Brutti tempi per il buon senso

Quello che segue è un ragionamento che so già che potrebbe risultare impopolare.

Generalmente prima di cominciare a individuare responsabili, per qualunque cosa, sarebbe il caso di capire responsabili di cosa.
Lo dico sapendo di stare facendo conto su una risorsa ormai molto rara, il buon senso.
Nel caso specifico del crollo del ponte Morandi, prima cercherei di capire perché il ponte è crollato, perché quel tratto specifico e non un altro, cosa ha causato il crollo, poi solo alla fine di questo processo potrò individuare i responsabili attribuendo a ciascuno la propria responsabilità.
Perché è ovvio che ci possono essere responsabilità diverse.
Dovrebbe funzionare così.
Ma evidentemente si fa molta più scena partendo dalla seconda fase, come certi sceriffi cattivi dei film western: prima sparo, poi faccio le domande.
Brutti tempi per il buon senso.

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Massimo Livore.

Dunque, l’uomo che produce quotidianamente nefandezze sui social a nome di Salvini ha un volto e un nome.
Dal volto verrebbe quasi da considerarlo l’anello di congiunzione tra il leghista medio e il cugino scemo di Rovazzi (detto con tanta stima per Rovazzi, cui per altro ho appena dato del cugino intelligente di qualcun altro).
Il nome è un nome come tanti, è il suo e se lo tiene. Non è neppure un nome segreto, anzi è noto e temo che nei prossimi tempi acquisirà sempre maggiore notorietà, ma io preferisco riferirmi lui con uno pseudonimo che mi sembra più adatto a quello che fa quotidianamente: MASSIMO LIVORE.
Se una mattina vi alzate e leggete l’ennesima sparata salviniana sui social, di quelle che fanno accapponare la pelle alla gente che ancora ha un cuore o un cervello, molto probabilmente la sparata non è stata prodotta nella scatola cranica di Salvini stesso. È farina del sacco di Massimo Livore.
È lui che ha trasformato Salvini da quello che era prima (aiutatemi a trovare le parole) all’attuale misto tra un BuongornoKafféééé e un bimbominkia dell’odio.
Salvini ci mette la faccia e l’arroganza e, ovviamente ne condivide il contenuto. Ma dietro ai tweet odiosi e a tutto il resto c’è Massimo Livore o qualcuno del suo staff.
Questo non rende Salvini meno responsabile, ma serve forse per capire che dietro a tutto quello che viene condiviso sui social di Salvini c’è, purtroppo, uno studio e una ragione.
È tutto frutto di una approfondita e, ahinoi, efficace analisi di marketing.
Lo staff di Massimo Livore ha individuato un target e a quello si sta rivolgendo.
Per cui Salvini non è il problema (un po’ lo è, ma capiamoci).
Il problema è che in Italia c’è un sacco di gente che aveva bisogno di quel linguaggio e di quei discorsi (chiamarli concetti o ragionamenti mi viene male, anche se mi rendo conto che questo fa di me uno snob).
Sono tanti, sono in mezzo a noi e non vedevano l’ora che arrivasse qualcuno a dir loro che hanno ragione. Che quei loro pensieri che noi snob bolliamo per razzisti non lo sono. Anzi, i razzisti siamo noi, all’incontrario.
Che se si sentono poveri e neri (Cit.) è colpa di quelli che realmente sono più poveri e più neri di loro.
Questo è il problema.
Per la soluzione, non so. Se la avessi forse non sarei qui, in balcone, con 35 gradi, a scrivere un post che leggeranno se va bene 35 persone (storicamente i mie post vengono letti in massa solo quando insulto a sangue qualcuno).
Rimane il fatto che una volta, nel paese in cui sono cresciuto io, dare a qualcuno del razzista o del fascista era un modo di insultarlo. Oggi c’è il rischio che ti ringrazino.

Aiutiamolo a casa sua.

Lo abbiamo accolto a casa nostra, lo abbiamo nutrito e vestito quando non sapeva dove andare.
Abbiamo avuto pazienza quando ha sbagliato perché proveniva da una cultura differente e lo abbiamo appoggiato in tutti i modi possibili. Lo abbiamo difeso quando veniva attaccato. Abbiamo fatto il tifo per lui quando ce la metteva tutta.
Ora vuole tornare indietr e io dico: aiutiamolo a casa sua.
Aiutiamolo A TORNARE A CASA SUA.
Alla fine, ammettiamolo, abbiamo facce diverse, culture diverse, tradizioni diverse e, per quanto noi ci siamo sforzati per accoglierlo, LUI NON SARA’ MAI UNO DI NOI.
Non ha la faccia da Milan, non l’ha mai avuta e mai l’avrà.
Lasciamo che Bonucci se ne torni a casa sua, e tutti felici come prima.

Origini (siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro).

Mio padre è nato in provincia di Milano, a Seveso (ora è provincia di Monza e Brianza, qualunque cosa voglia dire, ma questa è un’altra storia).
Ma era veneto.
Suo padre era vicentino.
Sua madre, credo, fosse nata e vissuta a Seveso o da quelle parti, ma non ne so molto. È morta dopo il parto, mio padre non l’ha mai conosciuta ed è cresciuto a Vicenza, con i suoi nonni paterni. Perché nel frattempo suo padre era in guerra, come ufficiale de genio (penso ce si dica così), ed è rimasto sotto un bombardamento a Napoli. L’hanno ripescato dal mucchio dei cadaveri perché qualcuno s’è accorto che era ancora vivo e ne è uscito, dopo anni di ospedale e non so quante operazioni, con le gambe malconce, una sola mano ed un solo occhio.
Mio nonno, il padre di mio padre, s’è ricostruito una vita, trovando anche il tempo di sposare un’altra donna, di origini forlivesi, e di avere da lei una seconda figlia.
A 17 anni o giù di lì, non ho dati precisi su questo, mio padre si è dovuto trasferire a Limbiate, provincia di Milano allora e adesso di Monza e Brianza, per iniziare a lavorare e contribuire a mantenere la nuova famiglia.
Lì ha conosciuto mia madre, veneta anche lei, trasferita anche lei in provincia di Milano dalla provincia di Padova, dove era nata e cresciuta.
Anche lei è nata in piena seconda guerra mondiale, ma i suoi genitori si sono potuti sposare solo nel dopoguerra, perché nel frattempo suo padre ha avuto il tempo di farsi un giro sui monti (credo che si capisca il motivo).
Famiglie contadine, di quelle che hanno girato buona parte del veneto per trovare dei campi da coltivare ed un posto in cui fermarsi.
Su tutti questi spostamenti ho poche notizie e molto vaghe, per via di una sorta di timidezza che ha sempre impedito a noi di chiedere troppo ed a loro di raccontare tutto.
Poi, sempre nel dopoguerra, la sua famiglia si è spostata a Limbiate. E lì ha conosciuto mio padre.
Io sono nato in Lombardia, a Cuggiono, insieme al mio gemello, ma mi sento veneto.
Il nostro fratello minore è nato anche lui in Lombardia, ma a Desio, e se glie lo si chiede probabilmente anche lui si sente più veneto che lombardo.
Però, in base alle attuali suddivisioni amministrative, noi saremmo milanesi e lui brianzolo. Lasciamo perdere.
Sono cresciuto, coi miei fratelli, a Limbiate.
Ora vivo a Milano, zona Giambellino.
La mia compagna ha genitori milanesi, ma sua madre è nata in provincia di Como, perché in tempo di guerra i suoi genitori sono sfollati lì da Milano per sfuggire alle bombe.
Mia figlia è nata ed è cresciuta a Milano, ma le sue radici come si vede sono ben ramificate e coprono ampia parte del lombardo-veneto.
Tutto questo senza voler tornare indietro di troppe generazioni (il mio cognome denuncia chiare origine, prima che venete, austro-ungariche).
Grazie a Facebook (qualcosa di buono l’ha fatta anche Mr. Zuckerberg) ho rintracciato persone col mio stesso cognome negli U.S.A. In Brasile, in Argentina, in Venezuela ed in svariate altre parti del mondo. Parenti, magari da perte di Adamo, ma sicuramente tutti partiti più o meno dalla stessa zona nel Veneto. Altri ne ho trovati in varie regioni dell’Italia.
Per non parlare dei miei amici storici: il napoletano con madre pugliese nato e cresciuto in provincia di Milano, il siciliano, il mezzo marchigiano, etc.
Tutti abbiamo alle spalle, nelle generazioni appena precedenti alle nostre, migrazioni di vario tipo.
Siamo tutti figli o nipoti o parenti di migranti.
Ci manca la roulotte, ma siamo tutti Rom, in un modo o nell’altro.
E questo non credo che valga solo per me. Tutti o quasi tutti in Italia hanno storie simili alle spalle.
Per questo penso che chi si esalta a certe sparate di Salvini dovrebbe pensarci un attimo e poi vergognarsi.
Su Salvini stesso invece non ho più parole, non ripetibili, per lo meno.

Addendum: ho un cugino pugliese (anche se mezzo veneto) che vive a Copenhagen e tifa Juventus. Vedete un po’ voi.

Salve Salvini

Ingenuamente alle volte mi chiedo se il baldo Salvini sia veramente così come si dipinge o se semplicemente si è fatto prendere troppo dalla parte che recita.
Ingenuamente ed anche inutilmente, perché la quantità (e la qualità) delle enormità che dice e scrive tutti i giorni non cambia se le pensa davvero o se finge. Come non cambia la bava alla bocca che puntualmente si scatena tra i suoi seguaci nei confronti del nemico di turno.
Mi stupisce poi questa capacità di riuscire ogni giorno che passa ad alzare l’asticella. Se ci pensate non è facile. Anche perché davvero ci sono volte in cui penso che peggio non si potrebbe fare neanche scavando.
Eppure il giorno dopo lui c’è la fa.
Bisogna riconoscere che dai e dai una cosa l’ha imparata bene: tirare fuori il peggio da sé stesso e dai suoi seguaci. Quelli che “non sono razzista ma”, “aiutiamoli a casa loro”, “35 euro, hotel 5 stelle iPhone e Wi-Fi gratis”.
Anche loro, la sera, prima di addormentarsi, dopo aver detto le loro preghierine, un po’ di vergogna la proveranno?
Odio e razzismo. Razzismo e odio. Aggiungi un po’ di sana ignoranza ed avrai una miscela esplosiva. Fatico a immaginare una combinazione peggiore.
Signori leghisti, sappiate però che io non vi odio.
Mi fate schifo, mi fa schifo la vostra mancanza di umanità, ma non vi odio.
E se proprio devo augurarvi qualcosa, vi auguro tutto quello che voi augurate ogni giorno agli altri.

Il governo dei miracolati.

Quindi l’onda di rinnovamento che doveva travolgerci e produrre il favoloso governo del cambiamento si è risolta in un’accozzaglia di vecchi arnesi della politica (di quelli che però hanno avuto l’accortezza di rendersi poco visibili negli anni scorsi) e scappati di casa miracolati. Oltre a qualche nostalgico di una dittatura che per sua fortuna non ha mai vissuto sulla sua pelle.
Bene ma non benissimo, verrebbe da dire tra una lacrima e l’altra.
C’è solo da sperare che vengano travolti dalla loro incompetenza prima che questa travolga noi, ma la paura è per quello che potrebbe succedere dopo.
Il mio innato ottimismo è fortemente tentato di arrendersi e scappare in Papuasia.
Anche perché trovo che sia molto più probabile una vincita al Superenalotto piuttosto che questo governo riesca davvero a migliorare qualcosa, qualsiasi cosa, in questo paese. A parte la posizione sociale ed economica dei suoi stessi componenti.
Come passare da nullatenente mantenuto a Ministro della Repubblica in pochi anni.
In questi giorni poi ho letto di tutto, per cui non c’è molto che potrei aggiungere, soprattutto un lunedì mattina.
Noto solo che un tratto che sembra accomunare gli elettori di entrambi i partiti del nuovo Governo è l’odio verso qualcuno o qualcosa.
Odio alimentato ad arte sia dai 5S che dalla Lega.
Questo è quello che mi spaventa di più, perché sia che il governo resti in piedi sia che fallisca tutto questo odio in qualche modo si scaricherà da qualche parte. E io non auguro (quasi) a nessuno di essere lì in mezzo quando succederà.

I pazzi, quelli veri.

Quando la realtà supera la fantasia che supera la realtà che supera la fantasia.
La bozza di contratto di governo vera va oltre. Oltre tutto.
Remissione di parte del debito. Ci starebbe anche, via, chi non è mai andato in banca a chiedere che cancellassero un po’ di rate del mutuo?
E poi fuori tutti, usciamo dall’Euro. Ma dopo la cancellazione del debito, così ce lo cancellano in Euro e non in Lire.
E dopo essere usciti dall’Euro tutti in braccio a papà Putin. Così riusciranno in quello in cui non sono riusciti i COMUNISTI in 40 anni di COMUNISMO: farci annettere all’unione sovietica (o a quel che ne rimane).
Per non parlare del COMITATO DI CONCILIAZIONE, ma che bella invenzione.
Non mi è chiaro però se sarà un consesso di persone che si incontrano veramente o una chat su Whatsapp. Direi meglio la seconda, che si possono mettere le faccine.