24 e stop

Insomma, la grande cavalcata si è interrotta nel modo peggiore, andando a sbattere contro un palo.

Serata storta, anzi stortissima, iniziata male con un rigore che ti fa gridare bruttissime cose nei confronti della mamma dell’arbitro, e finita peggio, con una squadra imballata, molle, spaventata e rassegnata come non si vedeva da tempo. Esattamente da 25 partite.
Mettici nel mezzo un Gigio che per una sera ha deciso di farti rimpiangere Tatarusanu, e la frittata è fatta.
Ma non sarebbe giusto prendersela solo con lui. Sono molte di più le volte che ha salvato la pellaccia alla squadra, ricordiamocelo. Stasera la serataccia è stata collettiva, non si salva praticamente nessuno, tranne forse Rebic che è l’unico che è entrato (un po’ tardi) con un po’ più di voglia.

Forse qualcuno stava cominciando a pensare che i 24 risultati utili consecutivi significassero che il Milan è già una grande squadra. Ovviamente non è così, nella migliore delle ipotesi è presto, nella peggiore non lo è e basta.
Ovviamente con una squadra così giovane e ancora per certi versi in costruzione, sarà solo il tempo a dirci cosa effettivamente succederà. Ai posteri l’ardua sentenza.

Diciamo che la partita di stasera ha evidenziato un paio di problemi che forse qualcuno stava cominciando a dimenticare, distratto da tutti i numeri positivi degli ultimi mesi.
La coperta è corta, non tutti i giocatori hanno sostituti adeguati e quando qualcuno comincia a dare segni di stanchezza ti ritrovi nei guai. Ed è già da qualche partita che alcuni giocatori (Theo, per fare esempio) sembrano in fase calante.
Se ti trovi per un motivo per l’altro a tenere fuori quattro titolari è evidente che rischi di avere qualche problema. Stasera ne abbiamo avuto più di qualcuno.
Alla fine anche il capo di tutto, che qualche miracolo l’ha già fatto in stagione, oggi non ha potuto fare niente. Se non incazzarsi con un po’ di compagni, peraltro senza sortire effetto. Anche perché va bene fare il direttore d’orchestra, ma almeno la bacchetta la devi muovere.

C’è da dire che se la sberla salutare doveva arrivare, e doveva arrivare prima o poi, meglio stasera.
Siamo inciampati. Rialziamoci e ricominciamo a correre.

19

I numeri cosano, i numeri sono importanti, soprattutto questi numeri.

19 partite consecutive senza perdere. Non so neanche più da quanto tempo non succedeva, ma sono abbastanza certo che deve essere successo ad un Milan di ben altra caratura.

3 vittorie consecutive nelle prime tre giornate non si vedevano dal 2006. 3 vittorie consecutive nelle prime tre giornate senza prendere gol, dal 1971, allenatore Nereo Rocco. Io avevo pochi mesi e infatti nemmeno me le ricordo.

Tutto questo ottenuto da una squadra di ragazzini. Stasera l’età media della squadra era inferiore a 23 anni e c’era un solo giocatore, tra i titolari, sopra i 25.

Non so voi, ma alle volte io ho la sensazione che da tutto questo possa nascere qualcosa di grandioso. Poi penso a come è andata negli ultimi anni e mi ritiro in un angolino buio, sperando che nessuno abbia sentito i miei pensieri.

L’amore ai tempi dell’amuchina #1

Domenica:
il gol di Ibra era regolare, ma vabbé. È una quisquilia rispetto a quel rigore per fallo sulla palla.
Il Milan ormai è un vecchio cane zoppo sdraiato vicino al marciapiedi. Gli arbitri passano e, volendosi far vedere forti e coraggiosi, tirano un calcio al cane zoppo. E poi scappano, che non si sa mai.

Ieri:
Situazione coronavirus. Sono a casa in smart working con Mati, visto che la scuola è chiusa.
Dato che si annoiava, stamattina le ho fatto pulire la cucina, poi le ho fatto preparare l’impasto per una pizza, poi le ho fatto grattugiare il pane vecchio e preparare l’impasto per una torta.
Credo che domani chiamerà la preside per chiedere che venga riaperta la scuola.

Oggi:
A un certo punto si passa dallo smart working all’arresto domiciliare. Diciamocelo, in ufficio, alla fine, si è più tranquilli. E a un certo punto si stacca. Qui invece, con il fatto che non vuoi dare l’impressione di lavorare meno, un’ora dopo la fine del tuo orario sei ancora lì a rispondere alle email.
La mia religione vieta di lavorare gratis.

Oggi: Mati ha sparecchiato, apparecchiato, svuotato la lavastoviglie, riempito e fatto partire la lavatrice, guardato tik tok sul mio iPhone, aiutato a preparare il pranzo, è venuta con me a fare la spesa (a proposito, i supermercati si stanno riempendo di nuovo e ringraziano per gli incassi inaspettati).
Ad un certo punto ha anche fatto i compiti si scienze. Per ben 4 minuti. Al quinto era stanca.

Mi sono ricordato di avere da parte un flacone di Amuchina, ancora sigillato, da un litro. Scadenza agosto 2021.
Io non dico niente, ma le offerte sono libere.
Astenersi perditempo, arbitri e juventini.

Maledetto benedetto lunedì

Sono reduce da un week end di influenza. Un week end complicato, ma questo lunedì porta con sé un po’ di notizie che meritano, se non di essere commentate (cosa potrebbe cambiare la mia opinione?), di essere almeno ricordate.
La prima, importante soprattutto per me, è che nonostante gli innumerevoli tentativi, sono riuscito a trattenere i polmoni nella cassa toracica. Ok, vista la qualità dell’aria di Milano, non è che me ne faccia poi molto. Ma ho la sensazione che senza sarebbe comunque peggio.
La seconda è che il Milan ha vinto una partita brutta. L’ha vinta giocando male, con Gigio ancora una volta migliore in campo, ma l’ha vinta. Da quando è tornato Zlatan sono 4 di fila (e un pareggio). Non male.
mi piace anche citare la vittoria del Napoli di Ringhio Gattuso sull’impero del male rubentino. Sì, mi piace molto.
Poi c’è Kobe. E qui son solo lacrime. Per chi ama il basket è una botta enorme. Non ho parole.
Poi c’è l’Emilia Romagna, che ha ricacciato la bestia. Non tutto è perduto in questo paese.
La notizia però dovrebbe essere il fatto che il tam tam mediatico della sua macchina da guerra ci abbia fatto credere che c’era davvero la possibilità di una sua vittoria.
Comunque è lunedì. S’è fatta una certa.
BUONGIORNISSIMO,KAFFEEEE’?

Il pulcino Pioli

No, niente, mi piaceva il titolo. Adesso volendo possiamo passare l’intera giornata canticchiando il simpatico ritornello fino allo sfinimento.

Allo stadio c’è un pulcino, allo stadio c’è un pulcino…
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli,
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli,
e il pulcino Pioli, e il pulcino Pioli


Alla fine forse riuscirete a non pensare più alla partita di ieri, né alle prossime due.

Non dobbiamo vergognarci.

Ammettiamolo tutti insieme, che dopo il gol di Suso ci siamo un po’ commossi.
Come nel finale di certi film americani, in cui lo sfigato di turno vince e si mette a condividere sette etti di lingua con la ragazza bruttina che quando si toglie gli occhiali si rivela una figa spaziale.
E c’è uno che si alza in piedi nel silenzio più nero e comincia ad applaudire, e un po’ alla volta si alzano e applaudono tutti.
Quello che si alza in piedi e applaude per primo sono io, siete voi, siamo tutti noi.
Forza Milan, viva le false cesse con gli occhiali, viva i sette etti di lingua.

moriremo tutti

Sono un vecchio milanista, non anziano, ma quasi.
Ho fatto in tempo a non vedere il Milan della stella, ero troppo piccolo e a quei tempi il calcio in TV era difficilissimo da vedere. però c’ero, e ero milanista, forse senza neanche sapere il perché.
Ho fatto anche in tempo a non vedere, per gli stessi motivi, il Milan due volte in B. Ma ero Milanista e sono rimasto milanista.
Quando il Milan è diventato la squadra più forte del mondo ed è rimasto tale, con alti e bassi, per oltre vent’anni, sono rimasto milanista. E quel Milan sono riuscito e vederlo, a San Siro e anche in TV.
Ne ho visti tanti di Milan, sia vincenti che perdenti.
Vorrei poter dire che ci sono già passato, che ho già visto tutto quello che sta succedendo negli ultimi anni, che passerà, come è già passato.
Ma alla fine moriremo tutti e nulla di tutto cò ha più senso. alla fine tutti quanti avremo un metro di terreno, e solo quello. Per cui è inutile angosciarsi, interrogarsi sul futuro, costruire false speranze. Morirò milanista.
E a culo tutto il resto.

Ci piacerebbe vincere facile

Nel tentativo condivisibile di vincere facile (chi non vorrebbe?) Mr. Pioli esordisce schierando una formazione di 11 giocatori (ohibò), tutti che giocano nel loro ruolo.
Stranamente, ma non troppo, il risultato è che in campo la cosa sembra avere un senso e, soprattutto nel primo tempo, la partita è un monologo milanista.
Il problema coi monologhi è che c’è il rischio che l’attore le la suoni e se la canti, e così facciamo anche noi, sprecando occasioni a raffica come se potessimo permettercelo (spoiler: no, non possiamo).
Ora, volendo ci sarebbe da discutere sulla scelta discutibile di rimettere in campo Calhanoglu e Suso e lasciare fuori campo Piatek, tanto per dire.
Se volete ne discutiamo, ma almeno per quanto riguarda il turco la scelta è stata azzeccata. Nettamente il migliore in campo con una prestazione che non si vedeva da mai.
O, se volete, possiamo discutere sulla scelta discutibile di togliere Paquetà (che invero era un po’ cotto) e Leao, lasciando in campo Biglia (che era lesso e farcito).
Di fatto, fino al 93° la partita la stavamo vincendo, quindi le scelte di PIoli sembravano trovare un senso nel risultato.
Fino al tiro della disperazione di un esimio sconosciuto, diventato improvvisamente un razzomissile imprendibile, che ci ha riportato in un lampo dall’Olimpo delle squadre che vincono in casa contro il Lecce senza troppo soffrire all’inferno della nostra mediocre mediocrità.
Comunque, Pioli ha fatto anche cose buone. Diamogli almeno un paio di settimane prima di linciarlo.