Non scherziamo

Ogni mattina Capitan Sciacallo si sveglia e cerca un modo per restare in prima pagina, facendo finta di non fare parte del governo di cui fa parte, o cercando di attribuirsi i meriti di qualcosa.
Quando non trova un argomento nuovo, ha comunque tutto un suo repertorio di sicuro successo.
In genere il tema buono per tutte le stagioni è quello dei migranti e degli sbarchi.
L’importante è dire qualcosa. Se poi fa schifo, meglio. Piace di più al suo pubblico e scatena più polemiche.

Ora ha deciso di salvare le vacanze degli italiani non vaccinati dalle grinfie del governo di cui lui stesso fa parte e la cosa alla fine non mi stupisce più di tanto.
Insomma, ci vuole talento a fare sempre la scelta più becera in qualsiasi situazione (ricordiamo che in questo c’entra parecchio il suo social media manager, il mago della merda) e questo va riconosciuto.
Ricorderei però che quando ti erigi a difensore dei diritti dei No-Vax, e lo fai senza neppure dichiararlo apertamente (che non si sa mai), stai altrettanto implicitamente dicendo che dei diritti di chi ha fatto il suo dovere e si è vaccinato te ne frega il giusto, cioè poco più di niente.
Stiamo parlando di uno che forse alla fine si è pure vaccinato, ma di nascosto, lasciando intendere che forse, ma anche no, non si sa.
Tutto ovviamente al fine di raccattare qualche voto in più. Ma soprattutto di raccattare voti da un certo tipo di elettori. Quello del NO.

In politica è molto più semplice dire NO a qualcosa, che proporre qualcosa di nuovo. E sappiamo che si troveranno sempre dei sostenitori.

Via Cesare Battisti

Innanzitutto, no.
Quello delle vie non è lo stesso arrestato ieri. Quello delle vie era un patriota italiano morto nel 1916 (Se volete leggere la sua storia, basta cercarlo su internet e scansare le notizie sul Cesare Battisti più recente)
Ma per sapere che non è lo stesso basterebbe anche solo ricordarsi che in Italia non si possono dedicare vie a persone che non siano morte da almeno 10 anni.
Quindi lo ripeto, non è lui.
Lui, quello arrestato ieri e di cui tutti parlano come se fosse l’unico problema dell’Italia, è solo un omonimo. Parola complessa, lo so, ma significa semplicemente che ha lo stesso nome.
Un po’ come Paolo Rossi. L’Italia è piena di gente che si chiama Paolo Rossi, ma quello che ha vinto il mondiale dell’82 è uno solo. Gli altri, anche se magari sono il vostro vicino di casa, non sono lui. Quindi se vi vantate di essere vicini di Paolo Rossi, beati voi, e magari beato anche lui (dipende dal fatto che siate buoni vicini o vicini di merda), ma non è detto che sia lo stesso Paolo Rossi.
Così per dire.
Torniamo al Cesare Battisti di oggi.
E’ un criminale? Sì, certamente.
Non vedo altro modo di definire una persona che ha alle spalle 4 condanne per omicidio e che per questo dovrebbe scontare l’ergastolo. Criminale e latitante (altro crimine) fino a domenica scorsa.
Ma non è questo il punto.
Il punto è: a cosa serve tutto questo?
Sia chiaro, sono fermamente convinto che chi ha commesso un reato ed è stato condannato debba scontare la sua pena.
Ma sono anche dell’idea che il carcere serva soprattutto per due scopi: il primo è impedire che qualcuno possa reiterare il reato commesso o compierne altri, ossia a proteggere la società da una persona socialmente pericolosa, e l’altro è rieducare, in modo che chi ha commesso un reato possa riabilitarsi e tornare nella società. e anche questo è un modo di proteggere la società.
Lo so, è roba da libro dei sogni (un libro scritto da un altro Cesare, Beccaria, nel 1764), ma mi piace pensare che le cose dovrebbero andare così.
Certo, perché questo possa succedere occorre anche che la macchina della giustizia sia veloce e sia giusta. È il presupposto fondamentale. Ma questo è un altro discorso.
Un’altra condizione indispensabile è che le carceri in Italia funzionino davvero come istituti in cui si fa riabilitazione e non solo detenzione a scopo punitivo. Sappiamo che in genere non è così.
Detto questo, ripeto la domanda: a cosa serve tutto questo?
Adesso che Cesare Battisti è in un carcere italiano, con il ministro dell’intestino che si pavoneggia e promette che non ne uscirà mai, come se fosse nelle sue prerogative stabilire la carcerazione di un individuo (no, non lo è, ci sono i giudici per quello), quale problema è stato risolto?
Non certo quello di impedirgli di commettere altri reati in Italia, per motivi abbastanza evidenti, il primo dei quali è che era fuori dal paese e non pare avesse intenzione di tornarci. Sembra banale, ma è piuttosto difficile uccidere qualcuno in Italia se sei dall’altra parte del mondo e vivi pure con la paura di essere arrestato appena metti fuori il naso.
Lasciamo perdere la riabilitazione: sappiamo che in Italia non esiste. Quindi?
L’abbiamo già visto. L’arresto di Cesare Battisti serve solo a consentire a qualcuno di pavoneggiarsi (guarda caso, a pochi mesi da una campagna elettorale) dando in pasto alle belve feroci del suo elettorato un pericoloso nemico da sbranare, giusto perché non si dica che se la prende solo coi migranti.
E con questo non voglio dire che Cesare Battisti è una vittima. Sia chiaro. È un criminale e merita di scontare la sua pena.
Ma siamo del tutto sicuri che, dopo 40 anni di cui 30 da latitante, tutto questo teatrino serva veramente a qualcosa e che questa alla fine sia giustizia, o vendetta a scopo di propaganda?