Milan – Napoli: 0-1 la ciambella senza buco

Sottotitolo: facciamo imprese, non miracoli.
Sotto-sottotitolo: roba di diavoli e pentole senza coperchi.

All’andata, a Napoli, con la formazione praticamente al completo, abbiamo portato a casa una vittoria convincente (1-3). Ma quella è stata forse l’unica partita del campionato in cui abbiamo giocato con tutti i titolari in campo e nel loro ruolo.

Domenica invece, giusto per non farci mancare niente, abbiamo provato a giocarcela senza 3 difensori titolari, senza tre centrocampisti titolari, senza Ibra, per non parlare di quelli che c’erano ma, per un motivo o per l’altro, non stavano in piedi, o giocavano fuori ruolo, o di quello che, per un motivo o per l’altro, sembrava non avere tutta questa voglia (ma ovviamente è solo una mia malignità).
Tutto questo per dire che quando, come a Manchester, riesci a giocartela in queste condizioni, si parla giustamente di impresa.
Ripetersi giocando ogni tre giorni diventa un miracolo, cosa che notoriamente non è la specialità del diavolo.

Il problema è che ci stiamo complicando la vita per l’obiettivo di rientrare nei primi 4 e sarebbe un peccato (ma questa invece è la specialità del diavolo) dopo tutta la fatica fatta negli ultimi 12 mesi.

Vedi Napoli e poi ringhia

Nella bolgia infernale del San Paolo (bolgia tutta dovuta a Gattuso, che da solo ha fatto più casino di uno stadio pieno per tutta la partita), il 2-2 di ieri sera è grasso che cola.
Soprattutto per un Milan che ha mostrato molti più segni di stanchezza del Napoli.

C’è da dire che, se prima dela ripresa del campionato qualcun avesse pronosticato questa serie di risultati (14 punti, affrontando nell’ordine Lecce, Roma, Spal, Lazio, Juvemerda, Napoli), sarebbe stato preso in giro a sangue da tutti i milanisti del globo terraqueo.
Soprattutto i 10 punti contro Roma, Lazio, Juvemerda e Napoli. Direi che nel complesso non ci potrebbe lamentare troppo.

Ieri il Napoli avrebbe potuto vincere anche con un paio di gol di vantaggio e se questo non è successo lo si deve a una giusta dose di culo da parte nostra, va detto, e a un paio di interventi prodigiosi di Gigio, prima di prendere i due gol, su cui avrebbe effettivamente potuto fare meglio. Sia lui che la difesa.
Però a vedere e sentire i commenti sembra che Gigio Donnarumma sia l’unico colpevole dei gol subiti, un portiere sopravvalutato, una merda.
A 21 anni. Ha preso due gol, in una partita in cui ne avremmo potuti prendere il doppio senza di lui. Ed è sopravvalutato. Vabbè.

Bene così. Che resti al Milan, questo sopravvalutato.

Rino non avere paura

Non si giudica un intero campionato dalla prima partita, soprattutto se giocata contro una squadra che la scorsa stagione ha fatto 91 punti e segnati 77 gol, 27 punti 21 gol in più rispetto a quelli che ha segnato la tua squadra.
Però, però, però (e qui finisco coi però):
Se ad un certo punto del secondo tempo ti ritrovi inaspettatamente in vantaggio di 2 gol a zero contro siffatta squadra, fai qualcosa per mantenere il risultato. Provaci. Magari ogni tanto cerca di buttarla lontano dalla tua area, non per fare catenaccio, ma giusto per non trovarti sempre schiacciato nella tua metà campo da gente che, ormai si sa, quando vuole sa come farti male.
Se poi oltretutto hai avuto la buona sorte di prendere un attaccante che in genere fa una ventina di gol in campionato quando si sforza poco, non sarebbe male cercare più spesso il modo di dargli la palla vicino alla porta, giusto per vedere l’effetto che fa.
Detto questo abbiamo solo perso la prima, non è piacevole, ma contro il Napoli ci sta.
Spero dalle prossime di vedere un po’ di più di nuovo Milan.

Bene ma non benino

Lo so che c’è chi ancora aspetta un commento sulla partita di domenica e uno, magari, sull’eliminazione della capra e della sua simpatica squadra di escrementi (sportivamente parlando, si intende) giunta all’ultimo minuto di recupero con un orgasmico rigore che tanto mi rattrista il cor.
Ma.
Mica posso fare tutto io.
Breve storia un po’ triste: domenica pomeriggio c’era il raggruppamento di mini volley della bimba. Dalle 14,30 alle 17,00.
Come ho passato il pomeriggio: fingendo di guardare partite di mini volley in una palestra di una scuola media in un paese il cui nome assomiglia sempre troppo a Vergate sul Membro. In realtà cercavo di guardare Milan-Napoli sull’IPad. Sia benedetto l’iPad e sia benedetto Skygo, che quando funziona (al netto di quel leggero ritardo per cui se tu stai guardando la partita su Skygo e il tuo vicino la sta guardando alla televisione tu esulti o smoccoli per la stessa azione un minuto dopo, col risultato di sembrare uno che arriva a piedi da Vergate sul Membro) è un gran bel servizio.
Ovviamente la partita l’ho vista a spizzichi e bocconi, sia quella di mini volley che quella di calcio, per cui non saprei dire molto se non che se il Milan avesse una punta sarebbe quasi una squadra di calcio e sempre sia lodato San Gigio Donnarumma.

Napoli-Milan: 4-2

La mano di Montella è come la pennellata dell’artista. Magari il quadro è una crosta, ma se c’è la pennellata c’è tutto.
Sabato sera di pennellate d’artista ne abbiamo viste a bizzeffe, anche se soprattutto da parte dei giocatori del Napoli, ma qualcosa abbiamo visto anche da parte della squadra con maglia color verdemerdadimucca.
Però mentre noi abbiamo prodotto sprazzi di bel gioco, loro hanno prodotto 4 gol.
Siamo andati sotto di 2 gol nel primo tempo, siamo riusciti nella mezza impresa di recuperare il pareggio, e alla fine siamo crollati contro una squadra che in tutti i reparti, tranne che in porta, ha giocatori migliori.
Gli sprazzi di bel gioco non bastano.
Se poi il migliore in campo è il tuo portiere, ma comunque ne prendi 4, dovrebbe scattare un allarme.
Il problema è sempre lo stesso, il gioco lo fanno i giocatori e se mancano i giocatori giusti per il gioco che vuoi fare non vai da nessuna parte.
Noi poi abbiamo a che fare con giocatori che più che per il gioco che vuole fare l’allenatore sospetto non essere adatti semplicemente per il gioco del calcio. Non faccio nomi, li conosciamo tutti ormai, ma per facilitare il compito vi do un indizio: stazionano dalle parti del centrocampo e dovrebbero, oltre a produrre palloni giocabili per gli attaccanti, fornire un minimo di copertura alla difesa.
Mettiamoci poi un fenomeno che si fa espellere per doppio vaffa ed un altro per doppia mancanza di neuroni ed avremo il quadro definitivo.
Faccio a questo punto una breve parentesi di carattere generale: se ogni calciatore cui scappa un vaffa durante la partita dovesse beccarsi un’ammonizione, alla terza di campionato la serie A verrebbe sospesa per mancanza di giocatori disponibili. Non sarà bello, non sarà elegante, ma è così.
Però se già te ne è scappato uno e ti sei già beccato un giallo, tappati quella cacchio di bocca o abbi l’intelligenza di non imprecare in italiano. Ogni riferimento all’espulsione di Kucka è voluto.
Quanto a NIang, no comment. Per una giusta ne fa sempre un paio di sbagliate. Sotto di un gol, in 10 contro 11, farsi espellere in quel modo è la cosa peggiore che puoi fare.
Altra parentesi di carattere generale: io avrei premiato anche la recita di Reina con un cartellino. Non smetteremo mai di vedere gente che sembra morire sul campo di calcio per un sospiro, se non si comincia a punire seriamente queste simulazioni.
Morale, alla seconda di campionato abbiamo già segnato 5 gol, che non è male, ma ne abbiamo presi 6, che è male, molto male, che sarebbero potuti essere molti di più se non avessimo un giovane fenomeno tra i pali.
Ma vediamo l’aspetto positivo: siamo ancora davanti ai cugini e ci resteremo almeno ancora per un paio di settimane.

Milan – Napuleemillecolori: 1-2

Come sempre, nel bel giuoco del calcio come nel bel giuoco della vita, perdere ci sta. Fa parte delle possibilità possibili, che al netto di imprevedibili catastrofi che portano alla conclusione anticipata della partita (terremoti, invasioni aliene, lampadine fulminate), sono solo tre: perdere, pareggiare, vincere.
Quel che ci sta un po’ meno, almeno per i miei gusti, è perdere e poi presentarsi davanti ai tifosi e sostenere che va bene così, perché alla fine abbiamo giocato una buona partita. Che è un modo di negare la sconfitta e, in certi casi, anche di negare la realtà.
Chiariamo: non sono fanatico del risultato fine a se stesso. Certo, concludere incassando 1 o 3 punti è meglio che perdere, ma conta anche come ci si arriva. E il guaio è che se quella col Napoli è stata la miglior partita della stagione, se questo rappresenta il punto apicale di un percorso, avremmo potuto anche vincere 5-2 e ci sarebbe stato da festeggiare (forse) solo per il risultato. Perché il gioco, diciamolo, fa schifo. L’unico schema individuabile pare essere darla a Balotelli e vedere che combina. A parte questo continua ad essere impossibile tentare di capire qual è il gioco della squadra.
Per cui, se non si può gioire per il gioco, e non si può gioire del risultato, mi si spiega di cosa cazzo dovremmo essere contenti?
Forse solo perché, con la difesa che ci ritroviamo, e col portiere che ci ritroviamo, non abbiamo fatto la fine del Sassuolo.
Dopo anni che, quando insultavo Emanuelson, mi sentivo rispondere che era fuori ruolo, finalmente lo abbiamo visto giocare nel suo ruolo d’origine, terzino sinistro, e non ha smesso di far cagare.
Dopo anni che continuiamo a prendere gol a cazzo con la difesa schierata, guarda caso ieri abbiamo preso un altro gol a cazzo con la difesa schierata, a cazzo di cane.
Per non parlare di Abbiati sul tiro di Higuain.
Tutto quello che succede sul campo per il Milan passa attraverso Balotelli, ma non solo perché è un accentratore. Più che altro perché gli altri non esistono. O se ci sono fanno danni.
Poi volendo si potrebbe recriminare sul fatto che non ci hanno dato un paio di rigori (alla faccia del complotto pro Milan), o che Balotelli ha scelto il momento peggiore per sbagliare il primo rigore della carriera, o che il fallo da dietro su Balotelli era da rosso, che quello di Behrami era fallo (dalle mie parti è un blocco in movimento), ma non cambia la sostanza. Che è quella di una squadra che non ha un gioco, ma che ha una serie di difetti ormai noti e arcinoti ai quali sembra essere affezionata, al punto che li coltiva, li coccola e li tira fuori in ogni occasione possibile, come certi vecchietti un po’ rincoglioniti che puntualmente, a tavola coi parenti, si tolgono la dentiera e la sciacquano nel bicchiere. Giusto per vedere l’effetto che fa.
Prendo nota però degli episodi, giusto come promemoria di fronte a quelli che sostengono tutt’ora che il Milan è favorito dagli arbitri. Come diceva il maestro, rigore è quando arbitro fischia.

Milan-Napoli 1-1

Dopo Milan-Barcellona avevo deciso di concedere un paio di mesi di tregua a mister Allegri. Diciamo che la tregua s’è definitivamente consumata oggi, per cui da settimana prossima nessuna pietà.
Per stasera invece rispetto la tregua e non dico niente sull’allenatore. Né quindi sulle sue scelte.
Robinho quindi si salva, ma solo per meriti non suoi. Cosa che gli succede spesso ultimamente.

E noi tifiamo Napule tié

Ho visto solo il secondo tempo, ché il primo me lo sono perso perché la S.S. aveva deciso di guardarsi un pallosissimo documentario su un cazzo di grattacielo costruito in culo ai cammelli (un giorno dovrò farlo un post su quanto sono pallosi i documentari sulla costruzione di case, grattacieli, stazioni, aeroporti, cantieri, dighe, ponti, e cazzabubbole varie. Ma non oggi).
Devo dire che ho goduto come un riccio.
Un po’ per il Napoli, un po’ per la sottile (neppure troppo) soddisfazione di vedere il Chelsea preso a pallate.
Il Napoli in fondo, quando non gioca contro di noi, non è la squadra che mi sta antipatica più di tutte. Diciamo che nella speciale classifica si piazza a una certa distanza dalle prime, per diversi motivi.
Innanzitutto per empatia, perché ho diversi amici terroni diversamente nordici cui voglio bene quasi come se fossero persone come noi.
Poi perché ha avuto il merito di portare in Italia Maradona, ed è una cosa di cui gli amanti del calcio, magari senza sbandierarlo troppo, dovrebbero comunque essere grati.
E poi perché in questa situazione contribuisce a risollevare il ranking dell’Italia.
Il Chelsea invece è una squadra ha avuto demeriti difficili da dimenticare: innanzitutto Mourinho. Tutto quello che è stato toccato da lui per me è no buono. Punto.
Poi Shevchenko. E’ indubbio che il passaggio al Chelsea sia stato l’inizio della fine della carriera di uno dei giocatori che ho amato di più (virilmente e sportivamente, si intende).
Poi Carletto. L’hanno scaricato per passare a questo nuovo fenomeno della panchina, Vilas Boas, e adesso stanno raccogliendo palate di merda.
No, non sono uno che porta rancore, io. Neppure per conto terzi.
Tutto questo dovevo per evitare che si dica che io tifo contro le altre italiane in Champions.

Però, stasera, è un altra storia.

Ingiustizia (sportiva) è fatta

Non giudico negativamente le tre giornate date a Ibra. La manata l’ha data, anche se ben lontana da un colpo mortale come qualcuno vuol fare intendere, e se è vero che la giustizia sportiva punisce i gesti al di là della loro gravità, la punizione è giusta.
Allo stesso modo eviterò di giudicare se il Milan dovesse vincere il ricorso ed ottenere una riduzione della pena. Fa parte anche questo degli oscuri meccanismi del gioco.
Credo che, comunque vada, una società seria dovrebbe comminare a Ibra una ulteriore sanzione economica. Lui è determinante per il Milan e lo sa, dovrebbe imparare a contenere certi suoi momenti di entusiazzo. Oltretutto non è la prima volta che si lascia andare a gesti di questo genere. Va bene, sei una testa calda, ma dato che le conseguenze dei tuoi gesti non le paghi solo tu, visto che metti in difficoltà la squadra, è giusto che ne subisca la tua parte.
Ciò detto mi pare evidente che ancora una volta la cosiddetta giustizia sportiva stabilisce che ci sono cose che si possono fare e cose che non si possono fare, ma che il confine tra le prime e le seconde è piuttosto labile e decisamente soggettivo.

Non si può fare:

  • durante un parapiglia, dare una sberla non mortale ad un giocatore del Napoli.

Si può fare:

  • fingere uno svenimento in area per bloccare un’azione offensiva del Milan;
  • rifilare una gomitata ad un centrocampista del Milan;
  • prendere per il collo un centrocampista del Milan;
  • dare una sberla ad un centrocampista del Milan in risposta ad una sberla ricevuta da un altro giocatore.

Evidentemente la discriminante tra ciò che è bene e ciò che è male è il giocatore del Milan. Se si tratta di Nocerino lo si può colpire in qualunque parte del corpo, a patto che dopo averlo colpito non si pronunci la frase: “sei già morto”.

Parapiglia, scatta il gioco della sberla

Ricostruiamo i fatti: il Milan sta cercando di imbastire un’azione offensiva. Non che ce ne sia un gran bisogno, visto che è l’ennesima partita in cui non segnerebbero neppure a porta vuota.
Zuniga in area di rigore del Napoli adotta la famosa tecnica difensiva dell’opossum: si finge morto. L’arbitro ferma l’azione e scatta il parapiglia. Nel bel mezzo del quale Aronica decide di sentire le pulsazioni di Nocerino mettendogli una mano intorno al collo. Ibra interviene e molla una boffa ad Aronica (più un buffetto a dire il vero, tant’è che Aronica non sviene come capita in genere in questi casi). Aronica (che d’ora in poi chiameremo l’eroe) restituisce la boffa non a Ibra  ma al povero malcapitato Nocerino. Eroe, mica scemo.
L’arbitro non nota nulla. De Sanctis invece sì e corre dal guardalinee, che si stava facendo bellamente i fatti suoi, e gli spiega con estrema sobrietà cosa ha visto (il guardalinee, non De Sanctis). Il guardalinee chiama l’arbitro e gli rispiega cosa De Sanctis gli ha detto di aver visto. L’arbitro espelle (giustamente) Ibra.
L’eroe rassicurato sulle condizioni di Nocerino se la cava con un buffetto (quello di Ibra).
Nel frattempo l’opossum vede che non c’è più pericolo e risuscita senza neppure attendere i canonici tre giorni.
Fine della faccenda, non so se c’è una morale in questa storia ma se c’è ovviamente non mi piace molto.
Ai posteri, e alla prova tv, l’ardua sentenza.