La solitudine del derby 

Quando al 90º minuto di un derby che la tua squadra sta quasi miracolosamente vincendo, dopo avere giocato peggio di quelli là, ma avendo avuto il merito di buttarla dentro, è normale che cominci un po’ a crederci. Anche se è da almeno un quarto d’ora che la tua squadra sta subendo senza reagire, complice il tuo allenatore che ha pensato di giocarsi i cambi per dare il più chiaro dei segnali di indietro tutta.
Purtroppo è anche normale che gli altri, se da almeno un quarto d’ora stanno giocando fissi nella tua area di  rigore, possano trovare anche all’ultimo minuto la botta di culo che fa entrare la palla. E sì, spesso questa botta  di culo è generata da un errore della difesa. Anche questo è normale.
Per cui è normale che tutte le madonne che fino all’ultimo hai semplicemente mormorato fra te e te, quando loro segnano al 92º minuto, prorompano come un enorme rutto che fa tremare le pareti di casa e sveglia i bambini dei vicini. Bambini la cui infanzia è stata definitivamente rovinata da un derby bruttino con un finale a sorpresa, di quei finali che però non possono piacere a chi rifa per la squadra giusta di Milano.
Lo stavamo vincendo senza meritarlo. Per certi tifosi è meglio di una vittoria con goleada. Io sono di quelli che invece ricorderanno per sempre il derby dell’11 maggio 2001. Per cui mi spiace, sarebbe stato bello, ma alla fine va bene anche così. Poteva andare peggio.

Genoa-Milan e Milan-Pescara, due post in uno

E’ stata una settimana complicata.
Il post, dopo la partita di martedì, era quasi pronto. Ma mi sono dimenticato di pubblicarlo. Per cui ne approfitto adesso, ci metto una pezza con anche la partita di ieri, e via come se nulla fosse successo.
Cominciamo con Genoa-Milan.
Diciamolo: dopo la partita con la Juvemerda un bagno di umiltà era, se non necessario, quantomeno prevedibile. Detto questo, c’è modo e modo di farlo il bagno di umiltà. Si sarebbe potuto pareggiare, vincere con un gol di culo facendo un enorme fatica, perdere subendo un gol di culo. Invece no, le cose bisogna comunque farle alla grande. Quindi tre a zero e tutti a casa MIlan.
Se serviva una dimostrazione che non esistono I fantomatici poteri forti che vorrebbero favorire il Milan, è arrivata.
Se serviva una dimostrazione che questo Milan non è squadra da scudetto, al limite da primi sei posti, è arrivata.
Detto fra noi, io comunque mica lo sentivo tutto questo bisogno di dimostrazioni del genere.
E’ bastato per una volta fare delle scelte di formazione diverse da quelle che Montella evidentemente è costretto a fare ogni domenica. È bastato cambiare due giocatori per perdere tutto quel poco di buono che si è visto in campo da questo Milan. Il fatto è che alla fine la partita, a parte il risultato, non è stata più disastrosa di altre e fino all’autogol di Kucka era il Genoa che stava soffrendo, contro una squadra con un uomo in meno. Però bisogna anche buttarla dentro, signori miei. E’ la dura legge del gol, altrimenti poi succede quello che è successo..
E veniamo ora a Milan-Pescara: se serviva un’altra conferma sulla mancanza di validi sostituti per la formazione titolare, eccola lì su un piatto d’argento. Ripeto che non ne sentivo un grande bisogno, ma tant’è.
Se è vero che Gomez se l’è pure cavata senza fare troppi disastri, ma per questo va ringraziato anche l’attacco del Pescara, come commentare la prestazione del principito Sosa? O il nulla condito di niente combinato da Luiz Adriano quando è entrato al posto di Bacca?
(A proposito, cosa ha combinato il povero Lapadula per venire nuovamente ignorato? Ha insultato la mamma di Montella?)
Comunque è arrivata una vittoria, grazie alla punizione con tiro merda di Bonaventura, che con un po’ più di fortuna avrebbe potuto essere anche più tonda (due pali, mica ciccioli). Ma che senza San Gigione e i suoi miracoli tra i pali sarebbe anche potuta non arrivare. MI dicono dalla regia che comunque il portiere fa parte della squadra, per cui ci sta che il nostro faccia il suo dovere e tolga le castagne dal fuoco con le sue manone guantate.
L’attaccante attacca, il portiere porta, tutto va come deve andare (abbiate pietà di me, è pur sempre lunedì mattina).
Sei punti in tre partite in otto giorni sono un buon bottino, direi che finora sta andando meglio di quanto prevedibile, in attesa dei cinesi coi loro furgoni pieni di Euri marchiati CE (China Export).
Siamo terzi, con di fronte una settimana piena di riposo e poi un impegno sulla carta non impossibile contro il Palermo. Potrebbe andare peggio.

Milan-Juve: 1-0

Riguardatevi le immagini del famoso gol di Muntari, poi riguardatevi le immagini del gol annullato alla Juve. Sono uguali? Si assomigliano?
Ve la faccio semplice: no. Non c’è nessuna somigianza, niente, nulla. Due situazioni completamente diverse, non paragonabili.
Per cui basta.
È sempre bello vincere la partita commemorativa del gol di Muntari, ancora di più se con un episodio dubbio a nostro favore, ma non ci sará mai una partita commemorativa del gol di Liajc. Fatevene una ragione.
Non ho altro da dire su questa faccenda.

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(Immagine presa dall’internet, se siete voi gli autori fatemelo sapere che vi linko volentieri)

Chievo-Milan: 1-3

Come trovarsi secondi in classifica a propria insaputa e vivere felici, almeno per 6 giorni.
Certo, sulla posizione in classifica incidono pesantemente i continui suicidi degli altri, ma importa il giusto. Dopo anni in cui il Milan si sparava regolarmente sulle gengive ogni volta che qualcosa cominciava a girare non dico bene, ma almeno benino, guardare gli altri che fanno la stessa cosa dà un minimo di consolazione. Soprattutto se nel frattempo i tuoi simpatici paladini riescono finalmente a non perdere punti una domenica sì e l’altra pure.
Ora, da qui a immaginare che si possa competere seriamente per il secondo posto fino alla fine, dato per assodato che il primo è già stato assegnato a settembre, mi sembra un po’ presuntuoso. I problemi degli ultimi anni sono stati risolti solo in parte, la rosa è quella che è e non si può pensare di reggere tutto il campionato giocando solo nel secondo tempo. Prima o poi bisognerà tentare di giocare anche una partita intera, per dire.
Ma finora questo nuovo vecchio Milan di Montella un paio di indicazioni positive le sta dando. Lo dimostrano i punti fatti, lo dimostra la classifica, lo dimostra il nostro sorrisetto quando incrociamo tifosi della seconda squadra di Milano.
La prima, e più importante, indicazione, è che il cosiddetto progetto giovani, con cui ci hanno frantumato l’anima per anni senza mai attuarlo né cominciare a provarci, è fattibile. Bastava provarci.
E’ possibile far giocare in porta un diciassettenne al posto di un trentenne. E’ possibile promuovere un ragazzino della primavera in prima squadra e addirittura fargli sostituire il trentenne capitano.
E’ possibile giocare con la squadra più giovane del campionato e battere formazioni infarcite di giocatori d’esperienza, portando anche a casa i risultati.
Altra indicazione da non trascurare è che fortuna audaces iuvat. Tradotto dal latinorum, se provi a tirare in porta hai più probabilità che entri, magari su una carocchia sanguinosa tirata da 40 metri da un centrocampista coi piedi a forma di mattone, o di sponda rimbalzando su un difensore. Se non ci provi mai e pensi solo a tentare di non prenderle, non lo saprai mai, ma soprattutto rischi che i tiri di sponda entrino nella tua porta.
Fino a sabato godiamoci il momento.
Poi sabato sera, non è il caso di farsi troppe illusioni, occorrerà fare qualcosa di più di quanto fatto finora per portare a casa la pellaccia. Se fossi uno che scommette, punterei sul bagno di sangue.
Ma in fondo in fondo una piccola parte di me pensa che sperare non costa niente.

Se saltelli entra Locatelli

Una volta si attendevamo con ansia le partite col real Madrid o col Barcellona. Negli ultimi anni ci tocca l’ansia per il Sassuolo. Segno dei tempi che son davvero cambiati.
Stasera ho visto due Milan, anzi tre, e due di quei tre erano inguardabili.
Il primo è quello che ha giocato fino all’ingresso di Niang, incapace di far partire l’azione (quanto sentiremo la mancanza di Romagnoli!) e quindi costretto a un continuo sterilissimo possesso palla nella sua metà campo, in cui Paletta e Gomez ogni volta che si sono trovati con la palla tra i piedi non sapevano cosa farne e quando finalmente riuscivano a darla a Mortolivo quello la rimandava sempre indietro.
In pratica una schifezza totale. Al confronto quello del Milan di Inzaghi era calcio totale.
Poi è entrato Niang e se non altro (questo è il secondo Milan) abbiamo avuto lì davanti qualcuno che riusciva a saltare l’uomo e creare qualche vera preoccupazione al Sassuolo.
La difesa però, e il centrocampo, hanno continuato a ballare in maniera tremenda. Tant’è che il Sassuolo è andato, meritatamente, in vantaggio di due gol.
Per vedere anche una squadra che riusciva a far partire l’azione con la palla al piede da davanti alla difesa è dovuto entrare Locatelli al posto di Montolivo, che nelle ultime due partite ci aveva quasi illuso di essere un vero giocatore. Poi stasera ci ha riportati alla dura realtà.
Buttando via l’adrenalina della vittoria in rimonta, non è il caso di gridare ad un miracolo che non c’è. Diciamo che per una volta, raddrizzate un paio di cose che erano da raddrizzare, le occasioni sono arrivate e sono state sfruttate al massimo. C’è da baciarsi i gomiti, il Milan degli ultimi anni si sarebbe portato a casa la sconfitta e forse sarebbe anche riuscito a peggiorare il passivo.
Oggi, grazie a un rigore effettivamente generoso (non c’era, come non c’era quello che chiedono quelli del Sassuolo, se ne facciano una ragione), ad una cannonata incredibile di Locatelli ed al gol di Paletta, festeggiamo una vittoria che fino alla mezzora del secondo tempo sembrava impossibile. Ma grazie anche all’ennesimo miracolo di Donnarumma nel finale ed al fatto che loro, pur schiacciando il Milan in area nel finale, non sono riusciti a trovare di nuovo la porta.
Ma non dimentichiamo che abbiamo visto un Milan talmente brutto che, se non lo avessimo visto, si potrebbe definire solo come talmente brutto che non può essere vero.
Gli eroi della giornata sono Locatelli e Niang, se lo meritano. Gigione ormai quasi non ci stupisce più. Godiamoci questi ragazzini favolosi.
Per una sera non voglio ripensare a gente come Mortolivo e Abate.
Voglio andare a letto pensando al gran gol di Locatelli e sperando che da oggi sia lui il titolare fisso a centrocampo.

Ho visto cose

  • Ho visto Montolivo trasformarsi in un giocatore di calcio per due partite consecutive.
    All’inizio quasi non ci credevo. Ho pensato ad un sosia, ma fonti ben informate mi hanno confermato che si tratta veramente di lui.
  • Ho visto la difesa del Milan, che nelle prime tre partite aveva preso 7 gol, riuscire a non prenderne uno per tre partite di fila.
  • Ho visto addirittura due vittorie di fila, prima del pari con la Fiorentina.

Porco cane, fate che tutto questo non vada perduto come lacrime nella pioggia.

E torniamo a parlare di cose serie

  • Milan-Udinese: che c’è da dire? Si poteva tentare di vincerla tirando in porta. Ma nessuno s’è preso la briga di provarci.  La tristezza poi ci avvolse come il miele.
  • Sampdoria-Milan: non ho visto il primo tempo, ma me ne sono fatto un’idea leggendo un po’ di commenti in giro. Non mi sono perso nulla. Nel secondo ho visto un po’ di agonismo, insieme ai soliti difetti degli ultimi anni. C’è solo da ringraziare che nello squallido mercato di quest’estate non sono neppure riusciti a vendere Bacca.
  • Milan-Lazio: si gioca già domani, mi sento di fare una otelmata: scenderanno in campo in 22, 11 per squadra. Avete presente il calcetto del martedì? Purtroppo sono malato e so che guarderò anche questa.