho intenzione di appendere nessuno, tanto meno per i piedi).
No, non lo sarebbero, perché finché questi fascistelli da riporto saranno una minoranza, noi continueremo a essere una democrazia.

Lo sprezzo del ridicolo e l’italica scarpa

Se non ti rendi conto che quella che tu vai dipingendo come una fragorosa azione di protesta in realtà è una roba talmente scema che fa il giro ed è ancora più scema, allora sei pronto per andare a fare l’europarlamentare leghista.
Purtroppo i riferimenti di questo post non sono casuali né frutto di fantasia.
Altro che aver abolito la povertà, finora l’unica cosa che hanno abolito è il senso del ridicolo.

Il cane dei poteri forti

⁃ Prof, il mio tema è stato manipolato da una manina criminale, io non volevo scrivere se avessi ma se avrei.
⁃ Giggino, ma guarda che io il tuo compito ancora non l’ho ricevuto.
⁃ ah, allora me l’ha mangiato il cane dei poteri forti. Quello è terribile, tutte le volte che esco di casa cerca di mordermi. Che peccato prof, era un bellissimo compito, scritto col cuore.