Origini (siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro).

Mio padre è nato in provincia di Milano, a Seveso (ora è provincia di Monza e Brianza, qualunque cosa voglia dire, ma questa è un’altra storia).
Ma era veneto.
Suo padre era vicentino.
Sua madre, credo, fosse nata e vissuta a Seveso o da quelle parti, ma non ne so molto. È morta dopo il parto, mio padre non l’ha mai conosciuta ed è cresciuto a Vicenza, con i suoi nonni paterni. Perché nel frattempo suo padre era in guerra, come ufficiale de genio (penso ce si dica così), ed è rimasto sotto un bombardamento a Napoli. L’hanno ripescato dal mucchio dei cadaveri perché qualcuno s’è accorto che era ancora vivo e ne è uscito, dopo anni di ospedale e non so quante operazioni, con le gambe malconce, una sola mano ed un solo occhio.
Mio nonno, il padre di mio padre, s’è ricostruito una vita, trovando anche il tempo di sposare un’altra donna, di origini forlivesi, e di avere da lei una seconda figlia.
A 17 anni o giù di lì, non ho dati precisi su questo, mio padre si è dovuto trasferire a Limbiate, provincia di Milano allora e adesso di Monza e Brianza, per iniziare a lavorare e contribuire a mantenere la nuova famiglia.
Lì ha conosciuto mia madre, veneta anche lei, trasferita anche lei in provincia di Milano dalla provincia di Padova, dove era nata e cresciuta.
Anche lei è nata in piena seconda guerra mondiale, ma i suoi genitori si sono potuti sposare solo nel dopoguerra, perché nel frattempo suo padre ha avuto il tempo di farsi un giro sui monti (credo che si capisca il motivo).
Famiglie contadine, di quelle che hanno girato buona parte del veneto per trovare dei campi da coltivare ed un posto in cui fermarsi.
Su tutti questi spostamenti ho poche notizie e molto vaghe, per via di una sorta di timidezza che ha sempre impedito a noi di chiedere troppo ed a loro di raccontare tutto.
Poi, sempre nel dopoguerra, la sua famiglia si è spostata a Limbiate. E lì ha conosciuto mio padre.
Io sono nato in Lombardia, a Cuggiono, insieme al mio gemello, ma mi sento veneto.
Il nostro fratello minore è nato anche lui in Lombardia, ma a Desio, e se glie lo si chiede probabilmente anche lui si sente più veneto che lombardo.
Però, in base alle attuali suddivisioni amministrative, noi saremmo milanesi e lui brianzolo. Lasciamo perdere.
Sono cresciuto, coi miei fratelli, a Limbiate.
Ora vivo a Milano, zona Giambellino.
La mia compagna ha genitori milanesi, ma sua madre è nata in provincia di Como, perché in tempo di guerra i suoi genitori sono sfollati lì da Milano per sfuggire alle bombe.
Mia figlia è nata ed è cresciuta a Milano, ma le sue radici come si vede sono ben ramificate e coprono ampia parte del lombardo-veneto.
Tutto questo senza voler tornare indietro di troppe generazioni (il mio cognome denuncia chiare origine, prima che venete, austro-ungariche).
Grazie a Facebook (qualcosa di buono l’ha fatta anche Mr. Zuckerberg) ho rintracciato persone col mio stesso cognome negli U.S.A. In Brasile, in Argentina, in Venezuela ed in svariate altre parti del mondo. Parenti, magari da perte di Adamo, ma sicuramente tutti partiti più o meno dalla stessa zona nel Veneto. Altri ne ho trovati in varie regioni dell’Italia.
Per non parlare dei miei amici storici: il napoletano con madre pugliese nato e cresciuto in provincia di Milano, il siciliano, il mezzo marchigiano, etc.
Tutti abbiamo alle spalle, nelle generazioni appena precedenti alle nostre, migrazioni di vario tipo.
Siamo tutti figli o nipoti o parenti di migranti.
Ci manca la roulotte, ma siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro.
E questo non credo che valga solo per me. Tutti o quasi tutti in Italia hanno storie simili alle spalle.
Per questo penso che chi si esalta a certe sparate di Salvini dovrebbe pensarci un attimo e poi vergognarsi.
Su Salvini stesso invece non ho più parole, non ripetibili, per lo meno.

Addendum: ho un cugino pugliese (anche se mezzo veneto) che vive a Copenhagen e tifa Juventus. Vedete un po’ voi.

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Il governo dei miracolati.

Quindi l’onda di rinnovamento che doveva travolgerci e produrre il favoloso governo del cambiamento si è risolta in un’accozzaglia di vecchi arnesi della politica (di quelli che però hanno avuto l’accortezza di rendersi poco visibili negli anni scorsi) e scappati di casa miracolati. Oltre a qualche nostalgico di una dittatura che per sua fortuna non ha mai vissuto sulla sua pelle.
Bene ma non benissimo, verrebbe da dire tra una lacrima e l’altra.
C’è solo da sperare che vengano travolti dalla loro incompetenza prima che questa travolga noi, ma la paura è per quello che potrebbe succedere dopo.
Il mio innato ottimismo è fortemente tentato di arrendersi e scappare in Papuasia.
Anche perché trovo che sia molto più probabile una vincita al Superenalotto piuttosto che questo governo riesca davvero a migliorare qualcosa, qualsiasi cosa, in questo paese. A parte la posizione sociale ed economica dei suoi stessi componenti.
Come passare da nullatenente mantenuto a Ministro della Repubblica in pochi anni.
In questi giorni poi ho letto di tutto, per cui non c’è molto che potrei aggiungere, soprattutto un lunedì mattina.
Noto solo che un tratto che sembra accomunare gli elettori di entrambi i partiti del nuovo Governo è l’odio verso qualcuno o qualcosa.
Odio alimentato ad arte sia dai 5S che dalla Lega.
Questo è quello che mi spaventa di più, perché sia che il governo resti in piedi sia che fallisca tutto questo odio in qualche modo si scaricherà da qualche parte. E io non auguro (quasi) a nessuno di essere lì in mezzo quando succederà.

Domani ci sarà il funerale di mio padre e io non so cosa mettermi

Lunedì ci ha lasciati un uomo buono.
Un uomo grande e grosso sempre gentile con tutti.
L’uomo che mi ha insegnato a tentare di essere sempre migliore senza giudicare gli altri, perché chi ha più testa la usi, a cercare la battuta sempre, perché non c’è niente che non si possa sopportare o affrontare, se trovi il modo di riderci su.
L’uomo che mi ha insegnato che ci si può portare dietro per oltre vent’anni il dolore per un’unghia incarnita. Vent’anni dopo che è stata curata. Diventando l’incubo delle commesse dei negozi di scarpe della zona.
L’uomo che mi ha insegnato l’importanza delle parole, e infatti adesso non riesco a trovarle.
Ciao papà.

Bene ma non benino

Lo so che c’è chi ancora aspetta un commento sulla partita di domenica e uno, magari, sull’eliminazione della capra e della sua simpatica squadra di escrementi (sportivamente parlando, si intende) giunta all’ultimo minuto di recupero con un orgasmico rigore che tanto mi rattrista il cor.
Ma.
Mica posso fare tutto io.
Breve storia un po’ triste: domenica pomeriggio c’era il raggruppamento di mini volley della bimba. Dalle 14,30 alle 17,00.
Come ho passato il pomeriggio: fingendo di guardare partite di mini volley in una palestra di una scuola media in un paese il cui nome assomiglia sempre troppo a Vergate sul Membro. In realtà cercavo di guardare Milan-Napoli sull’IPad. Sia benedetto l’iPad e sia benedetto Skygo, che quando funziona (al netto di quel leggero ritardo per cui se tu stai guardando la partita su Skygo e il tuo vicino la sta guardando alla televisione tu esulti o smoccoli per la stessa azione un minuto dopo, col risultato di sembrare uno che arriva a piedi da Vergate sul Membro) è un gran bel servizio.
Ovviamente la partita l’ho vista a spizzichi e bocconi, sia quella di mini volley che quella di calcio, per cui non saprei dire molto se non che se il Milan avesse una punta sarebbe quasi una squadra di calcio e sempre sia lodato San Gigio Donnarumma.

E venne il giorno, ma era un lunedì

E venne il giorno in cui Kalinic, a costo della sua stessa reputazione, segnò il gol che salva la ghirba alla squadra.
Che poi abbia segnato sbagliando un gol sbagliato è un’altra faccenda.
Ha segnato il gol del pareggio contro un Sassuolo che schierava 18 giocatori in area di rigore, più altri 5/6 davanti all’area e almeno 3 in porta e di questo gli va riconosciuto il merito.
Per cui propongo fin da ora, e non si dica che non sono stato io il primo, un rinnovo del contratto di 10 anni con vitalizio e bacio accademico a fine carriera.
Più un monumento equestre a Milanello.

Vabbé il mandato, ma mandato dove, di grazia?

Ripetiamo tutti insieme:
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Gli elettori del PD non hanno dato al PD il mandato di stare all’opposizione.
Semmai sono stati gli altri. E sono stati tanti, troppi.
Gli elettori del PD hanno dato al PD il mandato di governare, come fanno tutti gli elettori di tutti i partiti.
Ora arriva il bello però. Perché se è vero, ed è vero, che chi ha votato per il PD non lo ha fatto sperando che perdesse ed andasse all’opposizione, ma che vincesse ed andasse al governo, è anche vero, anzi dovrebbe essere pure ovvio, che non è un mandato a fare qualunque cosa. Non è un mandato a fare il contrario di quello che ha fatto negli ultimi 5 anni. Non è un mandato a fare il contrario di quello che ha promesso in campagna elettorale.
Per cui se i 5stelle adesso sentono tutta questa impellenza di governare con il PD, la strada c’è ed è semplice: ACCETTINO E SI IMPEGNINO A SOTTOSCRIVERE E PORTARE A COMPIMENTO IL PROGRAMMA DEL PD.
Altrimenti, ognuno per la sua strada e poco amici come prima.
#senzadime

E ora un post inutilmente riflessivo


Il vero lusso di questi tempi è potersi muovere lentamente, fare le cose lentamente, pensare anche lentamente.
Invece siamo costretti a correre sempre, a stare sempre sul pezzo, evitare se possibile di pensare troppo.
Abbiamo sempre i minuti contati, dobbiamo sempre fare più cose insieme e chiuderle tutte subito, anche prima se possibile, perché nel frattempo se ne aggiungono altre.
Forse è anche per questo che siamo sempre tutti così incazzati.

Detto questo, forse la partita di stasera era quel che ci voleva, per capire che non siamo ancora una squadra forte e che c’è ancora parecchia strada da fare.

La fretta è sempre una cattiva consigliera. Facciamo un passo alla volta.

Problemino notturno

Dice qualche malalingua che io ho un problemino notturno. Non pensate male.
Secondo la malalingua di cui sopra io russerei. E quando mi descrive questa mia attività lo fa usando ardite metafore, tipo trattori diesel, bombe a mano, aerei in fase di decollo.
A parte il fatto che io dormo da sempre con me stesso e non mi sono mai svegliato per il rumore (motivo per cui stento a crederle), questo presunto mio russare comporta il fatto che in certe notti (ultimamente la frequenza è aumentata), lei si sveglia ad una cert’ora e comincia ad infastidirmi, al punto che in alcune occasioni con la mia solita giovialità (“amore, russi, non riesco a dormire” “Ok, vado sul divano tesoro”* “Grazie” “ma figurati, mi sacrifico volentieri”**) mi sono di buon grado adeguato a trasferirmi sul divano. Che però non è comodo come un letto.
Per cui nelle occasioni più recenti ho adottato un’altra soluzione, che adesso vado ad illustrare: dato che la piccoletta ha preso l’abitudine di addormentarsi nel lettone con la mamma, invece che riportarla nel suo letto prima di coricarmi per godere del meritato riposo, vado direttamente a dormire nel suo letto e così siamo contenti tutti.
Stanotte però mi è venuta in mente una domanda di carattere educativo e morale che adesso giro anche a voi, perché io non so rispondere:
dopo quante notti consecutive che passo nella cameretta della piccoletta sono autorizzato a togliere il poster di Peppa Pig e sostituirlo con quello di Pippo Inzaghi?

*Il linguaggio utilizzato nel dialogo potrebbe essere stato riportato in maniera edulcorata per venire incontro ai lettori più sensibili.
** MAVAVVANCULOTULAMADONNAEQUELLACAZZODIINSONNIADELCAZZO
DIO@@@@EVAFFANCULOANCHEILDIVANO

Tornare è un po’ morire

(Questo è un titolo ricorrente) (Nel senso che ogni volta che vado da qualche parte mi viene da scrivere un post con questo titolo) (E nel senso che probabilmente l’ho già usato più volte, ma in questi giorni ho una memoria da pesce rosso per cui non mi ricordo) (Cosa stavo scrivendo? Mah)

Tornare dalle ferie è puro autolesionismo.
Uno dovrebbe partire per le ferie e non tornare più. Trovarsi un lavoro tranquillo al mare, o in montagna, o dove cacchio gli piace fare le ferie, e poi fermarsi lì.
Poi, se si stufa, dopo qualche anno può anche decidere per fare una vacanza in città e fermarsi di nuovo. Ma secondo me bisogna essere scemi.

Le pessime idee del lunedì mattina

Il lunedì è una fregatura, si sa. Le idee che ti vengono il lunedì mattina dovrebbero essere lasciate a decantare almeno fino al martedì sera. Poi le si ritira fuori e si valuta se sono ancora buone o se sono delle solenni minchiate.
Mea culpa, lunedì scorso non l’ho fatto. M’è venuta questa ideuzza, chiedere ai miei 3 commentatori di lasciarmi uno spunto per un post, visto che non me ne venivano. Invece che aspettare ho subito pubblicato la richiesta con l’entusiasmo di uno che si appresta a cagare in un bagno pubblico senza guardare prima se c’è la carta igienica.
Robe che dopo non ci si può poi lamentare del risultato.
Ed infatti è successo questo:

secondo te ci dovrei andare all’old trafford a vedere una partita di cui non me ne frega una sega, francamente, col solo scopo di vedere da lontano uno degli uomini della mia vita?
(forse non ne vale la pena, ma l’ormone e’ l’ormone).
a te lo svolgimento del tema.

Come si risponde ad una richiesta del genere, pervenuta evidentemente da una gentil fanciulla in crisi ormonale? NO WAIT, non sto chiedendo altri suggerimenti, dio me ne scampi.
Innanzitutto, se lo chiedi a me io all’old trafford ci andrei di corsa (nei limiti delle mie capacità fisiche), ma io sono un maschio malato appassionato di calcio, non una gentile fanciulla.
Per cui all’Old Trafford ci andrei a prescindere, per la partita, per vedere giocare dal vivo lo United, per lo stadio, non per l’ormone.
Detto questo ritengo che l’ormone abbia la sua importanza e vada assecondato quanto più si può, pertanto la mia risposta non può che essere: sì, vai, cosa fai ancora qui?
A questo punto ho però una curiosità, anzi due. Che partita è e chi è l’oggetto di cotanto scatenamento ormonale? Giusto per farmi un’idea.