Aggiornamenti dalla casa della quarantena #1

La tredicenne, che è l’unica in casa Bisax che ha avuto sia un tampone (positivo) che un paio di sintomi (perdita di gusto e olfatto), si sta riprendendo.
Ricomincia a sentire i sapori e, più lentamente, gli odori.

A margine, devo ammettere che questa cosa della perdita di olfatto ha contribuito alla pace domestica in queste due settimane, in cui almeno non mi sono sentito la solfa del “c’è puzza” ogni volta che rientravo dal balcone dopo un mezzo sigaro.

La vita in quarantena non è molto diversa rispetto a quella di prima.
Io sono in smart working fisso praticamente da fine febbraio. Uscivo di casa solo per assoluta necessità ben prima che lo dicesse qualche DCPM, ora non esco e basta.
La piccola è rientrata a scuola per dieci giorni a dicembre e poi è tornata subito in DAD perché i positivi nella sua classe fioccavano come le nespole. 10 giorni scarsi, giusto il tempo di prendere il Covid-19 pure lei.
Avrei qualche parolina da dire a quelli che si lamentano perché “riaprono tutto ma non le scuole“, ma le tengo per me. O per un prossimo post.
Ora vive praticamente autoreclusa nella sua stanza, in cui l’aria, nonostante apriamo la finestra ogni volta che possiamo, ricorda uno scatolone di calzini sporchi.
Passa il suo tempo in vari modi, legge (meno di quanto vorrei), fa i compiti (da sola o in call), guarda serie o film sull’iPad o sul pc, gioca on line o chiacchiera con i suoi amici.
Esce solo per fare i suoi bisogni o per comunicarci nel suo linguaggio di base che ha fame. Anche qui, niente di nuovo.
Mi chiedo come avremmo affrontato una situazione del genere noi alla sua età, nel 1984, con in casa un solo telefono fisso, magari col duplex (se non sapete cos’è informatevi), e con l’offerta televisiva dell’epoca, senza altra possibilità di contattare i nostri amici, e mi vengono i brividi.
La S.S. aveva ripreso ad andare in ufficio, ora ha ripreso a fare smart working.
Abbiamo passato tutte le vacanze chiusi in casa, ordinando la spesa su internet (senza cashback di stato, ma questa è un’altra storia).

Abbiamo prenotato il tampone per tutti venerdì prossimo. Il tampone della piccola l’ha prenotato direttamente la ASST, il nostro l’abbiamo prenotato tramite il medico di famiglia (il realtà il sostituto). Fissarli tutti alla stessa ora è stato impossibile, perché rendere semplici certe cose sembra un delitto. Per cui per un operazione di 5 minuti dovremo probabilmente impiegare tutta la mattinata.
Saprò dire, a chi come me ancora non ci ha provato, cosa si sente a farsi infilare un bastoncino su per il naso fino al cervello (a prescindere, credo sia comunque meglio che se entrasse da qualunque altro orifizio, ma non credo che questo significhi che sia un piacere).

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Chiuso ancora nella grotta, osservo che la mia voglia di uscire diminuisce in proporzione all’aumento delle temperature e della gente che pensa che l’emergenza sia finita.
Però, visto che il fenomeno che governa la mia regione ha deciso di prolungare l’obbligo di usare le mascherine all’aperto, anche se sei nel deserto e non c’è anima viva nel giro di un paio di Km, ho ordinato delle mascherine fashion in puro cotone, di quelle in cui si può mettere il filtro. ben conscio che, esattamente come per le altre mascherine in queste condizioni, la loro funzione all’aperto e senza estranei intorno è quasi esclusivamente estetica.

A proposito di virus, sono uno dei fortunati che hanno vinto il test sierologico dell’Istat. Sono stato chiamato dal numero della Croce Rossa, ho accettato, ho risposto al questionario e il 19 giugno sono andato a farmi prelevare le mie due gocce di sangue.
Avrebbero dovuto mandarmi l’esito del test via email entro 15 giorni, ma ancora sto aspettando.
Immagino che questo significhi che l’esito del test è negativo.

Ma non è questo il punto.
Il punto è che non è ancora finita. Non è finito niente.
Guardate oltre il metro di distanziamento dal vostro naso. Non è finito niente.
Ci siamo guadagnati, a suon di rinunce e sacrifici, una fase di maggiore tranquillità Ma dobbiamo continuare a meritarcela.
Mantenete le distanze, mettete le mascherine quando servono, lavatevi spesso le mani, soprattutto dopo che avete toccato cose o persone.
Non è finito niente e tornare indietro è un attimo.

Nel frattempo è successo qualcos’altro, ma, soprattutto, è ricominciato il campionato di serie A. E’ ricominciato, il campionato, si torna a vivere, amare sognare tifare e sudare. Sudare. Sudare. E scaricare moccoli nella notte, o in altri orari improbabili.
Ma di questo, e del nostro caro Milan, mi occuperò in un altro post.

Chiedo per un amico

Post aggiornato a seguito di nuove notizie.

Un amico mio di cui non faccio il nome (ci teniamo tutti moltissimo alla privacy) ha, in tempi non sospetti, prenotato sei biglietti aerei (andata e ritorno) per una nota città catalana di cui non faccio il nome, con una nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome.
Partenza prevista 30 aprile sera, rientro 2 maggio sera. 4 adulti e 2 bambini/ragazzini (dodicenni, neanche loro sanno cosa sono) (ma questo è un altro discorso).
Quando dico in tempi non sospetti, intendo novembre 2019. Molto prima che qualcuno di noi potesse anche solo pensare di andare incontro alla catastrofe. Figuriamoci l’amico mio e i suoi amici.

Ora, dato che fino al 4 maggio nessuno si muove di casa se non per comprovati motivi.

Dato che la nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome ha notoriamente tutta la flotta a terra.

Dato inoltre che nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome notoriamente non fa rimborsi, a meno che il volo non venga cancellato per motivazioni straordinarie.

Dato che le condizioni straordinarie ci sono, ma la nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome non ha ancora cancellato il volo, che anzi dal loro sito risulta programmato per partire regolarmente.

Dato infine che nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome invita, non essendoci secondo loro le condizioni per il rimborso, semplicemente a scegliere di spostare la data del volo (cosa decisamente inattuabile al momento, anche perché la flotta è ferma e non si sa quando ripartirà).

La domanda è questa:

Fa bene il mio amico di cui non faccio il nome a pensare che nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome ci sta provando?

Cosa posso suggerire al mio amico di cui non faccio il nome?
Io sono per proporgli di fare il check in, aspettare che il volo non parta e poi chiedere il rimborso a nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome.
E’ una buona idea? E’ una pessima idea? E’ un’idea così così?
O è meglio suggerirgli di aspettare senza far nulla l’eventuale comunicazione di annullamento del volo da parte di nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome?

Resta inteso che il mio amico è intenzionato a non servirsi mai più di nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome, neppure se restasse l’ultima compagnia aerea sulla faccia della terra.

ADDENDUM: il mio amico di cui non faccio il nome mi ha detto che ieri sera nota compagnia aerea low cost di cui non faccio il nome gli ha comunicato la cancellazione del volo (che leggano il mio blog? mah, ne dubito) e gli ha dato la possibilità di chiedere il rimborso dei biglietti.
Per cui, visto che glie l’ha data, il mio amico di cui non faccio il nome la predona e dice che anche il futuro potrà tornare a fruire dei suoi servizi.
TUTTO E’ BENE QUEL CHE FINISCE BENE!

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata) #7

Quindi la brillante strategia dei due che sembrano ubriachi alla guida della regione Lombardia è quella di mandarci tutti a cazzo duro contro il futuro, pur di poter continuare la loro campagna elettorale.
Bene ma non benissimo.

D’altronde sono quelli che hanno gestito benissimo tutto, finora (chiedetelo ai bergamaschi). Cosa può andare male (ancora)?


Messico e numeri

(Italiani santi navigatori e statistici)
Ve lo ricordate Palombella rossa?
Ve lo ricordate Nanni Moretti che urlava alla povera giornalista che le parole sono importanti?
In questi giorni ci vorrebbe un Nanni Moretti che urlasse, ai giornalisti ma non solo, che i numeri sono importanti. Che le cifre, le statistiche, sono una cosa seria e seriamente vanno trattate.

Ogni giorno, ogni ora, veniamo bombardati con cifre riguardanti il numero di contagi, il numero di morti, il numero di guariti.
Ma, a parte il sensazionalismo, e il numero di click che generano sulle pagine dei notiziari on line, la mia impressione è che siano tutte cifre sparate a casaccio. Servono a creare attenzione, o preoccupazione a seconda di chi li usa, ma non descrivono la realtà.
Sono numeri di distrazione di massa.
Mi spiego: il numero dei contagiati, che banalmente è il numero delle persone cui è stato fatto il tampone con esito positivo, ha senso solo se raffrontato al numero dei tamponi che sono stati fatti.
Se ieri ho fatto 1.000 tamponi (è un esempio, non sto usando cifre reali) e il risultato è che ci sono 250 positivi, e oggi con 2.000 tamponi i positivi sono 500, è vero che i positivi in termini assoluti sono aumentati del doppio, ma in termini relativi la percentuale è la stessa. Quindi la cosa importante da rilevare non è che sono aumentati i contagiati, ma che sono aumentati i tamponi.
Se mi fermo solo ai 250 positivi di ieri e ai 500 di oggi do un’informazione sbagliata.

Lo stesso vale, ahimè, per il numero di morti.
A parte l’annosa questione di stabilire se uno è morto con il Covid-19 o per il Covid-19, per la quale non mi interessa entrare nel merito ma che già fa una bella differenza (se non stiamo contando tutti la stessa cosa, i nostri conti non hanno senso) la quantità dei morti del giorno è un numero che fa paura, lo so, ma se non viene raffrontato con il numero dei malati reali (bisognerebbe fare un tampone a settimana a tutta la popolazione), e col numero dei guariti reali, la cifra in sé dice poco. Ma spaventa tanto.

Ovviamente chi si occupa di fare seriamente statistiche su queste cose conosce molto meglio di me tutti questi aspetti e anche altri che non ho citato, per cui sono certo che ci siano in giro anche dati, grafici, elaborazioni accurati e maggiormente veritieri.
Ma la mia sensazione è che invece la maggior parte delle cifre che ci vengono date in pasto da alcuni politici e da certa stampa (a parte poi quelli che sparano cifre inventate di sana pianta, contando sul fatto che la gente non verifica) valgano poco meno della fuffa.

Io penso che ai fini nostri, per vedere il momento in cui si potrà dire di essere usciti dall’emergenza, quello che conta di più in questa fase è il numero dei posti in rianimazione disponibile nei nostri ospedali rispetto a tutti quelli che ne hanno bisogno, non solo i malati di Covid-19. E in questo caso, purtroppo, la sensazione è che siamo messi ancora piuttosto male.

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata) #3

Stanotte ho sognato che beccavano l’utente zero, quello che intasa tutti i siti di spesa online rendendo impossibile trovare uno slot libero prima del 3 aprile.
E’ Alvaro Recoba.

Visto che non riuscivo a dormire, alle due mi sono alzato ed ho provato nuovamente ad ordinare la mia spesa online.
Spiacenti, non ci sono slot disponibili.
Recoba deve avere un complice.

Stare alla casa (cronache di una quarantena annunciata)

(L’amore ai tempi del flashmob).
Io vorrei tanto partecipare ad uno dei numerosi flashmob che vi inventate tutti i giorni, ma innanzitutto il mio balcone si affaccia su un parchetto, per cui non lo vedrebbe nessuno, e poi mi sembrano tutti delle puttanate galattiche.

(Il mondo esterno è là fuori, ma non lo sa).
Una volta tutti usavamo Skype per chattare o videochiamarci. Ho provato a riutilizzarlo, ma non c’è più nessuno dei miei vecchi contatti on line.
Ho provato a organizzare una videochiamate a tre coi miei fratelli, ma non ci siamo riusciti.
Con facetime invece non abbiamo avuto nessun problema.
Adesso sto provando a far funzionare quella meraviglia della tecnica che è Microsoft teams. Non so voi, ma io lo trovo un progetto criminale.

(Venti chili in venti giorni).
Vedo sull’internet che c’è un sacco di gente che passa il tempo cucinando. L’Italia si sta riscoprendo un paese di cuochi.
D’altronde c’è un sacco di gente che si ritrova a mangiare a casa a mezzogiorno e sera, qualcosa bisognerà pur fare.
Per contro io invece ho poca voglia di mettermi a cucinare, soprattutto cose elaborate e complicate, ma mangerei qualunque cosa.

(Tu dimmi quando, quando).
Quando finirà tutta questa storia?
Non lo so, ma mi sono già messo l’animo in pace: non penso che finirà il 3 aprile. E forse neppure il 3 maggio.
E’ una situazione del tutto nuova, come si fa a fare previsioni?
Non si sa, ma tutto lascia pensare che sarà una cosa lunga.

(La crisi)
Stavo considerando che di tutte le grosse crisi mondiali che sono capitate durante la mia vita, e avendo una certa età ce ne sono un po’, questa è quella assolutamente più impattante sulla mia quotidianità.
Le altre, compresa la nube radioattiva di Chernobyl, sono acqua fresca al confronto.
Ma se poi penso ai posti dove ci cono state e ci sono ancora guerre o carestie, anche questa in fondo è solo acqua fresca.
Ci tocca solo restare in casa per un po’.

(La retorica)
Ah, i vari post del tipo di quello scritto dal belga che vive in Germania (ci siamo capiti?) hanno già rotto i maroni.
Sarà che sono sempre più insofferente alla retorica, soprattutto a quella di stampo patriottico (con vaghe venature di autarchia e retrogusto di fascismo).

(Dieci milioni per me, posson bastare)
Bravo Silvio, come acconto sul risarcimento, è un buon inizio.