Strisce blu a Bonola, la mazzata sta arrivando

La storia delle strisce blu in zona Bonola a Milano non è una novità.
Tutto è cominciato nel 2010, in agosto. Quando un manipolo di operai inviati dal comune, approfittando delle ferie, ha colorato di blu qualunque angolo in cui si potesse anche solo immaginare di parcheggiare una macchina.
Sembrava che i pagamenti dovessero partire da dicembre 2010.
Ai tempi avevo avuto anche un simpatico scambio di affettuose missive con un consigliere comunale di opposizione (fortunatamente trombato alle ultime elezioni), che si dimostrava entusiasta dell’iniziativa.
Lo scambio di cortesie si è dimostrato totalmente inutile, ma devo ammettere che almeno mi sono un po’ sfogato.
Ah, per chiarezza, delle agevolazioni di cui parlava l’incauto trombato non ce n’è nemmeno l’ombra. Basta chiamare il servizio mobilità del Comune per credere.
Comunque, dove non sono arrivate le lamentele (non credo di essere stato il solo) è arrivata la coda di paglia della sindachessa. Per cui a ottobre 2010 è arrivata la notizia che il pagamento dei parcheggi (quella che l’incauto trombato chiama sosta regolamentata) sarebbe slittato a dopo le elezioni.
Per fortuna non è bastato e la Moratti è stata mandata a casa.
Francamente però avevo sperato che Pisapia avrebbe cambiato linea su questa cosa, invece mi devo ricredere.
Tant’è che fino a pochi giorni fa non è successo praticamente nulla.
In questi giorni, in corrispondenza delle strisce blu disegnate nel 2010 e ora quasi totalmente scolorite, stanno comparendo come funghi i cartelli che avvisano degli orari e delle tariffe per il pagamento. Prima o poi dovrebbero comparire anche le colonnine, spero, altrimenti oltre al danno di pagare per lavorare ci sarà anche la beffa di dover cercare qualche negoziante che abbia gli odiosi gratta e sosta. Cosa che, -chi ha una certa pratica di Milano lo sa – non sempre è facile.
Si pagherà solo la mattina, 80 centesimi l’ora per 5 ore dalle 8,00 alle 13,00. Per cui chi avrà la necessità di fare la spesa potrà scegliere se spendere un eurino per il parcheggio o farla al pomeriggio. Chi invece deve recarsi nel quartiere per lavoro, dovendo comunque fermarsi tutto il giorno, potrà scegliere se pagare 4 euro al giorno (fanno circa 960 euro in un anno) o attrezzarsi in maniera diversa, barattando qualche spicciolo in più con qualche mezzora in meno.
Le mie considerazioni in merito non cambiano. Vogliamo chiamarla col suo nome? E’ una tassa sul lavoro dei pendolari.
Non è un provedimento che, almeno per questo quartiere, migliora la vita dei residenti, perché qui di parcheggi ce n’è in abbondanza per tutti. Anzi, se possibile la peggiora, innanzitutto perché se vorranno ricevere visite da amici o parenti residenti in altre zone dovranno farlo o al pomeriggio, o avvisando che la visita costa 80 centesimi l’ora. Poi perché se la logica è questa, presto o tardi sarà inevitabilmente estesa a tutti i quartieri periferici di Milano, per cui quando decideranno di ricambiare la visita dovranno pagare pure loro. E dovranno pagare la stessa tassa sul lavoro se si spostano in un altro quartiere per lavorare.
Di fatto è come se l‘areaC venisse estesa a tutta la città, solo che nelle periferie non si paga per entrare ma per fermarsi.
Si potrebbe anche chiamarlo un dazio per l’ingresso in città. O per spostarsi da un quartiere all’altro.
Se sull’areaC il mio giudizio resta sospeso, su questa operazione invece è fortemente negativo. Un modo per fare cassa a spese dei pendolari mascherato dietro alle belle parole d’ordine degli abbracciatori di alberi.

Che strano svegliarsi improvvisamente in un posto normale

Se per caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto, informo i 12 lettori di questo blog che in questo emisfero siamo in pieno inverno. Cosa che succede con una certa regolarità ogni anno, mi dicono.
In inverno succedono delle cose, da queste parti. Tipo che fa freddo, alle volte anche molto freddo, piove, tira vento, nevica.
Nei giorni scorsi a Milano è nevicato un po’. Nulla di eccezionale, meno di 20 centimetri di neve.
Negli anni scorsi però capitava che per meno di 20 cm di neve la città andava in tilt. Emergenza neve, traffico bloccato, il sale per le strade non c’era, robe così.
Quest’anno invece c’è stato qualche problemino, ma nessuna emergenza. Già ieri mattina le strade principali erano pulite e percorribili. Nel tardo pomeriggio erano utilizzabili anche i marciapiedi.
La normalità, come dovrebbe essere in una città in cui la neve non è una evento raro ma la consuetudine di tutti (o quasi) gli inverni.
Solo che a dire il vero non c’eravamo quasi neppure più abituati, dopo anni di nevicate che immancabilmente creavano disastri, a pensare che invece basta solo una gestione efficiente a passare dall’emergenza alla normalità.
Non voglio fare il tifoso di Pisapia a tutti i costi, ma la differenza c’è e si vede.

È lunedì. Ieri ho avuto il primo assaggio di nulla della stagione ed ancora mi sento addosso il concentrato di noia cosmica universale totale globale. Roba che ti resta attaccata addosso per giorni, un grigiume persistente che farebbe sembrare allegro e interessante anche un reading di poesie di Sandro Bondi.

Approposito, Nina, lo sto scrivendo il post sul posto più noioso dell’universo. Manca poco. Dimmi quando sei pronta pure tu e facciamo scattare il contest.
Fine dell’approposito.

Milano si sta progressivamente svuotando. Saranno gli zingari che rapiscono i milanesi, come da programma elettorale. Ci pensavo stamattina mentre facevo il mio tortuoso percorso verso l’ufficio. Tortuoso perché tra cantieri per la M5 e cantieri per il teleriscaldamento hanno chiuso almeno una buona metà delle strade che faccio di solito. Per non parlare dei cantieri per le moschee di quartiere. Il fatto è che da un giorno all’altro riaprono dei pezzi e ne chiudono degli altri, per cui quando parto non so mai che giro mi toccherà fare. Si scoprono cose, è un po’ come fare il turista. Peccato che invece che metterci la metà del tempo, come dovrebbe essere visto che non c’è traffico, ce ne metto il doppio.
Milano è una città che trova sempre un modo creativo per farsi amare.

 

Buongiorno Milano


Pensarci, sorridere: Milano senza Moratti Sindaco, ma soprattutto senza De Corato, Salvini e tutti gli altri personaggi che per anni hanno anteposto la loro faccia all’attività delle istituzioni.
È difficile fare previsioni su come amministrerà veramente Pisapia, probabilmente nel sottobosco c’è già un gran movimento per piazzare le persone giuste nelle poltrone giuste (non dobbiamo illuderci che queste cose non esistano più solo perché ha vinto Pisapia) e la Moratti ha lasciato sul piatto del nuovo Sindaco almeno un paio di polpette avvelenate (Expò, consulenze, etc) ma mi pare che comunque il tasso di bellezza della città sia già salito di molti gradini.
Pensarci, sorridere.
Quanto tempo era che non pensavamo a Milano con questo sorriso stampato sulla faccia?

Un lunedì abbastanza lungo

Qui si aspettano le 15,00, ma ancora di più si aspettano le 17,00, quando cominceranno ad arrivare i primi numeri credibili.
Ricordo a tutti coloro che ancora non l’hanno fatto di andare a votare per il ballottaggio e di votare bene, lasciando a casa il cervello e portandosi un po’ di cuore, che di quello Milano ha bisogno e sappiamo che dietro a certe facce di plastica non ce n’è abbastanza.

 

Settimana durissima

Innanzitutto il mio macbook è ancora fermo ai box. Poi si sono fermate ai box (di nuovo!) pure le mie tonsille. Avete idea di cosa vuol dire restare due giorni a casa dal lavoro senza un computer funzionante?
Mi è toccato accendere la tv, mi è toccato.
In tutto questo , intorno a tutto questo, tutto intorno a noi direbbe qualcuno, c’è il ballottaggio a Milano. Che sta esplodendo più della primavera, in un crescendo di manifesti e balle che girano quasi Rossiniano (ci ho ragionato almeno un quarto d’ora per poter inserire questa frase nel post).
Innanzitutto, avete notato il primo, vero, grosso cambiamento? La scomparsa della Moratti dai manifesti.
Prima del primo turno la sua facciona da joker di plastica era dappertutto in città. Adesso è quasi del tutto sparita. Solo stamattina ho cominciato a vedere una foto in cui c’è lei, ma per sicurezza è in una foto di repertorio insieme al suo predecessore Albertini. Come per dire “su su, non spaventatevi, è addomesticata”.
Evidentemente qualcuno ha capito che, per tentare la rimonta, la prima cosa era spaventare i milanesi con la moschea, zingaropoli, i comunisti, le cavallette, etc, ma la seconda era evitare di spaventarli con la Moratti.
La quantità di balle che raccontano è direttamente proporzionale alla paura che hanno di perdere davvero.
Avevano tentato di trasformare il primo turno in un referendum pro-Berlusconi. È andata male.
Ora cercano di fare del ballottaggio un referendum anti-Pisapia.
La candidata del centrodestra in questo gioco quasi non è contemplata. Io credo che non sia una cosa da sottovalutare.
Sanno anche loro che una buona fetta di colpa per la sconfitta è dovuta al fatto che per  gran parte dei milanesi la signora Moratti è stata un pessimo sindaco. Poi molti l’hanno comunque votata per scongiurare il pericolo rosso, ma il tasso di turamento di naso è stato altissimo.
Tutto questo per dire che io da lunedì scorso indosso solo camicie o magliette arancioni. Sono fiducioso e terrorizzato nello stesso tempo. Ho pronta la bottiglia, per dimenticare o per festeggiare.  Non voglio sentir parlare di vittoria, per scaramanzia, ma neppure di sconfitta, per non continuare a tirarcela addosso.
Ma sono convinto che comunque vada da lunedì ci sarà un’aria diversa.
Questo è comunque l’inizio.
Però, se vogliamo farla breve, è necessario che voi, miei 5/6 lettori milanesi, domenica vi mettiate una mano sul cuore, ed un altra in testa dalle parti del cervello, e andiate a votare per Pisapia. E se conoscete qualcuno di quelli che “matantononcambianiente, sonotuttiuguali, dovevanofarelaleggesulconflittodiinteressiquandopotevano, iononvado” , prendetelo a mazzate sulla capa ragionate con lui finché non si decide a recuperare la tesserina elettorale e non va a votare. Anzi, per essere sicuri accompagnatelo fino al seggio.
Mi raccomando, PISAPIA LA BEFANA SI PORTA VIA