Il cane dei poteri forti

⁃ Prof, il mio tema è stato manipolato da una manina criminale, io non volevo scrivere se avessi ma se avrei.
⁃ Giggino, ma guarda che io il tuo compito ancora non l’ho ricevuto.
⁃ ah, allora me l’ha mangiato il cane dei poteri forti. Quello è terribile, tutte le volte che esco di casa cerca di mordermi. Che peccato prof, era un bellissimo compito, scritto col cuore.

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Nuovo cinema giapponese

Ieri sera, per non aver niente di meglio da fare, mi son dedicato alla visione di un mattone di Anime giapponese tristissimo come sanno essere certi mattoni giapponesi scritti dal campione del mondo giapponese di tristezza Ishigawa Kagamedosso.
Beh, mi è anche piaciuto, e questo forse dovrebbe dirmi qualcosa. Ma preferisco ignorare le vocine nella testa e andare avanti con un paio di riflessioni acute che mi sono venute dopo la visione del film:
In Giappone, a giudicare dagli anime, non esistono i padri, a meno che non siano degli emeriti stronzi o dei poveri cretini che al confronto Toninelli è Archimede PItagorico.
Le madri ci sono un po’ più spesso, ma senza esagerare, e quando ci sono spesso sono l’unico genitore, per cui sono costrette a lavorare come un Toninelli 27 ore al giorno 8 giorni alla settimana e alla fine è come se non ci fossero.
Noi qui a farci le grosse pippe sul fatto che i bambini avrebbero bisogno di una mamma e un papà e in Giappone sti ragazzini vengono tirati su per la maggior parte da nonni che sono già morti da un anno ma ancora non lo sanno, tant’è che spesso se ne accorgono nel corso del film e ci lasciano; tutori autonominatisi al solo scopo di trasformare il protagonista in campione del mondo di una qualche disciplina che va dal calcio all’interpretazione veritiera dei discorsi di Di Maio; animali domestici parlanti o altri animali da compagnia, non necessariamente di questo pianeta; fratelli o sorelle, a seconda dei casi; robot da cucina dotati di anima; pupazzi finto simpatici; vicini di casa alcolizzati.
Poi c’è il sistema scolastico, basato su tre essenziali caratteristiche: un milione di materie con professori severissimi, i club scolastici che diventano man mano più importanti della scuola stessa e le possibilità di fare milionate di assenze senza che nessuno, tra professori e famiglie (se esistessero) abbiano nulla da dire.
Detto tutto ciò, non ho ancora provveduto a dire il titolo del film: la forma della voce. Su Netflix, giusto per fare un po’ di pubblicità gratuita.
È un film che ti getta addosso la tristezza a badilate. Ma se vi capita la serata giusta, guardatelo. Merita.

MILAN-OLIMPIACOSI: 3-1

Sull’onda dell’entusiasmo per il risultato verrebbe da dire che va tutto alla grande.
Verrebbe.
E perché no?
Facciamolo.
Va tutto alla grande.
In fondo abbiamo vinto con un buon margine di scarto.
Inoltre abbiamo vinto in rimonta, che è un segnale di una squadra che non molla mai.
Soprattutto abbiamo vinto grazie a due cambi azzeccati di Gattuso (alla faccia di chi lo critica).
E poi, last but not elastico, abbiamo vinto con una doppietta di Cutrone, il nostro Golden Boy (non me ne voglia il Golden Boy originale, che so che mi legge tutte le mattine sotto la doccia).
Se poi volessimo proprio fare i criticoni ci sarebbe da notare che comunque siamo stati sotto per quasi tutta la partita e prima dei cambi fatti da Gattuso la squadra non sembrava in grado di recuperare lo svantaggio.
Ma siamo alla seconda vittoria consecutiva, con sette gol fatti e solo due subiti.
Tanta abbondanza non si vedeva da un po’, visto che solo una settimana fa da queste parti ci si lamentava dei pochi gol fatti e dei troppi gol subiti. Per cui va tutto bene.
Tutto grasso che cola.
Di questi tempi non ci si può permettere, da milanisti, di guardare né troppo avanti né troppo indietro.

Stare con Mimmo Lucano

Il problema non è il Sindaco di Riace, né la magistratura. Fino a prova contraria entrambi hanno fatto e stanno facendo con piena coscienza il loro dovere.

Il problema è un paese il cui per salvare delle vite ti ritrovi a dover violare delle Leggi.

Il problema sono quelle Leggi, chi le ha scritte, chi le ha votate e chi non le abroga o comunque le tollera.

Il problema è chi dà del buonista, considerandolo un insulto.

Il problema è quello che sta diventando l’Italia.

Due partite alla volta

Empoli – Milan, Sassuolo – Milan.
Dopo la partita con l’Empoli ero piuttosto sconfortato, tant’è che non ho scritto nulla.
Sconfortato a dire il vero non è il termine più giusto, ma è il primo che mi viene in mente adesso. Se però volessi essere più preciso dovrei dire scoglionato, o incazzato.
Ecco, incazzato.
Incazzato contro una squadra di mentecatti che anche quando si mette bene riesce sempre a trovare il modo di suicidarsi e buttare via la partita.
Incazzato come ci si incazza con quell’amico che continua a non darti retta e poi, solo poi, viene da te per avere una spalla su cui piangere.
Ora, parliamo invece di Sassuolo – Milan. 1-4.
Se non hai visto la partita potresti pensare ad una passeggiata. Invece no, è chiaro che il milanista in questa fase della storia dell’universo ha da soffri’.
E lo dico come se fossi realmente convinto che all’universo importi qualcosa del Milan (dovrebbe, imho).
Lungi da me anche solo l’idea di festeggiare una vittoria contro il Sassuolo come se fosse la finale di Champions League, ma domenica sera si sono finalmente viste un paio di cose che aspettavamo da tempo.
Innanzitutto una squadra che segna più gol di quanti ne prende. È incredibile come sia più facile vincere le partite quando fai così.
Poi una squadra che una volta andata in vantaggio riesce ad aumentare il vantaggio invece che prendere gol e arrendersi al destino cinico e baro.
Infine, e finalmente, non uno ma due gol di Suso, alla Suso.
Suso sa fare solo un movimento, quello lì, stoppa la palla, se la appoggia sul sinistro, si sposta a sinistra e crossa, o tira, col sinistro. Che poi non è vero, ogni tanto fa anche altre cose, ma quel movimento lì lo fa talmente bene che anche se tutti ormai sanno che lo farà, lui lo fa lo stesso e i difensori spesso non riescono a fermarlo e ne vengono fuori assist o gol.
In ogni caso una vittoria fa solo bene.
Una vittoria di larga misura ancora di più, anche se la squadra tende ancora a farsi schiacciare troppo nella sua metà campo e quella stramaledetta abitudine di tentare di far possesso palla nella propria area di rigore è solo un modo di cercare guai.
Ora però sappiamo che si possono fare anche 2 o 3 o 4 gol a partita, addirittura senza Higuain in campo, e questo può solo essere visto come una buona notizia.

Trasforma il cancro in un dono in poche semplici mosse

Innanzitutto, mi raccomando questo è fondamentale, sopravvivi. Molti trascurano questo passaggio e poi si lamentano. Si lamenterebbero.
Poi fatti intervistare, il più possibile. Ma ricorda, monetizza.
Monetizza più che puoi.
Ora, se non sei già un po’ famoso questa parte qua delle interviste all’inizio potrebbe essere un po’ difficile, per cui suggerisco prima di diventare famoso.
Quando avrai la giusta fama, nelle interviste potresti parlare del tuo cancro come un fastidio di cui ti sei liberato, cose se fosse l’addetto di un call center particolarmente fastidioso.
“E alla fine taaac, l’ho bloccato”.
Come se lo odiassi, ma allo stesso tempo pensassi che, poveretto, in fondo sta solo facendo il suo lavoro.
Infine, scrivi un libro.
E mi raccomando, monetizza.

Come mandare in vacca le partite e vivere felici (Si fa per dire.)

Sento dire e leggo in giro che finalmente questo Milan ha un bel gioco, anzi, per qualcuno il miglior gioco del campionato, e strabuzzo gli occhi.
Se siamo così forti com’è ce abbiamo fatto 5 punti in 4 partite?
La domanda è retorica, la risposta è nei numeri. Ed è 7.
7 gol subiti in 4 partite. Lo stesso numero di gol segnati nello stesso numero di partite.
Impietosi, freddi, bastardi i numeri, ma a meno che tu non faccia parte del governo, aiutano a capire le cose.
Se in 4 partite hai già preso 7 gol, non puoi pensare di andare chissà dove, soprattutto se nel frattempo non ne hai segnati non dico il doppio, ma almeno un paio di più.
Ora, io non ho fatto corsi da allenatore, ma una cosa l’ho capita: per vincere occorre fare più gol di quelli che si incassano. O incassarne meno di quelli che si segnano.
Quindi?
Milanello, abbiamo un problema, anzi due: prendiamo troppi gol e ne facciamo meno di quanti dovremmo.
Eppure lì davanti abbiamo niente po’ po’ di meno che il Pipita, e lì dietro abbiamo il portiere della nazionale, e e la difesa della nazionale del futuro, come si spiega tutto ciò?
Forse ancora una volta la verità sta nel mezzo, che parlando di calcio si chiama centrocampo. Forse il problema è la testa dei giocatori, forse tutte queste cose insieme.
Fatto sta che ancora una volta la partita si era messa bene, molto bene, e l’hanno mandata in vacca.
Fatto sta che hanno avuto diverse occasioni per ammazzare partita e Atalanta sia sull’1-0 che sul 2-1 e le hanno mandate in vacca.
Fatto sta, diciamolo pure, che ci sono millimetri e millimetri anche nell’uso della VAR e quando la VAR ti misura il fuorigioco è importante essere dalla parte dei millimetri giusti. Cosa che al MIlan quest’anno ancora non è successa.
Fatto sta che alla fine uno si romperebbe anche un po’ i cabalisti di questa passione bucolica e preferirebbe un noioso week end di quelli che si facevano ai vecchi tempi, quando il lunedì arrivava puntualmente come adesso, ma i milanisti ci arrivavano con tutt’un altro spirito.
E no, non dò colpe particolari, per ora. È presto per trovare un nemico.
Diciamo però che è chiaro che ci sono ancora tante cose da sistemare e che il tempo passa.

Dudelange-Milan

Il Milan dei panchinari, tra cui alcuni destinati a rimanerlo per sempre, anche alla luce di quanto visto ieri sera, altri con buone speranze di vedere spesso il campo, sempre alla luce di quanto visto ieri sera, e pochi con prospettive di diventare titolari, non solo alla luce di quanto visto ieri sera, affronta una squadra di dopolavoristi lussemburghesi per i quali è una delle due partite della vita (l’altra sarà il ritorno a San Siro) e vince.
Fin qui, direte voi, nulla di strano.
Vince con un gol di Higuain.
Evviva, direte voi. Evviva dirò io.
Vince faticando più del previsto.
Siamo messi male, cacciateli tutti, licenziate Gattuso finché c’è ancora qualcosa da salvare, direte voi.
E cosa cacchio vi aspettavate? Dirò io.
Ma sul serio, chi le fa queste previsioni, e su che basi?
Il Milan di dieci anni fa il Dudelange lo avrebbe affrontato solo in un’amichevole estiva o in una partita di beneficienza, e lo avrebbe seppellito di gol.
Per il Milan del 2018 invece quella di ieri era una partita ufficiale di una coppa europea. E vorrei ricordare che il Milan del 2018 ha anche fatto una certa fatica a guadagnarsi, ed a mantenere, il diritto di giocarla quella partita.
Per i giocatori del Dudelange è stata la partita della vita, e l’hanno onorata al meglio lasciando sul campo ettolitri di sudore, svariati polmoni e uscendone sconfitti ma non umiliati.
Per i giocatori del MIlan in campo ieri invece è stata l’occasione di farsi vedere, di provare schemi e tattiche, di tentare di mostrare a Rino Gattuso che sì, quel tratto di prato che c’è tra la panchina e il campo ogni tanto possono anche percorrerlo per rendersi utili.
Qualcuno se l’è cavata meglio di altri, devo dire.
Ma la cosa importante è che abbiamo vinto, nessuno s’è fatto male e domenica sera i giocatori che scenderanno in campo contro l’Atalanta saranno freschi e riposati.

Cagliari – Milan: non è successo (quasi) niente.

Dato che non è cambiato molto rispetto a due settimane fa, mi sono anche chiesto se valesse la pena di rilasciare nell’universo il mio ennesimo commento. Ma poi ho pensato alle faccine paciose dei miei 4 lettori, alla loro probabile delusione, al fatto che non c’è bisogno di aggiungere altro dolore in questo mondo di sofferenza e quindi eccomi qui.
Cos’è successo? Dicevamo, niente o quasi.
Quel quasi è che finalmente HIguain s’è sbloccato in campionato (anche quell’altro lì s’è sbloccato, quello nella squadra allenata da Allegrivattene, guarda caso contro la succursale il Sassuolo) e che Gigionedonnarumma ha preso un gol secondo molti commentatori non imparabile.
Dunque, chiariamoci: che Higuain segni non fa notizia.
Quello che, volendo, fa notizia, è che Higuain debba ancora fare tutta questa faticaccia porca per segnare.
Una squadra che ha la fortuna di poter schierare tutte le partite un attaccante come Higuain dovrebbe cercare di giocare in modo da fargli arrivare il maggior numero possibile di palloni giocabili. Invece il Milan sembra giocare come se lì davanti ci fosse ancora Kalinic.
Per cui Higuain si smarca, fa movimento, scatta in area, va a cercare il pallone fuori area mentre i suoi compagni sostanzialmente fanno altro; generalmente tiracci da lontano senza alcuna speranza o cross precisi come i calcoli di Di Maio sulla percentuale d’acqua presente nel corpo umano.
L’altra notizia che non dovrebbe esserlo è che Gigione ha preso un gol.
Ora riferirò una verità che potrebbe sconvolgere alcuni: i portieri prendono gol. Tanti, a caterve, per tutta la loro carriera.
Anche quello che secondo la stampa italiana è il miglior portiere di sempre, da sempre, per sempre, Gigi Buffon, ha preso tantissimi gol. Sul serio, andate a vedere le sue statistiche. Tantissimi.
Il mestiere dei portieri è di cercare di prendere meno gol possibili. Quelli bravi ci riescono meglio di quelli meno bravi. Ma prima o poi un gol lo prendono.
Fa parte del mestiere. Tu difendi la porta, la porta è grande, ma davanti a te ci sono dieci giocatori avversari che non vedono l’ora di farti gol e spesso ci riescono, soprattutto gli attaccanti. Soprattutto se, come successo col Cagliari, i tuoi amici difensori ti fanno uno scherzone e si dileguano lasciando i suddetti attaccanti liberi di tirare come meglio preferiscono.
Per cui le due notizie del giorno non sono il gol preso da Gigio o il gol segnato dal Pipita, ma che c’è ancora molto da fare don difesa e che c’è molto da fare in attacco. E dato che entrambi i reparti dipendono dal centrocampo, c’è ancora molto da fare pure lì.
Cosa che, scusatemi se lo dico, alla fine non è una notizia.
Se non fosse così probabilmente stasera giocheremmo noi in Champions League.
Ma resto fiducioso. Forza Milan, sempre.

Dopo Milan-Roma

Adesso butterò giù una serie di banalità da bar e di considerazioni personali che potrete condividere o meno. Cioè farò quello che si fa in un blog.
Toh, guarda caso, proprio come questo.
Come non aveva senso giudicare fallimentare una stagione per aver perso la prima partita, non ha senso che adesso ci si senta arrivati per la vittoria con la Roma.
Resta il fatto che vincere è decisamente meglio che perdere, la palla è rotonda, il campionato è ancora lungo e Higuain è una gran bel giocatore.
Il tipo di giocatore che non avevamo più da tempo, da quando hanno sciaguratamente venduto sua maestà Zlatan (cosa di cui bisogna ringraziare il buon Allegri per inciso).
Uno di quei giocatori in grado, finalmente, di farti vincere una partita quando sembra ormai impossibile.
Verrebbe quasi da ringraziare anche Bonucci per il doppio favore, essersi levato di mezzo e aver creato le condizioni per far venire da noi il pipita.
Ora si tratta di continuare sulla strada iniziata venerdì sera al 95° minuto, cercando di portare a casa tutti i punti possibili nelle partite (sulla carta) facili e di rubarne più possibili alle squadre che ancora hanno qualcosa più di noi (purtroppo ce ne sono e la Roma è una di queste).
Il Milan è, per forza di cose, un cantiere ancora aperto. Ecco, avevo promesso banalità da bar e questa lo è fino al midollo. Che non si dica che non mantengo le promesse.
Per ora abbiamo affrontato due partite, una è andata bene e l’altra si era messa molto bene, ma poi è successo quello che è successo. Ossia che preso troppo presto il gol del 1-2 dopo aver segnato il secondo gol la squadra si è (attenzione, arriva un francesismo) letteralmente cagata in mano. Sono convinto che se fossero riusciti a tenere il risultato sullo 0-2 per almeno un quarto d’ora avrebbe preso fiducia e magari sarebbero anche riusciti a tenere il vantaggio fino alla fine. Ma qui siamo alla solita storia dei se e dei ma.
È certo che col Napoli ci ha messo del suo anche Gattuso. Ha sbagliato i cambi, questo lo ha ammesso anche lui. Ma soprattutto ogni tanto, secondo me, avrebbe dovuto dire ai ragazzi che non è peccato buttare via la palla invece di cercare sempre di uscire in palleggio dalla propria linea di porta contro una squadra che ti pressa alla disperata.
Acqua passata.
Con la Roma è andata meglio, soprattutto perché non c’è stato, oltre ad un comprensibile calo fisico, anche il temuto cedimento psicologico. Ma soprattutto Gattuso ha azzeccato i cambi.
Non so che con quali giocatori o con che schemi finirà questa stagione, né in che posizione di classifica.
Dirò la mia, da tifoso che non ha nessuna pretesa di essere un tecnico: personalmente preferisco le due punte, anche perché credo che consentano proprio a Higuain di avere un po’ più di spazio lì davanti. E anche perché Cutrone ha già dimostrato di meritare di giocare tanto.
Altra convinzione puramente personale è che Laxalt alla fine potrebbe essere titolare al posto di Rodriguez. Troppa la differenza in termini di dinamismo e grinta.
Come sono convinto che un posto da titolare se lo meriterà anche Caldara al posto di Musacchio. E Conti, una volta che si sarà ripreso, se si riprenderà.
Come metterli in campo sarà un affare di Gattuso.
La stagione è appena cominciata e ci saranno un sacco di partite.
Ma io sono fiducioso.