La famiglia

Mati: papà, posso guardare i miei cartoni?

Io: va bene, ma quando io e mamma abbiamo finito di fare le nostre cose cambiamo canale.

Mati: perché?

Io: perché sì.

Mati: perché?

Io: perché te lo sto dicendo.

Mati: non è giusto. Perché?

Io: Perché questa è una famiglia, non una democrazia. Per cui tu sei l’ultima ruota del carro, io comando e la mamma prende le decisioni. Punto.

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Orgoglio di papà

Luogo: in macchina, andando all’asilo.
Personaggi: Matilde, 4 anni e mezzo; papà di Matilde, eeeeh.

“Papà”

“Dimmi”

“Ma se io chiedo un desiderio a Gesù, e poi quel desiderio non succede, vuol dire che non esiste?”

(Il papà quasi piange commosso)

La festa del papà

Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,
ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare
e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare…

Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari
di longobardi, di celti e romani dell’ antica pianura, di montanari,
reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi,
di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi,

anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortile e di strade
e non saprai che sapore ha il sapore dell’ uva rubato a un filare,
presto ti accorgerai com’è facile farsi un’ inutile software di scienza
e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza…
Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica
e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto…

dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
vola, vola tu, dov’ io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto…
vola, vola tu, dov’ io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare…

(Culodritto, Francesco Guccini)

Matilde ha paura del terremoto

Oggi pomeriggio, saranno state le 16,00 minuto più minuto meno, ero seduto alla mia scrivania ed ho sentito un leggero tremolio, ma leggero leggero, tanto leggero che ho pensato alla metropolitana e poi non ci ho pensato più.
Poi, più tardi, ho fatto un giro sul frenfy ed ho visto che in Liguria hanno sentito una scossa, proprio in quel’orario lì, ed ho pensato che allora forse non era stata la metropolitana.
Poi mi è venuta in mente piccoletta, che ha paura del terremoto. Ed ho pensato che ha questa paura da circa un anno, da quando ha cominciato a sentire parlare di quello che è successo in Giappone ed ha imparato benissimo e subitissimo le parole terremoto e tsunami, ma anche la parola sismica, perché in quest’anno le ho spiegato più e più volte che non deve preoccuparsi perché Milano non è in una zona sismica e poi siamo abbastanza lontani dal mare da non rischiare mai e poi mai di avere uno tsunami. Eppure lei continua ad avere questa paura da bambina, e spesso gioca con le sue bambole e le fa salire tutte di corsa su un aereo immaginario per salvarsi da un terremoto e da uno tsunami.
E poi quando parliamo di andare da qualche parte ci chiede sempre se è una zona sismica, perché lei in una zona sismica non ci vuole andare.
Ecco, poi capita come un mese fa che c’è una scossa vicina e si sente un po’ anche da noi e ogni volta penso a lei, poi penso alle mie paure da bambino e a quanto me le sono portate dietro e penso che anche a 4 anni la vita non è sempre facile.
E penso che spero di riuscire sempre ad essere quel tipo di papà che le paure riesce a fargliele un po’ passare, ma anche per i papà non è sempre facile.