Cara bella semplicità

A volte ci perdiamo in tentativi e risposte articolati, dietro cui spendiamo un sacco di tempo ed energia, dimenticando che invece bastano tre semplici parole per chiudere definitivamente qualsiasi questione.
Le tre parole sono:

Ma sei scemo?

Faccio qualche esempio, senza fare nomi anche se, a volte, sono fin troppo noti:

Paola Egonu diventa portabandiera olimpica perché incarna un cliché e non per meriti sportivi, ci sono almeno 30 atleti nella delegazione italiana con un curriculum più valido della Egonu, ma con la colpa di essere bianchi o eterosessuali. Egonu è un triste inno al conformismo.
Ma sei scemo?
(Rapido, sintetico e pure tanto liberatorio)


Il Governo ha approvato l’obbligo del #greenpass, un lasciapassare che lede la libertà dei cittadini, devasta ulteriormente l’economia e di fatto impone l’obbligo vaccinale per accedere a molte attività. È l’ennesima vergogna che *** contrasterà con tutte le sue forze.
La strada della discriminazione e del conflitto tra cittadini è molto pericolosa e in contrasto con quanto stabilito dalla UE che chiedeva di evitare discriminazioni. È incredibile che la sinistra sia europeista solo quando da Bruxelles impongono lacrime e sangue per gli italiani.

Ma siete scemi?
(Funziona anche al plurale).

“#dittaturasanitaria
“#disobbedisco
Ma sei scemo?

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. La risposta è sempre la stessa.

Caro Gigio ti scrivo

Adesso posso dirlo, adesso è veramente finita.
Adesso che abbiamo vinto un europeo anche grazie a due rigori parati da te, posso finalmente detestarti come meriti, almeno fino alle prossime partite della nazionale.

Grazie, Gigio. Senza di te non sarebbe andata così.
E ora fai la cosa giusta, fai come Baglioni.
Ma prima spiegati.

Avresti potuto essere l’eroe dei due mondi, quello della nazionale e quello del Milan. Ma hai fatto una scelta.
Quello che vorrei, quello che spero che tu faccia, è che ce la spieghi questa scelta. Forse almeno questo ce lo meritiamo. E forse te lo meriti anche un po’ tu.
Mettici la faccia e spiegaci perché dopo aver dichiarato eterno amore, dopo aver baciato la maglia, hai deciso di andartene.
Che ne sai, magari dopo aver detto tutto, qualcuno potrebbe anche cambiare idea su di te e darti ragione.

L’europeo timido

Lo dico oggi, che sono in gloria, e non ci penso più: sebbene sia indubbiamente una nazionale forte, e a tratti bella da vedere, non riesco ad appassionarmici.
Guardo le partite, seguo il campionato europeo, faccio tutte le cose che farei di solito, ma senza particolare entusiasmo.
Se dovessero vincere sarei anche molto contento, è ovvio. Ma ora come ora non la sento come se fosse la mia squadra. E’ un po’ come guardare le partite dell’Atalanta.
Non so neppure dire il motivo.
Probabilmente conta il fatto che non ci sono giocatori del Milan, e sicuramente anche il fatto che ci sono alcuni ex del Milan di cui preferirei non parlare.
Secondo me conta anche il fatto che è una nazionale troppo bella per essere vera. Come certe attrici americane che sono talmente belle e perfette e quasi simmetriche da risultare algide.
E il fatto che, contrariamente a quanto successo sempre da che io mi ricordi, quando giocava la nazionale, questa volta tutta la stampa italiana è concorde nell’osannare la squadra e Mancini.
LUI (Mancini) è un genio, LORO (i giocatori) sono tutti eroi, giovani e belli. Cantano persino l’inno (“il canto degli italiani!”, secondo il cronista RAI, con una botta di retorica che mi fa venir voglia di gettare la TV dal balcone).

Nulla incrina la loro immagine, neppure la storia del “mi si nota di più se mi inginocchio, ma in disparte, o se me ne sto in piedi e dico che non mi inginocchio anche se vorrei, ma non posso, etc”.

Francamente, rimpiango quasi i tempi in cui l’inno non lo cantava nessuno e la stampa si scatenava. Era più facile simpatizzare. Erano come noi, una nazionale imperfetta, sempre criticata, anche un po’ bruttina.

Ora sembra di avere a che fare con quel cugino perfetto e bravissimo che andava bene a scuola e aveva tutte le virtù. Quello che ai pranzi di famiglia i parenti continuavano a mettere a paragone con te per dire quanto avresti dovuto essere come lui. Mentre tu non potevi evitare di augurarti che la sua nuova fiammante BMX rossa bruciasse per combustione spontanea, con lui sopra.

Periferie (poco) elettriche

Ovvero: quando non conti un cazzo.

Da qualche tempo, nella zona molto periferica della ridente città di Milano (capitale europea di quassicosa) in cui vivo, fa caldo. Mica solo qui, ovviamente.
Per essere tassonomici e non nozionistici, preciso che sto parlando del profondo Giambellino, e per profondo intendo che sono più vicino a Corsico e Buccinasco che alla prima macelleria non islamica in zona (eccetto i reparti di macelleria dei tanti supermercati della zona).

Il caldo porta con se molte conseguenze, alcune piacevoli, alcune spiacevoli, alcune ovvie ed altre inspiegabili.
Tra le conseguenze inspiegabili ci sono i blackout, dovuti ai maggiori consumi di energia elettrica.
Lei obietterà, signora mia: “l’hai spiegato, quindi non è inspiegabile“.
La cosa inspiegabile è che questo succede da sempre, tutte le estati. O almeno da quando ho cominciato a frequentare la formidabile capitale europea di quassicosa per lavoro, e poi a viverci. Cioè da almeno 20 anni, minuto più minuto meno.
E se da 20 anni almeno tutti i sindaci che si sono succeduti hanno promesso che avrebbero risolto il problema, senza riuscirci, le cose sono due: o non ci hanno veramente provato, o ci hanno provato male.

Questa era una premessa, veniamo al nocciolo.
I blackout sono abbastanza democratici, capitano una volta qua e una volta là, ma questa è una consolazione da poco.
Da circa due settimane, nel ridente quartiere molto periferico dove vivo e, attualmente, lavoro (vi ricordate lo smart working, vero?), di blackout ne abbiamo una media di due al giorno, con la sola eccezione dello scorso week end.
La spiegazione per l’assenza di blackout nel week end è apparentemente semplice: uffici chiusi, niente aria condizionata, più corrente per tutti. Ma non regge di fronte a due evidenze: la prima è che nel week end precedente il nostro blackout quotidiano ce lo siamo beccato, la seconda è che se la discriminante è l’apertura degli uffici, dovrebbero avvenire solo in orario lavorativo, mentre (giusto per fare un esempio) nella notte tra il 14 e il 15 giugno siamo rimasti senza corrente dalle 21,30 circa alle 5,45.
E poi ci sarebbe anche quella cosina da poco dello smart working, per cui la maggior parte degli uffici sono desolatamente vuoti. I conti, signora mia, non tornano.
Ma anche qui si rischia di divagare.

Per tornare in argomento, si diceva che da circa due settimane in questa fortunata zona profondamente periferica della città capita, a orari variabili e con durate variabili, di dover passare del tempo senza corrente elettrica.
Solo stamattina è successo due volte, fortunatamente in entrambi i casi per non più di 5 minuti.
Altre volte la durata è stata maggiore, una, due ore. Una volta, come ho già detto, tutta la notte.
Tutte le volte, siccome sono curioso, sono andato sulle pagine locali dei giornali se compariva la notizia. Neanche una virgola.
Poi nei giorni scorsi c’è stata qualche mancanza di corrente anche nelle zone centrali della città. E qui, signora mia, il trattamento della notizia è stato leggermente diverso. Titoli, interviste al sindaco, dichiarazioni roboanti. Allarme blackou! Moriremo tutti!.

Tutto questo per dire che, evidentemente, sulle periferie l’attenzione cade solo quando ci scappa il morto. Quando si tratta di comuni e frequenti disagi che colpiscono i cittadini, non ce n’è notizzie, non ce n’è!

L’estate reciproca

Fino a un paio di anni fa, prima che arrivasse una certa pandemia (non so se ne avete sentito parlare), in questo periodo, ed esattamente subito la fine delle scuole, mi concedevo due settimane di mare.
Era il periodo ideale. Caldo quanto basta, giornate lunghissime (il mare a settembre mi mette malinconia), pochissimo affollamento e comunque tutto aperto. Due settimane che avevano un solo (invero non trascurabile) difetto: essere troppo brevi.

Quest’anno non avrei potuto comunque, dato che la (ormai non più tanto) piccola di casa ha l’esame di terza media (lo so, la nomenclatura ufficiale sarebbe un altra, ma mi fa cagare a spruzzo quindi non la uso). Ma questo è un altro discorso.

Il discorso vero, purtroppo, è un altro, e riguarda il rapporto con l’estate e i social.
Fino a un paio di anni fa, durante queste vacanze di inizio estate, mi divertivo a pubblicare foto su alcuni social. Principalmente foto della cosiddetta #pausapranzo, o del mare, o della #pausapranzo con vista sul mare.
Adesso mi capita di rivederle, mentre me ne sto chiuso in casa, al caldo, senza vista sul mare, e mi odio. E penso che la cosa sia reciproca.

Dialogo intorno ai minimi sistemi

  • mi sa che non mi vaccino
  • “Ho sempre pensato che sei scemo”
  • no, davvero, chissà cosa c’è dentro
  • “E chissà cosa c’è dentro la birra che stai bevendo, la sigaretta che hai fumato prima, la finta bistecca vegana che ai mangiato ieri, la fessa di mammta”
  • no, no, sul serio, se ne sentono troppe in giro, meglio non fidarsi
  • “Il bello è che tra una comunità scientifica mondiale compatta e alcuni sparuti ciarlatani che cantano fuori dal coro, tu, dall’alto delle tue competenze fuori misura, hai deciso di credere ai ciarlatani. Questo conferma la mia teoria”
  • Quale teoria?
  • “Che sei scemo”

Professionista

Ha ragione, ancora una volta, Maldini.
E come ti sbagli?, verrebbe da dire.
Ha ragione Maldini.
Gigio Donnarumma è stato ed è un serissimo professionista e non ha mai mancato di rispetto al Milan. Anzi, fintanto che ha indossato la gloriosa maglia ha sempre dato tutto se stesso ed è stato fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di quest’anno.
Per cui ringraziamolo e auguriamogli il meglio per il suo futuro professionale.

Se il Milan fosse una società di investimenti, di quelle la cui ragione sociale è generalmente composta da due o tre cognomi, tipo “Maldini, Bisax & Partners Investments Co”, questo post sarebbe già finito così.
Ma il Milan è una questione di cuore, il Milan e nu piezz ‘e core, non una società di investimenti. Quindi bisogna anche dare un po’ di sfogo al cuore. E il cuore vorrebbe dire che non si fa così.

A quanto pare il Milan gli ha proposto un aumento, esclusi eventuali premi, del 33 % e passa, da 6 a 8 milioni. La proposta non è stata accettata.
Togliamo di mezzo inutili e fastidiosi moralismi (è il calcio moderno, baby).
Io cambierei azienda domani se mi offrissero un aumento di un terzo del mio attuale stipendio (che è sostanzialmente quello che ha offerto il Milan), figuriamoci se ci fosse la prospettiva di ottenere il raddoppio (che è sostanzialmente quello che pare abbia chiesto Raiola). Anzi, probabilmente mi accontenterei anche di un aumento inferiore. Ma stiamo ragionando su basi completamente diverse. Io, per guadagnare quello che prende adesso Gigio in un anno, dovrei lavorare circa 192 anni.
Chi ha un lavoro normale fatica ad immaginare come spenderebbe 6 milioni di euro in tutta una vita, per cui risulta difficile da capire come uno possa rifiutare di passare da 6 a 8 per 3 anni (3X8=24), soprattutto se si tratterebbe di continuare a lavorare per la società a cui ha più volte dichiarato eterno amore.
(Io non ho mai baciato la maglia della mia azienda).
Io con la metà di quello che il Milan ha offerto a Gigio per un solo anno ci camperei per tutta la vita senza dover più lavorare e riuscirei a lasciare una bella eredità a mia figlia.
A Gigio, che è un professionista, non bastano. Ne vuole di più. Molti di più.
Ok, sono scelte.

Insomma, parafrasando il grande Paolo Conte, siamo un mondo adulto, si sbaglia da professionisti. Ma quando si sbaglia si sbaglia, e quello di Gigio secondo me è stato un errore.
Sarebbe potuto diventare l’ultima bandiera del calcio moderno, invece verrà ricordato come una banderuola.
Come già detto, son scelte.

Condivido pienamente la scelta fatta dalla società. Di fronte a questa situazione è molto meglio lasciare il professionista libero di spiccare il volo verso altre mete, dove potrà ottenere quello che vuole, e rivolgersi altrove. Il portiere, per quanto possa essere bravo, è comunque solo un undicesimo della squadra che scende in campo.

A Gigio, cui ho voluto molto bene, faccio i miei migliori auguri.

Che tu possa trovare quello che cerchi.
Sei stato un grandissimo bucchinemmammta professionista e hai deciso di fidarti completamente del tuo procuratore, anche lui grandissimo bucchinemmammta professionista.
Ti auguro una lunga e grande carriera, altrove, sempre da secondo di qualcun altro.


Missione compiuta

Atalanta – Milan: 0-2

Avete presente quando il cattivissimo del film, dopo aver messo in scacco l’eroe, invece che ammazzarlo si dilunga in chiacchiere fino a quando l’eroe in qualche modo si libera e vince?
Anche ieri stava per succedere. Noi eravamo quasi coll’acqua alla gola e sembrava che per il cattivo, che non a caso indossava delle orribili casacche a strisce nere e blu, sarebbe stato uno scherzo farci fuori definitivamente, quand’ecco che è arrivato il Presidente, a cavallo del suo #rigoreperilmilan, e ha risolto la situazione.
Che dire, missione compiuta e tutti, o quasi, felici e contenti. Spiace per Ringhio, che ancora una volta è arrivato a un solo passo dalla qualificazione, ma questa è un’altra storia.

Quella con la simpatica Atalanta non è stata una bella partita, va detto. ma è stata una partita giocata di squadra e da squadra, preparata e impostata perfettamente da Pioli, giocata col massimo impegno da tutti, con un Presidente monumentale a coronare una serata che noi vecchi cuori rossoneri meritavamo di vivere.
Temevo molto questa partita, ma i ragazzi, come già hanno fatto millemila volte in questa lunghissima stagione, si sono rialzati dopo un passo falso e sono riusciti a contenere la dinamicissima Atalanta che, per una volta, è riuscita a fare un solo vero tiro verso la nostra porta.

Certo, festeggiare così tanto un secondo posto sembrerebbe cosa da sfigati, ma considerando chi siamo e da dove veniamo, ci sta.
L’obiettivo stagionale era entrare in zona Champions ed è stato raggiunto, anche se all’ultimo, arrivando addirittura secondi.
Una squadra di ragazzini, la terza più giovane nei campionati europei, è riuscita nell’impresa di lasciarsi alle spalle quasi tutti, tranne l’Intermerda che oggettivamente era stata costruita per vincere tutto, portandosi a casa la bellezza di 24 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte (di cui almeno 3 evitabilissime), giocando per metà delle partite senza il suo giocatore più rappresentativo, che peraltro ha quasi il doppio dell’età degli altri ed è riuscito comunque a segnare 15 gol. Tutto questo giocando spessissimo con formazioni molto rimaneggiate e giocatori fuori ruolo.
Non so voi, ma io penso che ci sia molto da festeggiare.

Ora c’è un’estate per prepararsi alla prossima stagione, andando sul mercato per tappare qualche buco. Ci serve come il pane una prima punta da 15-20 gol. Gigio deve firmare subito il rinnovo. Serve almeno un rinforzo per reparto, anche perché non tutti potranno restare, ma questo è un altro discorso e non è il momento di fare liste di proscrizione.
Ma se Maldini e Massara sapranno muoversi bene, ed io ho molta fiducia in loro, con una base come questa ci sono davvero tanti margini di miglioramento.

Forza Milan, sempre.

Martedì prossimo ho il vaccino e non so cosa mettermi

Ho prenotato quasi un mese fa.
Non pensavo che avrei atteso come se fosse un nuovo natale l’arrivo del giorno in cui avrei fatto un vaccino, ma è così e me ne farò una ragione.
Qui ora dovrei fare una battuta sulla mia nuova connettività, o sul fatto che mi si “enlargerà” il pene.
Qui una battuta su quelli che non si vogliono vaccinare perché (aggiungere motivazione idiota a caso).

Ho prenotato quasi un mese fa e finalmente martedì prossimo andrò a fare la prima dose di vaccino.

Non so voi, ma io lo trovo un post bellissimo, pieno di speranza e buoni sentimenti.