Fiorentina – Milan: 4-3

Mi piacerebbe soffermarmi sulla partita, sul suicidio quasi perfetto del Milan che si porta a casa da Firenze 4 gol subiti, di cui due regalati da Tatarusano & Gabbia e da Theo Hernandez.
Vorrei parlare della quasi tripletta di Ibra.
Gradirei analizzare la lunga serie di occasioni sprecate, soprattutto nel primo tempo, che a certe squadre basterebbero per tutto un campionato.
Mi piacerebbe, ma mi tocca parlare d’altro.

Cari pseudotifosi che dopo la partita di sabato avete deciso di sollazzarvi insultando Matteo Gabbia sui social, non siete degni.

Lo sport è fatto di sconfitte e di successi. Ci sta sbagliare una partita. Soprattutto se hai 22 anni, sei la riserva della riserva e sei alla tua seconda presenza stagionale. Per non parlare degli errori fatti da giocatori ben più blasonati ed esperti, che hanno avuto un carto peso sul risultato finale.
Se non lo capite, e a partita finita decidete di scaricare la vostra bile su un ragazzo per una partita sbagliata, fareste meglio a dedicarvi a altro.

Chiariamoci, qui non si tratta di fare moralismo d’accatto. Io stesso durante la partita non ho lesinato invettive, improperi, vituperi e espressioni colorite nei confronti di Gabbia, di Tatarusano, Leao, Theo Hernandez e chi più ne ha più ne metta. Ibra no, non sia mai. Anche se ha sprecato tutto il primo tempo facendosi trovare sempre in fuorigioco.
Ho pure nominato a sproposito animali e divinità varie.
L’ho fatto dal mio divano, l’ho fatto nella chat in cui commento la partita con alcuni compagni di fede milanista, e l’avrei fatto ad alta voce se fossi stato allo stadio.
Qualche tempo fa giustificato i fischi Donnarumma in occasione della partita della nazionale a San Siro e lo rifarei
Ho scritto anche in passato parecchi post critici nei confronti di parecchi giocatori e anche di qualche allenatore, del Milan e non, affibbiando pure nomignoli vari (per non parlare degli arbitri). Rifarei, e rifarò, anche questo.
Il diritto alla critica, anche feroce, ci sta.
Ma c’è un limite che non va mai valicato.

Il limite è quello dell’insulto personale.

Un conto è sfogarsi nei confronti di un giocatore, o più giocatori, per quello non è piaciuto durante una partita.
Un altro è fare una caccia all’uomo sui social con offese che travalicano i confini dello sport e vanno sul personale.

Non siete degni del Milan.
Non siete degni di dirvi sportivi.

La partita del Porto dito

Porto – Milan di ieri sera ha dimostrato chiaramente alcune cose:
La prima è che la Champions League è su un altro livello rispetto alla serie A, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi;
La seconda è che se ti mancano contemporaneamente giocatori del calibro di Maignan (anche se Tatarusano ieri non è stato particolarmente sollecitato), Theo Ernandez, Brahim Diaz, Rebic, Kessie, alla fine la differenza si vede e si sente.
La terza è che, ancora una volta, per gli arbitri siamo una squadra di seconda fascia, forse anche terza.

Non giriamoci intorno. La sconfitta è meritata, il risultato è giusto. Anche se, formalmente, non corretto.
Spiego: il Porto ha meritato i 3 punti, noi no, per cui il risultato è sostanzialmente giusto.
Però il solo gol segnato dal Porto è irregolare, perché prima del tiro c’è stato un fallo non fischiato su Bennacer.
Quindi il risultato giusto sarebbe stato un pareggio?

Mi ci sto un po’ arrovogliando su questa cosa, perché per quello che ho visto ieri sera la sconfitta è il risultato giusto, ma mi fa girare le balle il fatto che comunque perdiamo per un gol irregolare.
ll Milan non ha fatto nulla per meritare anche un solo punto ieri sera.
Ma non è mica colpa nostra se, pur dominando, il Porto è riuscito a fare un solo tiro in porta, in una azione che sarebbe stata da fermare.

Quelli bravi in questi casi parlano di sconfitte che aiutano a crescere. Io avrei preferito un pareggio che aiuta a crescere. Anche se non del tutto meritato.
Il calcio funziona così. Segni, vinci. Non segni, non vinci.
Domini tutta la partita ma non riesci a buttarla dentro? Fatti tuoi.
Non esistono compensazioni. Non dovrebbero esistere.

Quindi si può dire tranquillamente che il risultato di ieri sera è giusto, ma non corretto? Sì.

Detto questo, Forza Milan, e a culo tutto il resto.

Milan – Onlus Sassuolo: 1 x 2

Cari ragazzi,
una cosa dovevate fare, una e una sola: scendere in campo e vincere contro la squadra di De Zerbi.
Non dovrei neanche star qui a spiegare il motivo, ma dopo tutto quello che è stato detto in questi due giorni, ci si aspettava che voi che siete i giocatori del Milan, vi faceste esplodere pur di difendere il vostro onore di portatori della maglia del Milan.
Ma qui forse bisognerebbe fare un ragionamento più ampio e in questo giorni ne ho fatti fin troppi.

Checché se ne dica, le giornate storte capitano. Quelle in cui fai tutto bene quasi fino alla fine. Ed è quel quasi che ti frega.
Quel quasi, ieri, ha fatto la differenza.
Siamo andati meritatamente in vantaggio, e quel meritato vantaggio andava consolidato. Ma se arrivi al tiro e poi la butti fuori, o la tiri moscia sul portiere, o aspetti troppo a tirare e fatalmente ti trovi davanti un difensore, poi rischi la beffa.
Soprattutto se stai giocando contro una squadra che, giustamente, ha il coltello tra i denti.

Come faremo senza

Risveglio difficile?
Avete maledetto la sveglia e chi l’ha inventata?
Cercate il lato buono di questa giornata: stasera Di Maio non sarà più ministro.
(In realtà lo sarà ancora, ma solo per sbrigare le faccende correnti e poi via, verso nuove avventure).

Ecco, prendete l’elenco dei ministri ed applicate lo stesso mantra snocciolandoli uno ad uno.
Luciana Lamorgese via, verso nuove avventure
Luigi Di Maio via, verso nuove avventure
Alfonso Bonafede via, verso nuove avventure
Lorenzo Guerini via, verso nuove avventure
Roberto Gualtieri via, verso nuove avventure
Dario Franceschini via, verso nuove avventure
Paola De Micheli via, verso nuove avventure
Roberto Speranza via, verso nuove avventure
Lorenzo Fioramonti via, verso nuove avventure
Stefano Patuanelli via, verso nuove avventure, etc. Etc.
Non è quasi consolatorio?

Diciamocelo, se non fosse che si tratta del peggiore momento possibile (per 49 milioni di motivi, oserei dire), forse ma forse a Renzi bisognerebbe fare un monumento, per aver scalzato dalla cadrega questa accozzaglia di incompetenti.

Perdere facile

Lo confesso. Ho votato no, e lo rifarei. Pur sapendo di essere in minoranza.
Ci sono cose che si fanno anche solo per testimoniare la propria opinione.

D’altronde, visto che mi piace perdere facile, (nel 2016 avevo votato Sì), perché non andare in direzione ostinata e contraria anche questa volta?

Solo che nel 2016 la proposta non era una riforma perfetta, non era neppure la mia ipotesi di riforma preferita, ma era comunque una riforma vera, che cambiava la struttura del parlamento e eliminava il bicameralismo perfetto. Era soprattutto una proposta politica e, secondo me, valeva la pena di correre il rischio.

Quella di quest’anno non è una riforma e, soprattutto, si basa sull’antipolitica, sull’idea che i politici devono sparire ed essere sostituiti da qualche tipo di creatura mitologica.
Abbiamo già visto i risultati questa teoria applicata alla scelta dei candidati, con un esercito di scappati di casa finiti in parlamento per aver preso 4 click su una piattaforma.
Il concetto alla base di questo referendum è che siccome il parlamento funziona male (e questo è tutto da vedere) e ci sono pessimi parlamentari, lo svuotiamo, invece che scegliere parlamentari migliori.
Secondo me il risultato sarà che con numeri ridotti i pessimi parlamentari, i cretini, i corrotti, gli assenteisti, gli sciachimisti, i complottisti, i novax notax notav notutto etc. peseranno di più in proporzione.
Ma non vi preoccupate, non avverrà tanto presto. C’è troppa gente che sa che con 300 posti in meno finita la legislatura dovrà ricominciare a lavorare (o trovarsi un lavoro).

Ora mi siedo sulla riva del fiume e aspetto le altre riforme che arriveranno presto, immagino.

Su Coviddu

Lo scorso agosto sono andato in Sardegna.
Sono stato 19 giorni in Sardegna.
Sono tornato, vivo, dalla Sardegna per raccontarlo.

In questo periodo la Sardegna è stata descritta in continente come una specie di zombieland del virus.
Mi sento di commentare soavemente che sono state dette e scritte un mare di cazzate.

Non esiste un‘emergenza Sardegna. Non esiste semplicemente perché il problema non è localizzato in un luogo specifico, è dentro di voi. Voi che pensate che non c’è più alcun rischio, voi che vi credete al sicuro perché il peggio è passato, voi che semplicemente non sapete indossare una mascherina.

Sono stato in posto bellissimi, in cui mi sono rifatto gli occhi e i polmoni (sa com’è, signora mia, l’aria di Milano è quella che è).
Ho trovato gente che sapeva come si usa una mascherina e gente che non lo sapeva. Dai secondi mi sono tenuto a distanza.
Immagino che in questo sia stato facilitato dal fatto che non frequento una discoteca dagli anni ‘90, e che neppure allora fossi un grande appassionato.
Ho frequentato spiagge e posti bellissimi, in cui c’era spazio a sufficienza per mantenere il distanziamento (agevolo foto illustrativa), ed ho evitato spiagge e altri posti altrettanto belli in cui c’era troppa gente tutta ammassata. It’s easy, if you want you can.

Spiaggia bellissima con distanziamento garantito

Detto questo, beccatevi l’ennesimo spiegone sulle mascherine, a cosa servono e come si usano.
Se siete di quelli che credono che il Covid-19 sia un complotto, le mascherine una museruola, il 5G un arma di distruzione di massa, e via dicendo in un abisso di cazzate da cui non posso e non voglio tentare di salvarvi, smettete pure di leggere. Questo post non fa per voi. Non siete abbastanza intelligenti.
È una cosa con cui dovrete imparare a convivere.

Dicevamo, le mascherine.
Le ormai note FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa. Se usate correttamente.
Le FFP3 più delle FFP2.
Ma sono dei DPI, Dispositivi di Protezione Individuali, ossia strumenti certificati per proteggere i lavoratori. Fanno parte di quelli che il testo unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (il famoso Dlgs 81\08) definisce DPI di III categoria, quelli che più semplicisticamente vengono chiamati DPI salvavita.
Il loro utilizzo sul lavoro richiede specifica formazione e addestramento. Se no, non ci puoi lavorare.
Lo stesso vale per le KN95, che anche se non sono certificate secondo le norme europee, funzionano allo stesso modo.
L’uso di questi strumenti senza la corretta formazione e il corretto addestramento può renderli non solo inutili, ma anche dannosi.
Per questo, oltre al fatto che se ne trovano poche, sarebbe meglio lasciare che le utilizzino soprattutto il lavoratori che più ne hanno bisogno, in particolare gli operatori sanitari.
Un’altra cosa: in commercio si trovano mascherine con la valvola e mascherine senza la valvola. Se indossate correttamente, (devono aderire perfettamente al volto, per cui se avete la barba scordatevele) proteggono chi le indossa allo stesso modo, ma quelle con la valvola facilitano la respirazione, perché la valvola filtra l’aria in entrata e non quella in uscita. Morale, riducono la probabilità che vi prendiate il virus, ma non fanno nulla per impedire che voi spargiate il vostri sputazzi ovunque. Non a caso vengono definite maschere egoiste.

Passiamo alle altre mascherine. Quelle che dovremmo indossare tutti quando necessario (quando si entra in un ambiente chiuso, affollato, e comunque in ogni situazione in cui non è possibile mantenere il distanziamento).
Avete presente quali sono?
Le mascherine chirurgiche, quelle azzurrine, ma ci sono anche altre varianti di colore, e vanno bene anche quelle d’artista (come quella della foto sotto), coi disegnini, lo stemma della vostra squadra del cuore, i colori della bandiera, etc. (Purché non siano fatte all’uncinetto dalla nonna con tutti i buchini larghi per respirare meglio).
Non vi proteggono dal virus, ma se usate correttamente evitano che voi spargiate i vostri sputazzi.
E quindi aiutano ad impedire la diffusione del virus.
Ecco, queste sono definite mascherine altruiste.

Nessun blogger molto fashion è stato maltrattato per scattare questa foto.

Le mascherine altruiste funzionano così: se ci troviamo in uno spazio chiuso, a meno di un metro di distanza, o anche all’aperto, in condizione di possibile assembramento, e entrambi possediamo la mascherina, entrambi evitiamo di sputazzarci a vicenda.
Io in qualche modo proteggo te e tu in qualche modo proteggi me.
Si potrebbe quasi dire che siamo amici. Anche se non ci conosciamo.
Se invece nelle condizioni di cui sopra io indosso correttamente la mascherina (coprendo anche il naso, cazzo!) e tu no, non siamo più tanto amici, perché io sto proteggendo te e tu invece te ne sbatti e mi sputi addosso tutto quello che hai dentro.

Concludendo: se ci incrociamo e tu non hai la mascherina, o hai la mascherina ma lasci fuori il naso, o la tieni sotto il mento, o appesa a un orecchio, al gomito, in tasca, nel budello di tu ma’ (Cit.), io potrei sentirmi autorizzato a invitarti, anche se non ti conosco, a mantenere la giusta distanza da me.
Magari con l’ausilio di un bastone nodoso.

L’amore ai tempi dell’amuchina #1

Domenica:
il gol di Ibra era regolare, ma vabbé. È una quisquilia rispetto a quel rigore per fallo sulla palla.
Il Milan ormai è un vecchio cane zoppo sdraiato vicino al marciapiedi. Gli arbitri passano e, volendosi far vedere forti e coraggiosi, tirano un calcio al cane zoppo. E poi scappano, che non si sa mai.

Ieri:
Situazione coronavirus. Sono a casa in smart working con Mati, visto che la scuola è chiusa.
Dato che si annoiava, stamattina le ho fatto pulire la cucina, poi le ho fatto preparare l’impasto per una pizza, poi le ho fatto grattugiare il pane vecchio e preparare l’impasto per una torta.
Credo che domani chiamerà la preside per chiedere che venga riaperta la scuola.

Oggi:
A un certo punto si passa dallo smart working all’arresto domiciliare. Diciamocelo, in ufficio, alla fine, si è più tranquilli. E a un certo punto si stacca. Qui invece, con il fatto che non vuoi dare l’impressione di lavorare meno, un’ora dopo la fine del tuo orario sei ancora lì a rispondere alle email.
La mia religione vieta di lavorare gratis.

Oggi: Mati ha sparecchiato, apparecchiato, svuotato la lavastoviglie, riempito e fatto partire la lavatrice, guardato tik tok sul mio iPhone, aiutato a preparare il pranzo, è venuta con me a fare la spesa (a proposito, i supermercati si stanno riempendo di nuovo e ringraziano per gli incassi inaspettati).
Ad un certo punto ha anche fatto i compiti si scienze. Per ben 4 minuti. Al quinto era stanca.

Mi sono ricordato di avere da parte un flacone di Amuchina, ancora sigillato, da un litro. Scadenza agosto 2021.
Io non dico niente, ma le offerte sono libere.
Astenersi perditempo, arbitri e juventini.

Maledetto benedetto lunedì

Sono reduce da un week end di influenza. Un week end complicato, ma questo lunedì porta con sé un po’ di notizie che meritano, se non di essere commentate (cosa potrebbe cambiare la mia opinione?), di essere almeno ricordate.
La prima, importante soprattutto per me, è che nonostante gli innumerevoli tentativi, sono riuscito a trattenere i polmoni nella cassa toracica. Ok, vista la qualità dell’aria di Milano, non è che me ne faccia poi molto. Ma ho la sensazione che senza sarebbe comunque peggio.
La seconda è che il Milan ha vinto una partita brutta. L’ha vinta giocando male, con Gigio ancora una volta migliore in campo, ma l’ha vinta. Da quando è tornato Zlatan sono 4 di fila (e un pareggio). Non male.
mi piace anche citare la vittoria del Napoli di Ringhio Gattuso sull’impero del male rubentino. Sì, mi piace molto.
Poi c’è Kobe. E qui son solo lacrime. Per chi ama il basket è una botta enorme. Non ho parole.
Poi c’è l’Emilia Romagna, che ha ricacciato la bestia. Non tutto è perduto in questo paese.
La notizia però dovrebbe essere il fatto che il tam tam mediatico della sua macchina da guerra ci abbia fatto credere che c’era davvero la possibilità di una sua vittoria.
Comunque è lunedì. S’è fatta una certa.
BUONGIORNISSIMO,KAFFEEEE’?