Non ci sono più le mezze misure.

Il calcio è fatto così, o si vince o si perde. O si pareggia, ma a noi il pareggio non interessa. Per cui o si vince o si perde.
Due settimane fa si perdeva, la settimana scorsa si è vinto, la prossima lo sapremo solo vivendo.
Non mi meraviglia il fatto che questa serie di vittorie sia arrivata quando Gattuso ha capito che Cutrone le ossa se le deve fare in campo e non in panchina, né m stupisce che, per esempio, ieri si sia vinto anche grazie all’uscita di Higuain.
Certe partite si vincono solo quando si vede il fondo del pozzo.
Chiariamoci, resto dell’idea che Higuain è sempre meglio averlo in campo, ma ci sono situazioni in cui c’è il rischio che ci si adagi un po’ sul pensiero che prima o poi ci penserà lui a risolverla, per cui ogni tanto ci vuole una scossa.
Diciamo poi che ieri sera l’arbitro non ha aiutato (sono ancora aperte le iscrizioni al campionato mondiale di eufemismi?). Per 100 minuti ha consentito ai giocatori diversamente bianconeri di menare come fabbri facendo finta di niente e l’unico rosso gli è scappato quando era assolutamente inevitabile, fallo tattico da dietro di uno tutte consonanti e cattiveria agonistica su Castillejo, al 95°. Per non parlare della colossale perdita di tempo nell’ultimo quarto d’ora del secondo tempo, per la quale ha concesso solo 5 minuti di recupero, nei quali l’Udinese ha continuato bellamente a perdere tempo.
Per non parlare del tentativo di annullare il gol, per altro regolarissimo, di Romagnoli. Che non sarà mai come il numero 6, né come il numero 3, ma nel ruolo di capitano comincia a trovarcisi bene. Sicuramente meglio di quello dell’anno scorso.
Detto questo, ci aspetta una settimana a interessante. Speriamo che dall’infermeria arrivino buone notizie e forza Milan, sempre.

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Senza titolo e quasi senza parole dopo Milan-Betis

Questo Milan è come il PD. Non se ne salva uno, e se per caso ogni tanto sembra che se ne salvi uno, in realtà passava di lì per caso e non sa bene dove sta andando e cosa sta facendo.
C’è sicuramente una forte carenza di leadership in campo.
C’è sicuramente il problema di un centrocampo che non sapendo né fare filtro davanti alla difesa né creare gioco per l’attacco si ritrova esposto alle intemperie e, sostanzialmente, ha l’utilità di un cavatappi di marshmellow.
Ci sarebbero poi un paio di punti fermi e a questo punto mi sembrano evidenti: il primo è che Cutrone deve giocare sempre.
Aspetta che lo ripeto che magari non sono stato chiaro: Cutrone deve giocare sempre. Non importa con quale schema, 442, 4312, 4222, 3412, chissenefrega. Io non sono l’allenatore, ma è chiaro che uno come Cutrone deve stare in campo, e dovrà starci anche quando gli capiterà di sbagliare la partita, perché se c’è uno che ha l’anima da Milan in questo omento è lui.
Il secondo è che ormai è più che evidente che il turnover non fa per noi. Non ce lo possiamo permettere. Già la formazione dei titolari alle volte è imbarazzante e necessita sicuramente di una qualche aggiustatina, figuriamoci se poi ci permettiamo di fare quelli che ne sostituiscono sette su 11 giusto per vedere l’effetto che fa. L’effetto che fa è una schifezza.
Di Gennaro, scusatemi, non parlo.
Punto.

Il derby buttato

Ci sono derby persi e derby buttati.
Questo è un derby buttato.
Stasera il Milan non ha mai dato la sensazione di giocare per vincere. Al limite per non perdere, e quando giochi solo per non perdere il derby nove volte su dieci non lo perdi, lo butti.
Questo è un derby buttato. Non tanto perché il Milan avrebbe potuto vincerlo, questo non lo sapremo mai, visto che non ci ha mai provato. È un derby buttato perché il derby lo perdi se non lo giochi, se non ci provi mai, se ti accontenti di limitare i danni.
È un derby buttato perché noi, al 92°, abbiamo sostituito un difensore con un altro difensore per cercare di perdere tempo e portare a casa il pareggio, mentre loro hanno fatto quello che avevano fatto più o meno per tutta la partita, hanno buttato al centro un crossaccio per il loro unico attaccante, sperando che andasse bene. Gli è andata bene.
Anche noi abbiamo avuto per quasi tutta la partita un solo attaccante, e che attaccante, ma se al posto di Higuain ci fosse stato ancora Kalinic, o Bacca, o l’anima de li mortacci del peggiore attaccante che abbiamo mai avuto in squadra (fate voi il nome che preferite, è lo stesso), non sarebbe cambiato nulla, perché nessuno ha tentato di fargli arrivare un pallone in area. E quando è entrato il secondo attaccante è andato a sistemarsi sulla fascia. Giusto perché cercare di tirare in porta sembrava male a un certo punto.
E loro, che hanno cercato di vincere per tutta la partita, alla fine hanno vinto.
Noi, che abbiamo cercato solo di non perdere, abbiamo buttato un derby.
E adesso ci sta bene un vaffanculo, così, in generale, per chiudere.
Forse avrei fatto meglio ad aspettare prima di scrivere.

MILAN-OLIMPIACOSI: 3-1

Sull’onda dell’entusiasmo per il risultato verrebbe da dire che va tutto alla grande.
Verrebbe.
E perché no?
Facciamolo.
Va tutto alla grande.
In fondo abbiamo vinto con un buon margine di scarto.
Inoltre abbiamo vinto in rimonta, che è un segnale di una squadra che non molla mai.
Soprattutto abbiamo vinto grazie a due cambi azzeccati di Gattuso (alla faccia di chi lo critica).
E poi, last but not elastico, abbiamo vinto con una doppietta di Cutrone, il nostro Golden Boy (non me ne voglia il Golden Boy originale, che so che mi legge tutte le mattine sotto la doccia).
Se poi volessimo proprio fare i criticoni ci sarebbe da notare che comunque siamo stati sotto per quasi tutta la partita e prima dei cambi fatti da Gattuso la squadra non sembrava in grado di recuperare lo svantaggio.
Ma siamo alla seconda vittoria consecutiva, con sette gol fatti e solo due subiti.
Tanta abbondanza non si vedeva da un po’, visto che solo una settimana fa da queste parti ci si lamentava dei pochi gol fatti e dei troppi gol subiti. Per cui va tutto bene.
Tutto grasso che cola.
Di questi tempi non ci si può permettere, da milanisti, di guardare né troppo avanti né troppo indietro.

Come mandare in vacca le partite e vivere felici (Si fa per dire.)

Sento dire e leggo in giro che finalmente questo Milan ha un bel gioco, anzi, per qualcuno il miglior gioco del campionato, e strabuzzo gli occhi.
Se siamo così forti com’è ce abbiamo fatto 5 punti in 4 partite?
La domanda è retorica, la risposta è nei numeri. Ed è 7.
7 gol subiti in 4 partite. Lo stesso numero di gol segnati nello stesso numero di partite.
Impietosi, freddi, bastardi i numeri, ma a meno che tu non faccia parte del governo, aiutano a capire le cose.
Se in 4 partite hai già preso 7 gol, non puoi pensare di andare chissà dove, soprattutto se nel frattempo non ne hai segnati non dico il doppio, ma almeno un paio di più.
Ora, io non ho fatto corsi da allenatore, ma una cosa l’ho capita: per vincere occorre fare più gol di quelli che si incassano. O incassarne meno di quelli che si segnano.
Quindi?
Milanello, abbiamo un problema, anzi due: prendiamo troppi gol e ne facciamo meno di quanti dovremmo.
Eppure lì davanti abbiamo niente po’ po’ di meno che il Pipita, e lì dietro abbiamo il portiere della nazionale, e e la difesa della nazionale del futuro, come si spiega tutto ciò?
Forse ancora una volta la verità sta nel mezzo, che parlando di calcio si chiama centrocampo. Forse il problema è la testa dei giocatori, forse tutte queste cose insieme.
Fatto sta che ancora una volta la partita si era messa bene, molto bene, e l’hanno mandata in vacca.
Fatto sta che hanno avuto diverse occasioni per ammazzare partita e Atalanta sia sull’1-0 che sul 2-1 e le hanno mandate in vacca.
Fatto sta, diciamolo pure, che ci sono millimetri e millimetri anche nell’uso della VAR e quando la VAR ti misura il fuorigioco è importante essere dalla parte dei millimetri giusti. Cosa che al MIlan quest’anno ancora non è successa.
Fatto sta che alla fine uno si romperebbe anche un po’ i cabalisti di questa passione bucolica e preferirebbe un noioso week end di quelli che si facevano ai vecchi tempi, quando il lunedì arrivava puntualmente come adesso, ma i milanisti ci arrivavano con tutt’un altro spirito.
E no, non dò colpe particolari, per ora. È presto per trovare un nemico.
Diciamo però che è chiaro che ci sono ancora tante cose da sistemare e che il tempo passa.

Dudelange-Milan

Il Milan dei panchinari, tra cui alcuni destinati a rimanerlo per sempre, anche alla luce di quanto visto ieri sera, altri con buone speranze di vedere spesso il campo, sempre alla luce di quanto visto ieri sera, e pochi con prospettive di diventare titolari, non solo alla luce di quanto visto ieri sera, affronta una squadra di dopolavoristi lussemburghesi per i quali è una delle due partite della vita (l’altra sarà il ritorno a San Siro) e vince.
Fin qui, direte voi, nulla di strano.
Vince con un gol di Higuain.
Evviva, direte voi. Evviva dirò io.
Vince faticando più del previsto.
Siamo messi male, cacciateli tutti, licenziate Gattuso finché c’è ancora qualcosa da salvare, direte voi.
E cosa cacchio vi aspettavate? Dirò io.
Ma sul serio, chi le fa queste previsioni, e su che basi?
Il Milan di dieci anni fa il Dudelange lo avrebbe affrontato solo in un’amichevole estiva o in una partita di beneficienza, e lo avrebbe seppellito di gol.
Per il Milan del 2018 invece quella di ieri era una partita ufficiale di una coppa europea. E vorrei ricordare che il Milan del 2018 ha anche fatto una certa fatica a guadagnarsi, ed a mantenere, il diritto di giocarla quella partita.
Per i giocatori del Dudelange è stata la partita della vita, e l’hanno onorata al meglio lasciando sul campo ettolitri di sudore, svariati polmoni e uscendone sconfitti ma non umiliati.
Per i giocatori del MIlan in campo ieri invece è stata l’occasione di farsi vedere, di provare schemi e tattiche, di tentare di mostrare a Rino Gattuso che sì, quel tratto di prato che c’è tra la panchina e il campo ogni tanto possono anche percorrerlo per rendersi utili.
Qualcuno se l’è cavata meglio di altri, devo dire.
Ma la cosa importante è che abbiamo vinto, nessuno s’è fatto male e domenica sera i giocatori che scenderanno in campo contro l’Atalanta saranno freschi e riposati.

Cagliari – Milan: non è successo (quasi) niente.

Dato che non è cambiato molto rispetto a due settimane fa, mi sono anche chiesto se valesse la pena di rilasciare nell’universo il mio ennesimo commento. Ma poi ho pensato alle faccine paciose dei miei 4 lettori, alla loro probabile delusione, al fatto che non c’è bisogno di aggiungere altro dolore in questo mondo di sofferenza e quindi eccomi qui.
Cos’è successo? Dicevamo, niente o quasi.
Quel quasi è che finalmente HIguain s’è sbloccato in campionato (anche quell’altro lì s’è sbloccato, quello nella squadra allenata da Allegrivattene, guarda caso contro la succursale il Sassuolo) e che Gigionedonnarumma ha preso un gol secondo molti commentatori non imparabile.
Dunque, chiariamoci: che Higuain segni non fa notizia.
Quello che, volendo, fa notizia, è che Higuain debba ancora fare tutta questa faticaccia porca per segnare.
Una squadra che ha la fortuna di poter schierare tutte le partite un attaccante come Higuain dovrebbe cercare di giocare in modo da fargli arrivare il maggior numero possibile di palloni giocabili. Invece il Milan sembra giocare come se lì davanti ci fosse ancora Kalinic.
Per cui Higuain si smarca, fa movimento, scatta in area, va a cercare il pallone fuori area mentre i suoi compagni sostanzialmente fanno altro; generalmente tiracci da lontano senza alcuna speranza o cross precisi come i calcoli di Di Maio sulla percentuale d’acqua presente nel corpo umano.
L’altra notizia che non dovrebbe esserlo è che Gigione ha preso un gol.
Ora riferirò una verità che potrebbe sconvolgere alcuni: i portieri prendono gol. Tanti, a caterve, per tutta la loro carriera.
Anche quello che secondo la stampa italiana è il miglior portiere di sempre, da sempre, per sempre, Gigi Buffon, ha preso tantissimi gol. Sul serio, andate a vedere le sue statistiche. Tantissimi.
Il mestiere dei portieri è di cercare di prendere meno gol possibili. Quelli bravi ci riescono meglio di quelli meno bravi. Ma prima o poi un gol lo prendono.
Fa parte del mestiere. Tu difendi la porta, la porta è grande, ma davanti a te ci sono dieci giocatori avversari che non vedono l’ora di farti gol e spesso ci riescono, soprattutto gli attaccanti. Soprattutto se, come successo col Cagliari, i tuoi amici difensori ti fanno uno scherzone e si dileguano lasciando i suddetti attaccanti liberi di tirare come meglio preferiscono.
Per cui le due notizie del giorno non sono il gol preso da Gigio o il gol segnato dal Pipita, ma che c’è ancora molto da fare don difesa e che c’è molto da fare in attacco. E dato che entrambi i reparti dipendono dal centrocampo, c’è ancora molto da fare pure lì.
Cosa che, scusatemi se lo dico, alla fine non è una notizia.
Se non fosse così probabilmente stasera giocheremmo noi in Champions League.
Ma resto fiducioso. Forza Milan, sempre.

Dopo Milan-Roma

Adesso butterò giù una serie di banalità da bar e di considerazioni personali che potrete condividere o meno. Cioè farò quello che si fa in un blog.
Toh, guarda caso, proprio come questo.
Come non aveva senso giudicare fallimentare una stagione per aver perso la prima partita, non ha senso che adesso ci si senta arrivati per la vittoria con la Roma.
Resta il fatto che vincere è decisamente meglio che perdere, la palla è rotonda, il campionato è ancora lungo e Higuain è una gran bel giocatore.
Il tipo di giocatore che non avevamo più da tempo, da quando hanno sciaguratamente venduto sua maestà Zlatan (cosa di cui bisogna ringraziare il buon Allegri per inciso).
Uno di quei giocatori in grado, finalmente, di farti vincere una partita quando sembra ormai impossibile.
Verrebbe quasi da ringraziare anche Bonucci per il doppio favore, essersi levato di mezzo e aver creato le condizioni per far venire da noi il pipita.
Ora si tratta di continuare sulla strada iniziata venerdì sera al 95° minuto, cercando di portare a casa tutti i punti possibili nelle partite (sulla carta) facili e di rubarne più possibili alle squadre che ancora hanno qualcosa più di noi (purtroppo ce ne sono e la Roma è una di queste).
Il Milan è, per forza di cose, un cantiere ancora aperto. Ecco, avevo promesso banalità da bar e questa lo è fino al midollo. Che non si dica che non mantengo le promesse.
Per ora abbiamo affrontato due partite, una è andata bene e l’altra si era messa molto bene, ma poi è successo quello che è successo. Ossia che preso troppo presto il gol del 1-2 dopo aver segnato il secondo gol la squadra si è (attenzione, arriva un francesismo) letteralmente cagata in mano. Sono convinto che se fossero riusciti a tenere il risultato sullo 0-2 per almeno un quarto d’ora avrebbe preso fiducia e magari sarebbero anche riusciti a tenere il vantaggio fino alla fine. Ma qui siamo alla solita storia dei se e dei ma.
È certo che col Napoli ci ha messo del suo anche Gattuso. Ha sbagliato i cambi, questo lo ha ammesso anche lui. Ma soprattutto ogni tanto, secondo me, avrebbe dovuto dire ai ragazzi che non è peccato buttare via la palla invece di cercare sempre di uscire in palleggio dalla propria linea di porta contro una squadra che ti pressa alla disperata.
Acqua passata.
Con la Roma è andata meglio, soprattutto perché non c’è stato, oltre ad un comprensibile calo fisico, anche il temuto cedimento psicologico. Ma soprattutto Gattuso ha azzeccato i cambi.
Non so che con quali giocatori o con che schemi finirà questa stagione, né in che posizione di classifica.
Dirò la mia, da tifoso che non ha nessuna pretesa di essere un tecnico: personalmente preferisco le due punte, anche perché credo che consentano proprio a Higuain di avere un po’ più di spazio lì davanti. E anche perché Cutrone ha già dimostrato di meritare di giocare tanto.
Altra convinzione puramente personale è che Laxalt alla fine potrebbe essere titolare al posto di Rodriguez. Troppa la differenza in termini di dinamismo e grinta.
Come sono convinto che un posto da titolare se lo meriterà anche Caldara al posto di Musacchio. E Conti, una volta che si sarà ripreso, se si riprenderà.
Come metterli in campo sarà un affare di Gattuso.
La stagione è appena cominciata e ci saranno un sacco di partite.
Ma io sono fiducioso.

Rino non avere paura

Non si giudica un intero campionato dalla prima partita, soprattutto se giocata contro una squadra che la scorsa stagione ha fatto 91 punti e segnati 77 gol, 27 punti 21 gol in più rispetto a quelli che ha segnato la tua squadra.
Però, però, però (e qui finisco coi però):
Se ad un certo punto del secondo tempo ti ritrovi inaspettatamente in vantaggio di 2 gol a zero contro siffatta squadra, fai qualcosa per mantenere il risultato. Provaci. Magari ogni tanto cerca di buttarla lontano dalla tua area, non per fare catenaccio, ma giusto per non trovarti sempre schiacciato nella tua metà campo da gente che, ormai si sa, quando vuole sa come farti male.
Se poi oltretutto hai avuto la buona sorte di prendere un attaccante che in genere fa una ventina di gol in campionato quando si sforza poco, non sarebbe male cercare più spesso il modo di dargli la palla vicino alla porta, giusto per vedere l’effetto che fa.
Detto questo abbiamo solo perso la prima, non è piacevole, ma contro il Napoli ci sta.
Spero dalle prossime di vedere un po’ di più di nuovo Milan.

Milan-Chievo

Dunque tu sei lì che ti guardi la tua soporifera partitella della domenica alle tre (l’orario in cui ormai si collocano le partite che non contano niente) e il Milan è pure in vantaggio di un gol.
Quindi tutto bene, niente da segnalare. Se non che sti maledetti ne beccano due in due minuti. E qui al tifoso milanista di consolidata esperienza scattano tutti gli allarmi. Qualcuno la ha chiamata sindrome da Istanbul e i milanisti troppo giovani per soffrirne sono ragazzi fortunati.
Fortuna vuole che in campo ci sono una serie di ragazzini anche loro troppo giovani per conoscere la sindrome da Istanbul e in panchina invece c’è uno che ha fatto il vaccino, per cui alla fine vince l’amore e soprattutto vince il MIlan.
E tu tiri un sospiro di sollievo.

(Avrei voluto mettere la foto di tre pere, ma non ne ho in casa. Per cui godetevi questa sottile metafora con tre arance.)