Sindrome cinese 3 – preliminari

  • I preliminari, si sa, sono una bella cosa. Saltare i preliminari, si sa, è una brutta cosa, una cosa da brutte persone. Per cui viva viva i preliminari, soprattutto se portano 100 milioni di eurini di caparra.
  • Resta il fatto che si tratta di un accordo preliminare, il Berlusca non ha ancora venduto niente.
  • Nessun’altro ha pensato che con un accordo preliminare come questo all’anno, anche senza arrivare al closing, in tre anni la squadra si rifà completamente?
  • Perché quei 100 milioncini sono una caparra, caparra. Il berlusca se li tiene anche se l’affare salta.
  • Il problema sarebbe al limite trovare due fessi di fila che si fanno fregare con una caparra da 100 milioni, ma si sa, i cinesi sono tanti.
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Sindrome cinese 1

Il solito post per punti, che fa caldo e non c’ho voglia.
Via ai pensieri sparsi:

  • E anche luglio è passato, col mercato bloccato.
  • Ci spiegheranno che Lapadula è il miglior acquisto del decennio?
  • Non compriamo nessuno perché non vendiamo nessuno. Non vendiamo nessuno perché l’unico giocatore che ha un po’ mercato vuole la Champions, ma da squadre che fanno la Champions non arrivano offerte.
  • I cinesi arrivano o no? Ma soprattutto, chi cazzo sono ‘sti cinesi?
  • Il milanista vero si riconosce dall’aria guardinga con cui va in giro. Sembra che stia cercando Pokémon, in realtà cerca di avvistare il padulo in arrivo.
  • Ieri sera c’è stato un incontro tra quattro pregiudicati per parlare del futuro del Milan. Uno è il presidente, gli altri rappresentano la curva sud. Siamo messi così.

Il clima da finale

Come cambia il clima intorno alle cose.
Quando il Milan ha raggiunto la finale di coppetta italietta, nonostante l’evidente dislivello con la Juvemerda, c’era comunque chi osava sperare l’insperabile. In fondo si trattava di una partita secca in cui tutto può succedere, la palla è rotonda, il cielo è blu sopra le nuvole ed il Milan di Mihajlovic, pur non essendo bello da vedere, col suo gioco da provinciale e mettendo in campo un po’ di carattere qualche risultato lo portava anche a casa.
Sono bastate poche mosse (una in particolare, la cacciata di Mihajlovic) e adesso nessuno osa neppure immaginare un esito diverso da una carneficina ai danni della squadra di brocchi (ho riflettuto parecchio per decidere se mettere la maiuscola).
Già prima la sfida sembrava impari, figuriamoci adesso.
La squadra molle e insensata vista in campo nell’ultimo mese, soprattutto quella di sabato contro la Roma, è condannata a fare una figuraccia epocale. Ne siamo tutti convinti. Temo che soprattutto ne siano convinti i giocatori.
Però cazzo faccio una fatica mostruosa a rassegnarmi all’idea che sia veramente così.
Io voglio vedere in campo un Milan diverso, voglio vedere in campo gente che si rende conto di cosa significano i colori della maglia che indossa, voglio poter sperare di godermi una partita vera contro i gobbi, con una squadra che lascia l’anima sul campo piuttosto che arrendersi.
E alla fine della partita voglio festeggiare una vittoria.
Non sono e non sarò mai tra quelli che sperano che il Milan perda per poter continuare a sputare fiele sulla società. Quello lo faccio a prescindere, perché anche se per assurdo dovessimo vincere 8-0 la stagione resterebbe quello che è, cioè l’ennesimo fallimento. Il declino è evidente e dura da anni, non basterebbe una coppetta italietta a negarlo. Ma io voglio comunque poter festeggiare per una finale vinta.
Chiedo troppo? Certo che sì. Chiedo troppo al destino. Chiedo troppo a quella massa informe di muscoli sfilacciati e ossa molli che chiamano impropriamente giocatori del Milan. Chiedo troppo a Brocchi. E chiedo troppo anche alla Juvemerda, che, spiace dirlo, sulla carta è in grado di strapazzarci anche giocando con le riserve che indossano solo scarpini sinistri su entrambi i piedi.
Non chiedo troppo a me stesso. Essere tifosi è questa roba qua, è una malattia irrazionale del pensiero che ti porta a amare quella squadra lì, con quei colori lì, al di là di qualsiasi evidenza. Una malattia dalla quale non riusciranno a curarmi, anche se ci stanno provando da tempo.
Forza Milan, Juve merda.

Al Diavolo; Milan – Frosinone: 3-3

La capacità di questa squadra di mandare al diavolo qualunque partita e complicarsi la vita è incredibile.
Cominciamo col dire che ci eravamo abituati fin troppo bene a pensare di avere un fenomeno tra i pali. Invece alla fine tocca ricordare che Donnarumma ha solo 17 anni, per cui se già al primo minuto si trova a subire un tiro insidioso ci sta che possa anche sbagliare. Come ci sta che a fine primo tempo possa sottovalutare, per inevitabile inesperienza, una punizione da quasi 40 metri.
Ci sta un po’ meno che nessuno dei giocatori di maggior esperienza immagini di tentare di impedire ai giocatori del Frosinone di trovarsi soli davanti al portiere ogni volta che vogliono, che nello specifico significa due volte, non di più. Ma se loro fanno tre tiri e tre gol, mentre noi nel primo tempo sprechiamo occasioni su occasioni, all’inizio del secondo ci concediamo pure il lusso di sbagliare un rigore, sbagliamo altre occasioni nel secondo e riusciamo pure a prendere il terzo gol,  ci sta che alla fine il 3-3 recuperato nel finale, con tanto di traversa al 94° per sancire che la sfiga ci vede meglio dei nostri attaccanti, possa essere anche accolto con un sospiro di sollievo.
Sollievo soprattutto per il fatto che mancano ancora solo due partite e poi anche questa agonia sarà finita, in attesa di una scoppiettante estate di annunci miracolosi.

Addendum su Balotelli: il rigore lo ha sbagliato lui, troppa paura e troppa tensione non aiutano. Eppure non è stato tra i peggiori ieri, neanche lontanamente, e la traversa nel finale, quando avrebbe potuto sfondare la rete e regalarci una immeritata vittoria, è la conferma che quando tutto decide di girarti storto lo farà. Ma davvero, visti Luiz Adriano e Menez di ieri, c’è qualcuno che pensa che far partire Mario titolare sia un errore?

Spett.le Dott. Berlusconi,

Spett. Geom. Galliani.

Gentile d.ssa Berlusconi

La presente per proporre la mia candidatura quale di prossimo allenatore dell’AC Milan.
Purtroppo sono al momento sprovvisto di patentino da allenatore e di esperienza specifica come allenatore, ma ritengo che questo sia un ostacolo superabile. Ho dalla mia un’esperienza più che decennale come tifoso appassionato, allenatore da divano e commentatore da poltrona.
Offro  la più ampia disponibilità ad assumermi tutte le responsabilità in caso di insuccesso e a esprimere la massima gratitudine alla società, ed in particolare al Presidente per i suoi preziosissimi consigli, nel caso di qualsivoglia successo, fosse anche nello scopone del mercoledì sera.
MI rendo peraltro disponibile ad adottare il modulo suggerito dal Presidente alla vigilia della partita, senza discutere nessuna scelta, fosse anche quella (che definirei rivoluzionaria in caso di successo e azzardata, assumendomene le colpe, in caso contrario) di far giocare il portiere a centrocampo ed il magazziniere in porta.
Per quanto riguarda la mia richiesta economica non ho grandissime pretese. Mi accontento di contratto biennale alla cifra che voi vorrete ritenere, (mi consenta però di suggerire di non scendere al di sotto del  minimo sindacale di un milione di euro, per non generare spiacevoli equivoci coi colleghi).
Porgo i miei migliori saluti e mi metto a disposizione per qualsivoglia chiarimento riterrete necessario.

Brocchi, what else?

WARNING: QUELLO CHE SEGUE, OLTRE AD ESSERE IL SOLITO POST SCACCIAFIGA SUL MILAN, E’ UN POST PIENO DI POLEMICHE INUTILI E GRATUITE, OLTRE AD ESSERE PIU’ LUNGO DELLA MEDIA.
METTETEVI COMODI.

Archiviata la pratica Mihajlovic e la sua cacciata, che per indegnità viene superata, in tempi recenti, solo dal trattamento riservato a Seedorf, resta il problema di come potrebbe il nuovo allenatore fare qualcosa per salvare, se non la stagione, almeno il suo posto di lavoro dopo giugno.
Cosa potrebbe fare Brocchi per salvare la pellaccia, a parte mettersi barba e baffi finti e fuggire in incognito per la Papuasia?
Ben poco, mi viene da dire.
Da qui alla fine della stagione ci sono 7 partite, una delle quali è la finale di coppa Italia con la Juve, che già sappiamo essere nettamente superiore a questo Milan.
Per la finale direi che non c’è molto da fare, se non tentare di fare la partita dell’anno e sperare contemporaneamente in un po’ di culo. Più di un po’. Tipo un’epidemia di influenza gastrointestinale che colpisce tutta la rosa della Juve, pure la primavera, con Allegri costretto a schierare la rappresentativa nazionale arbitri (la famosa Juve B) al posto dei soliti giocatori. In questo caso, a patto che la partita venga arbitrata da cinque scimmie fuggite dal bioparco di Roma, dove si sa non alberga molta simpatia per la vecchia signora, potremmo anche sperare nell’impresa.
Altrimenti, le risorse sono quelle che sono, il pronostico è inevitabilmente a favore dei gobbi e, oserei aggiungere, credo che nessuno potrebbe comunque fare un dramma in caso di una sconfitta che, diciamolo, sarebbe nell’ordine naturale delle cose. Direi che non è una grande base di partenza per motivare la squadra.
Certo, la palla è rotonda, nelle partite secche può succeder di tutto e via di banalità su banalità.
Per le restanti 6 partite di campionato la faccenda si complica ancora di più, perché qui Brocchi non solo deve come minimo conservare il sesto posto in classifica, e se possibile migliorarlo, ma soprattutto deve riuscire a dare un segno di discontinuità, nel gioco più ancora che nei risultati. Il che significa sostanzialmente dare un gioco ad una squadra che non sa nemmeno cosa significhi da almeno 5 anni, escludendo il tentativo fatto da Seedorf, che però ha messo in chiaro in tempi non sospetti che avrebbe avuto bisogno di cambiare almeno la metà dei giocatori, immaginando però nuovi arrivi diversi da quelli degli ultimi mercati.
Quindi? Si comincia cambiando modulo. E qui pare che già da domenica contro la Samp assisteremo al ritorno del 4-3-1-2 tanto auspicato dal presidente. Modulo che però a inizio campionato aveva provato anche Mihajlovic, con risultati non eccelsi.
Ma siamo certi che il problema in quel caso era l’allenatore, non i giocatori.
Con gli stessi giocatori Brocchi farà miracoli, tipo trovare un trequartista in una rosa in cui non ce ne sono.
Il modulo è importante, ma poi sono i giocatori in campo che lo devono applicare.
Quindi oltre al modulo mi aspetterei qualche importante novità nella formazione titolare, se non fosse che alla fine, gira e rigira, sarà pur vero che dai diamanti non nasce niente e dalla merda nascono i fior, ma qui hai voglia rimestare, solo merda c’è. Diamanti e fiori nascosti non se ne vedono.
Per tentare di lasciare un segno qualche cambio andrà comunque fatto, ma più per disperazione che per convinzione, dando spazio finalmente e veramente a quei pochi giovani su cui tante volte il Milan ha detto, senza farlo realmente, di puntare (l’unica eccezione finora è stata Donnarumma, per il quale dobbiamo ringraziare Mihajlovic).
Spero quindi di poter vedere in campo Calabria e Locatelli, per fare il primo esempio che mi viene in mente.
Per il resto c’è comunque ben poco da fare.
Personalmente davanti punterei su Balotelli (lo so, è una mia fissa) a spaziare dietro alle due punte, che inevitabilmente, dato che Menes ha meno di 10 minuti di autonomia e zero di voglia, dovranno essere Bacca e quel tizio tornato dalla Cina al posto di Luiz Adriano.
Spero che nessuno immagini di far fare il trequartista a Harvey Esajas Boateng. Ci ha già provato ai tempi la capra (un’altra delle sue grandi invenzioni) ed ha funzionato in qualche modo solo finché c’era Zlatan, ma solo perché c’era lui.
Oltre ad essere un medianaccio coi piedi appena sopra la media, Harvey Esajas Boateng è un ex giocatore da almeno un paio di stagioni e mi piacerebbe avere un po’ della roba buona che passava nella testa in quel momento a chi ha deciso di metterlo sotto contratto a gennaio.
Anche a centrocampo c’è poco da inventare; Bonaventura, anche se fuori forma, è imprescindibile, poi Locatelli (se vogliamo vedere l’effetto che fa) e chi? Honda? Montolivo? Kucka? Quest’ultimo è l’unico ad oggi in grado di garantire un po’ di corsa e intensità, peccato per i piedi invertiti. Honda ha alternato partite buone ad altre inguardabili. Montolivo recupera palloni, ma poi non ha la minima idea di cosa farsene; mettiamolo a fare il raccattapalle. Poli non lo voglio neppure sentire nominare e se ho dimenticato qualcun altro se lo merita.
In difesa la scelta è ancora minore.
Detto che magari riproviamo a puntare su Calabria (il che significa o farlo giocare a destra al posto di Antonelli o rinunciare ad Abate) al centro mi piacerebbe vedere se Rodrigo Ely è ancora abile ed arruolabile, dato che fino a qualche tempo fa se ne parlava molto bene.  Le sue prime comparsate insieme a Romagnoli però non hanno fatto vedere meraviglie, per cui temo che non si possa fare a meno di Alex (bel prospetto per il futuro!), insieme appunto a Romagnoli che è insostituibile, e l’altro a scelta tra Abate e Antonelli, a seconda del lato su cui si vuole provare Calabria.
De Sciglio è non pervenuto (soprattutto sul piano caratteriale) da troppo tempo per essere considerato un’opzione valida.
In porta Gigione non si discute.
Quindi restiamo in attesa del miracolo, se Brocchi sarà in grado di farlo.
Il mio consiglio, per chi ci crede, è pregare forte.
Dal canto mio sto rinforzando la riserva di grappa.

Nomen omen

La squadra di Brocchi.
Battuta abusata ancora prima di poter essere effettivamente utilizzata.
Il problema è che non è questo il problema.
Non è l’allenatore, o gli allenatori. Non sono i giocatori, che per quanto possano essere o non essere “da Milan”, hanno la sola colpa di essere quello che sono. E di essere stato comprati da qualcuno per giocare nel Milan.
Il problema è la società, e per società intendo Silvio Berlusconi.
Il pesce puzza dalla testa.
Spiace dover continuare a infilare banalità una dietro l’altra, ma la situazione lo impone.
Galliani è un falso problema, non esiste come questione in se perché si risolve automaticamente solo se il Berlusca vende il Milan.
Lo stesso dicasi di Barbarella Berluschella. Se il berlusca vende, lei sparisce.
E qui, altra frase fatta, casca l’asino.
Perché trovare uno che si accolli il Milan attuale non è facile. Diventa impossibile se il berlusca insiste con quella sua valutazione esagerata della società.
Però è ormai chiaro a tutti che finché il Milan resterà nella mani della famiglia Berlusconi non ci saranno miglioramenti.
Ora due parole su Mihajlovic. Non sono mai stato un suo grandissimo fan, in parte per il suo passato da giocatore, in parte per il fatto che lo ritenevo, e continuo a ritenerlo, un allenatore da squadra da mezza classifica (in un certo senso, quindi, l’uomo giusto al posto giusto).  Va detto però che con la rosa di giocatori che gli hanno messo a disposizione nessuno avrebbe potuto fare miracoli, per cui pretendere da lui un salto di qualità rispetto agli ultimi tre anni era un mero esercizio di ipocrisia.
Detto questo, secondo me è riuscito a tirare fuori da questa rapa qualcosa che assomiglia molto al sangue, anche se solo a fasi alterne.
La continuità purtroppo c’è stata solo nella mediocrità, con sporadiche partite di maggiore intensità che, in alcuni momenti, ci hanno quasi fatto gridare al miracolo. Miracolo che, probabilmente, è veramente avvenuto, anche se solo in alcune, troppo poche, occasioni.
In ogni caso cambiare allenatore oggi, sempre che arrivi l’ufficialità, secondo me è un errore, perché semplicemente non cambierà nulla.
Per quanto Brocchi possa essere un genio (ammesso che lo sia e noi, comunque, non lo sappiamo), non credo che si possa fare molto di più o molto di meglio di quanto ha fatto finora Mihajlovic.
Quando la maionese impazzisce non serve a niente cambiare la frusta. Bisogna prendere altre uova e ricominciare da capo.
Il Milan è una squadra da ricostruire, in cui si possono salvare forse tre/quattro elementi. Tutto il resto è la solita manfrina inutile.
Ma la prima cosa da cambiare è la società. E per società intendo, come prima, Berlusconi.