Tutto è bene ciò che finisce in merda

WARNING: questo post potrebbe contenere contumelie, ironia, sarcasmo, madonne maltrattate e santi vilipesi, ma soprattutto maledizioni nei confronti delle compagnie telefoniche. Se siete particolarmente sensibili a questo tipo di contenuto non proseguite nella lettura. Se invece siete una compagnia telefonica leggete tutto fino in fondo e poi andate affanculo.

Aggiornamento del post precedente.
Alla fine, dopo aver inviato un’altra segnalazione scritta e dopo svariati tentativi di parlare con qualcuno del numero dell’assistenza clienti, martedì 18 agosto sono riuscito a parlare con l’ennesima operatrice gentile, che mi ha spiegato che c’è stato un problema tecnico (maddai, incredibile). Probabilmente il topino delle variazioni tariffarie ha passato una notte di bagordi con la fatina delle tariffe ricaricabili  tra il 31 luglio e l’1 agosto ed il giorno dopo erano entrambi troppo sfatti per lavorare. Il topino s’è inculato la fatina, e poi tutti insieme si sono inculati me.
Comunque la gentile operatrice avrebbe proceduto immediatamente a sbloccare la mia richiesta.
Nel tardo pomeriggio di martedì quindi ho ricevuto un sms della compagnia telefonica, in cui con solerzia mi avvertivano del completamento del passaggio ad offerta ricaricabile, precisando che dalla mezzanotte sarebbe stata attiva la tariffa da me scelta. Eureka.
Subito dopo un altro messaggio, e poi un altro ancora, per dirmi dell’attivazione della navigazione su rete veloce.
Ooooh, tutto è bene quel che finisce bene.
Sì. Certo.
Qui ci si mette di mezzo forse anche un mio breve momento di stordimento. Preso dall’entusiasmo, ho pensato che dato che la nuova tariffa sarebbe stata attivata dalla mezzanotte, avrei potuto tranquillamente caricare un po’ di euri la mattina successiva, anche perché ritenevo che non fosse possibile comunque farlo prima.
Mercoledì mattina quindi mi sono svegliato pensando che andasse tutto bene, me meschino. La prima cosa che ho fatto è stata entrare nella app del mio conto in banca ed ordinare una ricarica di 50 €, giusto per stare tranquillo.
La seconda è stata sedermi sulla tazza per espletare quello che normalmente si aspleta a quell’ora.
La terza è stata controllare se c’erano nuovi messaggi.
La quarta è stata tirate giù una scarica di santi e madonne sufficiente per almeno tre settimane. C’era un messaggio della gentile e solerte compagnia telefonica, inviato alle 5,06 del mattino, che mi informava che l’opzione tariffaria da me scelta non era stata rinnovata (rinnovata? rinnovata una tariffa che non è mai stata realmente attivata?) per credito insufficiente.
E’ seguita un’altra illuminante telefonata con l’ennesimo (stavolta un maschio) gentilissimo operatore, che con estrema cortesia e gentilezza mi ha spiegato tutto, senza però risolvere niente. Il tutto era sostanzialmente che sì, c’era stato un loro “problema tecnico”, ma poi forse le sue colleghe con cui avevo parlato in precedenza non mi avevano spiegato tutto tutto per bene (modo soft e gentile da parte sua per dire e non dire che ero io a non aver capito un cazzo).
Di fatto, dato che c’era stato questo “problema tecnico”, la mia prima richiesta era rimasta bloccata, per cui l’operatrice che ha “risolto” il problema ha ricaricato tutto dall’inizio. Per cui pur avendo richiesto un cambio del piano tariffario che avrebbe dovuto essere attivo dall’1 agosto, fino al 18 pagherò la bolletta secondo il piano precedente. Alle mie rimostranze su questo punto la risposta, sempre molto gentile ed educata, è stata che comunque si trattava di una tariffa che io avevo scelto in precedenza (o gentile testa di merda, il fatto che sia anche la tariffa che ho scelto di cambiare non ti dice niente, sublime minchietto da call center?).
Inoltre, dato che non c’era credito sulla mia nuova tariffa ricaricabile (e come poteva esserci, dato che prima dell’attivazione non era possibile fare ricariche?), per un giorno avrei dovuto scegliere se pagare la navigazione a consumo. Avete un’idea di quanto costa la navigazione a consumo?
Morale, mercoledì ho fatto tutta la giornata con la navigazione dati disattivata.
Stamattina ho riattivato tutto ed ho scoperto che l’opzione che mi hanno attivato non è esattamente quella che avevo richiesto. In particolare, la soglia di navigazione dati è di 2 Giga al mese e non di 4 (che è invece il motivo per cui mi ero deciso a cambiare tariffa) ed il costo è maggiore del 20%.
Ora, a parte le madonne volanti che sono scappate a nascondersi per la vergogna, il sospetto che dietro non ci sia solo la ormai acclarata incompetenza di qualche deficiente che dovrebbe passare le giornate a raccogliere patate invece che fare quello che fa, ma anche un po’ di malafede, si sta facendo strada dentro me.
Per cui si aprono le scommesse: secondo voi quanto tempo passerà tra il momento della mia uscita dall’ufficio oggi pomeriggio ed il momento del mio ingresso nel negozio di un altro operatore di telefonia?
Non che mi faccia chissà quali strane illusioni. Mai come in questo caso lo slogan universale del qualunquismo moderno, sono tutti uguali, trova la sua esatta applicazione.
Ma temo che ci resti solo questo di reale diritto, ancora per un po’: quello di scegliere da chi farci derubare e, ogni tanto, cambiare.

 

Le compagnie telefoniche sono Il Male

La premessa:

Nel 2013, mese più mese meno, dovendo sostituire il mio vecchio iPhone 3gs ormai agonizzante, ho attivato con una compagnia telefonica un contratto di quelli in abbonamento, in cui a fronte del pagamento di un canone mensile fisso ti danno uno smartphone nuovo, che paghi in ventordici comode rate comprese nel canone. Il canone fisso mensile era, ed è, comprensivo anche di un tot di minuti di chiamate, un tot di SMS ed un tot di Giga di navigazione in mobilità al mese.
Già sapevo che tutti quei minuti di chiamate e quegli SMS per me erano decisamente eccessivi, dato l’uso che faccio del telefono, ma quello che mi interessava era la possibilità di avere un nuovissimo iPhone 5 a rate ed avevo calcolato anche che alla fine, sul lungo periodo, l’operazione era conveniente.
Ovviamente il contratto prevedeva un vincolo temporale minimo, corrispondente al numero delle rate fissate per l’acquisto dell’aggeggio.

La storia recente:

Recentemente il vincolo sul contratto con la compagnia telefonica è venuto meno (anche l’iPhone 5 è venuto meno, ma questa è un’altra storia), avendo io pagato tutte le ventordici rate, per cui mi sono guardato intorno alla ricerca di un piano tariffario che più si adattasse alle mie esigenze: meno minuti di chiamate, meno SMS e più giga, e magari anche un costo inferiore.
L’ho trovato, ed è della stessa compagnia telefonica.
Ho trovato un piano, questa volta ricaricabile e non in abbonamento, che mi dà la metà dei minuti, la metà degli SMS e il doppio dei giga, ad un costo di circa un terzo di quanto pago adesso. Inoltre è della stessa compagnia telefonica, per cui non sono previsti costi di subentro, solo una piccola quota per il cambio di piano.
Sembra un miracolo nevvero?
Anche io stentavo a crederci (e forse avrei fatto bene).
Il 31 luglio, dopo aver vanamente tentato di attivare il cambio di piano tramite il loro coloratissimo sito web, ho chiamato il numero del servizio clienti. Dopo solo mezz’ora di attesa (che volete che sia, mezza Italia probabilmente stava chiamando l’assistenza clienti della compagnia telefonica la sera del 31 luglio), mi ha finalmente risposto una cortesissima operatrice, che dopo aver verificato, ed avermi confermato che era possibile, ha attivato per me il nuovo piano tariffario. Ovviamente c’è voluta un’altra mezzoretta, perché lei ha dovuto leggermi tutte le condizioni del nuovo piano, e l’informativa sulla privacy, e la conferma dei miei dati, e la rava la fava e la Berta filava, poi ha registrato il mio consenso a tutto quanto. Alla fine mi ha confermato che il nuovo piano tariffario sarebbe stato attivo dal giorno successivo, 1 agosto 2015.
Bello, mi son detto. Sono proprio efficienti. Mica come quella volta che mi hanno bloccato tutto perché avevano recepito il mio nuovo numero di carta di credito ma avevano mandato una fattura addebitata su quello vecchio.
Visto che ci sono cose che migliorano ogni tanto?
Il giorno successivo, al risveglio ho provato bel bello a caricare, tramite carta di credito, la mia nuova lucente splendente e sorridente tariffa ricaricabile, ma ahimè non è successo niente. Ho controllato sul sito ed ho visto che secondo loro il mio piano attivo era ancora quello vecchio.
Vabbè, mi son detto senza perdere il mio buon umore, è sabato 1 agosto, magari ci vuole un po’ di più.
Ho lasciato passare il fine settimana e quindi lunedì 3 agosto ho ricontrollato, ma nulla era cambiato. Imperturbabile ho aspettato ancora, finché martedì 4 agosto ho mandato una richiesta di chiarimenti. In serata (efficienti) sono stato rassicurato sul fatto che la mia richiesta era “in attivazione e in attesa di essere espletata”. Efficienti e forbiti.
Buon segno.
Armato di santa pazienza mi sono messo in attesa dell’espletamento della mia richiesta.
Inutile dire che ad oggi, martedì 18 agosto, l’espletamento è ancora lontano dal farsi vedere. Quindi oggi ho mandato una nuova richiesta di notizie sulla mia pratica, attivata ma ancora non espletata.
Però ieri mi hanno mandato la fattura per il bimestre agosto-settembre, secondo il vecchio piano, quello che avrebbe dovuto essere disattivato il 31 luglio. Quello molto più costoso.
E non so, ma la mia fiducia comincia un po’ a vacillare, il buon umore pure, la pazienza non ne parliamo.

Ciao papa ciao.

Cosa non si fa pur di far parlare di sé. Le dimissioni nella settimana del festival di Sanremo. In piena campagna elettorale. A poco più di una settimana da Milan-Barcellona (questa interessa soprattutto a me).
Roba che gli spin doctor del berlusca si staranno mangiando le mani per non averci pensato loro per primi.. Peccato (per il berlusca, non per noi) che non avesse nulla da cui dimettersi, altrimenti lo avrebbe fatto anche lui. Per amore di patria ovviamente. Un gesto sofferto ma necessario, fatto con grande spirito di sacrificio. E qualche lacrimuccia sulla testa del cagnetto.
Io a dire il vero un’idea ce l’avrei anche, per recuperare il campo sulle prime pagine dei giornali. Potrebbe confessare tutto, costituirsi, autodenunciarsi, vuotare il sacco.
Non so se si capisce cosa intendo.
Ma torniamo al papa. Dopo secoli in cui le dimissioni venivano date solo post mortem, finalmente uno che se ne va sulle sue gambe. Una bella novità, verrebbe da dire. Uno slancio di modernità che certamente piacerà ai teorizzatori della noia del posto fisso. Visto? È una pretesa che non esiste più neanche per i papi, figuriamoci per un impiegato di basso livello o per un addetto al call center.
Certo, diciamo che sia durante che dopo i benefit sono un po’ diversi. Ma non occorre stare sempre a sottilizzare su tutto. Bisogna essere flessibili, soprattutto mentalmente.

Cambio cambio cambio

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Quello che succederà tra pochi giorni è che, per motivi che non dipendono dalla mia volontà, dovrò cambiare lavoro.
Sbaraglio il campo dalle ipotesi pessimistiche; non mi stanno licenziando.
Semplicemente l’azienda in cui sono adesso è coinvolta in una fusione e mi è stato proposto di cambiare ufficio (una proposta di quelle che non si possono rifiutare, non so se mi spiego).
Per cui da inizio febbraio prenderò armi e bagagli e mi trasferirò in un altro ufficio, in un’altra sede di lavoro, con nuovi colleghi ed un nuovo lavoro diverso da quello che ho fatto negli ultimi 10 anni (vabbé, da ex-interinale non è che sia una novità per me, diciamo che qualche tempo fa era una prassi piuttosto frequente).
L’unica cosa che non cambia è lo stipendio. Quello resta immutato, che la proposta che non si può rifiutare non contempla anche modifiche salariali (e non mi sono stati prospettati al momento grossi margini di trattativa).
Ok, il cambiamento è il sale della vita. In fondo dopo 10 anni ci si stufa a fare sempre le stesse cose, andare sempre nello stesso posto, vedere sempre le stesse facce.
E poi, come si dice, l’importante è la salute.
Questo per fare l’ottimista.
Devo dire che al momento tutta questa cosa non mi sta creando particolari scossoni emotivi, non so se per via delle abitudini passate o perché manca ancora poco meno di una settimana e mi sembra che sia un tempo ragionevolmente lungo. Si vedrà poi se e come riuscirò a dormire la notte prima.
Al momento le mie maggiori preoccupazioni sono soprattutto di tipo pragmatico: il nuovo percorso che dovrò fare tutti i giorni, i relativi tempi di percorrenza, il tentativo di lasciare la minore quantità possibile di arretrati alla collega che resta nell’ufficio.
So già che avrò una scrivania un po’ meno spaziosa di quella che ho adesso e che sarò in ufficio con un ingegnere, che per inciso sarà il mio nuovo responsabile.
Poi ci sono cose più futili ma non meno importanti: avrò a disposizione un pezzo di parete per appendere la foto autografata di Inzaghi? Riuscirò ad avere in tempi ragionevoli una chiavetta del caffè? C’è figa di là (anche l’occhio vuole la sua parte)?
Ora forse dovrei partire con i saluti e i ringraziamenti, ma quelli preferisco farli di persona.
Tanto nessuno dei miei attuali colleghi legge questo blog e penso che non lo leggerà neppure nessuno di quelli futuri.
Volevo però scriverlo qui. In fondo il blog serve anche a questo, a lasciare una piccola traccia di cambiamenti più o meno epocali.

P.s: ovviamente sono gradite forme di incoraggiamento, testimonianze di solidarietà e di stima, virili pacche sulla spalla e offerte di prestazioni sessuali (queste ultime solo dal pubblico femminile, grazie).

Tornare è un po’ morire

(Questo è un titolo ricorrente) (Nel senso che ogni volta che vado da qualche parte mi viene da scrivere un post con questo titolo) (E nel senso che probabilmente l’ho già usato più volte, ma in questi giorni ho una memoria da pesce rosso per cui non mi ricordo) (Cosa stavo scrivendo? Mah)

Tornare dalle ferie è puro autolesionismo.
Uno dovrebbe partire per le ferie e non tornare più. Trovarsi un lavoro tranquillo al mare, o in montagna, o dove cacchio gli piace fare le ferie, e poi fermarsi lì.
Poi, se si stufa, dopo qualche anno può anche decidere per fare una vacanza in città e fermarsi di nuovo. Ma secondo me bisogna essere scemi.

A cazzo di cane

Ovvero il modo tipico di fare le cose in Italia. Purtroppo.
Poi c’è ancora chi mi guarda storto quando dico che non mi dispiacerebbe se venissimo invasi dagli svizzeri.
Faccio due brevi esempi (il termine brevi prendetelo con le molle), uno che riguarda un ambito pubblico ed uno che riguarda un ambito privato, per non fare torto a nessuno.

L’esempio pubblico: le strisce blu in zona Bonola. Lo so, qualcuno può anche ritenere che ormai ho sfrangiato le gonadi con questa storia, ma è una di quelle vicende che non smettono mai di riservare sorprese.
Settimana scorsa ho scritto che sarebbero partite da lunedì 19 marzo, perché questa era l’informazione ufficiale che mi era stata data.
In effetti lunedì mattina la maggior parte dei cartelli in zona era stata scoperta e mi è stato assicurato che c’era anche un uomo con una giacchetta ATM che vendeva i gratta e minchia sosta nel parcheggio del mercato (semivuoto).
Ieri un collega è andato in edicola a fare una scorta dei maledetti grattini e l’edicolante, dopo averglieli comunque venduti, gli ha detto di non usarli subito perché sarebbe partito tutto dal 29 marzo. Apriti cielo.
M’è toccato rifare il solito giro di telefonate. In sintesi: il consiglio di zona non sa niente del 29, loro hanno in mano un volantino del Comune che parla del 19 ma oltre questo, dato che non è loro competenza, non sanno. Consigliano di chiamare l’anagrafe. Stessa medesima risposta dai vigili. L’anagrafe dice che loro sanno che la partenza è quella del 19, ma oltretutto non hanno ancora finito di distribuire tutti i pass ai residenti.
L’ATM mi dice che a loro risulta che la zona Bonola come sosta a pagamento non è ancora attiva. Ma, però, forse, invece, dipende dal Comune, non sanno. Ovviamente non sanno neppure dirmi da quando a loro risulterà attiva.
Oltre al danno (la tassa sul lavoro) la beffa: c’è chi sta già pagando 4 € al giorno di sosta, senza che nessuno sappia dire con certezza se lo deve fare o se sono soldi buttati (in realtà buttati non sono, ATM incassa comunque).
Fate voi le somme, intanto dico la mia: il Comune in uno slancio di ottimismo ha emesso l’ordinanza con inizio 19 marzo, poi si sono resi conto che non avrebbero distribuito tutti i pass residenti per tempo ed hanno chiesto all’ATM di aspettare a mandare i loro controllori della sosta (o come cazzo si chiamano adesso).

L’esempio privato: Banca Intesa San Paolo e Ac Milan unite nella vendita dei biglietti per Milan-Barcellona. I primi tre giorni della settimana sono stati dedicati alla vendita, solo presso gli sportelli della banca, a chi ha l’abbonamento in campionato.
Oggi era prevista la vendita, presso gli sportelli, on line sul sito acmilan.com, o presso i bancomat, a tutti i possessori di carta cuorerossonero. Da domani (ma mettetevi il cuore in pace), vendita libera a tutti.
Illudendomi che fossimo in un paese tipo chissacosa ho pensato che, se hanno detto che la vendita on line partiva oggi, alle zero e un minuto di oggi fosse possibile tentare l’acquisto. Niente da fare, in Italia l’internet fa orario d’ufficio, pause comprese.
Infatti ho atteso la mezzanotte per poi scoprire che la vendita sarebbe partita oggi alle 8,30. Alle 8,30 ero su un mezzo pubblico dell’ATM, per cui non ho potuto provare. Però arrivato in ufficio verso le 9,10 mi sono subito connesso al sito del Milan per tentare quella moderna diavoleria che è l’acquisto on line. Niente, bloccato, morto, fermo, piantato. Il sito è stato inutilizzabile praticamente tutta la mattina.
Ok, non demordo – mi son detto – ci lascerò una mezzoretta ma provo ad andare in banca, visto che è qua sotto.
Mi sono fatto mandare dal fratello copia dei suoi documenti e della sua cuorerossonero e ho preso un permesso.
Arrivato in banca ho trovato questo:
Ho aspettato una mezzoretta, poi ho mollato il colpo visto che non si muoveva niente. Son tornato in ufficio, dove periodicamente ho provato ad accedere al sito, sempre con lo stesso esito: più immobile di Seedorf in mezzo al campo.
Arrivata la pausa pranzo sono tornato in banca. Sorpresa, qualcosa si stava muovendo. Dopo un quarto d’ora d’attesa sono arrivato allo sportello, per scoprire che non c’è più un posto disponibile. Zero, niente, nulla, come i capelli di Galliani.
O come la capacità organizzativa applicata a questi eventi.

Onorevole, quanto prende?

Sulla polemica riguardo la retribuzione dei nostri parlamentari la penso più o meno come Ivan Scalfarotto, non è un problema di quanto prendono, ma di cosa fanno per meritarsi quello che prendono.
Il fatto che invece mi pare debba scandalizzare di più è che non si riesce a deteminare una cifra esatta. Hanno messo in piedi un tale gioco delle tre carte, tra indennità, retribuzione vera e propria, diaria, rimborsi ed altre voci varie, che sembra quasi impossibile poter stabilire  quanto incassa al mese un parlamentare italiano. Alla faccia della trasparenza.
Che poi ci siano anche i parlamentari che si ostinano a sostenere che con tutte le spese che hanno i soldi che prendono sono pochi è addirittura un insulto alla decenza ed all’intelligenza di chi prende circa 1300 € al mese e si ritrova regolarmente alla terza settimana senza il becco di un quattrino. Ma questa è, come sempre, un altra storia.
Oltretutto i parlamentari sono tanti, quasi un migliaio, ma sono la punta dell’iceberg del costo della politica. Noi stiamo a fare le pulci alla punta, ma quello che rischia di affondare la baracca è il corpo, che sta sott’acqua e ci tiene a restarci, ed è fatto di quelle migliaia di politicanti e mezze tacche, amministratori di società ed enti pubblici, consorzi, municipalizzate  e chi più ne ha e più ne metta che vivono campando di politica e amministrando, a volte senza alcuna specifica competenza, beni pubblici.