Lo sconforto

Non sono tra quelli che si sono illusi che tutti i milioni spesi quest’estate fossero stati utilizzati per prendere fior di campioni che ci avrebbero portati a vincere lo scudetto subito e la Champions tra due anni.

Era comunque evidente, aggiungerei tristemente evidente, che gli acquisti di quest’estate erano serviti più che altro per passare da una rosa di giocatori mediocri per la maggior parte, ad una rosa di giocatori un po’ meglio che mediocri, con alcuni prospetti di belle speranze ed un nome, uno solo, di spessore internazionale (ma da valutare in una squadra diversa da quella degli odiati pigiamati)(diciamo che per ora non sta andando affatto bene)(diciamo che forse parte della colpa è anche di chi si aspettava troppo).

Oltre che evidente è poi anche ovvio che una squadra così ampiamente rivoluzionata avesse bisogno di tempo.

Certo è che speravo che alcune delle sofferenze degli ultimi 4 anni, con questa rosa migliorata e il nuovo entusiasmo che sembrava aver preso un po’ tutti, mi sarebbero stati risparmiati.

Invece le sofferenze sono rimaste le stesse. La carenza di risultati è rimasta la stessa. La mancanza di un gioco riconoscibile pure.

Il tempo è passato e i miglioramenti non si sono visti.

Alla fine è stato quasi naturale pensare che il problema stesse nell’unico elemento che non era cambiato: l’allenatore.

O comunque è più facile, anche consolatorio, fingere che fosse così.

Diciamo poi che Montella non si è certo aiutato ed è riuscito a far pensare tutti, anche i suoi più fedeli sostenitori, di essere in totale confusione.

Questo almeno a giudicare dal continuo cambiamento di moduli, formazioni, atteggiamenti tattici.

23 formazioni diverse in 23 partite ufficiali. Se non è un segnale di confusione questo.

Sembrava uno che prova a fare una ricetta complicata tirando a indovinare sulle dosi e sugli ingredienti. Un giorno assomiglia a una torta, il giorno dopo ad un soufflè. Quello che non cambia è il gusto, e non è buono.

Lungi da me il pensiero di gioire per la sua cacciata, diciamo che non è mai comunque stato nel novero dei miei preferiti.

Ma questa, ormai, è un’altra storia. Una storia che vorremmo tutti poter considerare già vecchia.

Inizia ora una storia nuova. La storia di Rino Gattuso in panchina. Una storia che, per il bene che tutti noi gli abbiamo voluto da giocatore, speriamo sia lunga e piena di soddisfazioni.

Peccato che l’inizio sia stato sconfortante, e non tanto per il risultato.

In fondo un pareggio subito al 95° con gol del portiere, al di là degli inevitabili sfottò che per anni subiremo su questa cosa, è un evento talmente improbabile che non può e non deve fare testo nella valutazione di un allenatore appena arrivato.

Anche se essere noi quelli che concedono per primi un pareggio ad una squadra che finora ne aveva perse 14 di fila non è esattamente quel che si dice fare un figurone.

Quello che più mi ha sconfortato però è stato vedere, prima della partita, una formazione uguale, o molto simile, ad una di quelle che avrebbe messo in campo Montella, al punto da non sapere neppure se considerarla la prima di Gattuso o la sua ventiquattresima.

Mi si dirà che con soli quattro allenamenti alle spalle nessuno può fare miracoli. Concordo.

Ma è anche vero che per dare un segnale di discontinuità ci vuole comunque poco. Sarebbe bastato puntare dall’inizio su alcuni di quei giocatori che, inspiegabilmente visti i risultati di chi invece il campo lo ha calcato per quasi tutta la stagione, il campionato lo hanno visto finora dalla panchina.

Mica tutti, per carità. Solo alcuni, un paio sarebbero bastati, giusto per far vedere che si può provare, che anzi vale la pena tentare.

Poi vada come vada, ma se il risultato del cambio di allenatore è continuare a vedere in campo un Milan alla Montella, tanto valeva tenersi l’originale.

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Dove volano le aquile

Avevo già preparato un post lungo e divertente, arguto e colto, pieno di citazioni, per dimostrare che ormai era giunta l’ora che Montella decollasse verso altri lidi, per cui capirete che un po’ ci sono rimasto male quando ho sentito del suo esonero. Male ma non malissimo.
Comunque, diciamolo, mi è anche passata abbastanza in fretta.

Matteo stai sereno

Non dico la mia sul destino di Renzi solo perché non ce l’ho, una mia da dire.
Il che dovrebbe essere un motivo più che sufficiente, se non fosse che per molti evidentemente non basta.
Non sono un suo fan, non lo sono mai stato. Ma non sono neppure uno di quelli che tirano fuori i canini solo a sentirlo nominare.
Diciamo che sono però uno che pensa che se lui è un male, in questo momento resta il male minore, e che chi lo vorrebbe cacciare a tutti i costi dovrebbe fare il favore di estrarre dal cilindro qualcuno che possa fare di meglio.
Prendete questo post, sostituite Matteo con Vincenzo e Renzi con Montella e rileggetelo facendo finta che abbia scritto due post invece che uno.

Kill Monty

Lo dico ora e non ci penso più: pur non essendo del tutto convinto che sarebbe la soluzione a tutti i nostri problemi, secondo me se la società ha deciso che cambiare allenatore può servire a migliorare le cose (sempre che abbiano in mente una soluzione accettabile, che non può essere quella di bruciare Gattuso come hanno fatto Galliani & Co. con Seedorf Inzaghi e Brocchi), il momento giusto è questo.
Lo facciano subito, stasera, in modo da affrontare il Sassuolo con una squadra che non possa nascondersi dietro all’allenatore e poi avere davanti la pausa di campionato per cominciare a ricostruire la stagione.

Bonucci, la VAR, il Milan e l’alcolismo

“Iuston, mi sa che abbiamo un problema.”
“Un problema?”
“Sì, un problema.”
“Eh, di che tipo?”
“Del tipo che avevamo chiesto un grande condottiero e ci avete mandato un fashion blogger.”
“Ma se abbiamo preso Bonucci.”
“Appunto!”

“Iuston, mi sa che abbiamo un altro problema.”
“Un altro problema?”
“Sì, un altro problema.”
“Eh, di che tipo?”
“Del tipo che avevamo chiesto un grande stratega e ci avete mandato un artigiano della qualità.”
“Ma se in panchina avete Montella.”
“Appunto!”

“Iuston, mi sa che abbiamo un altro problema.”
“Un altro problema?”
“Sì, un altro problema.”
“Eh, di che tipo?”
“Del tipo che avevamo chiesto un finalizzatore implacabile e ci avete mandato un cartonato pubblicitario.”
“Ma se abbiamo preso Kalinic.”
“Appunto!”

 

No niente, è solo una bruschetta nell’occhio.

Da tempi non sospetti, se qualcuno mi chiede chi toglierei ai cugini di campagna per portarlo nella prima squadra di Milano rispondo Icardi. Anche se un po’ mi sta sulle balle.
Da stasera mi sta ancora più sulle balle, ma la risposta alla domanda sarebbe la stessa, anzi ancora di più, perché un giocatore che vince da solo un derby segnando una tripletta, con non più di 5-6 palle toccate in tutta la partita, dovremmo avercelo noi e non loro.
Noi però un giocatore così non ce l’abbiamo da un bel po’. Loro sì.
E quindi fanculo, possiamo anche giocare il miglior secondo tempo degli ultimi anni finché vuoi, possiamo giocarne a ripetizione in serie finché ci pare di secondi tempi così, ma poi perdiamo.
E anche se le sue colpe le può avere (e sicuramente le ha, perché ormai è ben chiaro che tutto è tranne che un genio della panchina), prendersela con Montella adesso ha senso solo perché è il bersaglio più facile. Se fossi convinto che cambiando allenatore le cose andrebbero meglio chiederei la sua testa senza esitazione.
Ma diciamocelo, quali sono le alternartive praticabili in questo momento?
C’è qualcuno che realmente crede che Carletto passi i suoi pomeriggi di fianco al telefono in attesa di essere chiamato da Fassone?
Restiamo focalizzati sulla situazione e evitiamo inutili tempeste: il MIlan è quello che è. Non una squadra in grado di competere, per ora, per i primi posti della classifica. Una squadra con giocatori mediamente migliori di quelli dell’anno scorso, ma tutti nuovi e appena arrivati. Una squadra che quest’estate ha cambiato tutto, dalla società alla formazione, e che ha bisogno ancora di tempo per capire dove può arrivare.
Secondo me arrivare al quarto posto non è ancora una missione impossibile. anche perché non arrivarci sarebbe un fallimento che la stessa società non si può permettere. per cui dopo questo derby occorre solo rimboccarsi le maniche e ricominciare, sperando che anche questo ulteriore passaggio a vuoto serva a schiarirsi le idee.
Certo è che di passaggi a vuoto come questo non ce ne potremo permettere ancora molti altri.
Per cui non ha senso mandare a casa Montella adesso, ma anche per lui ormai il bonus si sta esaurendo. Non serve un allenatore che fa i miracoli, ma uno che mette in campo una squadra con un senso compiuto per tutta la partita, non solo un tempo alla volta.
Forse se anche lui la smettesse di tentare di fare il fenomeno e cominciasse semplicemente a fare l’allenatore, farebbe il bene suo ed anche il nostro.

Cosa dovremmo dire noi

12 punti nelle prime sei partite, quattro vittorie e due sconfitte, E che vittorie, e che sconfitte.

Non so a voi, Ma a me sembra il ritratto di una squadra bipolare.

10 gol segnati nelle prime sei partite del campionato. Poco meno di un gol a partita, se poi va a guardare come sono distribuiti questi 10 gol, nove sono stati segnati nelle partite che abbiamo vinto. Uno solo in una delle due sconfitte, nelle quali abbiamo preso sei degli otto gol subiti in totale.

Lasciando perdere però queste sfumature, sottigliezze, chiamatele come cazzo volete, 10 gol fatti in sei partite sono troppo pochi per una squadra che ambisce a posizioni di classifica elevate, mentre otto gol subiti in sei partite sono troppi per una squadra che ambisce a qualunque cosa che non sia sperare in una salvezza risicata.

Insomma nonostante tutte le grosse novità di quest’estate, non sembra un Milan troppo cambiato rispetto a quello dell’anno scorso.

Continuo a pensare che aspettarsi il miracolo di un Milan improvvisamente diventato dominatore del campionato sarebbe stato assolutamente irrealistico, ma anche io speravo che qualcosina di più si potesse vedere, se non per i risultati e i numeri, almeno per quanto riguarda lo spettacolo dato in campo.

L’anno scorso se non altro c’erano molte più scuse: società inesistente, rosa inadeguata, tifosi in rivolta, etc.

Ora la società c’è, La Rosa è stata migliorata, i tifosi hanno festeggiato tutta l’estate.

In tutto questo ho la preoccupante sensazione che chi ci dovrebbe capire più di tutti gli altri, l’allenatore, non ci stia capendo niente e vada avanti per tentativi. Un po’ come farei io se all’improvviso mi mettessero davanti al naso tutti gli ingredienti necessari e mi dicessero che devo preparare un elaborato piatto di cucina indiana senza darmi anche la ricetta.

Ma con la differenza che io non sono un cuoco, non ho fatto corsi, e non maneggio ingredienti esotici tutti i giorni.

Montella invece è un allenatore, è il suo mestiere, e ha sotto mano i giocatori del Milan tutti i giorni, per cui la ricetta dovrebbe essere lui a conoscerla.