Croniche del santissimo #Gennarinogattuso. 1.12.33

Nell’ameno paesello di San Brembano Merlato Catino Marittimo in assassina, vive una bambina di nome Jazira.
Jazira è una di quelle bambine che avendo di una tonalità di pelle un po’ scorretta non piacciono molto al nostro ministro dell’intestino, perché crescendo potrebbe diventare una pericolosa terrorista o contestare il suo fascino da padre e da ministro dell’intestino (un giorno queste due cose saranno lo stesso crimine).
Detto questo, la bambina era molto triste e piangeva sempre perché non poteva mai vedere il suo papà, che lavora di notte come passaggio a livello umano nelle locali ferrovie.
Passava giorno di lì il Santissimo Gennarinogattuso e venne a sapere di questa incresciosa situazione. Egli trovò intollerabile la tristezza della povera bambina e nella sua saggezza trovò la soluzione.
Disse quindi agli zotici paesani: mettete una foto del padre nella cella della ragazzina, affinché lei la veda tutti i giorni e se ne consoli.
Gli zotici, impressionati dalla sua saggezza e un po’ intimoriti dalle nocche delle sue mani forti come fucili, eseguirono, e da quel giorno Jazira fu meno infelice.
Questo per dire che Gennaro Gattuso risolve problemi, non ne crea. E se siamo quarti in classifica dopo un paio di decenni occorre cominciare a riconoscere i suoi meriti.

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Ipocondriaco, just for one day

Se ne faccia una ragione il ministro dell’intestino.
Gattuso ha capito che ogni giocatore che entra in campo aumenta le probabilità che un giocatore si faccia male, per cui niente sostituzioni a meno che uno non si sia già infortunato.
It’ statistic, baby.
Ci sarebbe poi da disquisire parecchio su un ministro dell’intestino che sente la necessità di dire la sua(da padre, da ministro o da cosa?) anche sulle scelte di gioco del Milan. Certo, si dirà che non è il primo, ma almeno quell’altro era il proprietario della squadra. Questo neppure il biglietto allo stadio paga.
D’altronde il campione mondiale di scrocco è notoriamente anche un campione di frocio col culo degli altri. E poi siamo in una democrazia, qualunque cosa significhi, per cui tutti hanno diritto di opinione. Anche quelli che hanno opinioni di merda.
Il problema è quando diventano maggioranza.
Detto questo, considerando per qualche riga anche un po’ la partita, viste le premesse e la formazione in campo il pareggio per noi è un gran risultato. D’altronde, in un campionato che è diventato come la regalar season dell’NBA, in cui arrivare in zona playoff conta più che arrivare primi, l’importante è restare attaccati al quarto posto.
Tutto il resto è grasso che cola.

Al solito

Tutto bene, tutto come deve andare.
A parte il fatto che Benatia non avrebbe dovuto giocare tutta la partita.

Male il Milan nel primo tempo, meglio nel secondo, che comunque la Juve avrebbe dovuto affrontare in 10 contro 11.

Male Higuain: a parte il rigore, non puoi farti espellere in quel modo dopo essere stato ammonito per un fallo che non c’era (e comunque non era da cartellino giallo) su uno che non avrebbe dovuto essere in campo. Se non altro, ora tra pausa e squalifica avrà un bel po’ di tempo per studiare l’elenco delle cose che poteva fare in campo l’anno scorso e adesso non può più.

Poi ci sarebbe qualcosa da dire anche su Romagnoli abbracciato e steso in area da Chiellini. Sarebbe rigore, per tutti ma non per la Juve e per l’arbitro (che per altro senza il VAR non avrebbe dato neanche il primo).

Quello che dà fastidio veramente di tutto ciò, è che non ne hanno bisogno. Sono di un’altra categoria in maniera talmente netta che la partita l’avrebbero vinta comunque. Semplicemente giocandola. Vanno ad un’altra velocità, insostenibile per tutte le altre squadre della serie A, però sentono comunque la necessità di superarti da destra, facendo magari il gesto di saluto col dito medio.

Non ci sono più le mezze misure.

Il calcio è fatto così, o si vince o si perde. O si pareggia, ma a noi il pareggio non interessa. Per cui o si vince o si perde.
Due settimane fa si perdeva, la settimana scorsa si è vinto, la prossima lo sapremo solo vivendo.
Non mi meraviglia il fatto che questa serie di vittorie sia arrivata quando Gattuso ha capito che Cutrone le ossa se le deve fare in campo e non in panchina, né m stupisce che, per esempio, ieri si sia vinto anche grazie all’uscita di Higuain.
Certe partite si vincono solo quando si vede il fondo del pozzo.
Chiariamoci, resto dell’idea che Higuain è sempre meglio averlo in campo, ma ci sono situazioni in cui c’è il rischio che ci si adagi un po’ sul pensiero che prima o poi ci penserà lui a risolverla, per cui ogni tanto ci vuole una scossa.
Diciamo poi che ieri sera l’arbitro non ha aiutato (sono ancora aperte le iscrizioni al campionato mondiale di eufemismi?). Per 100 minuti ha consentito ai giocatori diversamente bianconeri di menare come fabbri facendo finta di niente e l’unico rosso gli è scappato quando era assolutamente inevitabile, fallo tattico da dietro di uno tutte consonanti e cattiveria agonistica su Castillejo, al 95°. Per non parlare della colossale perdita di tempo nell’ultimo quarto d’ora del secondo tempo, per la quale ha concesso solo 5 minuti di recupero, nei quali l’Udinese ha continuato bellamente a perdere tempo.
Per non parlare del tentativo di annullare il gol, per altro regolarissimo, di Romagnoli. Che non sarà mai come il numero 6, né come il numero 3, ma nel ruolo di capitano comincia a trovarcisi bene. Sicuramente meglio di quello dell’anno scorso.
Detto questo, ci aspetta una settimana a interessante. Speriamo che dall’infermeria arrivino buone notizie e forza Milan, sempre.

Senza titolo e quasi senza parole dopo Milan-Betis

Questo Milan è come il PD. Non se ne salva uno, e se per caso ogni tanto sembra che se ne salvi uno, in realtà passava di lì per caso e non sa bene dove sta andando e cosa sta facendo.
C’è sicuramente una forte carenza di leadership in campo.
C’è sicuramente il problema di un centrocampo che non sapendo né fare filtro davanti alla difesa né creare gioco per l’attacco si ritrova esposto alle intemperie e, sostanzialmente, ha l’utilità di un cavatappi di marshmellow.
Ci sarebbero poi un paio di punti fermi e a questo punto mi sembrano evidenti: il primo è che Cutrone deve giocare sempre.
Aspetta che lo ripeto che magari non sono stato chiaro: Cutrone deve giocare sempre. Non importa con quale schema, 442, 4312, 4222, 3412, chissenefrega. Io non sono l’allenatore, ma è chiaro che uno come Cutrone deve stare in campo, e dovrà starci anche quando gli capiterà di sbagliare la partita, perché se c’è uno che ha l’anima da Milan in questo omento è lui.
Il secondo è che ormai è più che evidente che il turnover non fa per noi. Non ce lo possiamo permettere. Già la formazione dei titolari alle volte è imbarazzante e necessita sicuramente di una qualche aggiustatina, figuriamoci se poi ci permettiamo di fare quelli che ne sostituiscono sette su 11 giusto per vedere l’effetto che fa. L’effetto che fa è una schifezza.
Di Gennaro, scusatemi, non parlo.
Punto.

Lo sprezzo del ridicolo e l’italica scarpa

Se non ti rendi conto che quella che tu vai dipingendo come una fragorosa azione di protesta in realtà è una roba talmente scema che fa il giro ed è ancora più scema, allora sei pronto per andare a fare l’europarlamentare leghista.
Purtroppo i riferimenti di questo post non sono casuali né frutto di fantasia.
Altro che aver abolito la povertà, finora l’unica cosa che hanno abolito è il senso del ridicolo.

Il derby buttato

Ci sono derby persi e derby buttati.
Questo è un derby buttato.
Stasera il Milan non ha mai dato la sensazione di giocare per vincere. Al limite per non perdere, e quando giochi solo per non perdere il derby nove volte su dieci non lo perdi, lo butti.
Questo è un derby buttato. Non tanto perché il Milan avrebbe potuto vincerlo, questo non lo sapremo mai, visto che non ci ha mai provato. È un derby buttato perché il derby lo perdi se non lo giochi, se non ci provi mai, se ti accontenti di limitare i danni.
È un derby buttato perché noi, al 92°, abbiamo sostituito un difensore con un altro difensore per cercare di perdere tempo e portare a casa il pareggio, mentre loro hanno fatto quello che avevano fatto più o meno per tutta la partita, hanno buttato al centro un crossaccio per il loro unico attaccante, sperando che andasse bene. Gli è andata bene.
Anche noi abbiamo avuto per quasi tutta la partita un solo attaccante, e che attaccante, ma se al posto di Higuain ci fosse stato ancora Kalinic, o Bacca, o l’anima de li mortacci del peggiore attaccante che abbiamo mai avuto in squadra (fate voi il nome che preferite, è lo stesso), non sarebbe cambiato nulla, perché nessuno ha tentato di fargli arrivare un pallone in area. E quando è entrato il secondo attaccante è andato a sistemarsi sulla fascia. Giusto perché cercare di tirare in porta sembrava male a un certo punto.
E loro, che hanno cercato di vincere per tutta la partita, alla fine hanno vinto.
Noi, che abbiamo cercato solo di non perdere, abbiamo buttato un derby.
E adesso ci sta bene un vaffanculo, così, in generale, per chiudere.
Forse avrei fatto meglio ad aspettare prima di scrivere.

Il cane dei poteri forti

⁃ Prof, il mio tema è stato manipolato da una manina criminale, io non volevo scrivere se avessi ma se avrei.
⁃ Giggino, ma guarda che io il tuo compito ancora non l’ho ricevuto.
⁃ ah, allora me l’ha mangiato il cane dei poteri forti. Quello è terribile, tutte le volte che esco di casa cerca di mordermi. Che peccato prof, era un bellissimo compito, scritto col cuore.

Nuovo cinema giapponese

Ieri sera, per non aver niente di meglio da fare, mi son dedicato alla visione di un mattone di Anime giapponese tristissimo come sanno essere certi mattoni giapponesi scritti dal campione del mondo giapponese di tristezza Ishigawa Kagamedosso.
Beh, mi è anche piaciuto, e questo forse dovrebbe dirmi qualcosa. Ma preferisco ignorare le vocine nella testa e andare avanti con un paio di riflessioni acute che mi sono venute dopo la visione del film:
In Giappone, a giudicare dagli anime, non esistono i padri, a meno che non siano degli emeriti stronzi o dei poveri cretini che al confronto Toninelli è Archimede PItagorico.
Le madri ci sono un po’ più spesso, ma senza esagerare, e quando ci sono spesso sono l’unico genitore, per cui sono costrette a lavorare come un Toninelli 27 ore al giorno 8 giorni alla settimana e alla fine è come se non ci fossero.
Noi qui a farci le grosse pippe sul fatto che i bambini avrebbero bisogno di una mamma e un papà e in Giappone sti ragazzini vengono tirati su per la maggior parte da nonni che sono già morti da un anno ma ancora non lo sanno, tant’è che spesso se ne accorgono nel corso del film e ci lasciano; tutori autonominatisi al solo scopo di trasformare il protagonista in campione del mondo di una qualche disciplina che va dal calcio all’interpretazione veritiera dei discorsi di Di Maio; animali domestici parlanti o altri animali da compagnia, non necessariamente di questo pianeta; fratelli o sorelle, a seconda dei casi; robot da cucina dotati di anima; pupazzi finto simpatici; vicini di casa alcolizzati.
Poi c’è il sistema scolastico, basato su tre essenziali caratteristiche: un milione di materie con professori severissimi, i club scolastici che diventano man mano più importanti della scuola stessa e le possibilità di fare milionate di assenze senza che nessuno, tra professori e famiglie (se esistessero) abbiano nulla da dire.
Detto tutto ciò, non ho ancora provveduto a dire il titolo del film: la forma della voce. Su Netflix, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita.
È un film che ti getta addosso la tristezza a badilate. Ma se vi capita la serata giusta, guardatelo. Merita.

MILAN-OLIMPIACOSI: 3-1

Sull’onda dell’entusiasmo per il risultato verrebbe da dire che va tutto alla grande.
Verrebbe.
E perché no?
Facciamolo.
Va tutto alla grande.
In fondo abbiamo vinto con un buon margine di scarto.
Inoltre abbiamo vinto in rimonta, che è un segnale di una squadra che non molla mai.
Soprattutto abbiamo vinto grazie a due cambi azzeccati di Gattuso (alla faccia di chi lo critica).
E poi, last but not elastico, abbiamo vinto con una doppietta di Cutrone, il nostro Golden Boy (non me ne voglia il Golden Boy originale, che so che mi legge tutte le mattine sotto la doccia).
Se poi volessimo proprio fare i criticoni ci sarebbe da notare che comunque siamo stati sotto per quasi tutta la partita e prima dei cambi fatti da Gattuso la squadra non sembrava in grado di recuperare lo svantaggio.
Ma siamo alla seconda vittoria consecutiva, con sette gol fatti e solo due subiti.
Tanta abbondanza non si vedeva da un po’, visto che solo una settimana fa da queste parti ci si lamentava dei pochi gol fatti e dei troppi gol subiti. Per cui va tutto bene.
Tutto grasso che cola.
Di questi tempi non ci si può permettere, da milanisti, di guardare né troppo avanti né troppo indietro.