Cambio cambio cambio

20130128-090333.jpg

Quello che succederà tra pochi giorni è che, per motivi che non dipendono dalla mia volontà, dovrò cambiare lavoro.
Sbaraglio il campo dalle ipotesi pessimistiche; non mi stanno licenziando.
Semplicemente l’azienda in cui sono adesso è coinvolta in una fusione e mi è stato proposto di cambiare ufficio (una proposta di quelle che non si possono rifiutare, non so se mi spiego).
Per cui da inizio febbraio prenderò armi e bagagli e mi trasferirò in un altro ufficio, in un’altra sede di lavoro, con nuovi colleghi ed un nuovo lavoro diverso da quello che ho fatto negli ultimi 10 anni (vabbé, da ex-interinale non è che sia una novità per me, diciamo che qualche tempo fa era una prassi piuttosto frequente).
L’unica cosa che non cambia è lo stipendio. Quello resta immutato, che la proposta che non si può rifiutare non contempla anche modifiche salariali (e non mi sono stati prospettati al momento grossi margini di trattativa).
Ok, il cambiamento è il sale della vita. In fondo dopo 10 anni ci si stufa a fare sempre le stesse cose, andare sempre nello stesso posto, vedere sempre le stesse facce.
E poi, come si dice, l’importante è la salute.
Questo per fare l’ottimista.
Devo dire che al momento tutta questa cosa non mi sta creando particolari scossoni emotivi, non so se per via delle abitudini passate o perché manca ancora poco meno di una settimana e mi sembra che sia un tempo ragionevolmente lungo. Si vedrà poi se e come riuscirò a dormire la notte prima.
Al momento le mie maggiori preoccupazioni sono soprattutto di tipo pragmatico: il nuovo percorso che dovrò fare tutti i giorni, i relativi tempi di percorrenza, il tentativo di lasciare la minore quantità possibile di arretrati alla collega che resta nell’ufficio.
So già che avrò una scrivania un po’ meno spaziosa di quella che ho adesso e che sarò in ufficio con un ingegnere, che per inciso sarà il mio nuovo responsabile.
Poi ci sono cose più futili ma non meno importanti: avrò a disposizione un pezzo di parete per appendere la foto autografata di Inzaghi? Riuscirò ad avere in tempi ragionevoli una chiavetta del caffè? C’è figa di là (anche l’occhio vuole la sua parte)?
Ora forse dovrei partire con i saluti e i ringraziamenti, ma quelli preferisco farli di persona.
Tanto nessuno dei miei attuali colleghi legge questo blog e penso che non lo leggerà neppure nessuno di quelli futuri.
Volevo però scriverlo qui. In fondo il blog serve anche a questo, a lasciare una piccola traccia di cambiamenti più o meno epocali.

P.s: ovviamente sono gradite forme di incoraggiamento, testimonianze di solidarietà e di stima, virili pacche sulla spalla e offerte di prestazioni sessuali (queste ultime solo dal pubblico femminile, grazie).

Annunci

Il pacco natalizio aziendale

Anche quest’anno arriva il famoso pacco aziendale. Iooooh hoooo, non sto nella pelle dall’entusiasmo.
Comunque, lo apro, valuto il contenuto, lo richiudo.
Poi prendo il pacco dell’anno scorso, tiro fuori il contenuto, separo quello che si può salvare (bottiglia di vino, bottiglia di limoncello) da quello che non si può salvare (roba scaduta, robe che non mi interessano), metto le bottiglie nel pacco di quest’anno, butto via la roba scaduta, regalo ai colleghi che la vogliono la roba che non mi interessa (lenticchie sottovuoto dal chile, cotechini industriali da non so dove, torroni), a posto.
Ora devo solo fare in modo di non tenere qui anche questo pacco per un intero anno.

Smetto di fumare

La parte più difficile è stata dirlo al mio tabaccaio di fiducia.
Prima di dirgli "questo è l'ultimo pacchetto" l'ho fatto accomodare.
E' stata una buona idea. Gli avessi detto che gli ho stirato il gatto con la macchina avrebbe sofferto di meno. Quando s'è ripreso mi ha guardato sconsolato, ho immaginato che stesse pensando alle sue ferie che quest'anno saltano, o al suv di cui dovrà rimandare l'acquisto. Ha sospirato. Ho sospirato.
Non ho avuto il coraggio di dire niente altro e sono uscito mestamente dalla sua vita.
Poi l'ho comunicato al mio direttore amministrativo e finanziario, con cui quotidianamente ho condiviso, negli ultimi anni, le pause fumo sul pianerottolo all'aperto dell'uscita d'emergenza. L'ha presa bene, almeno pare. Gli ho assicurato che comunque, se vuole, sono disposto ad accompagnarlo fuori ed assistere alle sue fumate come se fumassi anche io, anche per non perdere l'abitudine di spezzare il ritmo con una pausa.
Non smetto per questioni di salute, né perché stanco del sapore del sigaro. So già che mi mancherà, mi mancheranno i gesti, accendere il sigaro, tenerlo fra le dita, guardare il fumo che esce in una nuvoletta dalla mia bocca.
Smetto, lo chiarisco subito, per meri motivi economici. Un pacchetto di "antico toscano" costa 8,30 €. Calcolati due pacchetti di media alla settimana (per stare bassi) fanno 863,20 € l'anno. Ci scappa un iPad2, per dire.
Una cifra che, al momento, non mi posso permettere.
Per la cronaca, anche l'iPad2 non me lo posso permettere.
Per chiarire, non è che sono a livello da social card, ancora per un po' potrò evitare di suonare la domenica alla fermata della metropolitana per raccattare qualcosa, ma per una volta vorrei provare  cosa si sente a finire il mese mettendo anche da parte qualcosa, magari solo 50 €. Per cui comincio a tagliare le spese superflue.
E' stato bello, spero di potermi permettere, prima o poi, di ricominciare.

 

Disgrazia tremenda disgrazia

S’è rotta la macchinetta del caffè.
Da stamattina. Faceva uno strano rumore, forte, e non produceva caffè. Mi sono insospettito. Il display riportava la scritta "segnalazione guasto", il sospetto ha preso forma e s’è ingrossato.
Non mangiava neppure le monetine. La certezza. E’ rotta.
Ora ho voglia di un caffè, ma il caffè non c’è.
Fate qualcosa, chiamate Bertolaso, risolvetemi il problema.
Subito.

M'hanno spostato l'ufficio, ho problemi di moto

Non mi hanno cambiato ufficio. L’hanno proprio spostato.
Qui da noi gli uffici sono fatti con pareti mobili ed armadi.
Nell’ambito del grande piano di ristrutturazione degli uffici aziendali (G.P.D.R.D.U.A.), elaborato allo scopo di consentire alla segretaria di aprire la porta quando suonano (meglio non chiedere ulteriori spiegazioni), mentre ero in ferie il mio ufficio è stato smembrato e ricostruito un po’ più in là. Col risultato che adesso sono molto più vicino al bagno ed alla scala d’emergenza in cui mi reco solitamente a fumare il mio mezzo toscano.
Questo comporta però che andando in bagno le stesse volte che ci andavo prima e fumando quanto prima il moto che faccio ogni giorno diminusce di circa due terzi. Ergo, per continuare a fare lo stesso moto quotidiano e mantenermi più sano dovrei pisciare e fumare tre volte di più (invalidando gli effetti salutari del moto stesso).
Secondo me qui si rasenta il mobbing.
Che faccio, chiamo il sindacato?

HEAD HUNTER VERO

 

"Sono un head hunter vero ed il mio lavoro è diverso.

        Lei è persona saggia e le confermo la mia migliore stima!

Le assicuro Risparmio e qualità per:
Ricerche Dirette di Personale Strategico.
Se ha personale in plus, Dimetterlo senza conflitti, "Lo faccio solo io".

     Vorrei concordare con lei un’appuntamento nella giornata di mercoledì o venerdì della prossima settimana, il mio telefono è…

     Grazie per l’attenzione, e nel frattempo le Porgo Distinti Saluti."

Se non avessi fra le mani l’originale, non ci crederei neppure io.