Sogni

Ho sognato un universo parallelo (sul lato lungo) in cui il virus si passa non via droplet ma via gas anali. In questo universo tutti si coprono anche a il naso con le mascherine. Mi sono svegliato contento perché comunque vada coi tamponi va meglio a noi.

Ho sognato un universo parallelo (sul lato corto) in cui cui il Sars-Cov2 esiste da talmente tanto tempo che si mettono le mascherine anche nelle pubblicità dei profumi. Mi sono svegliato perplesso perché è solo questione di tempo.

Ho sognato un universo parallelo (su entrambi i lati) in cui il Milan alla nona giornata è primo in classifica con 7 vittorie, 2 pareggi e 0 sconfitte, e mi sono svegliato contento perché non è un sogno, ma una solida realtà.

Lo sprezzo del ridicolo e l’italica scarpa

Se non ti rendi conto che quella che tu vai dipingendo come una fragorosa azione di protesta in realtà è una roba talmente scema che fa il giro ed è ancora più scema, allora sei pronto per andare a fare l’europarlamentare leghista.
Purtroppo i riferimenti di questo post non sono casuali né frutto di fantasia.
Altro che aver abolito la povertà, finora l’unica cosa che hanno abolito è il senso del ridicolo.

Il cane dei poteri forti

⁃ Prof, il mio tema è stato manipolato da una manina criminale, io non volevo scrivere se avessi ma se avrei.
⁃ Giggino, ma guarda che io il tuo compito ancora non l’ho ricevuto.
⁃ ah, allora me l’ha mangiato il cane dei poteri forti. Quello è terribile, tutte le volte che esco di casa cerca di mordermi. Che peccato prof, era un bellissimo compito, scritto col cuore.

Nuovo cinema giapponese

Ieri sera, per non aver niente di meglio da fare, mi son dedicato alla visione di un mattone di Anime giapponese tristissimo come sanno essere certi mattoni giapponesi scritti dal campione del mondo giapponese di tristezza Ishigawa Kagamedosso.
Beh, mi è anche piaciuto, e questo forse dovrebbe dirmi qualcosa. Ma preferisco ignorare le vocine nella testa e andare avanti con un paio di riflessioni acute che mi sono venute dopo la visione del film:
In Giappone, a giudicare dagli anime, non esistono i padri, a meno che non siano degli emeriti stronzi o dei poveri cretini che al confronto Toninelli è Archimede PItagorico.
Le madri ci sono un po’ più spesso, ma senza esagerare, e quando ci sono spesso sono l’unico genitore, per cui sono costrette a lavorare come un Toninelli 27 ore al giorno 8 giorni alla settimana e alla fine è come se non ci fossero.
Noi qui a farci le grosse pippe sul fatto che i bambini avrebbero bisogno di una mamma e un papà e in Giappone sti ragazzini vengono tirati su per la maggior parte da nonni che sono già morti da un anno ma ancora non lo sanno, tant’è che spesso se ne accorgono nel corso del film e ci lasciano; tutori autonominatisi al solo scopo di trasformare il protagonista in campione del mondo di una qualche disciplina che va dal calcio all’interpretazione veritiera dei discorsi di Di Maio; animali domestici parlanti o altri animali da compagnia, non necessariamente di questo pianeta; fratelli o sorelle, a seconda dei casi; robot da cucina dotati di anima; pupazzi finto simpatici; vicini di casa alcolizzati.
Poi c’è il sistema scolastico, basato su tre essenziali caratteristiche: un milione di materie con professori severissimi, i club scolastici che diventano man mano più importanti della scuola stessa e le possibilità di fare milionate di assenze senza che nessuno, tra professori e famiglie (se esistessero) abbiano nulla da dire.
Detto tutto ciò, non ho ancora provveduto a dire il titolo del film: la forma della voce. Su Netflix, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita.
È un film che ti getta addosso la tristezza a badilate. Ma se vi capita la serata giusta, guardatelo. Merita.

Vabbé il mandato, ma mandato dove, di grazia?

Ripetiamo tutti insieme:
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Semmai sono stati gli altri. E sono stati tanti, troppi.
Gli elettori del PD hanno dato al PD il mandato di governare, come fanno tutti gli elettori di tutti i partiti.
Ora arriva il bello però. Perché se è vero, ed è vero, che chi ha votato per il PD non lo ha fatto sperando che perdesse ed andasse all’opposizione, ma che vincesse ed andasse al governo, è anche vero, anzi dovrebbe essere pure ovvio, che non è un mandato a fare qualunque cosa. Non è un mandato a fare il contrario di quello che ha fatto negli ultimi 5 anni. Non è un mandato a fare il contrario di quello che ha promesso in campagna elettorale.
Per cui se i 5stelle adesso sentono tutta questa impellenza di governare con il PD, la strada c’è ed è semplice: ACCETTINO E SI IMPEGNINO A SOTTOSCRIVERE E PORTARE A COMPIMENTO IL PROGRAMMA DEL PD.
Altrimenti, ognuno per la sua strada e poco amici come prima.
#senzadime

Il posto più noioso dell’universo

Pensate ad un posto noioso.
La casa di quella vecchia prozia che ogni tanto, almeno durante le feste, vi tocca andare a visitare per dovere di famiglia. Quella prozia che nemmeno si ricorda bene di voi e vi confonde sempre con vostro cugino, che però apre per voi il gelido salottino buono – gelido perché per risparmiare non accende neppure il riscaldamento della stanza, tanto è sempre chiusa – e alla fine della visita, dopo avervi costretto a ingurgitare offerto un caffè conservato da mesi nel frigorifero fatto con un moka rimasta inutilizzata da un anno, dopo avervi ammorbato per un’ora quasi infinita con la sua cartella clinica, vi congeda passandovi quasi furtivamente una banconota da 5 euro, così vi comprate qualcosa.
Pensate a quel divano su cui non si posa neppure più la polvere, alla collezione di assurde bomboniere ricevute in una lunga vita da prozia e disposte sugli scaffali ognuna posata sul suo bel centrino.
Poi pensate alla sala d’attesa dal medico di famiglia, una decina di pensionati che vi hanno preceduti (dormono davanti all’ingresso per essere lì prima, i maledetti) attendono soddisfatti il loro turno. Ovviamente prima di voi c’è pure un rappresentante di una casa farmaceutica.
I pensionati hanno un solo argomento di conversazione, i propri malanni. Il polistirolo che non vuole calare, l’artrite, le cateratte agli occhi, l’ansia (va molto di moda l’ansia tra i pensionati)(cosa cazzo c’avranno da essere ansiosi, che la sola preoccupazione che hanno è quella di essere dal medico prima di voi). Se per caso ce n’è uno che avete la disgrazia di aver conosciuto, e vi riconosce, va anche peggio, perché vi chiederà come sta la prozia.
Pensate alle riviste, tutte rigorosamente almeno di sei mesi fa, disposte sul tavolino. Pensate ai poster alle pareti, con le semplici e comprensibili istruzioni per tenere a bada la prostata.
Ora pensate alla cena aziendale della vostra dolce metà. Voi non conoscete nessuno ma non potete esimervi perché l’invito è stato gentilmente esteso alle famiglie e insomma, che figura ci fa se è l’unica persona a presentarsi da sola.
Cena alla quale scoprite che, in effetti, siete l’unico accompagnatore che è venuto. Dopo le presentazioni di cortesia attaccano tutti a parlare di lavoro e voi vi ritrovate a guardare i bicchieri, senza neppure toccarli perché ovviamente non potete ubriacarvi davanti a tutti i suoi colleghi ed ai suoi capi.
Pensate infine ad un placido paesino di quasi montagna. Uno di quei paesini da cartolina, la chiesetta con il campanile, il municipio che sembra costruito dal nonno di Heidi, un bar con davanti uno spiazzo per ballare, ormai in disuso, parzialmente occupato da tavolini, vuoti.
I pochi avventori, i soliti giocatori di carte, sono tutti dentro, ma è un circolo chiuso; il requisito minimo per l’ammissione è essere titolari di una pensione. Una volta il bar aveva il biliardo, ma l’hanno tolto perché ormai, tra buche e strappi sembrava un campo da minigolf, e poi non ci giocava nessuno. Il biliardo si pagava, anche se poco visto come era conciato. Le carte invece sono gratis e si riescono a reggere anche con la mano che trema un po’. L’unico costo è quello del bianchino che, preso a inizio partita, dura quasi tutto il pomeriggio.
Di fianco al municipio c’è la casa di riposo, per chiarire subito chi è che conta davvero in città.
La popolazione d’inverno raggiunge a malapena le due centinaia, contando anche il bestiame, ma d’estate si moltiplica perché dalla città vengono deportate centinaia di prozie e pensionati staccati a forza dalla sala d’attesa del medico, oltre ad alcuni bambini affidati alle loro amorevoli cure, raggiunti, nel weekend, da genitori che non vedono l’ora di tornare in ufficio il lunedì pur di porre fine al supplizio.
La televisione arriva poco e male, si vedono solo i primi due canali rai e rete4.
Per avere segnale col cellulare bisogna trovare il punto giusto in piazza e sperare che il vento tiri nella direzione giusta. Di internet non ne parliamo neppure.
Ci sono due negozi, una piccola merceria ed una macelleria/panetteria. Ma il sabato, scendendo verso il paese più grande (10 Km di tornanti), c’è il mercato. Sette bancarelle sette. Due di abbigliamento, due di formaqgi e salumi (una ha anche il pollo allo spiedo), una di scarpe, una di frutta e verdura e quella, immancabile, dei giocattoli scrausi ma colorati. Ormai le conosco a memoria, per spiegare come sono messo.
Poi il nulla, un grosso, sconfortante nulla circondato dal niente.
Si può fare una sola cosa, passeggiare nel bosco, verso il paese fotocopia a circa 3 Km, e poi tornare indietro.
Un nulla con un buco intorno, in mezzo al quale per due lunghi interminabili mesi mi tocca passare regolarmente ogni maledettissimo fine settimana, perché i suoceri non possono vivere senza passare due stramaledetti mesi nel buco col nulla intorno e, dato che gli asili sono chiusi, si portano dietro anche la piccoletta.
Un rapimento, un sequestro di persona piccola, perpetrato al solo scopo di costringere anche noi poveri genitori della piccoletta a trascorrere del tempo in quel posto che succhia l’anima e la sostituisce con una densa patina grigia, una coperta di ragnatele che impedisce ad ogni forma di calore di passare e ci trasforma in una creatura dall’anima raggrinzita e inutile, che potrebbe addirittura guardare una intera edizione del Tg4 senza tirare neppure un moccolino, niente.
Un posto che non ci appartiene e al quale non avremmo mai voluto appartenere se non ci fossimo costretti, di quelli che se vi si capita per caso, solitamente dopo aver sbagliato strada per andare altrove, si pensa “va’ che bel posticino da cartolina” e poi, subito dopo “vabbé, però ora leviamoci di culo che qui non c’è un cazzo di niente”.

Farsi le seghe col preservativo

Secondo il berlusca, preoccupato evidentemente di non turbare troppo il suo ex-amico e (forse) ex-socio Gheddafi,  nell'ipotesi assai improbabile che la sfangasse, gli aerei italiani partono verso la Libia, fanno un giretto per accontentare gli alleati, ma poi non sparano un colpo.
Certifica il miglior statista degli ultimi 150 anni.
 

Piano di ricrescita nazionale

  • Assegnare la presidenza della repubblica ai teletubbies.
  • Chiudere camera e senato ed affidare il potere legislativo ad una commissione di piante ad alto fusto.
  • Sostituire il governo con un cartonato in scala 1:1 del grande Torino, massaggiatori compresi nel ruolo di ministri senza portafoglio.
  • Dichiarare guerra alla svizzera per la questione dei ratti frontalieri e lasciarsi invadere. Poi barattare il debito pubblico con una provvista annuale di mozzarella per la pizza.
  • Sostituire la stampa con il gratta e vinci delle notizie. Si compra il biglietto e si gratta, uno su 1 milione conterrà una notizia. Gli altri pornografia a buon mercato.
  • Riscrivere la costituzione in rima baciata. Art. 1: "L’Italia è la mia specialissimi amica."
  • Affidare le competenze della corte costituzionale al televoto.
  • Abolire le provincie e trasformarle in supercondomini governati dai tecnici dei citofoni.
  • Spostare Città del Vaticano a Saxa Rubra.

Potete aggiungere nei commenti le vostre idee.