Il posto più noioso dell’universo

Pensate ad un posto noioso.
La casa di quella vecchia prozia che ogni tanto, almeno durante le feste, vi tocca andare a visitare per dovere di famiglia. Quella prozia che nemmeno si ricorda bene di voi e vi confonde sempre con vostro cugino, che però apre per voi il gelido salottino buono – gelido perché per risparmiare non accende neppure il riscaldamento della stanza, tanto è sempre chiusa – e alla fine della visita, dopo avervi costretto a ingurgitare offerto un caffè conservato da mesi nel frigorifero fatto con un moka rimasta inutilizzata da un anno, dopo avervi ammorbato per un’ora quasi infinita con la sua cartella clinica, vi congeda passandovi quasi furtivamente una banconota da 5 euro, così vi comprate qualcosa.
Pensate a quel divano su cui non si posa neppure più la polvere, alla collezione di assurde bomboniere ricevute in una lunga vita da prozia e disposte sugli scaffali ognuna posata sul suo bel centrino.
Poi pensate alla sala d’attesa dal medico di famiglia, una decina di pensionati che vi hanno preceduti (dormono davanti all’ingresso per essere lì prima, i maledetti) attendono soddisfatti il loro turno. Ovviamente prima di voi c’è pure un rappresentante di una casa farmaceutica.
I pensionati hanno un solo argomento di conversazione, i propri malanni. Il polistirolo che non vuole calare, l’artrite, le cateratte agli occhi, l’ansia (va molto di moda l’ansia tra i pensionati)(cosa cazzo c’avranno da essere ansiosi, che la sola preoccupazione che hanno è quella di essere dal medico prima di voi). Se per caso ce n’è uno che avete la disgrazia di aver conosciuto, e vi riconosce, va anche peggio, perché vi chiederà come sta la prozia.
Pensate alle riviste, tutte rigorosamente almeno di sei mesi fa, disposte sul tavolino. Pensate ai poster alle pareti, con le semplici e comprensibili istruzioni per tenere a bada la prostata.
Ora pensate alla cena aziendale della vostra dolce metà. Voi non conoscete nessuno ma non potete esimervi perché l’invito è stato gentilmente esteso alle famiglie e insomma, che figura ci fa se è l’unica persona a presentarsi da sola.
Cena alla quale scoprite che, in effetti, siete l’unico accompagnatore che è venuto. Dopo le presentazioni di cortesia attaccano tutti a parlare di lavoro e voi vi ritrovate a guardare i bicchieri, senza neppure toccarli perché ovviamente non potete ubriacarvi davanti a tutti i suoi colleghi ed ai suoi capi.
Pensate infine ad un placido paesino di quasi montagna. Uno di quei paesini da cartolina, la chiesetta con il campanile, il municipio che sembra costruito dal nonno di Heidi, un bar con davanti uno spiazzo per ballare, ormai in disuso, parzialmente occupato da tavolini, vuoti.
I pochi avventori, i soliti giocatori di carte, sono tutti dentro, ma è un circolo chiuso; il requisito minimo per l’ammissione è essere titolari di una pensione. Una volta il bar aveva il biliardo, ma l’hanno tolto perché ormai, tra buche e strappi sembrava un campo da minigolf, e poi non ci giocava nessuno. Il biliardo si pagava, anche se poco visto come era conciato. Le carte invece sono gratis e si riescono a reggere anche con la mano che trema un po’. L’unico costo è quello del bianchino che, preso a inizio partita, dura quasi tutto il pomeriggio.
Di fianco al municipio c’è la casa di riposo, per chiarire subito chi è che conta davvero in città.
La popolazione d’inverno raggiunge a malapena le due centinaia, contando anche il bestiame, ma d’estate si moltiplica perché dalla città vengono deportate centinaia di prozie e pensionati staccati a forza dalla sala d’attesa del medico, oltre ad alcuni bambini affidati alle loro amorevoli cure, raggiunti, nel weekend, da genitori che non vedono l’ora di tornare in ufficio il lunedì pur di porre fine al supplizio.
La televisione arriva poco e male, si vedono solo i primi due canali rai e rete4.
Per avere segnale col cellulare bisogna trovare il punto giusto in piazza e sperare che il vento tiri nella direzione giusta. Di internet non ne parliamo neppure.
Ci sono due negozi, una piccola merceria ed una macelleria/panetteria. Ma il sabato, scendendo verso il paese più grande (10 Km di tornanti), c’è il mercato. Sette bancarelle sette. Due di abbigliamento, due di formaqgi e salumi (una ha anche il pollo allo spiedo), una di scarpe, una di frutta e verdura e quella, immancabile, dei giocattoli scrausi ma colorati. Ormai le conosco a memoria, per spiegare come sono messo.
Poi il nulla, un grosso, sconfortante nulla circondato dal niente.
Si può fare una sola cosa, passeggiare nel bosco, verso il paese fotocopia a circa 3 Km, e poi tornare indietro.
Un nulla con un buco intorno, in mezzo al quale per due lunghi interminabili mesi mi tocca passare regolarmente ogni maledettissimo fine settimana, perché i suoceri non possono vivere senza passare due stramaledetti mesi nel buco col nulla intorno e, dato che gli asili sono chiusi, si portano dietro anche la piccoletta.
Un rapimento, un sequestro di persona piccola, perpetrato al solo scopo di costringere anche noi poveri genitori della piccoletta a trascorrere del tempo in quel posto che succhia l’anima e la sostituisce con una densa patina grigia, una coperta di ragnatele che impedisce ad ogni forma di calore di passare e ci trasforma in una creatura dall’anima raggrinzita e inutile, che potrebbe addirittura guardare una intera edizione del Tg4 senza tirare neppure un moccolino, niente.
Un posto che non ci appartiene e al quale non avremmo mai voluto appartenere se non ci fossimo costretti, di quelli che se vi si capita per caso, solitamente dopo aver sbagliato strada per andare altrove, si pensa “va’ che bel posticino da cartolina” e poi, subito dopo “vabbé, però ora leviamoci di culo che qui non c’è un cazzo di niente”.

E grazie per tutto il pesce

Il sottoscritto tenutario di questo blog e la sua bella famigliola da dopodomani andranno, per una decina di giorni, ad ossigenare i propri neuroni in una amena località di mare, sul cui nome vige uno strettissimo segreto.
Ci premureremo di verificare varie cose, tra cui la possibilità di reperire in loco fritture di paranza scampate alle maglie della legislazione europea.
Non vi penseremo, non scriveremo cartoline, non telefoneremo, non torneremmo.
Invece tornereno, purtroppo.
Nel frattemo non fate danni e non fate nulla che io non farei.

Governo ladro

Domani, dopo anni di assenza, è prevista la mia presenza sugli spalti di S. Siro.
La partita sarà quel che sarà, tra due carrozzoni messi l’uno peggio dell’altro (ma temo di sapere qual è quello messo peggio), però l’occasione è particolare.
Abbiamo organizzato, io e il fratellino, una succosa trasferta per un nostro lontano cuginetto (il diminutivo è da intendersi in senso lato, visto che trattasi di 1 metro e 8o di quindicenne) il quale, pur essendo cresciuto in ambiente ostile (in provincia di Roma) è riuscito a sviluppare forti e sani principi milanisti. Sarà la sua prima visita a Milano negli ultimi 10 anni e la sua prima partita vista allo stadio.
Credo che nonostante tutto il risultato non sarà la cosa più importante per lui, anche se sarebbe meglio fare una bella figura, savasandìr (lo so, non si scrive così)(massa di temperacazzi).
Ovviamente domani sera è prevista pioggia. Come domenica e pure lunedì.
Così il cuginetto quando tornerà a Roma potra confermare che a Milano piove sempre sul bagnato.

I piaceri della carne

Noi che siamo gente di città, venuta su ad asfalto e smog, quando ci si trova in un perduto borgo del chianti senese, sprovvisti di qualunque connessione col mondo esterno che neppure i cellulari prendevano, ci trasformiamo un po’, diventiamo delle belve sanguinarie ed affamate.
Ecco, questo è stato il mio lungo week end appena trascorso.

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REINSERIMENTO

 

Non si può mica prendere uno, sollevarlo di peso dalla spiaggia, trasportarlo per vari chilometri e poi piazzarlo davanti ad una scrivania per 8 ore, senza che ci siano conseguenze.
Bisogna fare un reinserimento graduale, 2 ore il primo giorno, 3 il secondo, 4 il terzo, e poi un weekend lungo per riprendersi.

 

IL SOLITO POST PER PUNTI

 

– S’è visto che sono un po’ preso? Se non s’è visto ve lo dico ora: sono un po’ preso. Settimana scorsa un corso full-immersion, questa settimana full-immersion di corsa.

– L’iPhone ovviamente non l’ho preso, ma quando sarà opterò per quello senza contratto.  Costa di più al momento dell’acquisto, ma costa molto meno dopo. Intanto ho aggiornato (stanotte) il firmware dell’iPod touch ed ho scaricato un paio di applicazioni, proprio per non farmi mancare niente. Chevelodicoaffa’, è uno spettacolo.

– Qui nella grotta è finalmente arrivata la macchinetta delle bibite. Notizia da niente, direte voi, ma son quelle piccole cose che ti fanno sentire trattato con un po’ più di umanità, soprattutto dopo 5 anni in cui la scelta era tra bere acqua del rubinetto e non bere.

– Sapessi com’è strano, trovare l’autunno a metà luglio a Sormano.

 

LA GITA DEI CRETINI

 

Partenza sabato mattina, rientro domenica sera. Nel mezzo l’addio al celibato enogastronomico  del fratellino in compagnia di 5 amici, 5 bistecche da un chilo circa, salsicce salami e formaggi toscani, svariate bottiglie di Chianti.

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Tutto questo per spiegare come mai ieri mi sono addormentato durante la partita e mi sono svegliato solo a lotteria dei rigori già conclusa.