Professionista

Ha ragione, ancora una volta, Maldini.
E come ti sbagli?, verrebbe da dire.
Ha ragione Maldini.
Gigio Donnarumma è stato ed è un serissimo professionista e non ha mai mancato di rispetto al Milan. Anzi, fintanto che ha indossato la gloriosa maglia ha sempre dato tutto se stesso ed è stato fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di quest’anno.
Per cui ringraziamolo e auguriamogli il meglio per il suo futuro professionale.

Se il Milan fosse una società di investimenti, di quelle la cui ragione sociale è generalmente composta da due o tre cognomi, tipo “Maldini, Bisax & Partners Investments Co”, questo post sarebbe già finito così.
Ma il Milan è una questione di cuore, il Milan e nu piezz ‘e core, non una società di investimenti. Quindi bisogna anche dare un po’ di sfogo al cuore. E il cuore vorrebbe dire che non si fa così.

A quanto pare il Milan gli ha proposto un aumento, esclusi eventuali premi, del 33 % e passa, da 6 a 8 milioni. La proposta non è stata accettata.
Togliamo di mezzo inutili e fastidiosi moralismi (è il calcio moderno, baby).
Io cambierei azienda domani se mi offrissero un aumento di un terzo del mio attuale stipendio (che è sostanzialmente quello che ha offerto il Milan), figuriamoci se ci fosse la prospettiva di ottenere il raddoppio (che è sostanzialmente quello che pare abbia chiesto Raiola). Anzi, probabilmente mi accontenterei anche di un aumento inferiore. Ma stiamo ragionando su basi completamente diverse. Io, per guadagnare quello che prende adesso Gigio in un anno, dovrei lavorare circa 192 anni.
Chi ha un lavoro normale fatica ad immaginare come spenderebbe 6 milioni di euro in tutta una vita, per cui risulta difficile da capire come uno possa rifiutare di passare da 6 a 8 per 3 anni (3X8=24), soprattutto se si tratterebbe di continuare a lavorare per la società a cui ha più volte dichiarato eterno amore.
(Io non ho mai baciato la maglia della mia azienda).
Io con la metà di quello che il Milan ha offerto a Gigio per un solo anno ci camperei per tutta la vita senza dover più lavorare e riuscirei a lasciare una bella eredità a mia figlia.
A Gigio, che è un professionista, non bastano. Ne vuole di più. Molti di più.
Ok, sono scelte.

Insomma, parafrasando il grande Paolo Conte, siamo un mondo adulto, si sbaglia da professionisti. Ma quando si sbaglia si sbaglia, e quello di Gigio secondo me è stato un errore.
Sarebbe potuto diventare l’ultima bandiera del calcio moderno, invece verrà ricordato come una banderuola.
Come già detto, son scelte.

Condivido pienamente la scelta fatta dalla società. Di fronte a questa situazione è molto meglio lasciare il professionista libero di spiccare il volo verso altre mete, dove potrà ottenere quello che vuole, e rivolgersi altrove. Il portiere, per quanto possa essere bravo, è comunque solo un undicesimo della squadra che scende in campo.

A Gigio, cui ho voluto molto bene, faccio i miei migliori auguri.

Che tu possa trovare quello che cerchi.
Sei stato un grandissimo bucchinemmammta professionista e hai deciso di fidarti completamente del tuo procuratore, anche lui grandissimo bucchinemmammta professionista.
Ti auguro una lunga e grande carriera, altrove, sempre da secondo di qualcun altro.


Milan – Benevento 2-0 e la vera rovina del calcio moderno

Avrei voluto semplicemente commentare la serata di ieri sera, con una vittoria meritata che, se non avessimo sprecato troppe occasioni, sarebbe stata larga anzi larghissima.
Ma poi mi sono imbattuto nella notizia che segue, e mi è salito il sangue al cervello.

La notizia è stata riportata, con un rilievo variabile ma non eccessivo, da varie testate. E questo è uno dei problemi: il fatto che ormai sia riportato quasi come una cosa normale il fatto che gli ultras possano chiedere, e ottenere, un incontro con un giocatore per ricattarlo.
Direte che ci sta che i giocatori non siano trattati come mostri sacri e che ci sia la possibilità di avvicinarli come con qualsiasi altro essere umano. Fate una prova, andate a Milanello, o dove si allena qualsiasi altra squadra, quella che volete, fate voi, e chiedete di poter fare quattro chiacchiere con qualsiasi giocatore. Poi vediamo che vi rispondono.
Ora che avete fatto la prova, anche solo mentalmente, ripensate a quello che è successo.
Vi sembra normale che una delegazione di ultras (non chiamateli tifosi, sono un’altra cosa) possa accedere al luogo del ritiro di una squadra di professionisti di qualunque sport a chiedere e ottenere un confronto con un giocatore o con l’allenatore?

Non più di un paio di settimane fa, quando è stato presentato il progetto della Superleague, c’è stata quasi una sollevazione popolare al grido, tra le altre cose, di “il calcio è dei tifosi“.
Sono questi i tifosi cui appartiene il calcio? Gli ultras?
Quelli che ricattano giocatori e società? Quelli che nel tempo libero riempiono le cronache giudiziarie?
Quelli che hanno contestato il giorno della sua ultima partita a San Siro una leggenda vera come Paolo Maldini (colpevole, secondo la loro mente distorta, di aver mancato loro di rispetto dopo la finale di Champions a Istambul per non aver accettato di scusarsi con loro, e anzi per averli sfanculizzati come ampiamente meritavano).
Se veramente è così, beh, spiace dirlo, ma il calcio non ha futuro.

Bene ha fatto Maldini, ancora una volta, a prendere le distanze da questa gentaglia ed a chiarire che “nessuno al di fuori del Milan può decidere chi gioca e chi rinnova. Certe scelte competono all’allenatore per quanto riguarda il campo e al club per le questioni contrattuali“.
Il passo successivo è però fare in modo che queste scene non debbano più ripetersi e che a nessuna delegazione di ultras sia consentito, per nessun motivo, di accedere a giocatori, squadre o società per tentare di porre le loro condizioni.
Per quanto mi riguarda, occorre anche fare in modo che non sia consentito loro di accedere alle partite, a meno che non lo facciano rispettando le stesse regole che devono rispettare tutti gli altri tifosi, quelli veri.
Se il calcio non riesce a liberarsi degli ultras e continua ad accettare i loro ricatti è destinato a finire, e a finire male.

A questo punto una breve storia edificante: nel 2014, dopo l’eliminazione della squadra dalla coppa Italia, una cinquantina di ultras dell’Olimpia Milano (stiamo parlando di basket, per chi non lo sapesse), ha pensato bene di irrompere durante un allenamento della squadra per contestare (in particolare ce l’avevano con il presidente Livio Proli e con Alessandro Gentile) e chiedere chiarimenti sull’impegno della squadra. (vi ricorda qualcosa?)
(Cito, solo per dovere di cronaca, la voce secondo cui alla base di questa voglia di contestare ci fosse anche il fatto che la società avesse ritirato i pass gratuiti concessi in altri tempi ai capi ultras, costringendoli quindi a pagare il biglietto per assistere alle partite).
L’allenamento è stato interrotto per circa tre quarti d’ora, c’è stato un confronto (anche duro) con alcuni giocatori, poi anche grazie all’intervento della polizia i 50 fenomeni sono stati allontanati.
La differenza però è nel finale. Da quel confronto non voluto con gli ultras sono scaturiti daspo, denunce e diffide. Con la società in prima fila.
Non ci sono moltissime notizie in internet su come è finita la storia. Il basket è purtroppo considerato uno sport minore, per cui si riesce a sapere tutto anche sulla marca di carta igienica usata da Cristiano Ronaldo, ma su vicende come questa, che dal punto di vista dello sport in generale dovrebbero avere comunque un certo peso, si trova poco o niente.
A quanto pare i daspo sono stati revocati, con la motivazione che si trattava di un allenamento e non di una partita aperta al pubblico a pagamento e che non ci sono stati scontri fisici (motivazioni a parer mio un po’ eccepibili, ma tantè).
Le denunce sono rimaste, e se non è dato conoscerne l’esito, una cosa è certa: chi ha avuto la fortuna di andare al Forum a vedere una partita dell’Olimpia negli ultimi anni, ha potuto notare quanto la curva degli ultras dell’Olimpia, com’è come non è, si è ridotta ad una sparuta compagnia di scappati di casa (gente ben informata mi dice che in alcune partite molto sentite per non sembrare i quattro gatti che sono, sono costretti a farsi prestare gente dagli ultras di altri sport).
Per anni, fino al 2019, i quattro gatti di cui sopra hanno esposto un inutile e fastidioso striscione che recava la scritta “Via Pioli e Portaluppi”. Ma di fatto la società si è limitata a d ignorarli e le loro file si sono assottigliate sempre di più, mentre è continuamente aumentato il numero dei tifosi che affollavano il Forum.
Quindi allontanare certe gente si può, basta volerlo.

La variante Udinese 1-1

Breve sunto della partita per chi avesse preferito guardare il Festival di Sanremo:
Primo tempo: l’Udinese arriva a San Siro con la precisa intenzione di difendere lo 0-0. Noi vorremmo (classico vorrei ma non posso) provare a fare qualcosa di diverso, ma a parte fra girare la palla (e le palle) nei pressi della loro area, siamo più inconcludenti di un bradipo che cerca di correre i 100 metri piani.
Si va all’intervallo a reti inviolate.
Secondo tempo: esce Tonali leggermente infortunato. Al suo posto Meitè.
Quelli dell’Udinese colgono il segnale e cominciano a provarci, soprattutto in contropiede.
Al 3° minuto Romagnoli para un tiro a porta vuota di Nestorovski, servito da un retropassaggio assassino di Theo Hernandez.
Passano altri 20 minuti e finalmente riusciamo a prendere gol, su palla inattiva, con un colpo di testa di Becao, grazie a una papera di Gigione nostro spaventato dalla presenza di Nestorovski.
Girandola di cambi, la partita non cambia.
Davanti i nostri tentativi di costruire un’azione degna di nota assomigliano a i tentativi di un piccione di giocare a scacchi.
Al 39° l’Udinese rimane addirittura in 10. Noi ne approfittiamo? Manco per il cazzo (scusate il francesismo).
Al 52°, sull’ultimo calcio d’angolo per noi, quando ormai non ci crede più nessuno, Stryger Larsen ci regala il più fesso dei rigori smanacciando un pallone che sembrava destinato a finire chissà dove.
Tira il presidente, gol, pareggio.
1-1 tutti a casa (tranne Stryger Larsen che probabilmente è stato abbandonato al primo autogrill sulla via del ritorno per Udine).

C’è poco da dire. temevo questa partita e purtroppo i miei timori si sono rivelati fondati.
Ora non resta che cercare di raddrizzare la barca e ricominciare a remare tutti assieme.

24 e stop

Insomma, la grande cavalcata si è interrotta nel modo peggiore, andando a sbattere contro un palo.

Serata storta, anzi stortissima, iniziata male con un rigore che ti fa gridare bruttissime cose nei confronti della mamma dell’arbitro, e finita peggio, con una squadra imballata, molle, spaventata e rassegnata come non si vedeva da tempo. Esattamente da 25 partite.
Mettici nel mezzo un Gigio che per una sera ha deciso di farti rimpiangere Tatarusanu, e la frittata è fatta.
Ma non sarebbe giusto prendersela solo con lui. Sono molte di più le volte che ha salvato la pellaccia alla squadra, ricordiamocelo. Stasera la serataccia è stata collettiva, non si salva praticamente nessuno, tranne forse Rebic che è l’unico che è entrato (un po’ tardi) con un po’ più di voglia.

Forse qualcuno stava cominciando a pensare che i 24 risultati utili consecutivi significassero che il Milan è già una grande squadra. Ovviamente non è così, nella migliore delle ipotesi è presto, nella peggiore non lo è e basta.
Ovviamente con una squadra così giovane e ancora per certi versi in costruzione, sarà solo il tempo a dirci cosa effettivamente succederà. Ai posteri l’ardua sentenza.

Diciamo che la partita di stasera ha evidenziato un paio di problemi che forse qualcuno stava cominciando a dimenticare, distratto da tutti i numeri positivi degli ultimi mesi.
La coperta è corta, non tutti i giocatori hanno sostituti adeguati e quando qualcuno comincia a dare segni di stanchezza ti ritrovi nei guai. Ed è già da qualche partita che alcuni giocatori (Theo, per fare esempio) sembrano in fase calante.
Se ti trovi per un motivo per l’altro a tenere fuori quattro titolari è evidente che rischi di avere qualche problema. Stasera ne abbiamo avuto più di qualcuno.
Alla fine anche il capo di tutto, che qualche miracolo l’ha già fatto in stagione, oggi non ha potuto fare niente. Se non incazzarsi con un po’ di compagni, peraltro senza sortire effetto. Anche perché va bene fare il direttore d’orchestra, ma almeno la bacchetta la devi muovere.

C’è da dire che se la sberla salutare doveva arrivare, e doveva arrivare prima o poi, meglio stasera.
Siamo inciampati. Rialziamoci e ricominciamo a correre.

Vedi Napoli e poi ringhia

Nella bolgia infernale del San Paolo (bolgia tutta dovuta a Gattuso, che da solo ha fatto più casino di uno stadio pieno per tutta la partita), il 2-2 di ieri sera è grasso che cola.
Soprattutto per un Milan che ha mostrato molti più segni di stanchezza del Napoli.

C’è da dire che, se prima dela ripresa del campionato qualcun avesse pronosticato questa serie di risultati (14 punti, affrontando nell’ordine Lecce, Roma, Spal, Lazio, Juvemerda, Napoli), sarebbe stato preso in giro a sangue da tutti i milanisti del globo terraqueo.
Soprattutto i 10 punti contro Roma, Lazio, Juvemerda e Napoli. Direi che nel complesso non ci potrebbe lamentare troppo.

Ieri il Napoli avrebbe potuto vincere anche con un paio di gol di vantaggio e se questo non è successo lo si deve a una giusta dose di culo da parte nostra, va detto, e a un paio di interventi prodigiosi di Gigio, prima di prendere i due gol, su cui avrebbe effettivamente potuto fare meglio. Sia lui che la difesa.
Però a vedere e sentire i commenti sembra che Gigio Donnarumma sia l’unico colpevole dei gol subiti, un portiere sopravvalutato, una merda.
A 21 anni. Ha preso due gol, in una partita in cui ne avremmo potuti prendere il doppio senza di lui. Ed è sopravvalutato. Vabbè.

Bene così. Che resti al Milan, questo sopravvalutato.

Non ci sono più le mezze misure.

Il calcio è fatto così, o si vince o si perde. O si pareggia, ma a noi il pareggio non interessa. Per cui o si vince o si perde.
Due settimane fa si perdeva, la settimana scorsa si è vinto, la prossima lo sapremo solo vivendo.
Non mi meraviglia il fatto che questa serie di vittorie sia arrivata quando Gattuso ha capito che Cutrone le ossa se le deve fare in campo e non in panchina, né m stupisce che, per esempio, ieri si sia vinto anche grazie all’uscita di Higuain.
Certe partite si vincono solo quando si vede il fondo del pozzo.
Chiariamoci, resto dell’idea che Higuain è sempre meglio averlo in campo, ma ci sono situazioni in cui c’è il rischio che ci si adagi un po’ sul pensiero che prima o poi ci penserà lui a risolverla, per cui ogni tanto ci vuole una scossa.
Diciamo poi che ieri sera l’arbitro non ha aiutato (sono ancora aperte le iscrizioni al campionato mondiale di eufemismi?). Per 100 minuti ha consentito ai giocatori diversamente bianconeri di menare come fabbri facendo finta di niente e l’unico rosso gli è scappato quando era assolutamente inevitabile, fallo tattico da dietro di uno tutte consonanti e cattiveria agonistica su Castillejo, al 95°. Per non parlare della colossale perdita di tempo nell’ultimo quarto d’ora del secondo tempo, per la quale ha concesso solo 5 minuti di recupero, nei quali l’Udinese ha continuato bellamente a perdere tempo.
Per non parlare del tentativo di annullare il gol, per altro regolarissimo, di Romagnoli. Che non sarà mai come il numero 6, né come il numero 3, ma nel ruolo di capitano comincia a trovarcisi bene. Sicuramente meglio di quello dell’anno scorso.
Detto questo, ci aspetta una settimana a interessante. Speriamo che dall’infermeria arrivino buone notizie e forza Milan, sempre.

Cagliari – Milan: non è successo (quasi) niente.

Dato che non è cambiato molto rispetto a due settimane fa, mi sono anche chiesto se valesse la pena di rilasciare nell’universo il mio ennesimo commento. Ma poi ho pensato alle faccine paciose dei miei 4 lettori, alla loro probabile delusione, al fatto che non c’è bisogno di aggiungere altro dolore in questo mondo di sofferenza e quindi eccomi qui.
Cos’è successo? Dicevamo, niente o quasi.
Quel quasi è che finalmente HIguain s’è sbloccato in campionato (anche quell’altro lì s’è sbloccato, quello nella squadra allenata da Allegrivattene, guarda caso contro la succursale il Sassuolo) e che Gigionedonnarumma ha preso un gol secondo molti commentatori non imparabile.
Dunque, chiariamoci: che Higuain segni non fa notizia.
Quello che, volendo, fa notizia, è che Higuain debba ancora fare tutta questa faticaccia porca per segnare.
Una squadra che ha la fortuna di poter schierare tutte le partite un attaccante come Higuain dovrebbe cercare di giocare in modo da fargli arrivare il maggior numero possibile di palloni giocabili. Invece il Milan sembra giocare come se lì davanti ci fosse ancora Kalinic.
Per cui Higuain si smarca, fa movimento, scatta in area, va a cercare il pallone fuori area mentre i suoi compagni sostanzialmente fanno altro; generalmente tiracci da lontano senza alcuna speranza o cross precisi come i calcoli di Di Maio sulla percentuale d’acqua presente nel corpo umano.
L’altra notizia che non dovrebbe esserlo è che Gigione ha preso un gol.
Ora riferirò una verità che potrebbe sconvolgere alcuni: i portieri prendono gol. Tanti, a caterve, per tutta la loro carriera.
Anche quello che secondo la stampa italiana è il miglior portiere di sempre, da sempre, per sempre, Gigi Buffon, ha preso tantissimi gol. Sul serio, andate a vedere le sue statistiche. Tantissimi.
Il mestiere dei portieri è di cercare di prendere meno gol possibili. Quelli bravi ci riescono meglio di quelli meno bravi. Ma prima o poi un gol lo prendono.
Fa parte del mestiere. Tu difendi la porta, la porta è grande, ma davanti a te ci sono dieci giocatori avversari che non vedono l’ora di farti gol e spesso ci riescono, soprattutto gli attaccanti. Soprattutto se, come successo col Cagliari, i tuoi amici difensori ti fanno uno scherzone e si dileguano lasciando i suddetti attaccanti liberi di tirare come meglio preferiscono.
Per cui le due notizie del giorno non sono il gol preso da Gigio o il gol segnato dal Pipita, ma che c’è ancora molto da fare don difesa e che c’è molto da fare in attacco. E dato che entrambi i reparti dipendono dal centrocampo, c’è ancora molto da fare pure lì.
Cosa che, scusatemi se lo dico, alla fine non è una notizia.
Se non fosse così probabilmente stasera giocheremmo noi in Champions League.
Ma resto fiducioso. Forza Milan, sempre.

Bene ma non benino

Lo so che c’è chi ancora aspetta un commento sulla partita di domenica e uno, magari, sull’eliminazione della capra e della sua simpatica squadra di escrementi (sportivamente parlando, si intende) giunta all’ultimo minuto di recupero con un orgasmico rigore che tanto mi rattrista il cor.
Ma.
Mica posso fare tutto io.
Breve storia un po’ triste: domenica pomeriggio c’era il raggruppamento di mini volley della bimba. Dalle 14,30 alle 17,00.
Come ho passato il pomeriggio: fingendo di guardare partite di mini volley in una palestra di una scuola media in un paese il cui nome assomiglia sempre troppo a Vergate sul Membro. In realtà cercavo di guardare Milan-Napoli sull’IPad. Sia benedetto l’iPad e sia benedetto Skygo, che quando funziona (al netto di quel leggero ritardo per cui se tu stai guardando la partita su Skygo e il tuo vicino la sta guardando alla televisione tu esulti o smoccoli per la stessa azione un minuto dopo, col risultato di sembrare uno che arriva a piedi da Vergate sul Membro) è un gran bel servizio.
Ovviamente la partita l’ho vista a spizzichi e bocconi, sia quella di mini volley che quella di calcio, per cui non saprei dire molto se non che se il Milan avesse una punta sarebbe quasi una squadra di calcio e sempre sia lodato San Gigio Donnarumma.

Giusto un paio di banalità su Arsenal-Milan

A testa alta il mio prestigiosissimo belino.
Sta roba che abbiamo perso, ma a testa alta, quindi va tutto bene, ha rotto il cazzo.
Ha rotto il cazzo per la nazionale di rugby.
Ha rotto il cazzo per l’Olimpia un Eurolega.
Ha rotto il cazzo per il Milan.
E fidatevi, a testa alta e cazzo rotto non si va lontano.
Io a fine mese porto a casa uno stipendio (che non arriva vivo a metà del mese dopo, ma questa è un’altra storia).
Lo stipendio me lo devo guadagnare, e per farlo lavoro. Anche se non mi va. Anche se non mi piace.
Quello che segue è un dialogo immaginario a titolo di esempio.
“Amore, come è andata oggi?”
“Uh, bene tesoro, mi hanno licenziato, ma comunque sono uscito a testa alta”
“Oh, amore, sei il mio eroe!”
“Oh, tesoro, scopiamo”
“Sììììì, ma a testa alta”

INTERMEZZO DI BESTEMMIE A CASO

Breve considerazione sulla papera di Donnarumma:
Ha 19 anni e certe cose capitano anche a portieri con il doppio della sua età. Anzi, diciamo pure che probabilmente quel tiro lì la maggior parte degli altri portieri, se guardate bene, neppure l’avrebbero parato.
Poi sì, la respinta è venuta decisamente di merda e la palla è entrata in porta. Ma se la respinta fosse andata dove tutti vorremmo che fosse andata adesso parleremmo dell’ennesima paratona. E se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un carretto.
Invece sfiga ha voluto che la palla dopo la respinta abbia preso un effetto diabolico e sia tornata indietro per finire in porta, sull’altro palo. Roba che a volerla rifare non ci si riesce.
Per cui non rompete il cazzo a me e a lui.
E se c’è qualcuno che ritiene che Donnarumma è sopravvalutato vada a tifare una squadra più adatta alle sue competenze calcistiche.
I cugini lo accoglieranno a braccia aperte.

INTERVALLO PECORECCIO

L’Arsenal è più forte e più attrezzato. Non ci sono cazzi.
Però io mi ricordo il Milan di tre mesi fa.
Questo Milan avrebbe dovuto fare un vero miracolo per passare il turno.
Non l’ha fatto. Ma già il fatto che molti l’abbiano ritenuto possibile, fa tutta la differenza del mondo.
Amen.
Non sono contento, e su quella cosa del “a testa alta” ho già espresso il mio parere, ma non facciamone una tragedia. Gli ostacoli fanno parte del percorso.
Si inciampa, ci si rialza e si riparte. Ho fiducia in Gattuso, lui sa come si fa.

PAUSA DI RIFLESSIONE

Wellbeck e l’arbitro di porta sono pronti per la Juvemerda. Fossi Marotta ci farei un pensierino (e magari l’ha già fatto).

PAUSA THE CALDO

Parliamo di un po’ di singoli.
Kalinic non si può vedere in campo. Francamente.
Ci sono anche altri giocatori che non c’entrano molto con una squadra che vuole crescere, e che sicuramente vedremo andare via senza alcun rimpianto, ma lui è il peggiore, perché lui è quello che dovrebbe, per blasone e per esperienza, fare la differenza in meglio.
Su Andrè Silva invece penso che meriti ancora fiducia. Non fosse altro per l’età. Però se al primo minuto avesse centrato la porta invece che sparacchiare a lato non voglio neanche pensare cosa sarebbe potuto succedere.
Borini ieri ha fatto una grande partita, per i suoi standard, e non si può certo criticarlo. ma sono convinto che se al suo posto ci fosse stato Calabria avremmo comunque visto un’altra partita.
Ma ricordiamoci, se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un carretto.

Ius soldi

Premesso che, ovviamente, anche io sono rimasto male per la scelta di Gigione Donnarumma, trovo la reazione di alcuni fratelli milanisti leggermente isterica. Gente che invoca un anno di tribuna e la vergine di Norimberga, altri che improvvisamente passano da “campione totale globale di fine di mondo” a “somaro sopravvalutato e pure brutto”, altri che partono con l’insultometro alla scala massima, gente che si strappa le vesti e ne esce una sorta di Hulk rossonero al grido di “Ultras spacca”.

Personalmente, tendo da sempre a non sopravvalutare l’intelligenza, ma soprattutto la cultura, di un calciatore. Tanto meno se ha da poco raggiunto quella che chiaman la maturità . Ma soprattutto trovo che sia un errore valutare le scelte degli altri col mio metro di giudizio. Sono convinto che, dal suo punto di vista, abbia deciso di fare la cosa giusta. Se la sua idea della cosa giusta non coincide con la mia significa che, semplicemente, io non sono lui e viceversa.

Non penso che alla fine ci si debba stupire troppo se un ragazzone di 18 anni appena compiuti preferisce la possibilità di andare a giocare in uno squadrone come il Real Madrid, piuttosto che restare in una squadra che negli ultimi sette anni non ha fatto altro che morire lentamente e sul cui futuro, non ostante l’acquisto da parte dei cinesi, pendono parecchie ipoteche, non solo metaforiche.

Detto questo è ovvio che io, al posto di Gigione, avrei firmato a vita per il Milan, a prescindere. Ma è altrettanto ovvio che lo posso dire perché non mi sono mai trovato a dover fare questo tipo di scelta.

Detto questo, caro Gigio, so che non leggerai mai queste righe, ma sappi che mi hai dato una delusione. Sono consapevole del fatto che, evidentemente, non te ne può fregare di meno. Bene, la cosa, a questo punto, è reciproca.

Diciamo però che se la nuova dirigenza del Milan trovasse il modo in questo ultimo anno di contratto di mandarti a “fare le ossa”, come si diceva una volta, in una squadra del livello della Marapollese, o di rimandarti a difendere i prestigiosi pali della squadra primavera, non ci troverei nulla di male. In fondo hai ancora solo 18 anni, devi crescere.

Sul ruolo di Raiola in tutto questo neppure mi soffermo. È ovvio che se da questa operazione riuscirà, come successo altre volte, a trarre un guadagno, dal suo punto di vista avrà avuto ragione. Certo, se poi il nuovo Milan dovesse smettere del tutto di fare affari con lui, non ci perderei il sonno.