L’aria di Milano

L’aria di Milano è come il panettone. Ci sono pure i canditi. Ci devono essere, altrimenti è una roba posticcia.
Il problema dell’aria di Milano è che d’inverno deve piovere almeno due volte a settimana per contratto, altrimenti si impesta di schifezze a non si respira. L’aria di Milano se non piove diventa croccante, come la pizza che piace ai milanesi che non capiscono un cazzo di pizza.
D’estate questo problema non c’è, perché d’estate succedono diverse cose che rendono l’aria un po’ migliore. Innanzitutto fa caldo, per cui i milanesi non accendono le loro belle caldaie dell’ottocento, nei loro bei palazzi del seicento. Poi, dato che fa caldo, i milanesi vanno a cercare un po’ di fresco altrove, per cui Milano si svuota. E l’aria di Milano, quando Milano si svuota, migliora.
Perché il milanese c’ha questa cosa che se deve andare a prendere il pane sotto casa tira fuori il suv dal box  e poi parcheggia in doppia fila davanti al prestinaio.
Però d’estate ci sono meno milanesi e le caldaie sono spente, per cui l’aria di Milano un po’ migliora.
D’inverno invece ci sono i milanesi che vanno a prendere il pane col suv, lasciando la caldaia ottocentesca accesa a casa, e sono tanti, e l’aria fa schifo.
A meno che non piova. Ma qui sono un paio di mesi che non piove.
Quindi cosa fa il Comune? Blocca il traffico. Giustamente. Mica si possono bloccare le caldaie.
Blocchiamo il traffico così il milanese il pane se lo va a prendere a piedi.
Tutto giusto, sulla carta. Se non fosse che in questi giorni il milanese non sta a Milano, che le scuole sono chiuse e c’è il ponte e ci sono le feste e magari da qualche parte il vero milanese riesce pure a sciare un po’.
Quindi il blocco del traffico a cosa serve, in questi tre giorni?
A cosa serve questo blocco del traffico, se il traffico non viene bloccato anche dai comuni intorno a Milano?
A poco. A poter dire che qualcosa si sta facendo. Ma in realtà servono interventi strutturali di ben altro livello.
La soluzione definitiva la conoscono tutti, solo che i poter forti non vogliono che venga attuata perché hanno altri, oscuri, interessi: spostare Milano e la pianura padana in una zona più ventilata.

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I contrariucci del quartierino

Non è che loro non vogliono la M4. Anzi. Quando sarà finita saranno ben contenti di vedere i loro immobili (compresi quelli tenuti sfitti perché non si sa mai, signora mia) rivalutarsi di circa il 20 %.
Loro vogliono la M4.
Il problema è il cantiere per la M4.
Loro vogliono la M4 sotto casa ma vogliono anche che cantiere si faccia da un’altra parte. Magari in periferia, che si sa i cantieri sporcano e poi se mi chiudono la strada come faccio a parcheggiare il suv in seconda fila per andare dal prestinaio a prendere le michette?
Poi una volta che la M4 sarà finita la prendono e glie la intubano in maniera indolore sotto casa. Senza sporcare.
Io invece abito nel profondo Giambellino da oltre una decina di anni. In periferia. Ed è da quando sono lì che aspetto che la M4 si faccia (non sono il solo). Pur sapendo che i cantieri creeranno dei disagi (e che saranno più fastidiosi per chi sta più in periferia, checché se ne dica). ma non vedo l’ora che inizino, e che finiscano.
Per cui questi quattro balabiott che protestano contro l’imminente apertura dei primi cantieri per la M4, e ancora di più i politicanti che cavalcano questa protesta a caccia di voti, sono subito arrivati in cima alle classifiche di quelli per cui non provo alcun tipo di solidarietà. Scavalcando in un solo passo addirittura i tassisti e i camionisti.

L’Area C’era

Sull’area C, quando è stata istituita, mi ricordo che avevo anche preparato un bel post in cui, alla fine, non scrivevo praticamente niente.
Infatti penso di non averlo mai pubblicato. Errata corrige: eccolo.
Il problema è che ancora adesso non me ne sono fatto un’idea personale definitiva. Non so se considerarla una cosa buona a prescindere o cattiva a prescindere. Come al solito la verità sta nel mezzo, si tratta di commisurare i pro e i contro e prendere una decisione.
Quello che penso, in soldoni, è che contrariamente a quanto sostengono i talebani dell’areaC, quelli che la vorrebbero estesa a tutto il territorio cittadino, non è una soluzione definitiva ai problemi della circolazione in città.
Probabilmente è, con le dimensioni attuali, una buona soluzione tampone in attesa che finalmente qualcuno proponga quella definitiva, che al momento non esiste. Soluzione che io non ho, altrimenti l’avrei gia proposta o brevettata.
L’area C risolve alcuni problemi, ne crea qualcun altro, pare però che faccia quello che si era preposto chi l’ha voluta, cioè ridurre il traffico in centro città e di conseguenza migliorare anche un po’ l’aria. Per cui si può dire chiaramente che funziona.
Ora che questa soluzione (non definitiva, non totale globale, non perfetta, etc. etc.), che con tutti i pro e i contro del caso ha l’indubbio merito di funzionare, venga messa in discussione per gli interessi privati di un singolo mi pare quanto meno singolare.
Ma noi siamo un paese in cui queste singolarità diventano spesso la norma, a punto che non ci si bada più.

A cazzo di cane

Ovvero il modo tipico di fare le cose in Italia. Purtroppo.
Poi c’è ancora chi mi guarda storto quando dico che non mi dispiacerebbe se venissimo invasi dagli svizzeri.
Faccio due brevi esempi (il termine brevi prendetelo con le molle), uno che riguarda un ambito pubblico ed uno che riguarda un ambito privato, per non fare torto a nessuno.

L’esempio pubblico: le strisce blu in zona Bonola. Lo so, qualcuno può anche ritenere che ormai ho sfrangiato le gonadi con questa storia, ma è una di quelle vicende che non smettono mai di riservare sorprese.
Settimana scorsa ho scritto che sarebbero partite da lunedì 19 marzo, perché questa era l’informazione ufficiale che mi era stata data.
In effetti lunedì mattina la maggior parte dei cartelli in zona era stata scoperta e mi è stato assicurato che c’era anche un uomo con una giacchetta ATM che vendeva i gratta e minchia sosta nel parcheggio del mercato (semivuoto).
Ieri un collega è andato in edicola a fare una scorta dei maledetti grattini e l’edicolante, dopo averglieli comunque venduti, gli ha detto di non usarli subito perché sarebbe partito tutto dal 29 marzo. Apriti cielo.
M’è toccato rifare il solito giro di telefonate. In sintesi: il consiglio di zona non sa niente del 29, loro hanno in mano un volantino del Comune che parla del 19 ma oltre questo, dato che non è loro competenza, non sanno. Consigliano di chiamare l’anagrafe. Stessa medesima risposta dai vigili. L’anagrafe dice che loro sanno che la partenza è quella del 19, ma oltretutto non hanno ancora finito di distribuire tutti i pass ai residenti.
L’ATM mi dice che a loro risulta che la zona Bonola come sosta a pagamento non è ancora attiva. Ma, però, forse, invece, dipende dal Comune, non sanno. Ovviamente non sanno neppure dirmi da quando a loro risulterà attiva.
Oltre al danno (la tassa sul lavoro) la beffa: c’è chi sta già pagando 4 € al giorno di sosta, senza che nessuno sappia dire con certezza se lo deve fare o se sono soldi buttati (in realtà buttati non sono, ATM incassa comunque).
Fate voi le somme, intanto dico la mia: il Comune in uno slancio di ottimismo ha emesso l’ordinanza con inizio 19 marzo, poi si sono resi conto che non avrebbero distribuito tutti i pass residenti per tempo ed hanno chiesto all’ATM di aspettare a mandare i loro controllori della sosta (o come cazzo si chiamano adesso).

L’esempio privato: Banca Intesa San Paolo e Ac Milan unite nella vendita dei biglietti per Milan-Barcellona. I primi tre giorni della settimana sono stati dedicati alla vendita, solo presso gli sportelli della banca, a chi ha l’abbonamento in campionato.
Oggi era prevista la vendita, presso gli sportelli, on line sul sito acmilan.com, o presso i bancomat, a tutti i possessori di carta cuorerossonero. Da domani (ma mettetevi il cuore in pace), vendita libera a tutti.
Illudendomi che fossimo in un paese tipo chissacosa ho pensato che, se hanno detto che la vendita on line partiva oggi, alle zero e un minuto di oggi fosse possibile tentare l’acquisto. Niente da fare, in Italia l’internet fa orario d’ufficio, pause comprese.
Infatti ho atteso la mezzanotte per poi scoprire che la vendita sarebbe partita oggi alle 8,30. Alle 8,30 ero su un mezzo pubblico dell’ATM, per cui non ho potuto provare. Però arrivato in ufficio verso le 9,10 mi sono subito connesso al sito del Milan per tentare quella moderna diavoleria che è l’acquisto on line. Niente, bloccato, morto, fermo, piantato. Il sito è stato inutilizzabile praticamente tutta la mattina.
Ok, non demordo – mi son detto – ci lascerò una mezzoretta ma provo ad andare in banca, visto che è qua sotto.
Mi sono fatto mandare dal fratello copia dei suoi documenti e della sua cuorerossonero e ho preso un permesso.
Arrivato in banca ho trovato questo:
Ho aspettato una mezzoretta, poi ho mollato il colpo visto che non si muoveva niente. Son tornato in ufficio, dove periodicamente ho provato ad accedere al sito, sempre con lo stesso esito: più immobile di Seedorf in mezzo al campo.
Arrivata la pausa pranzo sono tornato in banca. Sorpresa, qualcosa si stava muovendo. Dopo un quarto d’ora d’attesa sono arrivato allo sportello, per scoprire che non c’è più un posto disponibile. Zero, niente, nulla, come i capelli di Galliani.
O come la capacità organizzativa applicata a questi eventi.

Strisce blu in Bonola – Operazione schiscetta

Sono partite oggi, no non sono partite, partono domani.
Bene, oltre a fare un’operazione demmerda con ‘ste maledette strisce blu, ci si mette anche il solito casino all’italiana, per cui non ci si capisce niente. Di fatto mi stamattina nel parcheggio del mercato c’era l’omino che distribuiva i gratta e minchia sosta, ma una parte dei cartelli era scoperta ed un’altra parte no, per cui qualcuno ha pagto la sosta e qualcuno no. Lo stesso nelle strade vicine, una parte scoperta ed una parte no.
Il risultato pratico è stato che il parcheggio, che in genere viene occupato per non più della metà degli spazi disponibili, oggi era occupato per un terzo, forse un quarto (non è che mi metto lì a contare le macchine).
Vantaggi per i residenti? Zero, zero virgola.
Io per non sbagliare sono venuto al lavoro coi mezzi pubblici e, come volevasi dimostrare, sono arrivato mezz’ora più tardi rispetto al solito.
Cosa volete che sia mezzora, di fronte al bene dell’intera città? Niente. Se non che stasera uscirò mezzora dopo dall’ufficio, poi il viaggio di ritorno mi porterà via un’altra mezzora in più per cui arriverò a casa un’ora dopo rispetto al solito. Se non ci saranno intoppi.
Cosa volete che sia un’ora di fronte al bene della città? Niente. Infatti.
Niente, cioè quello che contano i pendolari di fronte al bene dell’incasso dell’ATM della città.
Arrivato a casa avrò a disposizione la bellezza di 10 minuti per organizzare la cena, ma la città me ne sarà grata, vero?
Veniamo al titolo del post: l’operazione schiscetta.
In cosa consiste?
Semplice, dato che venire a lavorare d’ora in poi mi costerà di più, o in tempo o in denaro, quel che esce in più deve essere compensato in qualche modo, per cui ho deciso che nel centro commerciale Bonola e nei suoi dintorni eviterò di spendere anche un solo centesimo. Quindi il pranzo me lo porto da casa.
Visto che come lavoratore non conto un cazzo, né come cittadino, vediamo quanto si riesce a contare come consumatore.
Lo so, è una guerra tra poveri, ma non vedo molte altre alternative.
Certo, se lo faccio solo io non se ne accorge nessuno, sono solo un pirla che digiuna (si dice così per dire) nel deserto.
Se tutti i pendolari che vengono qui a lavorare in macchina facessero lo stesso, portandosi il cibo da casa e smettendo di fare acquisti in zona, credo che prima o poi ci sarebbe qualcuno di molto più ascoltato di noi a far sentire la sua voce in comune.
Uno sciopero degli acquisti, l’ultima frontiera del lavoratore cittadino consumatore per far sentire (o almeno provarci) la sua voce.
In ogni caso dice che ci si guadagna in salute, soprattutto se si fa come me che oggi ho dimenticato a casa la schiscetta, per cui ho saltato il pranzo.

I problemi di parcheggio in zona Bonola

Giusto per capire cosa intendo quando dico che in zona il parcheggio non manca e non ci si può attaccare alla scusa dei residenti, agevolo un paio di foto fatte stamattina, poco prima delle nove, al parcheggio davanti al centro commerciale Bonola.

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Da lunedì prossimo tutti questi posti auto saranno a pagamento, compresi quelli vuoti.
A pagare saranno i pochi clienti del centro commerciale che lasceranno qui la macchina per un paio d’ore invece che nel parcheggio sotterraneo, ma soprattutto i tanti lavoratori delle società che hanno gli uffici nel centro commerciale e che per qualunque motivo vengono a lavorare in macchina.
Mi ripeto, è una tassa sul lavoro dei pendolari nascosta dietro al paravento dell’ambiente. Che questa porcata venga fatta da una amministrazione di sinistra, col totale silenzio dei sindacati, rende la situazione solo molto più triste.

Un paio di informazioni utili sulle strisce blu in zona Bonola

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Tanto per cominciare pare confermato che partiranno dal 19 marzo.
Al momento i gratta e sosta si potranno trovare, per la zona di Bonola, all’edicola dentro al centro commerciale e a quella nella stazione della metropolitana.
L’edicola davanti al parcheggio del mercato per ora non li ha.
Si pagherà 80 centesimi l’ora per cinque ore al giorno, dalle 8,00 alle 13,00. Saranno esclusi dal pagamento i residenti muniti di apposito pass.
Tutti gli altri pagheranno. Alcune categorie avranno delle agevolazioni, ma gli unici a non pagare, oltre ai residenti, saranno funzionari comunali, operatori di altri servizi e uffici pubblici, per motivate esigenze di servizio.
Alcune categorie avranno delle agevolazioni, per cui richiedendo un apposito pass potranno pagare meno. Per la precisione:

  • Coloro che hanno sede lavorativa in zona e per comprovate ragioni connesse agli orari di servizio non possono utilizzare i mezzi di pubblico trasporto (in quanto la circolazione è assente o fortemente compromessa) se non hanno in proprietà o comunque dispongono di un posto auto in area o autorimessa privata o pubblica nell’ambito nel quale ha sede l’attività.
  • Edicole, autoscuole, autofficine, operatori di parcheggi, in relazione alla particolare peculiarità dell’attività svolta, che può comportare in alcuni casi l’uso del veicolo in orari antecedenti l’inizio del servizio di trasporto pubblico ovvero l’uso del veicolo quale bene strumentale e imprescindibile per lo svolgimento dell’attività stessa (autoscuole) ovvero la momentanea condizione del veicolo non più come tale ma come oggetto produttivo di una attività lavorativa (autofficine).
  • Operatori locali la cui attività ha sede in zona che, in ragione della loro professione, hanno la necessità di un utilizzo frequente del proprio veicolo quale tipico ed imprescindibile accessorio dell’attività svolta e che dichiarano di non essere proprietari né di avere nella loro disponibilità posti auto in altre aree private o pubbliche ubicate nell’ambito in cui ha sede l’attività.

Queste categorie non saranno esentate dal pagamento, ma facendo richiesta potranno avere dei pass che consentono di pagare una tariffa ridotta.
Tutti gli altri pagano il prezzo pieno, che per chi inizia alle 8,00 sarà di 4 € al giorno.

Alcune considerazioni personali sulle strisce blu in zona Bonola.

Di fatto è una operazione di cassa fatta sulle spalle dei pendolari, che non tiene conto né delle caratteristiche della zona né delle diverse tipologie di pendolari colpite dal provvedimento.
Ci si giustifica dicendo che si vuole colpire la sosta selvaggia di chi parcheggia in zona e utilizza la metropolitana per proseguire il viaggio verso il posto di lavoro, favorendo invece l’utilizzo dei parcheggi di interscambio nei pressi delle stazioni della metropolitana.
Se in altri quartieri questo tipo di sosta può recare fastidi ai residenti, di certo non è il caso del Gallaratese, soprattutto della zona intorno al centro commerciale Bonola, in cui i parcheggi non mancano (basti pensare al parcheggio del mercato, che eccetto i giorno di mercato non viene mai utilizzato per tutta la sua capienza e, comunque, non viene mai utilizzato dai residenti).
Oltre ai pendolari che parcheggiano in zona per poi prendere la metropolitana, ci sono anche quelli che parcheggiano in zona perché ci lavorano, magari in una delle tante attività produttive situate presso il centro commerciale. Per loro non avrebbe alcun senso arrivare in auto fino al parcheggio di interscambio di Lampugnano e poi fare due fermate di metropolitana. Oltre ad aumentare i tempi, il costo sarebbe alla fine quasi lo stesso, visto che dovrebbero pagare il parcheggio e l’ulteriore abbonamento dei mezzi.
La scelta di venire al lavoro in auto non può essere sempre e automaticamente bollata come una scelta egoista, o di semplice pigrizia.
Dal 19 marzo in poi questi lavoratori (si può usare ancora questo termine o si rischia di essere bollati come veterocomunisti?) (nel caso mi assumo il rischio con un certo piacere) dovranno scegliere se cambiare il loro modo di recarsi al lavoro – cosa che in alcuni casi comporterà un significativo aumento dei tempi di percorrenza e una certa quantità di cambiamenti nella gestione della propria vita quotidiana – o accettare di pagare una iniqua tassa sul lavoro. Tassa il cui importo, per chi lavora 5 giorni alla settimana ed ha la fortuna di non avere frequenti malattie, potrebbe agevolmente superare i 900 € l’anno.
Poi la si potrà chiamare in qualunque altro modo si voglia, nulla vieta di nascondersi dietro l’innocua definizione data dal comune di sosta regolamentata, ma quello sarà: una gabella da pagare all’Atm e al comune di Milano per poter fare il proprio lavoro.
Io stesso dovrò prendere questa decisione, se tentare la via dei mezzi pubblici, mettendo in conto fatalmente almeno un’ora in più di viaggio al giorno per fare non più di 16 Km tra andata e ritorno, o continuare a venire in macchina pagando la tassa sul mio lavoro e risparmiando su qualcos’altro, magari sulla pausa pranzo. Invece che spendere il mio ticket nel solito posto lo userò per fare la spesa e ogni giorno mi porterò la schisceta da casa. D’altronde quello che esce da una parte deve rientrare dall’altra.