Perdere facile

Lo confesso. Ho votato no, e lo rifarei. Pur sapendo di essere in minoranza.
Ci sono cose che si fanno anche solo per testimoniare la propria opinione.

D’altronde, visto che mi piace perdere facile, (nel 2016 avevo votato Sì), perché non andare in direzione ostinata e contraria anche questa volta?

Solo che nel 2016 la proposta non era una riforma perfetta, non era neppure la mia ipotesi di riforma preferita, ma era comunque una riforma vera, che cambiava la struttura del parlamento e eliminava il bicameralismo perfetto. Era soprattutto una proposta politica e, secondo me, valeva la pena di correre il rischio.

Quella di quest’anno non è una riforma e, soprattutto, si basa sull’antipolitica, sull’idea che i politici devono sparire ed essere sostituiti da qualche tipo di creatura mitologica.
Abbiamo già visto i risultati questa teoria applicata alla scelta dei candidati, con un esercito di scappati di casa finiti in parlamento per aver preso 4 click su una piattaforma.
Il concetto alla base di questo referendum è che siccome il parlamento funziona male (e questo è tutto da vedere) e ci sono pessimi parlamentari, lo svuotiamo, invece che scegliere parlamentari migliori.
Secondo me il risultato sarà che con numeri ridotti i pessimi parlamentari, i cretini, i corrotti, gli assenteisti, gli sciachimisti, i complottisti, i novax notax notav notutto etc. peseranno di più in proporzione.
Ma non vi preoccupate, non avverrà tanto presto. C’è troppa gente che sa che con 300 posti in meno finita la legislatura dovrà ricominciare a lavorare (o trovarsi un lavoro).

Ora mi siedo sulla riva del fiume e aspetto le altre riforme che arriveranno presto, immagino.

Vincere facile

Dite quel che volete, ma questo Milan che sembra finalmente aver trovato il modo di vincere la partite che vanno vinte senza appallottolarsi su se stesso alla prima difficoltà, è forse una delle poche cose buone di questo 2020 sciagurato. E tutto questo lo dobbiamo a un vecchietto (dal punto di vista calcistico).

Ora devo fare una confessione: quando 10 anni fa Ibra venne per la sua prima esperienza al Milan, scrissi un post molto critico sul suo arrivo, definendolo una minestra riscaldata.
Ho avuto modo di ricredermi molto rapidamente e mi sono innamorato (calcisticamente e platonicamente) di lui molto velocemente, ma ancora un po’ me ne vergogno. Per cui scusa Zlatan, ho sbagliato. Avercene di minestre riscaldate così. Certe minestre, una volta riscaldate, migliorano.

Su Coviddu

Lo scorso agosto sono andato in Sardegna.
Sono stato 19 giorni in Sardegna.
Sono tornato, vivo, dalla Sardegna per raccontarlo.

In questo periodo la Sardegna è stata descritta in continente come una specie di zombieland del virus.
Mi sento di commentare soavemente che sono state dette e scritte un mare di cazzate.

Non esiste un‘emergenza Sardegna. Non esiste semplicemente perché il problema non è localizzato in un luogo specifico, è dentro di voi. Voi che pensate che non c’è più alcun rischio, voi che vi credete al sicuro perché il peggio è passato, voi che semplicemente non sapete indossare una mascherina.

Sono stato in posto bellissimi, in cui mi sono rifatto gli occhi e i polmoni (sa com’è, signora mia, l’aria di Milano è quella che è).
Ho trovato gente che sapeva come si usa una mascherina e gente che non lo sapeva. Dai secondi mi sono tenuto a distanza.
Immagino che in questo sia stato facilitato dal fatto che non frequento una discoteca dagli anni ‘90, e che neppure allora fossi un grande appassionato.
Ho frequentato spiagge e posti bellissimi, in cui c’era spazio a sufficienza per mantenere il distanziamento (agevolo foto illustrativa), ed ho evitato spiagge e altri posti altrettanto belli in cui c’era troppa gente tutta ammassata. It’s easy, if you want you can.

Spiaggia bellissima con distanziamento garantito

Detto questo, beccatevi l’ennesimo spiegone sulle mascherine, a cosa servono e come si usano.
Se siete di quelli che credono che il Covid-19 sia un complotto, le mascherine una museruola, il 5G un arma di distruzione di massa, e via dicendo in un abisso di cazzate da cui non posso e non voglio tentare di salvarvi, smettete pure di leggere. Questo post non fa per voi. Non siete abbastanza intelligenti.
È una cosa con cui dovrete imparare a convivere.

Dicevamo, le mascherine.
Le ormai note FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa. Se usate correttamente.
Le FFP3 più delle FFP2.
Ma sono dei DPI, Dispositivi di Protezione Individuali, ossia strumenti certificati per proteggere i lavoratori. Fanno parte di quelli che il testo unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro (il famoso Dlgs 81\08) definisce DPI di III categoria, quelli che più semplicisticamente vengono chiamati DPI salvavita.
Il loro utilizzo sul lavoro richiede specifica formazione e addestramento. Se no, non ci puoi lavorare.
Lo stesso vale per le KN95, che anche se non sono certificate secondo le norme europee, funzionano allo stesso modo.
L’uso di questi strumenti senza la corretta formazione e il corretto addestramento può renderli non solo inutili, ma anche dannosi.
Per questo, oltre al fatto che se ne trovano poche, sarebbe meglio lasciare che le utilizzino soprattutto il lavoratori che più ne hanno bisogno, in particolare gli operatori sanitari.
Un’altra cosa: in commercio si trovano mascherine con la valvola e mascherine senza la valvola. Se indossate correttamente, (devono aderire perfettamente al volto, per cui se avete la barba scordatevele) proteggono chi le indossa allo stesso modo, ma quelle con la valvola facilitano la respirazione, perché la valvola filtra l’aria in entrata e non quella in uscita. Morale, riducono la probabilità che vi prendiate il virus, ma non fanno nulla per impedire che voi spargiate il vostri sputazzi ovunque. Non a caso vengono definite maschere egoiste.

Passiamo alle altre mascherine. Quelle che dovremmo indossare tutti quando necessario (quando si entra in un ambiente chiuso, affollato, e comunque in ogni situazione in cui non è possibile mantenere il distanziamento).
Avete presente quali sono?
Le mascherine chirurgiche, quelle azzurrine, ma ci sono anche altre varianti di colore, e vanno bene anche quelle d’artista (come quella della foto sotto), coi disegnini, lo stemma della vostra squadra del cuore, i colori della bandiera, etc. (Purché non siano fatte all’uncinetto dalla nonna con tutti i buchini larghi per respirare meglio).
Non vi proteggono dal virus, ma se usate correttamente evitano che voi spargiate i vostri sputazzi.
E quindi aiutano ad impedire la diffusione del virus.
Ecco, queste sono definite mascherine altruiste.

Nessun blogger molto fashion è stato maltrattato per scattare questa foto.

Le mascherine altruiste funzionano così: se ci troviamo in uno spazio chiuso, a meno di un metro di distanza, o anche all’aperto, in condizione di possibile assembramento, e entrambi possediamo la mascherina, entrambi evitiamo di sputazzarci a vicenda.
Io in qualche modo proteggo te e tu in qualche modo proteggi me.
Si potrebbe quasi dire che siamo amici. Anche se non ci conosciamo.
Se invece nelle condizioni di cui sopra io indosso correttamente la mascherina (coprendo anche il naso, cazzo!) e tu no, non siamo più tanto amici, perché io sto proteggendo te e tu invece te ne sbatti e mi sputi addosso tutto quello che hai dentro.

Concludendo: se ci incrociamo e tu non hai la mascherina, o hai la mascherina ma lasci fuori il naso, o la tieni sotto il mento, o appesa a un orecchio, al gomito, in tasca, nel budello di tu ma’ (Cit.), io potrei sentirmi autorizzato a invitarti, anche se non ti conosco, a mantenere la giusta distanza da me.
Magari con l’ausilio di un bastone nodoso.

Il diritto di puttanata

Io sono un sostenitore del diritto di puttanata, perché si sa, prima o poi scappa.
Chi non ne ha mai detta una di cui si è pentito quasi subito?
In quei casi la soluzione migliore è far finta di niente se nessuno te lo fa notare, o scusarsi se qualcuno ti controbatte. Negare funziona solo se la puttanata l’hai detta in un contesto in cui nessuno può in qualche modo rinfacciartela o se quelli a cui la dici sono ubriachi quanto te e il giorno dopo non se la ricordano.

Se stai parlando in un convegno al Senato, con le telecamere e i giornalisti che registrano anche i sospiri, la strada del “sono stato frainteso” non esiste.
Esiste solo “scusate, ho detto una cazzata”.
Specie quando parli di un argomento del quale sai poco o niente.

Perché esiste ed è sacrosanto il diritto di puttanata, ma esiste anche il dovere di scusarsi.
Soprattutto se sei un personaggio pubblico famoso in tutto il mondo, non un piccolo blogger di periferia che, alla terza media in un pub, si lascia scappare uno sproloquio.

Ovviamente questo post nasce dalle dichiarazioni del cantante Bocelli sulla pandemia, ma come tutte le parole di saggezza è estensibile a tutti gli ambiti e a tutte le puttanate, chiunque le abbia dette.

Duri i banchi

Non sono un esperto, né un ministro, viceministro o sottosegretario, per cui mi sento titolato anche io a esprimere la mia pacata opinione:

i banchi con le rotelline sono una cagata pazzesca.

Se vuoi costringere dei ragazzini a mantenere il distanziamento in classe, i banchi e, soprattutto, le sedie li devi inchiodare al pavimento. Altro che rotelline.

Hanno ucciso l’uomo Ragnick

Non avevo una particolare opinione su Ragnick prima, quando sembrava certo il suo arrivo, ma sono abbastanza contento per il fatto che alla fine non se ne faccia nulla. Non tanto per lui, quanto per il modo in cui tutta l’oprerazione è stata condotta e raccontata.

(E comunque quel suo piglio da tedesco pieno di sé non me lo rendeva molto simpatico)

Sono contento soprattutto perché il meritato rinnovo di Pioli aumenta di parecchio le probabilità che venga confermato anche Ibrahimovic, che pur riconoscendo i meriti dell’allenatore, è il vero artefice del miracolo di questo Milan che è uscito dal Covid (lui sì) migliore di prima, molto migliore.

Per non parlare della conferma di Paolo Maldini. Non si può ripartire da zero ogni anno.

(Se poi ne vogliamo parlare, resta la sensazione che la società si stia muovendo a vista, a casaccio, a cazzo di cane, trovate voi le parole, con cambi di idea tanto epocali quanto improvvisi, o improvvisati. E questo non è esattamente un buon segnale).

Detto questo, con la partita di ieri il Milan è ufficialmente tornato in Europa (anche se nel torneo che non interessa a nessuno) e questa è un’altra cosa da festeggiare.
Restano da giocare tre partite, che contano ormai poco più di niente, ma sarebbe bello vederle giocare come le ultime. Anche se tra sfiga e Pairetto la prossima coll’Atalanta verrà giocata, probabilmente, dalla primavera con l’aggiunta di Ibra, che, l’abbiamo capito, non vuole perdersi neppure un minuto.

ADDENDUM: ero talmente interessato alle cose di Rangnick, che non sapevo neppure come si scrivesse correttamente il suo cognome. Ora lo so, perché l’ho letto altrove, ma lo lascio così, sbagliato. Mi sembra che abbia comunque un senso.

Vedi Napoli e poi ringhia

Nella bolgia infernale del San Paolo (bolgia tutta dovuta a Gattuso, che da solo ha fatto più casino di uno stadio pieno per tutta la partita), il 2-2 di ieri sera è grasso che cola.
Soprattutto per un Milan che ha mostrato molti più segni di stanchezza del Napoli.

C’è da dire che, se prima dela ripresa del campionato qualcun avesse pronosticato questa serie di risultati (14 punti, affrontando nell’ordine Lecce, Roma, Spal, Lazio, Juvemerda, Napoli), sarebbe stato preso in giro a sangue da tutti i milanisti del globo terraqueo.
Soprattutto i 10 punti contro Roma, Lazio, Juvemerda e Napoli. Direi che nel complesso non ci potrebbe lamentare troppo.

Ieri il Napoli avrebbe potuto vincere anche con un paio di gol di vantaggio e se questo non è successo lo si deve a una giusta dose di culo da parte nostra, va detto, e a un paio di interventi prodigiosi di Gigio, prima di prendere i due gol, su cui avrebbe effettivamente potuto fare meglio. Sia lui che la difesa.
Però a vedere e sentire i commenti sembra che Gigio Donnarumma sia l’unico colpevole dei gol subiti, un portiere sopravvalutato, una merda.
A 21 anni. Ha preso due gol, in una partita in cui ne avremmo potuti prendere il doppio senza di lui. Ed è sopravvalutato. Vabbè.

Bene così. Che resti al Milan, questo sopravvalutato.

4-2

Cari amici , congiunti, semplici conoscenti juventini, ci sono passato. So cosa si prova.
E’ stato tanto tempo fa.
Nel 2005.
Ci sono passato.

25 maggio 2005.
Finale di Campions League. Milan-Liverpool.
Il Milan domina e nel primo tempo è avanti 3-0.
Nel secondo succede qualcosa. In sei minuti, complici due papere del portiere e un rigore, il Liverpool pareggia.
Poi il Milan riprende a dominare e ha anche diverse occasioni da gol, ma non c’è niente da fare. Si va ai rigori e perdiamo.
Fa ancora male.
Quel giorno è nata quella che chiamo la Sindrome di Istanbul.
Anche avanti di tre gol, non riesci a sentirti tranquillo finché non è finita.
Ne soffrono tutti i milanisti della mia generazione.

So che per voi perdere una finale di Champions è un’esperienza molto più comune, per cui magari ci avete anche fatto un po’ il callo (è possibile? non credo, ma se uno arriva a essere juventino, è capace di qualsiasi aberrazione), e che il mio esempio vi tocca e non vi tocca.

Ovviamente perdere così, in rimonta, quando ormai hai assaporato la vittoria, è un’altra cosa. Anche se la partita che hai perso non conta quasi nulla. Non era una finale e, probabilmente, non ha cambiato niente per l’esito del campionato. Anche se si tratta solo dell’ennesima partita commemorativa del gol di Muntari.

Ecco, io non voglio consolarvi. Non è il mio scopo.
Non voglio darvi una pacca sulla spalla e sussurrarvi paroline dolci.
Non voglio che vi passi.
Voglio che per voi duri a lungo, e faccia male.
Voglio che anche voi, ogni volta che siete avanti di un paio di gol, ogni volta che il vostro presuntuoso presidente hai già stampato in faccia quel suo ghigno, vi sentiate piantata nel cervello la paura che tutto possa ancora deve succedere.

Il calcio camminato

Ok, il campionato è ricominciato, anche se a porte chiuse e finestre spalancate, dalle quali entra un’afa che non le dico, signora mia.

Detto questo, le prime quattro partite giocate finora dimostrano che questo calcio più camminato che corso si addice al Milan di quest’anno.
Quindi sono giunto alla conclusione che i calciatori del Milan non sono molli (come qualcuno malignava) o addirittura scarsi (accusa dalla quale mi dissocio anche se spesso l’ho pronunciata pure io). Sono dei ragazzi flemmatici e meditativi, che hanno bisogno di poter giocare un calcio più ragionato e riflessivo che fisico e muscolare.

Le prime due partite hanno anche fatto pensare, malignamente, che si potrebbe fare a meno del divino Zlatan. La partita con la Spal, in cui dopo ottantamila tiri alla cazzo di cane sono riusciti ad agguantare il pareggio solo dopo il suo ingresso, e il primo tempo con la laddzie, lasciano intravedere uno scenario diverso.
Certo, senza Ibra si vivacchia, e magari riesci anche a vincerne qualcuna, ma è come mangiare le linguine allo scoglio usando una forchetta con solo due rebbi.

E dopo questa metafora (metafora dell’anno, indubbiamente), penso di aver detto quello che dovevo dire.