Milan – Benevento 2-0 e la vera rovina del calcio moderno

Avrei voluto semplicemente commentare la serata di ieri sera, con una vittoria meritata che, se non avessimo sprecato troppe occasioni, sarebbe stata larga anzi larghissima.
Ma poi mi sono imbattuto nella notizia che segue, e mi è salito il sangue al cervello.

La notizia è stata riportata, con un rilievo variabile ma non eccessivo, da varie testate. E questo è uno dei problemi: il fatto che ormai sia riportato quasi come una cosa normale il fatto che gli ultras possano chiedere, e ottenere, un incontro con un giocatore per ricattarlo.
Direte che ci sta che i giocatori non siano trattati come mostri sacri e che ci sia la possibilità di avvicinarli come con qualsiasi altro essere umano. Fate una prova, andate a Milanello, o dove si allena qualsiasi altra squadra, quella che volete, fate voi, e chiedete di poter fare quattro chiacchiere con qualsiasi giocatore. Poi vediamo che vi rispondono.
Ora che avete fatto la prova, anche solo mentalmente, ripensate a quello che è successo.
Vi sembra normale che una delegazione di ultras (non chiamateli tifosi, sono un’altra cosa) possa accedere al luogo del ritiro di una squadra di professionisti di qualunque sport a chiedere e ottenere un confronto con un giocatore o con l’allenatore?

Non più di un paio di settimane fa, quando è stato presentato il progetto della Superleague, c’è stata quasi una sollevazione popolare al grido, tra le altre cose, di “il calcio è dei tifosi“.
Sono questi i tifosi cui appartiene il calcio? Gli ultras?
Quelli che ricattano giocatori e società? Quelli che nel tempo libero riempiono le cronache giudiziarie?
Quelli che hanno contestato il giorno della sua ultima partita a San Siro una leggenda vera come Paolo Maldini (colpevole, secondo la loro mente distorta, di aver mancato loro di rispetto dopo la finale di Champions a Istambul per non aver accettato di scusarsi con loro, e anzi per averli sfanculizzati come ampiamente meritavano).
Se veramente è così, beh, spiace dirlo, ma il calcio non ha futuro.

Bene ha fatto Maldini, ancora una volta, a prendere le distanze da questa gentaglia ed a chiarire che “nessuno al di fuori del Milan può decidere chi gioca e chi rinnova. Certe scelte competono all’allenatore per quanto riguarda il campo e al club per le questioni contrattuali“.
Il passo successivo è però fare in modo che queste scene non debbano più ripetersi e che a nessuna delegazione di ultras sia consentito, per nessun motivo, di accedere a giocatori, squadre o società per tentare di porre le loro condizioni.
Per quanto mi riguarda, occorre anche fare in modo che non sia consentito loro di accedere alle partite, a meno che non lo facciano rispettando le stesse regole che devono rispettare tutti gli altri tifosi, quelli veri.
Se il calcio non riesce a liberarsi degli ultras e continua ad accettare i loro ricatti è destinato a finire, e a finire male.

A questo punto una breve storia edificante: nel 2014, dopo l’eliminazione della squadra dalla coppa Italia, una cinquantina di ultras dell’Olimpia Milano (stiamo parlando di basket, per chi non lo sapesse), ha pensato bene di irrompere durante un allenamento della squadra per contestare (in particolare ce l’avevano con il presidente Livio Proli e con Alessandro Gentile) e chiedere chiarimenti sull’impegno della squadra. (vi ricorda qualcosa?)
(Cito, solo per dovere di cronaca, la voce secondo cui alla base di questa voglia di contestare ci fosse anche il fatto che la società avesse ritirato i pass gratuiti concessi in altri tempi ai capi ultras, costringendoli quindi a pagare il biglietto per assistere alle partite).
L’allenamento è stato interrotto per circa tre quarti d’ora, c’è stato un confronto (anche duro) con alcuni giocatori, poi anche grazie all’intervento della polizia i 50 fenomeni sono stati allontanati.
La differenza però è nel finale. Da quel confronto non voluto con gli ultras sono scaturiti daspo, denunce e diffide. Con la società in prima fila.
Non ci sono moltissime notizie in internet su come è finita la storia. Il basket è purtroppo considerato uno sport minore, per cui si riesce a sapere tutto anche sulla marca di carta igienica usata da Cristiano Ronaldo, ma su vicende come questa, che dal punto di vista dello sport in generale dovrebbero avere comunque un certo peso, si trova poco o niente.
A quanto pare i daspo sono stati revocati, con la motivazione che si trattava di un allenamento e non di una partita aperta al pubblico a pagamento e che non ci sono stati scontri fisici (motivazioni a parer mio un po’ eccepibili, ma tantè).
Le denunce sono rimaste, e se non è dato conoscerne l’esito, una cosa è certa: chi ha avuto la fortuna di andare al Forum a vedere una partita dell’Olimpia negli ultimi anni, ha potuto notare quanto la curva degli ultras dell’Olimpia, com’è come non è, si è ridotta ad una sparuta compagnia di scappati di casa (gente ben informata mi dice che in alcune partite molto sentite per non sembrare i quattro gatti che sono, sono costretti a farsi prestare gente dagli ultras di altri sport).
Per anni, fino al 2019, i quattro gatti di cui sopra hanno esposto un inutile e fastidioso striscione che recava la scritta “Via Pioli e Portaluppi”. Ma di fatto la società si è limitata a d ignorarli e le loro file si sono assottigliate sempre di più, mentre è continuamente aumentato il numero dei tifosi che affollavano il Forum.
Quindi allontanare certe gente si può, basta volerlo.

Sugli ultras e sui tifosi

Cominciamo con una questione di pura semantica:
Una cosa sono i tifosi, un’altra sono quei beceri imbecilli. Non chiamateli tifosi. Al limite ultras, loro lo prenderebbero per un complimento, ma deve essere chiaro che è un insulto, come dare del subumano, del razzista, del fascista, o del leghista.
Chiamare tifosi quella massa di stronzi è offensivo per tutti quelli che regolarmente seguono la propria squadra da una vita e non si sono mai sognati di tirare nemmeno un buffetto a qualcuno per questo. Quelli che, per inciso, sostengono davvero il mondo del calcio pagando biglietti, abbonamenti, Sky e DAZN, comprando magliette giornali, riviste, album di figurine, gadget e tanta, tanta merda.
Quelli che però non organizzano risse fuori o dentro lo stadio, non spacciano robacce, non fanno rapine né estorsioni.
NON CHIAMATELI TIFOSI.
I TIFOSI SONO UN’ALTRA COSA.
LORO CHIAMATELI ULTRAS, LA MERDA DEL CALCIO.
E poi decidetevi finalmente e chiudere le curve, in tutti gli sport.

Evacuo Felice sulle teste degli ultras

Felice Evacuo (non me ne voglia) è una specie di signor nessuno del calcio.
Ma proprio per questo bisogna che in questo momento il suo nome che (sempre non me ne voglia) è già di per sé una mezza disgrazia, diventi il nome più famoso del calcio italiano.
La sua carriera la si può leggere su wikipedia, ed è quella di tanti calciatori bravi, ma non abbastanza, che si ritrovano a giocare nelle serie minori.
Non è un Baggio, ma le statistiche parlano comunque di un attaccante da oltre 150 gol in carriera. C’è gente che non segna tanto neppure con la playstation.
Comunque sia, Felice Evacuo, a dispetto del nome che ti entra in testa per le sue mille possibilità, sembra destinato a restare uno come tanti, una specie di signor nessuno.
Fino all’altro ieri, quando alla fine di una partita vinta dalla sua attuale squadra, il Benevento, contro la sua squadra precedente, la Nocerina, ha pensato di fare una cosa che per la gente normale sembra solo un gesto di sportività e di gratitudine: dopo aver festeggiato la vittoria davanti ai tifosi della sua squadra attuale è andato a salutare i tifosi della sua ex squadra.
Apriti cielo.
Dagli ultras del Benevento è subito partito un comunicato, che riporto fedelmente per come l’ho trovato in rete:
Il signor Felice Evacuo ENTRO STASERA  – si legge sul comunicato redatto dalla tifoseria – deve effettuare la RESCISSIONE DEL CONTRATTO senza attendere decisioni altrui; contestualmente alla rescissione è pregato di LASCIARE LA CITTA’ entro lo stesso termine. Non solo. L’eventualità che Felice Evacuo possa presentarsi alla prossima seduta di allenamento sarà considerato un AFFRONTO ALLA CURVA SUD e come tale sarà trattato“.
Lasciamo perdere lo stile, che se poi dico che sembra un messaggio mafioso rischio che mi si accusi di fare una discriminazione territoriale.
A prescindere da questo, già il fatto che si debba tener conto di un comunicato degli ultras mi pare aberrante. Ma questo è il meno.
Alla fine Felice Evacuo (nell’impossibilità di stabilire quale sia meglio come nome e come cognome continuerò a usarli entrambi) ha dovuto registrare un video di scuse. E probabilmente (ma spero vivamente che non sia così) dovrà comunque andarsene e cercare un’altra squadra in cui giocare.
Questo è lo stato delle cose nel calcio in Italia?
Anche nelle serie minori i criminali ultras dettano legge sul campo, senza che nessuno si opponga? Pare di sì. E la cosa peggiore è che nessuno alla fine sembra indignarsi più di tanto.
Di storie come questa probabilmente ce ne sono tante tutte le settimane. E tutte spesso passano in secondo o terzo piano. Non fanno abbastanza notizia. Molto meglio parlare della nuova fidanzata di Pato.
Poi ogni tanto, per qualche ora, arriva l’onda giusta e sembra che ci si renda conto che le parole di Capello, quando ha lamentato che il calcio in Italia ormai è ostaggio delle curve, erano vere. Qualche chiacchiera, tanta costernazione, un pizzico di indignazione, impegni quanto basta e poi più nulla. Fino alla prossima volta.
E nel frattempo Felice Evacuo probabilmente avrà cambiato squadra, perché nessuno avrà fatto la sola cosa che andrebbe fatta: andare nella curva e estirpare gli ultras come si estirpa la gramigna da un orto.
Gli ultras si definiscono spesso i veri tifosi. La verità è che sono un cancro. Vanno eliminati dal mondo del calcio prima che lo uccidano definitivamente.

Juventus – Milan: brividoterroreraccapriccio

Volevo scrivere un post pacato e ironico per esprimere con un certo stile il concetto che ormai non è più tempo per Allegri allenatore del Milan, che secondo me anche gli esami di riparazione sono finiti e non sono andati bene, che ci sono anche bocciature che aiutano a crescere, e sopratutto che il polpo Paul (pace all’anima sua, ma pure a quella del prezzemolo e delle patate) avrebbe maggiori capacità di allenare una squadra e soprattutto di leggere una partita.
Ma ho aspettato troppo. Cosa normalmente buona e giusta, soprattutto dopo una sconfitta. Non si commentano certe partite a caldo.
Il problema è che quando certe partite sono contro la Juve, com’è come non è il dopo-partita rischia sempre di essere più importante della partita stessa, per cui l’attesa deve essere ben calibrata.
Questo dopo partita cosa ci dice?
Ci dice che dovremo fare a meno di Mexes per 4 turni. Squalifica più che meritata, molto di più di altre piovute negli ultimi tempi. Semmai si può evidenziare che Allegri avrebbe dovuto sostituirlo subito dopo quel tentativo di pugno a Chiellini (neanche quello gli è riuscito bene), perché era chiaro a chiunque abbia visto almeno due partite di calcio in vita sua che Mexes sarebbe stato espulso prima della fine, lasciando la squadra in dieci.
Poi ci dice che dovremo fare a meno di De Jong, e questo può essere un guaio, visto che in assenza di Balotelli  è sempre stato lui il migliore in campo.
Infine ci dice un’altra cosa, ben più importante, e non è che il famoso complotto per portare in Champions il Milan non esiste (eh vabbé, Bonolis se ne farà una ragione), ma che ormai o si decide di chiudere definitivamente le curve, o prima o poi ci troveremo tutti a fare altro la domenica.
Altro che delegazione di ultras che va a parlare con la squadra a Milanello. Gli ultras, quelli che li sostengono, quelli che li appoggiano, quelli che condividono la cosiddetta “mentalità ultras”, dovrebbero essere utilizzati per ripopolare gli zoo. Fuori dagli stadi, lontani dai campi da calcio e lontani da qualunque consesso civile.
Una legge Basaglia al contrario, applicata agli ultras (anche a quelli del Napoli, che hanno cantato cori contro sé stessi in solidarietà con le curve di Milan e Inter).
Chiariamo subito il concetto: la colpa della squalifica di S. Siro contro l’Udinese va in primis alle scimmie urlatrici della curva che chissà per quale motivo (forse per avere ulteriore conferma di avere diritto di convocare la squadra al loro cospetto ogni volta che vogliono, magari di imporre la formazione, oppure per garantirsi ulteriori sconti e agevolazioni sottobanco sui biglietti. Non lo sapremo mai, suppongo) hanno deciso di rimettersi a cantare i loro cori del cazzo contro Napoli, sapendo che la provocazione avrebbe sicuramente avuto un suo effetto, e che l’effetto sarebbe ricaduto sul Milan e sugli altri tifosi (quelli che, pur essendo la stragrande maggioranza, forse sono troppo incensurati per essere invitati alle cene di gala, o per andare a parlare della squadra con la squadra).
Poi la colpa va alla società, che ben lungi dal tagliare i ponti con questa gentaglia, se li coccola in tutti i modi (la vergogna di una società che non difende un Campione eterno come Maldini dopo la contestazione dei soliti idioti pregiudicati è una macchia indelebile al cui confronto le luci di Marsiglia si spengono e le retrocessioni diventano gite premio a Disneyland).
Infine la colpa va anche al giudice sportivo Tosel, che (spero sia così) non si rende conto di essere diventato l’arma con cui gli ultras possono ricattare le società.
Volevo concludere con il consueto Allegri vattene, ma di fronte a tutte queste cose alla fine non me la sento. Allegri ha la sola colpa di non essere adeguato al compito che si trova di fronte. Provo quasi simpatia per lui.
Quasi.
Ma non esageriamo.

Milan – Sampdoria

Un paio di premesse di carattere estemporaneo:
Per un attimo mi sono illuso, prima della partita, che l’invito del berlusca a dimettersi immediatamente valesse anche per Allegri. Poi ho visto la formazione e ho capito che non era così. Occorrerà attendere la prossima occasione.
In settimana a Milanello c’è stato un incontro tra la squadra (dicono al completo), lo staff tecnico, ed una delegazione della curva. Penso alle parole di Capello qualche tempo fa, quando ha denunciato che il calcio in Italia ormai è in mano (leggasi ostaggio) agli ultras, ed alle polemiche che gli sono piovute addosso per avere detto quella che purtroppo è solo una brutta ovvietà. Penso a Gianpaolo che prima di fuggire letteralmente da Brescia è stato letteralmente costretto a sottostare ad un analogo incontro con gli ultras e mi sale lo schifo. Scherzosamente ho auspicato che, per par condicio, il Milan decida di organizzare anche un incontro tra la squadra ed una delegazione di tifosi non pregiudicati. Così, tanto per vedere l’effetto che fa. La verità è che, a parer mio, l’unico aspetto scandaloso della squalifica della curva sud è che è solo per una giornata. Per il bene del calcio in Italia le curve vanno chiuse tutte subito. E chi si sente solidale con gli ultras faccia il piacere di manifestare la propria solidarietà standosene a casa. Meno gentaglia c’è allo stadio meglio si sta.
Detto questo tornerei alla partita, se ci fosse qualche commento da fare. In realtà è stata una partita oltremodo noiosa.
A parte i tre punti ed il fatto che non abbiamo preso gol (grazie anche al fatto che la Samp non ha mai provato seriamente a farne uno) direi che non ci sono note particolarmente positive.
Il Milan ha portato a casa i tre punti con un gol di Birsa, uno che seppur ci metta tutta la buona volontà fino a qualche anno fa per vedere il campo di San Siro avrebbe dovuto giocare con una neopromossa o comprare il biglietto. Ma questo è quello che passa il convento adesso e tocca accontentarsi.
De Jong ancora una volta migliore in campo e questo dice tutto. Se il migliore è quello che di mestiere deve distruggere il gioco degli altri non ci sono molte speranze sul tuo gioco.
Matri ancora una volta non reperito. Stavolta però non ha neanche sprecato occasioni da gol, visto che non ne ha avute.
Zapata ha provato a modo suo a mettere una pezza alle manchevolezze offensive della Samp, ma per fortuna non c’è riuscito.
Robinho, che sembrava in ripresa, è tornato di colpo ad essere quello degli ultimi due anni. Oltre al gol praticamente già fatto che è riuscito a sbagliare non si segnala altro.
Zaccardo ha sostituito Abate facendo di tutto per non farlo rimpiangere, ed infatti anche lui non ha piazzato un cross decente neppure per sbaglio.
Domani c’è l’Ajax. Fortuna vuole che Bojan non ci sarà. Ma resta una squadra di ragazzini affamati e talentuosi. Per fortuna ci sarà Supermario. Dovrebbe rientrare anche Montolivo, mentre il Faraone ovviamente sarà in panchina (troppa qualità per Allegri). Vedremo.

Povero Milan, qui c’è poco da stare Allegri

Ci sono due notizie che oggi mi fanno venire qualche considerazione. La prima è letteralmente da mosca al naso, la seconda sarebbe da ridere per non piangere.

Parto dalla prima: ieri il Milan, rappresentato dall’allenatore insieme ad alcuni giocatori, ha ricevuto a Milanello una delegazione di capi ultras per discutere della situazione della squadra (Galliani pare che non ci fosse, ma dopo la nota vicenda di ricatti minacce e processi è più che ovvio).
Lo ripeto, perché quando l’ho letto per la prima volta mi sono stropicciato gli occhi: Allegri  e alcuni giocatori, a Milanello, hanno ricevuto una delegazione di capi ultras per discutere della situazione della squadra.
Non so voi, ma io ritengo e sostengo già da tempo che gli ultras sono uno dei mali peggiori del calcio e degli sport di squadra in Italia, per cui questa cosa mi fa solo rabbrividire. Poi mi fa schifo. Poi mi fa passare la voglia di continuare a seguire il calcio.
Ma purtroppo la merda ultras ormai c’è dappertutto, anche nel basket, e davvero non mi ci vedo a passare la domenica pomeriggio cercando la diretta di un torneo di curling o di badminton.
Vedere che gli ultras sono gli unici a non lamentarsi della squadra (essere tifosi non significa chiudere gli occhi) e poi vedere che vengono ricevuti con tutti gli onori per discutere della situazione, a me, che sono un noto malpensante, qualche sospetto lo fa venire.
E poi a discutere di che? La squadra fa schifo, ok lo vedono tutti. Perché mai l’allenatore e i giocatori devono riferire agli ultras?
Sono loro che pagano i loro lauti stipendi? No.
Hanno firmato un contratto con loro? No.
Non vogliono essere più fischiati? Giochino meglio e i fischi finiranno.
Chiariamoci, in casa sua chiunque può ricevere chi vuole e se Allegri ha piacere ad invitare a cena dei noti pregiudicati sono solo affari suoi. Ma qui si tratta di una riunione in cui una delegazione del Milan riceve una delegazione di ultras per rendere conto della situazione della squadra e ottenere rassicurazioni sul sostegno da parte della curva.
Poi quando Capello dice che in italia ormai i club sono nelle mani delle curve tutti a criticarlo, mi raccomando.

La seconda notizia è quella della ormai stranota discussione tra Allegri e Inzaghi, smentita prontamente da Galliani con parole che non fanno dubitare che sia realmente accaduta.
Cosa ci dice questa notizia?
Ovvio, che Allegri ha i nervi a fior di pelle ed una certa difficoltà a contenersi. Vorrei vedere.
Non mi ricordo un allenatore del Milan tanto in difficoltà dai tempi del non compianto Tabarez.
Lo so, qui c’è chi aspetta che io mi scagli contro Allegri con tutta la possenza del mio inutile blog, ma davvero non ce la faccio. Tutto quello che dovevo e potevo dire su di lui l’ho ormai detto fino alla nausea negli ultimi due anni.
Ormai s’è ridotto a fare il bulletto di periferia con Inzaghi (non mi risulta che abbia avuto gli stessi atteggiamenti con i capi ultras, per capirsi).
Insomma, mi sono immaginato come sarebbe andata a finire se al posto di Pippo ci fosse stato Ibra e devo ammettere che è stato un pensiero molto divertente.
Porello, mi vien quasi da sperare che lo mandino via solo per potermela finalmente prendere con qualcun altro. Per il resto è meglio chiuderla qui.