Bella Torino, ma non ci vivrei

Il Torino è da sempre una di quelle squadre che, quando giocano contro qualcun altro, mi stanno simpatiche. Un po’ per quella storia lì, che insomma non si può dimenticare, un po’ perché comunque per essere l’altra squadra di calcio di quella città lì, insomma, qualcosa devi avere. È quel qualcosa, per quanto riguarda il Torino, si chiama dignità.
Dignità e palle d’acciaio, da squadra operaia vera nella città della squadra più borghese che ci sia.
Tutto questo, ovviamente, vale quando non giocano contro il Milan.
Ora, se vogliamo parlare delle due partite consecutive contro il Torino, parliamone, ma c’è poco da dire che non sia già stato detto dopo quasi tutte le altre partite di questa stagione. Milan squadra operaia che non molla mai, anche se regala sempre però un tempo agli avversari, e in altre stagioni queste partite sarebbe finite con una sconfitta, quando riesci a recuperare uno svantaggio così devi anche avere la cattiveria necessaria per chiudere la partita, etc. etc.
Un sassolino però me lo voglio togliere dalla scarpa. Balotelli è stato messo alla gogna ed accusato di tutte le nefandezze possibili e immaginabili per molto meno di quello che ha fatto (o meglio non fatto) Niang nelle ultime partite. E Balotelli, scusate se è poco, è comunque uno che di gol per Milan ne ha segnati molti di più di quelli di Niang.

Se saltelli entra Locatelli

Una volta si attendevamo con ansia le partite col real Madrid o col Barcellona. Negli ultimi anni ci tocca l’ansia per il Sassuolo. Segno dei tempi che son davvero cambiati.
Stasera ho visto due Milan, anzi tre, e due di quei tre erano inguardabili.
Il primo è quello che ha giocato fino all’ingresso di Niang, incapace di far partire l’azione (quanto sentiremo la mancanza di Romagnoli!) e quindi costretto a un continuo sterilissimo possesso palla nella sua metà campo, in cui Paletta e Gomez ogni volta che si sono trovati con la palla tra i piedi non sapevano cosa farne e quando finalmente riuscivano a darla a Mortolivo quello la rimandava sempre indietro.
In pratica una schifezza totale. Al confronto quello del Milan di Inzaghi era calcio totale.
Poi è entrato Niang e se non altro (questo è il secondo Milan) abbiamo avuto lì davanti qualcuno che riusciva a saltare l’uomo e creare qualche vera preoccupazione al Sassuolo.
La difesa però, e il centrocampo, hanno continuato a ballare in maniera tremenda. Tant’è che il Sassuolo è andato, meritatamente, in vantaggio di due gol.
Per vedere anche una squadra che riusciva a far partire l’azione con la palla al piede da davanti alla difesa è dovuto entrare Locatelli al posto di Montolivo, che nelle ultime due partite ci aveva quasi illuso di essere un vero giocatore. Poi stasera ci ha riportati alla dura realtà.
Buttando via l’adrenalina della vittoria in rimonta, non è il caso di gridare ad un miracolo che non c’è. Diciamo che per una volta, raddrizzate un paio di cose che erano da raddrizzare, le occasioni sono arrivate e sono state sfruttate al massimo. C’è da baciarsi i gomiti, il Milan degli ultimi anni si sarebbe portato a casa la sconfitta e forse sarebbe anche riuscito a peggiorare il passivo.
Oggi, grazie a un rigore effettivamente generoso (non c’era, come non c’era quello che chiedono quelli del Sassuolo, se ne facciano una ragione), ad una cannonata incredibile di Locatelli ed al gol di Paletta, festeggiamo una vittoria che fino alla mezzora del secondo tempo sembrava impossibile. Ma grazie anche all’ennesimo miracolo di Donnarumma nel finale ed al fatto che loro, pur schiacciando il Milan in area nel finale, non sono riusciti a trovare di nuovo la porta.
Ma non dimentichiamo che abbiamo visto un Milan talmente brutto che, se non lo avessimo visto, si potrebbe definire solo come talmente brutto che non può essere vero.
Gli eroi della giornata sono Locatelli e Niang, se lo meritano. Gigione ormai quasi non ci stupisce più. Godiamoci questi ragazzini favolosi.
Per una sera non voglio ripensare a gente come Mortolivo e Abate.
Voglio andare a letto pensando al gran gol di Locatelli e sperando che da oggi sia lui il titolare fisso a centrocampo.

I dolori del giovane ‘Mbaje

Da candidato al pallone d’oro ingiustamente snobbato dalla Fifa e futuro della squadra a giocatore vendibile (o meglio, svendibile) per meno di 16 milioni in meno di un mese.
C’era una volta una squadra che diceva di puntare sui giovani. Adesso quei giovani li regala alle concorrenti, pur di non averli in rosa, o pensa di svenderli al primo offerente, sempre che l’affare vada in porto, pur di mettere in cassa quattro soldi.
E possiamo scommettere quello che volete che quei quattro soldi se, arriveranno, non saranno reinvestiti. D’altronde siamo a posto così.
Succede anche questo in un Milan in cui c’è di tutto, tranne una società.

Bonus esaurito

Come promesso dopo la vittoria contro i gobbi in campionato ho concesso qualche settimana senza mandare a cagare esprimere le mie perplessità su Allegri alla fine di ogni partita.
Direi che con quella di ieri (guarda caso ancora contro la juve) il bonus si è esaurito.
Insomma, la partita ha avuto fasi alterne e si poteva anche portare a casa il pari nel finale (peccato che la palla sia finita sui piedi di Traoré e non di un calciatore), ma per tutta la fase centrale dell’incontro, da dopo il gol del faraone fino all’ingresso di Bojan e Niang, il pallino l’hanno tenuto in mano loro e se avessero avuto un attaccante vero al posto di Giovinco ci avrebbero infilzati come tacchini. Cosa che puntualmente è successa quando è entrato Vucinic.
Sento già i cori: “non è colpa solo sua, la rosa è quella che è e lui tenta di arrangiarsi come può”. Vero.
Mexes e Acerbi probabilmente non avevano alternative ieri e non ne avranno neppure nel futuro, a meno che qualcuno in società non abbia un’illuminazione e si renda conto che il Milan ha il disperato bisogno di acquistare, più che Balotelli (che comunque non sarebbe male) almeno un difensore centrale dotato di una dotazione minima di neuroni e un centrocampista che faccia girare la palla (non pretendo un secondo Pirlo, ma è chiaro che affidare le chiavi della macchina a Evanuelson e Boateng significa prendere la mira verso il primo grosso palo).
Però ci sono tutte le altre scelte, tipo quella di ritentare per l’ennesima volta la carta di Evanuelson trequartista, con Boateng spostato sulla fascia che però sulla fascia non è rimasto neppure 3 minuti, col risultato finale di avere in campo in cotemporanea 2 wannabe trequartisti che anche a sommarli non ne fanno mezzo e un centrocampo la cui capacità di contenimento si affida tutta alla buona volontà di Ambrosini, finché gli regge la pompa.
Morale, la juve lì in mezzo ha fatto quel che voleva e le poche volte che la palla è capitata al Milan nessuno sapeva cosa farsene.
Le cose sono cambiate solo quando, finalmente, sono usciti Pazzini e l’inutile Evanuelson per lasciare posto a Niang e Bojan. Cioè due giocatori coi piedi buoni. I pochi rimasti. Che dovrebbero giocare sempre. Insieme a De Sciglio, che alla fine pareva anche avere addosso una discreta incazzatura, e ovviamente all’inestimabile El Shaarawy.
Su questi 4 si deve costruire l’ossatura della squadra, tutti gli altri, allenatore compreso, sono abbondantemente sacrificabili.