Zero stress

Dopo due giorni di festeggiamenti per il compleanno della ormai quattordicenne, quel che ci voleva era giusto una serata di relax: divano, partita, zero stress.
Appunto.
Una di quelle serate in cui magari ti appisoli anche un po’ durante il secondo tempo.
Appunto.
E’ andata proprio così, mannaggia la miseria.

Primo tempo quasi bello nella sua inguardabilità. Hai voglia a dire che la rosa è lunga ed è stata rinforzata; certe assenze, tutte insieme, si fanno sentire eccome, anche e soprattutto nella testa di chi va in campo.
Pur riconoscendo tutti i meriti possibili al Verona ed alla sua arguta tattica di gioco, siamo scesi in campo nella nostra versione brutta brutta in modo assurdo, una parodia del bel Milan visto nelle ultime partite, e giustamente siamo stati impallinati.
Due volte.
Una con un rigore inventato, ma tant’è, non credo che vedremo in giro gente che costruisce assurde teorie sui rigori contro il Milan.
Giusto per rincarare la dose, s’è pure spaccato Rebic.

Eppure nell’intervallo ero relativamente tranquillo. Sapevo che nel secondo tempo i ragazzi ci avrebbero provato, che in un modo o nell’altro la partita sarebbe cambiata. Questa ormai è una squadra che ispira fiducia. Sai che se scivolano trovano il modo di rialzarsi, o che comunque ci provano con tutte le loro forze.
Mi sono comunque preso un grappino, che non si sa mai.

Secondo tempo, soprattutto per noi, molto migliore. E dato che il mio livello di empatia per i tifosi del Verona è decisamente basso, oserei dire che è stato migliore in assoluto.
Ora dovrei forse lanciarmi in un panegirico nei confronti di Leao, che sta diventando un supereroe, e di Castillejo, che è l’hombre del partido, indubbiamente.
Ma continuo a pensare che, al di là dei meriti estemporanei dei singoli, il vero miracolo è la squadra.
Un miracolo compiuto da Maldini, dalla società, da Pioli, da Ibra, da tutti i giocatori.

Forza Milan, e a culo tutto il resto.

Ricominciamo da 25-24

Ok, sarebbe potuta andare meglio.
Ma, come abbiamo visto giovedì sera, anche peggio.
Cominciamo col dire che sì, il Verona ci ha provato, un po’, nel primo tempo. Ma dire che il pareggio è meritato è un eccesso.
Abbiamo preso 2 gol su palla inattiva e questo potrebbe essere un problema, sono 5 in due partite, ma soprattutto abbiamo preso 2 grazie a quella che in gergo tecnico si chiama grande botta di culo.
A onor del vero va riconosciuto che la grande botta di culo ha assistito anche noi nella deviazione che ha favorito il nostro primo gol.
Poi, siccome la fortuna è cieca ma malintenzionata, si è rimessa la maglia del Verona e nel secondo tempo ha impedito che la partita finisse 6-2 (lei e Silvestri, che si è decisamente guadagnato lo stipendio).

Giusto per parlare di numeri, il Milan ieri ha fatto registrare 34 tiri, di cui 8 nello specchio, il Verona 7 tiri di cui 3 nello specchio (con 2 gol), 14 calci d’angolo contro 1, 66% di possesso palla, 520 passaggi con l’80% di precisione contro i 283 col 64%, un rigore sparato verso la ISS, 2 gol annullati, un palotraversa, almeno 4 parate clamorose di Silvestri.
Magari sarebbe stato il caso di aggiustare un po’ la mira, ma non si può dire che non ci abbiamo provato. E soprattutto se avessimo vinto nessuno avrebbe potuto recriminare.

Due parole sul capo di tutto: ieri male per almeno 80 minuti, nervoso, accentratore, per non parlare del rigore. Strepitoso nell’ultimo quarto d’ora, dominante, feroce, indispensabile. C’è stato un momento, dopo il rigore tirato in orbita, in cui ho pensato che fosse il caso di sostituirlo. Non lo farò mai più, giuro. Mai più.

MIlan-Ultima in classifica: tristezza e desolazione

Fino a qualche tempo fa non credevo che avrei mai potuto scrivere queste parole, ma io sto con Mihajlovic. Non senza se, né senza ma, ma sto con lui.
Sto con lui contro la curva, che si è accorta solo quest’anno che qualcosa non va, dopo anni in cui invece evidentemente per loro andava tutto bene. Probabilmente perché per loro andava veramente tutto bene, a prescindere dai risultati della squadra.
Ma poi, in generale, sto contro le curve per quello che sono, quello che fanno, quello che rappresentano. Non sono certo solo loro il male del calcio, ma fanno parte della parte malata.
Sto con Mihajlovic contro una società di incompetenti arruffoni, che gli ha dato da gestire (a lui come a chi lo ha preceduto negli ultimi anni) una squadra criminalmente incompleta e finge di pretendere risultati che non possono arrivare.
Sto con Mihajlovic contro certa stampa e certi commentatori che sembrano regolarmente vedere partite diverse da quelle che vedo io e trasformano in domini avversari incontri in cui subiamo tre tiri e ne facciamo 18.
Sto con Mihajlovic contro certi arbitri (Valeri per il Milan non è certo una scoperta), che chissà come mai certi errori li fanno solo nei confronti di alcune squadre. Perché va bene, a parlare di arbitri si rischia di venir tacciati di pianginismo, ma esattamente come Sinisa io non sono scemo (o non mi ritengo tale) (fate voi) e certe volte la sensazione che gli errori siano troppi per rientrare nelle normali statistiche capita di avercela.
Detto questo se giochi contro una squadra che nelle prime 16 giornate ha fatto solo 6 punti, segnando 10 gol e prendendone 25, hai il dovere di fare qualcosa di più di quello che ho visto ieri pomeriggio. Perché sì, è vero, senza quei due fuorigioco inesistenti alla fine del primo tempo avremmo probabilmente avuto un risultato già diverso, e c’era un rigore abbastanza difficile da negare contro di noi, ma questi episodi sono determinanti solo se tu fai in modo che lo siano.
Sarà pur vero che il Milan ha fatto 18 tiri contro 3, ma quanti di questi erano veramente pericolosi? Se con 18 tiri riesci a fare solo un gol, forse c’è un problema a monte.
I tiri dovrebbero essere fatti per segnare un gol, non per fare statistica. Se i tuoi tiri sono buoni solo per le statistiche allora c’è qualcosa che non va, magari nella famosa costruzione del gioco. Ergo, nel centrocampo.
Se in 17 giornate la tua squadra segna solo 20 gol, incassandone 19, magari c’è qualcosa che non va, sia nella costruzione del gioco che nella protezione della difesa. Ergo, nel centrocampo.
Se dall’inizio del campionato tutti vedono che il problema del Milan è il centrocampo, ma la soluzione è mettere Montolivo, togliere Montolivo, mettere De Jong, togliere De Jong, mettere Cucka, Bertolacci, Poli, Honda, toglierli tutti, cambiare schema, giocare senza centrocampo, non giocare, ed alla fine il centrocampo continua a non funzionare, ecco, allora c’è qualcosa che non va.
Se l’unica certezza dall’inizio del campionato è che non c’è una certezza e che potremmo soffrire allo stesso modo sia con la prima che con l’ultima in classifica, allora c’è qualcosa che non va.

Milan-Verona: 1-0

Bravo culo d legno. Avete visto che look, che stile, che signorilità? Ecco, la signorilità sarà il trait d’union del mio commento di oggi.
L’inizio non è male. Non credo sarebbe stato onesto aspettarsi di più. I tre punti e una partita affrontata con quello che sembra essere un filo logico sono già abbastanza.
Prima di poter parlare di un vero Milan di Seedorf credo che ci vorrà almeno un mesetto, ma già ieri ho visto segnali interessanti. Innanzitutto un centrocampo in cui finalmente c’erano più giocatori coi piedi buoni, ben 4 su 5.
Andiamo quindi a dare un paio di voti, cominciando dall’allenatore.

– Seedorf 6,5: sufficienza piena. Innanzitutto per il risultato. Poi perché arrivato lui è subito andato via Matri (per me se segna anche 20 gol a Firenze va più che bene, così magari a giugno riusciamo a rivenderlo e magari anche a guadagnarci). Poi per la partita di ieri, di cui mi pare si possa essere soddisfatti. Adesso deve fare in modo che i 4 lì davanti riescano anche ad essere un po’ più concreti e incisivi. Mica lo troveremo sempre un difensore fesso che stende Kakà in area in quel modo. Mi pare che anche i cambi siano stati azzeccati. E poi, come ho già detto, che eleganza, che stile, che signorilità.
– Abbiati 6: seratina relativamente tranquilla. Però nelle poche occasioni in cui è stato chiamato in causa non ha fatto disastri, ma anzi se l’è cavata con una certa signorilità.
– De Sciglio 6,5: più pimpante delle ultime volte, ha fatto anche un paio di cross pregevoli e non privi di una loro intrinseca signorilità. Non sarà il nuovo Maldini, ma è sicuramente il miglior terzino a disposizione della squadra e probabilmente del campionato. Teniamocelo stretto.
– Zapata 6,5: panterone, qualche ottimo recupero. Avrebbe avuto almeno mezzo voto in più se non fosse per quel fatto che ogni tanto si trova col pallone tra i piedi e deve in qualche modo far partire l’azione. In quei momenti in genere il tifoso milanista tende a perdere tutta la sua signorilità.
– Bonera 6: parte benino, poi si perde dietro agli anni che passano ed al tedio di una carriera che avrebbe potuto essere diversa, se lui fosse stato un giocatore diverso. Comunque fa la sua in una serata in cui riusciamo a non prendere gol, sembra male non dargli la sufficienza. Sostituito da Silverstre non se la prende ed abbozza con grande signorilità.
– Silvestre 6: entra e non fa danni. Anzi, fa la sua parte senza far rimpiangere Bonera. Non sarà Thiago Silva, non ha né lo stesso talento né la stessa signorilità sul campo, ma non è neppure l’ultima delle pippe e forse merita di vedere il campo un po’ più spesso.
– Evanuelson 5,5: quando Allegri lo faceva giocare da trequartista, da seconda punta, da centrocampista di fascia, etc. dicevano che il problema era che era fuori ruolo. A parer mio il problema era che è pippa. Ora invece sta giocando da terzino sinistro, quello che dicono sia il suo ruolo, e la nostra fascia sinistra sembra un’autostrada senza pedaggio. Gli do 5,5 solo perché abbiamo vinto e questo mi spinge ad una certa signorilità.
– De jong 6,5: un mastino è un mastino, anche quando lo si infiocchetta cercando di simulare una signorilità che non gli appartiene. Il suo mestiere è sradicare palloni e mordere caviglie e lo fa bene, come sempre. Con affianco Montolivo c’è ancora meno l’imbarazzo di dover fare partire l’azione e questo giova.
– Montolivo 6: finalmente nell’unico ruolo in cui trovo sensata la sua presenza. Continuo a non vedere in lui il fenomeno che alcuni vedono. Certo, ha i piedi migliori di quelli di De Jong, una maggiore signorilità nel trattamento di palla, ma francamente continua a non farmi impazzire. Personalmente proverei già da subito a lanciare Cristante nello stesso ruolo. E poi quella fascia sul suo braccio invece che su quello di Kakà proprio non la digerisco.
– Kakà 6,5: il rigore procurato alza il voto, che sarebbe stato comunque sufficiente. Dei tre trequartisti mi è sembrato il più efficace, anche se alla lunga ha avuto un calo. Ogni tanto qualche difensore ha tentato di fargli perdere la sua signorilità, ma alla fine s’è rifatto ed ha vinto lui.
– Hondà 5,5: giustificato dal fatto di essere nel Milan solo da un paio di settimane, e di aver giocato in tre partite con tre allenatori diversi (cosa che peraltro non pare aver scomposto la sua innata signorilità orientale). Anche lui nel secondo tempo è calato fisicamente, anzi, è quasi crollato. Deve essere colpa del jet-lag.
– Birsa 6: entra e fa il suo, che nel caso specifico è di non far danni. Accetta il suo ruolo con compostezza e signorilità.
– Robinho 6: via, diamogliela ‘sta sufficienza, anche se francamente ho visto tanta corsa ma poca sostanza e poca signorilità..
– Petagna 6: Pignatone entra nel finale e, anche solo per questioni di massa, crea lo scompiglio nella difesa del Verona, che infatti ha perso un po’ di signorilità. Abituati a Robinho che si taglia con un grissino, ritrovarsi di fronte questa riproduzione in scala 1:1 del David di Michelangelo (dite che sto esagerando?) deve fare una certa impressione.
– Balotelli 6,5: Mi è piaciuto. Non solo per il rigore segnato con freddezza. Si muove, corre, si sposta da una fascia all’altra, cerca il tiro, cerca l’assist, cerca anche di non cadere troppo e reagisce con signorilità alle provocazioni dei difensori. Bravo. Non so se è la cura Seedorf, ma qualunque cosa sia funziona. Ora basta dare una aggiustatina al mirino.

Buona la prima. Verona-Milan 2-1

Chi non impara niente dai propri errori è destinato a ripeterli. Sarà l’ennesima citazione di Oscar Wilde? Bah, nel dubbio faccio finta che sia una frase originale di Arrigo Sacchi e non ci penso più.
Io son tra quelli che quando quest’estate sembrava inevitabile che Allegri andasse alla Roma erano pronti a stappare una bottiglia. Pur con la consapevolezza che non è che in giro ci siano chissà quali fenomeni da mettere al suo posto.
Ma non si può arrivare all’inizio del quarto campionato con lo stesso allenatore senza avere uno straccio di gioco e con gli stessi medesimi difetti (vedi la vulnerabilità sui calci piazzati) del primo anno, amplificati in alcuni casi dal fatto che si sono venduti (o sono stati lasciati andare via) dei campioni per sostituirli con autentici scarponi.
In tre anni il Milan di Allegri ha mostrato una parvenza di gioco solo in pochissime partite, e non è mai riuscito a ripetersi per due incontri consecutivi. Tre anni in cui la sensazione che l’allenatore non avesse la minima idea di che pesci pescare è stata quasi un chiodo fisso nella testa dei tifosi, e guarda caso la partita di ieri non si è discostata di un millimetro dal solito cliché.
Già mercoledì non si era visto un gran bel gioco, ma almeno era arrivato un risultato utile per sperare nella qualificazione. Ieri neppure quello. Ancora una volta ci siamo trovati con una formazione quasi rivoluzionata rispetto a solo tre giorni prima.
Se qualcosa si può dire a discolpa del mister è che il mercato non gli ha certo consentito di fare chissà quale rivoluzione. Ma l’attenuante regge fini ad un certo punto. Rivoltando la frittata si può dire che visto che quest’anno non gli han venduto 3/4 della squadra la scusa dell’anno scorso non regge più. In teoria, se ce ne fosse uno, l’impianto di gioco dovrebbe reggere. Se ce ne fosse uno.
Rispetto alla fine dell’anno scorso l’unico giocatore nuovo in campo era Poli, ed è anche quello che ha segnato. Cosa c’è che non va?
Com’è che cambiando i fattori il risultato è lo stesso, cioè che la squadra gioca da schifo e ancora una volta riusciamo a perdere alla prima contro una neopromossa?
C’è un problema di singoli, è chiaro. Abbiati non è più un portiere all’altezza. Montolivo non è il leader che ci si vuole far credere. I difensori centrali sono delle pippe immonde.
Poi c’è il problema del mercato.  Non ci sono soldi, il berlusca ormai se ne frega alla grande, però pare poi che l’unico acquisto da fare sia quello di Honda o di Liajc.
Ma c’è anche un problema di allenatore. un problema che ancora una volta nessuno ha voluto risolvere e che ci porteremo dietro ancora per un anno.
Un altro anno a ripetere, inascoltati, Allegri vattene. Ed a vedere Emanuelson schierato da trequartista.
Detto questo vado a dormire. Mercoledì prossimo sarò a S. Siro. Se avete dei messaggi per il mister o per zio Fester fatemelo sapere, io di mio so già cosa dire loro-

Correva l’anno

3 aprile 1999.
Non ricordo cosa abbia fatto quel giorno, ma ricordo la serata. Arrivo trafelato al Moka, il pub dove avevvo in pratica la tessera per la visione delle partite del Milan, per assistere a Lazio-Milan. Era il Milan di Zaccheroni, ed era a 7 punti di distanza dalla Lazio prima in classifica.
Ricordo il risultato, 0-0, ma ricordo soprattutto la sofferenza. La Lazio era più forte, giocò meglio, ebbe anche qualche occasione ed una marea di calci d’angolo a favore, ma non riuscì a batterci.
Soprattutto ricordo la sensazione che ebbi alla fine della partita, quella di aver visto una squadra, il Milan, che non avrebbe mollato fino alla fine, anche se sembrava un’impresa impossibile.
Nelle successive 7 partite il Milan collezionò 7 vittorie, aiutate anche da un po’ di fortuna, ma soprattutto dovute al fatto che era una squadra che non mollava mai l’osso. Vincemmo lo scudetto con una rimonta quasi incredibile.

10 aprile 2012.
Stasera c’è un Chievo-Milan che, sulla carta, non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile. Sulla carta.
Di fatto invece è una partita quasi fondamentale, non tanto per il risultato in sé, dato che non dobbiamo recuperare 7 punti ma solo uno, quanto per capire se anche questo è un Milan che non mollerà fino alla fine.
La situazione è ben diversa da quella del ’99.
Non affrontiamo la rivale diretta, perché gli scontri diretti li abbiamo già avuti e ne siamo usciti anche maluccio. Abbiamo appena dilapidato, in sole due giornate, un vantaggio di 4 punti. Soprattutto, siamo ancora nel mezzo di una serie di sfighe impressionanti.
Andiamo a Verona con la solita infermeria affollatissima, 13 assenti tra infortunati e squalificati,  tra cui 3 terzini su 4 (Antonini, Abate, Mesbah), Thiago Silva e Bonera, un intero centrocampo (Ambrosini, Van Bommel, Boateng, Merkel, Aquilani) e i soliti Inzaghi e Pato. Il 13° è Roma.
Gli altri, quelli che sulla carta stanno bene, non sono poi messi molto meglio. Seedorf purtroppo sarà obbligatoriamente in campo, anche se ormai è ben chiaro a tutti che fisicamente non ce la fa a giocare due partite in un mese. Emanuelson pure, e forse per la prima volta dovrà giocare da terzino sinistro Correggo, pare che non ce la faccia neppure lui, e siamo a 14. Sulla fascia sinistra potrebbe esordire il giovane De Sciglio. A destra Zambrotta, che non gioca due partite di fila da non so quanto tempo.
Si parla anche di un ingresso di Gattuso dall’inizio. Sul piano caratteriale la scelta sembra giusta, restano le perplessità sul piano fisico, visto che è stato fermo tutto il campionato. Ma temo che non si possa fare di meglio. In pratica a disposizione ci sono quasi solo i lungodegenti. In panchina rientrano Flamini e Strasser, ci sarà Cassano, ci saranno un paio di primavera. Oltre al solito maxi Lopez e a El Sharawy.
Davanti il solito Ibra, affiancato dal solito Robinho (ma perché non El Sharawy dall’inizio? Perché?).
Alla fine la formazione potrebbe essere questa: Abbiati, Zambrotta, Yepes, Nesta, De Sciglio, Gattuso, Muntari, Seedorf, Nocerino, Ibrahimovic, Robinho.
Un Milan di rincalzi, reduci, lungodegenti, gente a fine carriera e delusi, contro una squadra che ormai ha preticamente raggiunto la salvezza, ma che certamente non vede l’ora di poter impreziosire la stagione con un risultato di prestigio. Il timore di ritrovarsi nuovamente ad una fatal Verona c’è tutto, visto che siamo tenuti su con lo sputo e la cingomma e il nostro Mister non ha mai dato la sensazione di essere un novello Mac Gyver, ma se c’è una partita in cui capire se questo è un Milan con le palle (ho cercato in tutti i modi di evitare questa espressione, ma quando ci vuole ci vuole) è quella di stasera.