Professionista

Ha ragione, ancora una volta, Maldini.
E come ti sbagli?, verrebbe da dire.
Ha ragione Maldini.
Gigio Donnarumma è stato ed è un serissimo professionista e non ha mai mancato di rispetto al Milan. Anzi, fintanto che ha indossato la gloriosa maglia ha sempre dato tutto se stesso ed è stato fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di quest’anno.
Per cui ringraziamolo e auguriamogli il meglio per il suo futuro professionale.

Se il Milan fosse una società di investimenti, di quelle la cui ragione sociale è generalmente composta da due o tre cognomi, tipo “Maldini, Bisax & Partners Investments Co”, questo post sarebbe già finito così.
Ma il Milan è una questione di cuore, il Milan e nu piezz ‘e core, non una società di investimenti. Quindi bisogna anche dare un po’ di sfogo al cuore. E il cuore vorrebbe dire che non si fa così.

A quanto pare il Milan gli ha proposto un aumento, esclusi eventuali premi, del 33 % e passa, da 6 a 8 milioni. La proposta non è stata accettata.
Togliamo di mezzo inutili e fastidiosi moralismi (è il calcio moderno, baby).
Io cambierei azienda domani se mi offrissero un aumento di un terzo del mio attuale stipendio (che è sostanzialmente quello che ha offerto il Milan), figuriamoci se ci fosse la prospettiva di ottenere il raddoppio (che è sostanzialmente quello che pare abbia chiesto Raiola). Anzi, probabilmente mi accontenterei anche di un aumento inferiore. Ma stiamo ragionando su basi completamente diverse. Io, per guadagnare quello che prende adesso Gigio in un anno, dovrei lavorare circa 192 anni.
Chi ha un lavoro normale fatica ad immaginare come spenderebbe 6 milioni di euro in tutta una vita, per cui risulta difficile da capire come uno possa rifiutare di passare da 6 a 8 per 3 anni (3X8=24), soprattutto se si tratterebbe di continuare a lavorare per la società a cui ha più volte dichiarato eterno amore.
(Io non ho mai baciato la maglia della mia azienda).
Io con la metà di quello che il Milan ha offerto a Gigio per un solo anno ci camperei per tutta la vita senza dover più lavorare e riuscirei a lasciare una bella eredità a mia figlia.
A Gigio, che è un professionista, non bastano. Ne vuole di più. Molti di più.
Ok, sono scelte.

Insomma, parafrasando il grande Paolo Conte, siamo un mondo adulto, si sbaglia da professionisti. Ma quando si sbaglia si sbaglia, e quello di Gigio secondo me è stato un errore.
Sarebbe potuto diventare l’ultima bandiera del calcio moderno, invece verrà ricordato come una banderuola.
Come già detto, son scelte.

Condivido pienamente la scelta fatta dalla società. Di fronte a questa situazione è molto meglio lasciare il professionista libero di spiccare il volo verso altre mete, dove potrà ottenere quello che vuole, e rivolgersi altrove. Il portiere, per quanto possa essere bravo, è comunque solo un undicesimo della squadra che scende in campo.

A Gigio, cui ho voluto molto bene, faccio i miei migliori auguri.

Che tu possa trovare quello che cerchi.
Sei stato un grandissimo bucchinemmammta professionista e hai deciso di fidarti completamente del tuo procuratore, anche lui grandissimo bucchinemmammta professionista.
Ti auguro una lunga e grande carriera, altrove, sempre da secondo di qualcun altro.


Milan – Benevento 2-0 e la vera rovina del calcio moderno

Avrei voluto semplicemente commentare la serata di ieri sera, con una vittoria meritata che, se non avessimo sprecato troppe occasioni, sarebbe stata larga anzi larghissima.
Ma poi mi sono imbattuto nella notizia che segue, e mi è salito il sangue al cervello.

La notizia è stata riportata, con un rilievo variabile ma non eccessivo, da varie testate. E questo è uno dei problemi: il fatto che ormai sia riportato quasi come una cosa normale il fatto che gli ultras possano chiedere, e ottenere, un incontro con un giocatore per ricattarlo.
Direte che ci sta che i giocatori non siano trattati come mostri sacri e che ci sia la possibilità di avvicinarli come con qualsiasi altro essere umano. Fate una prova, andate a Milanello, o dove si allena qualsiasi altra squadra, quella che volete, fate voi, e chiedete di poter fare quattro chiacchiere con qualsiasi giocatore. Poi vediamo che vi rispondono.
Ora che avete fatto la prova, anche solo mentalmente, ripensate a quello che è successo.
Vi sembra normale che una delegazione di ultras (non chiamateli tifosi, sono un’altra cosa) possa accedere al luogo del ritiro di una squadra di professionisti di qualunque sport a chiedere e ottenere un confronto con un giocatore o con l’allenatore?

Non più di un paio di settimane fa, quando è stato presentato il progetto della Superleague, c’è stata quasi una sollevazione popolare al grido, tra le altre cose, di “il calcio è dei tifosi“.
Sono questi i tifosi cui appartiene il calcio? Gli ultras?
Quelli che ricattano giocatori e società? Quelli che nel tempo libero riempiono le cronache giudiziarie?
Quelli che hanno contestato il giorno della sua ultima partita a San Siro una leggenda vera come Paolo Maldini (colpevole, secondo la loro mente distorta, di aver mancato loro di rispetto dopo la finale di Champions a Istambul per non aver accettato di scusarsi con loro, e anzi per averli sfanculizzati come ampiamente meritavano).
Se veramente è così, beh, spiace dirlo, ma il calcio non ha futuro.

Bene ha fatto Maldini, ancora una volta, a prendere le distanze da questa gentaglia ed a chiarire che “nessuno al di fuori del Milan può decidere chi gioca e chi rinnova. Certe scelte competono all’allenatore per quanto riguarda il campo e al club per le questioni contrattuali“.
Il passo successivo è però fare in modo che queste scene non debbano più ripetersi e che a nessuna delegazione di ultras sia consentito, per nessun motivo, di accedere a giocatori, squadre o società per tentare di porre le loro condizioni.
Per quanto mi riguarda, occorre anche fare in modo che non sia consentito loro di accedere alle partite, a meno che non lo facciano rispettando le stesse regole che devono rispettare tutti gli altri tifosi, quelli veri.
Se il calcio non riesce a liberarsi degli ultras e continua ad accettare i loro ricatti è destinato a finire, e a finire male.

A questo punto una breve storia edificante: nel 2014, dopo l’eliminazione della squadra dalla coppa Italia, una cinquantina di ultras dell’Olimpia Milano (stiamo parlando di basket, per chi non lo sapesse), ha pensato bene di irrompere durante un allenamento della squadra per contestare (in particolare ce l’avevano con il presidente Livio Proli e con Alessandro Gentile) e chiedere chiarimenti sull’impegno della squadra. (vi ricorda qualcosa?)
(Cito, solo per dovere di cronaca, la voce secondo cui alla base di questa voglia di contestare ci fosse anche il fatto che la società avesse ritirato i pass gratuiti concessi in altri tempi ai capi ultras, costringendoli quindi a pagare il biglietto per assistere alle partite).
L’allenamento è stato interrotto per circa tre quarti d’ora, c’è stato un confronto (anche duro) con alcuni giocatori, poi anche grazie all’intervento della polizia i 50 fenomeni sono stati allontanati.
La differenza però è nel finale. Da quel confronto non voluto con gli ultras sono scaturiti daspo, denunce e diffide. Con la società in prima fila.
Non ci sono moltissime notizie in internet su come è finita la storia. Il basket è purtroppo considerato uno sport minore, per cui si riesce a sapere tutto anche sulla marca di carta igienica usata da Cristiano Ronaldo, ma su vicende come questa, che dal punto di vista dello sport in generale dovrebbero avere comunque un certo peso, si trova poco o niente.
A quanto pare i daspo sono stati revocati, con la motivazione che si trattava di un allenamento e non di una partita aperta al pubblico a pagamento e che non ci sono stati scontri fisici (motivazioni a parer mio un po’ eccepibili, ma tantè).
Le denunce sono rimaste, e se non è dato conoscerne l’esito, una cosa è certa: chi ha avuto la fortuna di andare al Forum a vedere una partita dell’Olimpia negli ultimi anni, ha potuto notare quanto la curva degli ultras dell’Olimpia, com’è come non è, si è ridotta ad una sparuta compagnia di scappati di casa (gente ben informata mi dice che in alcune partite molto sentite per non sembrare i quattro gatti che sono, sono costretti a farsi prestare gente dagli ultras di altri sport).
Per anni, fino al 2019, i quattro gatti di cui sopra hanno esposto un inutile e fastidioso striscione che recava la scritta “Via Pioli e Portaluppi”. Ma di fatto la società si è limitata a d ignorarli e le loro file si sono assottigliate sempre di più, mentre è continuamente aumentato il numero dei tifosi che affollavano il Forum.
Quindi allontanare certe gente si può, basta volerlo.

Nel segno di Zlatan

La notizia della settimana è che abbiamo superato il Napoli in classifica.
Sorvolando sul fatto che è il peggior Napoli degli ultimi 10 anni (sparo cifre a caso per darmi un tono) potremmo andare in giro a vantarcene.
Oppure potremmo fare finta che gli ultimi dieci anni non sono mai esistiti e preoccuparci del fatto che, pur avendo Ibra tra noi, siamo mestamente a metà classifica.
Ma Ibra è tornato solo da un paio di settimane, per cui diamo tempo al tempo.
La sensazione è che qualcosa stia cambiando. Se in bene o in male lo vedremo.
Però sembra che la coppia Maldini-Boban abbia colto le nostre invocazioni post Atalanta (basta! Vendeteli tutti questi coglioni indegni!) e ci si stia mettendo anche di buzzo buono.
Se poi certe operazioni siano valide, dal punto di vista finanziario oltre che calcistico, lo vedremo in seguito. Diciamo che già mi accontento di non vedere più certi nomi in formazione o in rosa.
Qualcuno direbbe che c’è rischio di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Ma seriamente, quale bambino? Il bambino, se c’era, è scappato da mo’.
Il problema del progetto giovani non è il progetto (che in sé è un ottima idea), ma evidentemente i giovani. Si è deciso di puntare, per molti casi, sui giovani sbagliati. Via, via. Gli è tutto da rifare.
Zlatan servirà proprio a questo, a separare la farina dalla crusca. E a far capire a qualche coglioncino cosa vuol dire stare in campo per vincere. Chi non ce la fa, se ne può pure andare. Nessuno è incedibile e ho la sensazione che se ci pare che qualcuno dei giocatori attuali lo sia, è solo perché l’ultimo decennio ci ha fatto talmente tanto abituare a giocatori mediocri che non riusciamo a vedere la differenza con quelli che fanno la differenza.
Ci si abitua, purtroppo, anche a essere perdenti. Dobbiamo toglierci questa abitudine, e per farlo ci vogliono giocatori che fanno la differenza in campo e fuori. Zlatan, anche se ormai ha una certa età, è uno di quelli. Altri in rosa non ne vedo. Ce n’è qualcuno che, se ben guidato, potrebbe anche diventarlo. Ora la guida c’è.