Siamo apostocosì

Uno non fa a tempo ad assentarsi un paio di settimane che succede di tutto. Andiamo per punti. 
Il berlusca annuncia la cessione di metà della società a Bee Tacalabala. in realtà mancherebbero ancora delle piccolissime formalità, tipo le firme ed i soldi) (quisquilie, cazzabubbole), ma se Silvio ha detto che è fatta, è fatta. Quando mai dalla sua boccuccia Santa è uscito qualcosa che fosse meno della verità?

Inzaghi viene esonerato.(Addio Pippo mio, è stato bello finché non hai deciso di sederti in panchina) Al suo posto  arriva Mihailovic (che almeno sa tirare le punizioni). 

 Galliani annuncia l’acquisto di mezza Europa ed un po’ di Kamchakta,  ma poi si dimentica di far firmare i contratti e gli affari sfumano. Però ci sono ancora i soldi del monopoli per cui ricominciano subito ad affiorare, ma che dico a fioccare come nespole, i nomi dei tanti altri grandi giocatori che verranno acquistati quest’estate. Sempre che qualcuno si degni di avvisarli.

Non vedo l’ora di poter festeggiare l’arrivo del nuovo Messi, del nuovo Gullit, del nuovo Baresi, del nuovo Maldini e del nuovo Pirlo. Anche se, temo, finirà che toccherà limitarsi al vecchio Muntari.

#saleacmilan

Francamente, a questo punto, che sia Bee Tacalabala o che sia Bruce Lee dalla Cina col furgone poco mi cale, ma è chiaro che se c’è una speranza di non rivedere negli anni prossimi il Milan continuare a riscrivere la definizione di squadra di merda, questa dipende tutta dal fatto che il Berlusca venda la squadra a qualcuno che voglia investirci un po’ di soldoni.
Poi che Inzaghi resti o venga cacciato oggi non farà alcuna differenza. Che il traghettatore fino a fine campionato sia Tassotti o Brocchi non farà alcuna differenza. Se non che, nel secondo caso, ci sbellicheremo ogni volta che la squadra di Brocchi scenderà in campo. Le matte risate proprio.

#savethederby

Alla fine, sebbene le invocazioni d’aiuto non siano mancate, nessuno è venuto a salvarmi dal derby della mestizia milanese. Probabilmente perché il mio modo di rivolgermi alle alte sfere non è stato ritenuto consono.
Il pareggio non serve né a noi né ai cugini e questo rappresenta una magra consolazione. Se non altro abbiamo evitato di far loro un favore.
Unica gioia della serata l’ennesima impresa del grande Valentino, che ha un difetto enorme, è interista, ma glie lo si perdona facilmente.
Se c’è una cosa peggiore di un brutto derby, è un brutto derby alla fine del quale non porti a casa i tre punti.
Il Milan non avrebbe meritato di vincere, ma se l’avesse fatto, anche con un colpo di culo, non mi sarei lamentato. Il derby è anche questo, spesso si dice che quelli migliori sono quelli vinti con un rigore inesistente nel finale dopo aver subito per 90 minuti. Non ci credo molto a questa cosa, io preferisco ricordare derby come quello dell’11 maggio 2001. Ma vincere fa sempre piacere, la palla è rotonda, la mamma è sempre la mamma e il cielo è blu sopra le nuvole.
Poi volendo si può anche dire che la seconda squadra di Milano ha demeritato meno, se non altro qualche tiro in porta l’hanno fatto. Ma francamente penso che lo 0-0 sia il giusto risultato per lo spettacolo di ieri sera. In qualunque risultato diverso ci sarebbe stato un elemento di ingiustizia.
Due squadre mediocri, con un gioco mediocre, una rosa mediocre, una classifica mediocre, non possono che perpetuare la propria mediocrità con risultati mediocri in partite mediocri.

I giorni del condor e le notti del padulo

L’altra notte, dopo la partita, ho sognato Inzaghi. Non mi ricordo cosa succedeva nel sogno, ma non è importante. Mi ricordo che c’era Pippo, forse perché non mi capita spesso di avere ospiti illustri nei miei sogni. E poi mi ricordo che il sogno non c’entrava niente col calcio.
Un po’ come la sua carriera, finora, da allenatore. C’è, ma ha ben poco a che vedere col calcio. (Ogni tanto spiego qualche battuta, nel caso mi stesse leggendo un’interista).
Un po’ ancora mi spiace parlare male di lui. E’ stato un giocatore fenomenale, unico nel suo genere.
Da qualche parte tempo fa ho letto che qualcuno, non ricordo chi (lo so, messa così come testimonianza fa un po’ acqua, come la nostra difesa), ha detto che Inzaghi non giocava a calcio. Lui giocava a gol.
Entrava in campo con una feroce determinazione ed un unico pensiero: segnare.
Lui viveva per il gol. Anche fuori dal campo.
Aveva un solo pensiero sul quale concentrava tutti gli sforzi dei suoi neuroni. Questo ha fatto di lui il grande attaccante che è stato, consentendogli di superare tutti i suoi limiti fisici e tecnici.
Questo però non basta per fare di lui un allenatore. Ora non può permettersi di pensare sempre e solo ad una cosa sola. Temo che non ci sia abituato e si vede.
Quello che non si vede è un’altra dote che, invece, da giocatore lo caratterizzava: l’incoscienza, o il coraggio se preferite. Lui era uno che se vedeva arrivare la palla si buttava in mezzo a qualunque difesa pur di poterla deviare in porta, con qualunque parte del corpo, passando attraverso selve di gambe e gomiti e teste.
Da allenatore invece fa sempre scelte timide, scontate, un po’ rinunciatarie, e spesso in ritardo.
Ma anche qui, non è questa la sua colpa maggiore. come allenatore, intendo.
La colpa primigenia, o l’errore se vogliamo, il peccato originale di Inzaghi è soprattutto quella di aver accettato di allenare una squadra assolutamente non all’altezza, pensando forse di poterne cavare qualcosa di buono comunque. La presunzione di poter sopperire alla sua mancanza di esperienza ed alle carenze della squadra col proprio nome, col proprio passato e col proprio ego.
Tutto questo comunque vale non più del 10% di responsabilità sulla situazione generale della squadra.
Se gli ingredienti fanno schifo, non importa quante stelle ha il tuo ristorante, non importa quante stelle ha il tuo chef, difficilmente riuscirai a servire qualcosa di diverso da un panino una merda.
Puoi mascherarlo con spezie e condimenti esotici, puoi farlo dal miglior chef del mondo, ma un panino alla merda resta sempre un panino alla merda.
Quindi si può dire che la maggior parte delle responsabilità sono a carico di chi compra gli ingredienti. Sappiamo chi è, sappiamo chi lo manda, ma soprattutto sappiamo in che condizioni lo manda.
Siamo in quelli che ormai da qualche anno qualche incauto commentatore chiama i giorni del Condor. Secondo i commentatori benevoli sarebbero quelli in cui Galliani pesca dal cilindro qualche jolly. Ultimi giorni del calciomercato, ultimi giorni dei saldi, quelli in cui arrivano sulle vetrine i fondi di magazzino.
In questi giorni si vede la vera grande capacità di Galliani, che non è quella di prendere grandi campioni a poco, ma di vendere ai tifosi dalla bocca buona l’acquisto di grandi ciofeche come se fosse grandi campioni. Confeziona un bel panino con la merda e dice che è Nutella. Il bello è che poi c’è anche chi apprezza. Tanto il colore è lo stesso.
Questo è ciò che è successo a fine del mercato estivo quando Galliani ha cercato di rifilarci tre avanzi di panchina, Torres Alex e Menez, come se fossero i migliori acquisti del campionato.
Questo è quello che sta succedendo anche in questi giorni, con quattro giocatori quattro prelevati dalle panchine delle rispettive squadre, presi in prestito oltretutto, e spacciati come la risoluzione di tutti i problemi.
Quindi la colpa è di Galliani? Ni.
Solo in parte. Ma non una piccola parte. Perché se è vero che lui si trova costretto a tentare di fare mercato sottocosto dalla famiglia Berlusca che non molla più uno spicciolo, è altrettanto vero il Milan, grazie anche a lui, continua a pagare lauti stipendi a giocatori bolliti da anni grazie alla sua politica sui rinnovi.
Quanto incidono gli stipendi di Essien e Mexes sulla possibilità di acquisto di nuovi giocatori?
Quanto incidono ancora oggi sulle casse del Milan gli stipendi di Robinho e Matri?
E lo stipendio di Seedorf?
Ecco, su questa riflessione, e sull’immagine di Seedorf che ogni mese incassa il bonifico del Milan senza far niente direi che si può chiudere questo post.

Alla prossima.

La squadra ha dato tutto

E infatti non c’è rimasto più niente da dare.
Tranne forse le dimissioni.
Quelle dell’allenatore, anche se non è il più colpevole tra i colpevoli.
Quelle di Galliani, giusto per fare nomi e cognomi.
Quelle di quasi tutti i giocatori., che non sono all’altezza neppure di questo Milan inguardabile.
Quelle della famiglia Berlusconi, che o ricomincia a investire nella squadra o se ne va.

Tre partite, un punto, zero titoli

Scherzando l’altro giorno con un collega interista gli dicevo che la maglia del Milan di quest’anno fa talmente cagare che non la regalerei neppure ad un interista.
Purtroppo la maglia è l’ultimo dei problemi, anzi. E’ indubbiamente di una bruttezza imbarazzante, ma se la si guarda indossata da questa squadra riesce quasi a migliorarla.
Non credo che ci siano altre parole da spendere.
Che questa sarebbe stata una stagione avara di gioie lo avevamo capito in molti già da agosto. Si sperava, forse con troppo ottimismo, in qualcosa di più.
Ma era evidente che il Milan è una squadra costruita senza un briciolo di progetto ed affidata ad un allenatore senza alcuna esperienza vera (Pippo, chi te l’ha fatto fare?).
Per quest’anno temo che ci sia poco da fare, non mi unisco alla schiera di quelli che credono che da qui a fine febbraio arrivi il salvatore. Alle nozze coi fichi secchi non crede più nessuno ed è più che evidente ormai che coi saldi a parametro zero non si prendono i campioni. Ci vogliono i soldi e ci vuole un progetto. Senza soldi si può fare solo un progetto a lungo termine, ma non ci si può illudere di essere comunque competitivi ad un certo livello.
Al momento comunque non abbiamo né l’uno né l’altro.
La speranza che mi resta è che arrivati alla fine di questa ennesima stagione di agonia la famiglia Berlusconi si decida a vendere la squadra.

Genoa-Milan: 1-0

Tra ieri e oggi in casa Bisax abbiamo montato l’albero di Natale, appeso immaginette natalizie un po’ ovunque e illuminato il balcone come si conviene.
Lo spirito del natale lotta per farsi avanti dentro di me come la forza con Luke Skywalker, per cui non me la sento di scrivere tutto quello che veramente penso della partita di oggi.
Però una squadra che deve recuperare un gol non può passare tutto il secondo tempo facendo solo un tiro, uno solo, per altro abbondantemente fuori dallo specchio della porta.