A pensar male, si pensa male


Sta cosa che d'improvviso il governo ha visto la luce, elettrica ma fotovoltaica, ed ha deciso di fare indietro tutta sul nucleare, fa pensare.
Non è che c'è dietro il trucco?
Conoscendo i personaggi che abbiamo di fronte il sospetto è più che legittimo.
Sì, c'è in mezzo anche la catastrofe di Fukushima, e l'onda emotiva che si porta dietro, ma quella l'avevano risolta con il rinvio delle decisioni.
Che era una cosa diversa dal retro-front di oggi.
Con la semplice moratoria il referendum sul nucleare era ancora valido. Con lo stop definitivo (fino al prossimo cambio d'idea) di oggi il referendum non si tiene più.
Così si evita che il quesito sul nucleare, che indubbiamente è il più sentito dall'opinione pubblica ed è quindi quello che ha la maggior probabilità di raggiungere il quorum, faccia da traino agli altri quesiti su acqua pubblica e legittimo impedimento.
Morale, si evita che un probabile successo del referendum blocchi eventuali programmi nucleari nei prossimi anni.
Nessun referendum significa che nulla impedisce che, magari tra un anno, il programma risorga dalle sue ceneri.
In più aumenta la possibilità che gli altri quesiti, privati del traino, non raggiungano il quorum.
Certo, a pensar male si pensa male, ma il sospetto che ci sia dietro un piano diabolico viene.

 

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Ricordandolo da vivo

Parlare al passato remoto di Cossiga aiuterà in qualche modo il naturale corso degli eventi?
Nel dubbio, tanto non sono scaramantico, vado avanti. Poi succeda quel che deve succedere. Il grande disegno dell’universo non si ferma certo a leggere questo blog di provincia.
A me Cossiga in fondo non era poi così antipatico, ricordava certi vecchietti quando dimenticano la pillola per la pressione e perdono la brocca, mischiando realtà e fantasia, ricordi e sogni.
Come ha detto il poeta, "I vecchi subiscon le ingiurie degli anni, non sanno distinguere il vero dai sogni".
Ci sarebbe da fare un discorsetto sul peso politico che ha avuto, e probabilmente ancora aveva, questo grande vecchio il cui nome è accostato a praticamente tutta la storia della nostra democrazia, nel bene e nel male. Il male secondo me era di più del bene. Ma adesso non ne ho molta voglia e sicuramente ci sarà tempo. Gli spunti – gladio, le picconate, Kossigaboia, la DC, la stragi di stato, Moro, etc. – non mancano.
Spiace solo per i misteri che si porterà nella fossa, per le verità che forse avrebbe potuto rivelare, quando ancora c’era la speranza di poter credere almeno ad un 30% di quello che diceva.
Per il resto, l’unica certezza è che tutti prima o poi si muore.

questo è il disperato racconto di Paul. la terribile storia di un cucciolo nato felice e diventato infelice


Mi chiamo Paul, sono un amorevole cucciolo di cefalopode tedesco di taglia media.
Fino a pochi giorni fa vivevo felice con la mia famiglia all’acquario di Oberhausen.
Mi coccolavano, mi mostravano ai bambini e ogni tanto mi facevano giocare con delle simpatiche bandierine colorate.
Ma da ieri sera sento che qualcosa è cambiata.
Dicono che porto sfiga, e ho visto che hanno comprato un sacco di patate, non credo per darle a me.
Sono scappato e mi ha raccolto una simpatica volontaria di nome Helga. Al momento vivo nella sua vasca da bagno, ma lei non può tenermi perché non vado d’accordo col suo fidanzato, che è un famoso chef giapponese soprannominato "l’Imperatore del sushi".
Cerco una casa accogliente con un acquario, mi accontento di poco, e una famiglia disposta ad amarmi per quello che sono.
All’occorrenze posso rendermi utile con i numeri del lotto.

Paul è una taglia media e va d`accordo con tutti. e` abituato a vivere in acquario e ha 8 anni, uno per zampa.
verrà affidato microchippato, vaccinato, sterilizzato e con libretto sanitario, solo a veri amanti degli animali con firma del modulo di affido e successivi controlli post adozione.

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E grazie per tutto il pesce

Il sottoscritto tenutario di questo blog e la sua bella famigliola da dopodomani andranno, per una decina di giorni, ad ossigenare i propri neuroni in una amena località di mare, sul cui nome vige uno strettissimo segreto.
Ci premureremo di verificare varie cose, tra cui la possibilità di reperire in loco fritture di paranza scampate alle maglie della legislazione europea.
Non vi penseremo, non scriveremo cartoline, non telefoneremo, non torneremmo.
Invece tornereno, purtroppo.
Nel frattemo non fate danni e non fate nulla che io non farei.

Siamo un grande paese moderno

Siccome siamo un grande paese moderno, per fare spostare la mia linea telefonica internet dal 7° al 5° piano dello stesso palazzo ho dovuto mandate alla compagnia telefonica un fax, probabilmente dovrò attendere un un mese, rischio di dover cambiare numero e mi costerà 40 euro. Tra un mese arriverà il tecnico, andrà alla centralina delle linee telefoniche, sposterà due cavetti e tutto sarà fatto.
Ovviamente se con la stessa compagnia telefonica avessi semplicemente voluto cambiare il mio pacchetto tariffario, aggiungendo qualche costosa opzione, mi sarebbe bastata una telefonata e lo avrebbero fatto subito.
Ma siamo un paese moderno e io vivo nella metropoli più cosmopolita ed europea del paese moderno.

Siccome siamo un grande paese moderno, per fare il documento di identità di Matilde (due anni e qualche mese) sono andato all’anagrafe insieme alla Signorina Stakanova (madre di Matilde), portando le consuete fototessere, e mi hanno rimbalzato (voce del verbo). Non era necessario che ci fosse la madre, ma dovevo portare la bambina. Evidentemente volevano controllare che non me la fossi mangiata.
Sono tornato qualche tempo dopo con la bimba, l’ho mostrata alla persona che stava dall’altra parte del vetro, ho consegnato le fototessere e mi hanno dato il documento, un pezzo di cartoncino neppure plastificato.
Ho chiesto se si poteva abilitarlo per l’espatrio e mi hanno detto che dovevo ndare in questura.
Siccome siamo il paese moderno di cui sopra, per non rischiare di essere nuovamente rimbalzati in questura ci siamo andati tutti e tre, io Matilde e la Signorina Stakanova. Mi hanno dato una fotocopia sbiadita da compilare con tutti i nostri dati e mi hanno indirizzato ad un altro sportello.
Diligentemente ho compilato e mi sono messo in coda. Dopo un’ora di coda (nel frattempo la piccoletta s’è addormentata) ho consegnato la fotocopia sbiadita e compilata, ho mostrato i documenti miei e della Signorina Stakanova, gho consegnato il cartoncino di Matilde e mi hanno risposto che il documento col timbro per l’espatrio sarà pronto tra una settimana.
Eccerto, siamo un paese moderno.

Ma ho come il sospetto che non lo saremo ancora per molto.

Tutto sul mio iPad

Avete colto la sottile citazione del titolo? Bravi, vincete una sporta di merda (mi dicono che attirare la simpatia del pubblico è fondamentale per catturare l’attenzione)(lo ha fatto anche Steve Jobs con una battuta all’inizio del Keynote, per cui è vero)(lo fa anche Silvio, per cui non è vero)(non lo so, fate voi).
Dunque, non essendo un tecnico, prima di decidere di scrivere la mia opinione sull’iPad ci ho dovuto pensare un po’, per cui scusatemi se arrivo tardi rispetto a tutti i guru ufficiali della rete. Ricordatevi però che rispetto ad altre la mia opinione è anche totalmente irrilevante e prescindibile, per cui leggerla non vi fa male.
L’opinione è questa (e qui cito testualmente un messaggio inviatomi dal mio maestro di sax, così faccio come i guru di prima, che si citano l’un l’altro fino a non sapere più chi ha detto cosa per primo): l’iPad è una figata pazzesca.
Nel comunicarmi questo profondo pensiero il mio maestro ha condito il messaggio con una serie mostruosa di faccine, stelline e cuoricini, cosa fattibile perché antrambi siamo possessori di iPhone (questo chiarisce molte cose anche sulla situazione mentale di entrambi). Il suo parere quindi è rilevante tanto quanto il mio.
Per continuare la serie delle citazioni dotte, mi punge vaghezza di riportare anche quanto scritto su facebook da un amico del mio maestro di cui non ricordo il nome, ma non è importante: "in una scala da uno a dieci l’utilità dell’iPad è pari al numero di dita che darei per averlo, cioè due". Magari la battuta non è originale, ma descrive bene la situazione.
Insomma, venerdì sera ho guardato tutto il keynote di Steve Jobs, alla fine avevo la bava alla bocca.
Non credete a tutto quello che vi dicono di lui, Steve Jobs è uno che venderebbe cubetti di merda  agli stercorari dopo averli convinti che le palline di merda sono obsolete. Il fatto che poi la merda a cubetti di Steve Jobs sia effettivamente molto migliore delle vecchie palline di merda gli stercorari lo scopriranno dopo averla comprata.
Questo è quello che succederà anche con l’iPad.
Ve ne accorgerete quando vi renderete conto che tutti quelli che finora hanno prodotto netbook si metteranno di colpo a produrre tablet, spacciandoli per l’iPad killer.
E’ successo così anche con l’iPhone. Tutti a cercare difetti, ma anche tutti a cercare di imitarlo, nessuno che (finora) sia riuscito a superarlo. Perché quello che fanno alla Apple non è solo realizzare ottimi prodotti. Quello che fanno è fissare nuovi standard di riferimento. Spostano l’asticella. Dopo di che per fare il record bisogna saltare ancora più in alto.

L’iPad non è e non vuole essere un iPhone. E’ una cosa diversa.
Dicono che è un iPod touch più grande? A parte che non è vero neanche questo, ma se pure lo fosse, ben venga. L’iPod Touch è una figata, se è più grande è una grande figata.
Tutto questo per arrivare al punto: qui di fianco, nella barra laterale, c’è un tastino (non è un tastino fisico, se lo schiacciate col dito – a meno che non abbiate già un iPad – non funziona. Bisogna cliccarci sopra) con scritto "donazione". Serve a mandarmi soldi (in cambio di niente se non la mia gratitudine) tramite paypal. Se voi lo utilizzate a modino e siete in tanti io magari coi soldi racimolati mi ci compro l’iPad, che secondo me è una gran figata. Se poi voi volete continuare a pensare che è molto meglio il vostro eepc fate pure, non verrò a rompervi le palle.
L’alternativa è che qualcuno alla Apple legga questo post e commosso dalla mia smaccata promozione decida di regalarmene uno. Sappiate che mica mi offendo, anzi. Apprezzerei davvero il gesto.