Astenersi perdigiorno

50 anni compiuti.
Bella presenza, ma senza esagerare.
Vaccinato.
Incensurato.

Direi che se siete alla ricerca di qualcuno da candidare alla Presidenza della Repubblica, potrei seriamente considerare la cosa.

Astenersi perditempo, perdigiorno, fessisti* fascisti e leghisti, non faccio proprio al vostro caso.

*=i fessisti sono tutti quei politici, partiti, movimenti e salcazzi vari che ammiccano ai vari complottismi antiscientifici per tentare di raccattare voti.

In cerca di visibilità.

Quanto è ridicolo un paese in cui una politica in eterna cerca di credibilità può affermare una roba del genere:

«Quanto è credibile una Nazione nella quale si consente a un attore in cerca di visibilità di testimoniare contro un ex ministro della Repubblica deridendo le nostre istituzioni?»

senza essere sbertucciata sulla pubblica piazza da chiunque, compresi i suoi elettori?
Per capirsi, ecco l’attore in cerca di visibilità.

In effetti questa faccia non mi è nuova.

Me lo immagino il dialogo con il suo agente a Hollywood:
– “Richard, abbiamo un problema. La gente si sta dimenticando di te. Ci vuole un grande film.”
– “Ma no, non ti preoccupare, ho già la soluzione: vado in Italia a testimoniare contro Salvini”.
– “GENIO!”

Direi che piuttosto è vero il contrario. La scelta di chiamare Richard Gere a testimoniare ha lo scopo di dare visibilità internazionale al processo.
Ma questo, forse, la signora Meloni l’ha anche capito. E non avendo niente di credibile da dire, come suo solito la butta in caciara.

Massimo Livore l’ipocrita (e noi no)

Faccio un esempio.
Personalmente di quello che fa Luca Morisi nel suo privato, che abbia rapporti intimi le papere (purché consenzienti) o che decida di inalare anche le ceneri di sua nonna, non me ne potrebbe fregar de meno.
Fintanto che quello che fa non è illegale – e questo nel caso lo decide la magistratura, non io o qualche giornalista – ma soprattutto fintanto che non fa del male agli altri, per me chiunque può fare quello che vuole.
Diciamo però che se fino al giorno prima di essere beccato hai tirato a campare gettando palate di escrementi mediatici e esponendo alla gogna chi osava criticare il tuo padroncino, se hai sommerso per anni i social media con immagini del tuo padroncino con il rosario in mano, di slogan sulla difesa della famiglia tradizionale, contro la droga, contro le unioni civili, e chi più ne ha più ne metta, forse non sarai un criminale (questo, s’è detto, lo deciderà la magistratura), ma sicuramente sei una colossale merda ipocrita.

Ora, giusto per restare in tema, qualcuno s’è improvvisamente accorto che all’interno di associazioni di chiaro stampo nostalgico del fascismo c’è un pienone di fascisti.
Son quelli che da anni vanno in giro a celebrare i fasti del fascismo.
Son quelli che da anni impestano il web di bufale sui meriti del duce (no, non ha inventato lui le pensioni, fatevene una ragione).
Son quelli che per anni hanno votato la Lega di Salvini, a patto che ogni tanto dicesse o facesse qualcosa di abbastanza fascista (cosa che lui non ha avuto problemi a fare).
Son quelli che adesso votano Fratelli d’Italia e la Meloni, cui non è neppure necessario chiedere di fare o dire qualcosa di fascista.
Son quelli che si tatuano simboli fascisti, si incontrano tra fascisti e improvvisamente hanno come un tic e gli si alza il braccino a fare il saluto romano.
Son quelli che negli ultimi anni, quando sentivano i soliti soloni (di destra e di sinistra) sostenere che in Italia non c’è un problema di fascismo se la ridevano, perché per loro essere fascisti è tutto tranne che un problema.
Ma adesso ci si accorge che, ahinoi, ci sono dei fascisti in Italia?
Ben svegliati fiorellini.

Liberi e divisivi

Il 25 aprile è il giorno giusto per ricordarci che sì, va bene quasi tutto, ma non proprio tutto tutto. E che il problema di fare di tutta l’erba un fascio non è l’erba, ma il fascio.

Il 25 aprile è quel giorno che se per te non è un giorno da celebrare, sotto sotto sei un po’ fascista. E se sotto sotto sei un po’ fascista, ricordati che è molto più facile essere un po’ fascisti sotto una democrazia (anche se è sbagliato, ma se non l’hai ancora capito non c’è speranza per te) che essere qualunque altra cosa sotto il fascismo. Ed è per questo che celebriamo il 25 aprile.

Il 25 aprile è una giornata divisiva. Serve a separare chi è fascista e chi non lo è. E per ricordarci che non si può essere non fascisti senza essere antifascisti.


Quei memini un po’ cretini

Tira aria di lockdown e puntuali come le invocazioni ai Santi quando suona la sveglia rispuntano le catene di Sant’Antonio (ma adesso si chiamano meme) che invitano a salvare i piccoli negozi e i produttori italiani boicottando Amazon (chissà perché invece Ebay è a posto), o i supermercati di proprietà francese, tedesca, slovacca (questo l’ho messo perché mi fa sorridere), o i prodotti di origine francese, cinese, tedesca, americana, slovacca (già sapete) etc.

A parte che questa idea vagamente fascistoide di ricreare l’autarchia è una cretinata fuori tempo, soprattutto in un periodo in cui con un semplice click su una app possiamo acquistare quasi qualunque cosa da quasi qualunque parte del mondo, e quasi sicuramente quello che acquisteremo non è stato prodotto interamente nello stesso posto da cui lo acquistate, o anche solo con materie prime tutte provenienti da lì.
Ci terrei però a fare qualche osservazione, ben sapendo che probabilmente cadrà nel vuoto mentale di chi abbocca a slogan come “prima gli italiani” e “non ce n’è coviddi”.

  1. I più grandi nemici dei piccoli negozietti non sono Amazon o Ebay, ma i centri commerciali e i supermercati, anche quelli italiani.
  2. Tutte, e sottolineo, tutte le grandi catene di supermercati in Italia fanno consegne a domicilio, come e più di Amazon.
  3. Amazon, in Italia, dà lavoro a tanti italiani (e non, ovviamente). Se dovesse andare in crisi, sarebbe un problema per molte famiglie italiane. Peraltro Amazon è utilizzato anche come canale di vendita da tanti commercianti, grandi e piccoli, italiani.
  4. La grande distribuzione idem. Che ve lo dico a fare.
  5. Per non parlare dei negozi, alcuni anche piccoli, che vendono prodotti non italiani.
  6. lo smartphone con cui vengono fatti girare questi meme è stato prodotto, molto probabilmente, in Cina.
  7. Vogliamo parlare della vostra prossima Playstation o Xbox?

Il 25 aprile deve essere divisivo

Divisivo tra noi e quelli che non lo festeggio perché è divisivo (nessuno ti ha invitato);

Divisivo tra noi e quelli che in fondo ha fatto anche cose buone (tipo morire);

Divisivo tra noi e quelli che ci vorrebbe il duce (sì, certo, abbiamo già dato);

Divisivo tra noi e quelli che non c’è un problema di fascismo in Italia (ma infatti, c’è un problema di fascisti);

Divisivo tra noi e quelli che non sono fascista ma… (segue una stronzata che non è fascista, ma…);

Divisivo tra noi e quelli che bella ciao è una canzone comunista (si, beh, le sai proprio tutte tu);

Divisivo tra noi e quelli che non ci hanno liberati i partigiani, ma gli angloamericani (di certo non ci hanno pensato i tuoi camerati);

Divisivo tra noi e quelli che hanno deciso che farsi chiamare sovranisti sia un buon modo di mascherare il loro fascismo (la merda resta merda, in qualunque modo la chiami);

Divisivo tra noi e quelli che se sei antifascista sei comunista (e tu sei scemo, ma si sapeva);

Divisivo tra noi e quelli che l’olocausto è un invenzione (non so che dire, muori male);

Divisivo tra noi e quelli che ci sono cose più importanti cui pensare in questo momento (ci sono sempre altre cose, ma non più importanti);

Divisivo tra noi e quelli che non ci sono negri italiani (razzista e fascista, una faccia una razza);

Divisivo tra noi e quelli che non si rendono conto che il 25 aprile si festeggia la liberazione di tutti, anche la loro (e ciò che consente loro di dire le loro stronzate fasciste, la democrazia).

Una serie di proposte serie per uscire da qualunque crisi

Warinig: questo post potrebbe venire aggiornato man mano che mi vengono in mente nuove geniali soluzioni. Oppure no.

(La Russa)
In cambio della trasformazione del 25 aprile in una festa del cazzo che non offenda i poveri fascisti (che, porelli, ci rimangono male ogni anno a vedere un’intera nazione che festeggia la liberazione dai loro idoli e ideali), trasformiamo anche il 25 dicembre in una festa di tutte le religioni e anche di quelli che non credono in nessuna religione.

(Immuni)
Invece che limitare la mobilità di chi non usa la app su base volontaria, incentiviamone l’uso trasformandola in Immuni-go. Attribuiamo punteggi positivi per ogni contatto con una persona sana e ovviamente punteggi negativi (a scalare) se si entra in contatto con un contagiato, o un malato, o addirittura un morto.
A fine anno premi in mascherine.

(La fase 2)
La fase 2 scatterà nella notte tra il 3 e il 4 maggio, esattamente alle 2,22.
Ci si potrà spostare ovunque, indossando mascherina, guanti e preservativo, solo se muniti di giustificativo firmato dai genitori.
So già cosa state per chiedere: le donne a casa, a fare il pane. Rimettiamo le cose al loro posto.

(La serie A, la serie B)
Riapriamo i campionati, ma rigorosamente a porte chiuse e con marcature a distanza di sicurezza (2 metri, che non si sa mai).
Chi infrange la distanza minima sarà espulso immediatamente e messo in quarantena.
Rimane per i giocatori l’obbligo di indossare mascherina, guanti e preservativo.

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata) #5

Siamo a fine marzo e sembra di essere a novembre. Ma non uno di quei giorni di novembre in cui sembra di essere in una seconda primavera.
Un giorno di novembre di quelli brutti, neri, grigi, tristi, umidi.
Siamo a fine marzo e fuori ci sono 8 gradi centigradi. Alle due del pomeriggio.


(Fascistelli da riporto)
Credo di aver già manifestato la mia idiosincrasia per i vari slogan di impostazione autarchico-fascistoide sul tema del io compro italiano, etc. etc.
Adesso gira un elenco di catene di supermercati, in cui vengono distinti quelli di proprietà italiana da quelli tedeschi e francesi (con un errore, una delle catene di supermercati francesi è stata recentemente acquistata una catena italiana, ma da gente che inneggia a quello là che è stato appeso in piazzale Loreto non si può chiedere di distinguere il passato dal presente). Non può mancare il solito slogan “io compro italiano”.
La risposta dovrebbe essere il solito, liberatorio, eterno sticazzi.
Ma non è così. C’è gente, purtroppo anche gente che normalmente non dà segnali di demenza fascistoide, che trova degne di essere diffuse questa cavolate.
E allora io chiedo: ma in questi supermercati non italiani, in Italia, vengono venduti prodotti italiani? Sì, direi di sì. Per cui di cosa state parlando?
Esattamente come nei supermercati di proprietà italiana vengono venduti tanti prodotti non italiani. Quindi, ma di cosa cazzo state parlando?
Per questi fenomeni, se io compro una birra belga in un supermercato italiano, sto comprando italiano, mentre se compro un pacco di pasta in un supermercato francese, no?
O a breve arriverà una seconda lista con l’elenco dei prodotti che possono essere acquistati per sentirsi veramente e fieramente camerati italiani?
E poi, nelle filiali di questi supermercati, in Italia, lavorano anche dipendenti italiani? Sì, direi di sì. Anzi, soprattutto italiani. E sono tanti.
E se i dipendenti italiani di questi supermercati dovessero perdere il lavoro per colpa di questi quattro fascistelli da social network, che pensano solo a creare un facile nemico cui dare la colpa di tutto, sarebbero autorizzati poi ad andare a cercarli uno a uno per appenderli per i piedi?
(Come si dice, chiedo per un amico. Io non ho intenzione di appendere nessuno, tanto meno per i piedi).
No, non lo sarebbero, perché finché questi fascistelli da riporto saranno una minoranza, noi continueremo a essere una democrazia.